massimino

22 Maggio 2010 10:49
Vincenzo Cianci della vacca
Vincenzo Cianci, stando alle vicende raccontate o lette negli archivi italiani, pare che fosse, oltre che un mediatore di bestiame nelle fiere di fine 800, un ricettatore che utilizzava proprio le fiere per rivendere le merci ricettate.

La fine della sua carriera giunge con un processo a carico di quattro suoi compaesani, di Roccascalegna, derivato, pare, dai suoi intrighi che portarono all'arresto e quindi al processo durante la carcerazione "preventiva", Virgilio Giangiordano fu Roberto anni 34, (figlio Ruberte Reberte Lebberte) arrestato in località Piana Filipponi (Contrada Cocuzze, quel di Lebberte); Carmine Di Donato fu Francesco anni 60; Carmine Di Donato fu Berardino anni 40 morto nel 1896 ed Onofrio De Laurentiis fu Leonardo anni 44 arrestato nel "popolato" di Roccascalegna (centro urbano).

La storia e' lunga e travagliata. Sinteticamente e' descritta con la memoria di Carmine Di Donato fu Berardino, La Vacca (in questi articoli) ma alla luce delle notizie raccolte negli archivi di stato da Costantino Cianci (discendente di Onofrio De Laurentiis fu Leonardo) si denota un personaggio molto conosciuto e temuto nell'Italia dopo l'impresa dei Mille del 1860 e derivante dal Brigantismo fomentato dal deposto Re di Napoli Francesco Di Borbone detto "Franceschiello".
In alcuni passi dei documenti visionati da Costantino i "Briganti" vengono chiamati "Rivoluzionari" a testimoniare l'opinione popolare, nel meridione d'Italia, dei fatti che portarono all'unità nel 1861.

Dal punto di vista odierno Vincenzo Cianci srebbe un faccendiere che con spregiudicato opportunismo si inserisce nella vicenda tra "I Piemontesi" ed i "Meridionali assoggettati" come un agente dei servizi segreti d'oggi che si abandona a profitti privati conseguiti con ogni mezzo a disposizione compreso la contiguità con le attività repressive, messe in atto dai Piemontesi (leggi Vittorio Emanuele Re d'Italia da Teano) contro la controrivolta tentata da Franceschiello mediante il Brigentaggio.

Questa affermazione è legittimata dall'aggregazione di varie tipologie di cittadini, fatta da Vincenzo Cianci, nella vicenda della Vacca.
Tra i cittadini coinvolti ci sono nomi noti alle gendarmerie e cittadini incensurati, anche se relativamente attivi nell'economia locale.
Virgilio Giangiordano era figlio di un noto Brigante di nome Lebberte (vedi Zio Silvestro), già noto alle patrie galere e Carmine Di Donato fu Francesco viene citato in "la Borsa delle Piastre" nel tentato furto ad un suo parente Berardino Serrone. Onofrio De Laurentiis fu Leonardo e Carmine Di Donato fu Berardino sono laboriosi cittadini, agricoltori e contemporaneamente artigiani.

Esattamente 100 anni dopo, chi scrive, ha rivissuto vicende alquanto siminli nelle strategie messe atto da più parti contro le Istituzioni Repubblicane dell'Italia del Ventesimo secolo: la Straterggia della Tensione degli anni Sessanta e tutto ciò che ne scaturì successivamente. La storia si ripete?

Tornando a Vincenzo Cianci, durante il processo a carico dlle sue vittime, continuò ad indirizzare il corso della "giustizia" fornendo false prove e circostanze con ripetuti interrogari ed informazioni riservate, oggi si direbbe, che solo il cambio dell'avvocato dei, quattro malcapitati, riusci a smontare facendo piena luce sulla vicenda e dando la libertà agli imputati ed il carcere all'accusatore che dovette vendere tutti i suoi beni per far fronte alle spese ed alle sanzioni imposte dalla Corte.
A testimonianza ci sono le denominazioni degli appezzamenti terrieri tutt'ora vigenti secondo una consuetudine locale.

L'avvocato Tozzi, subentrato nel processo, deve aver indagato fino allo stremo per smontare le false testimonianze basate sulla luce della luna piena o su circostanze inventate che alla verifica puntuale da parte dell'avvocato sono risultate false grazie alla raccolta di testimonianze autorevoli.
Anche il precedente avvocato sarebbe dovuto essere incriminato per complicità visto che non aveva mai verificato le testimonianze del Cianci Vincenzo. Sembra proprio di rivivere i processi seguiti alla strage di Piazza Fontana del 1969.

La vicenda fa venire in mente la storiella del tegolaio del convento o dell'avvocato malato che manda il figlio all'ennesima udienza di un processo, il quale, inesperto, conclude il processo con l'accordo tra le parti, con grande disappunto del padre che lo rimprovera perché così non aveva più processi reditizi. Spero che non sia successo così all'Avv. Tozzi.


massimino
jisdi@tin.it

Click to go back
Continua!