<?xml version="1.0" encoding="windows-1250"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" href="http://www.massimino.it/xstyle.xsl"?>
<news>
	<post>
		<titolo>La Fonte Vecchia</titolo>
		<data>07/03/2002</data>
		<testo>
 La Fonte Vecchia

La Fonte Vecchia è stata, fino al 1971, l’unica fonte di acqua potabile della comunità di Finocchieto. Questa era una "località". Era meta di un intenso via vai di gente di ogni genere e di ogni età. Generalmente, però, era solito incontrare bambini e ragazzi, che ora diremmo in "età scolare", intenti a portare acqua potabile a casa. Il trasporto avveniva con due barili di circa 40 litri ciascuno, legati  ai lati del basto di un asina, a Finocchieto c’erano solo un somaro ed un mulo ed un cavallo, e venivano riempiti, sempre legati al basto, con un "tragno" ed un imbuto che erano l’armamentario per trasporto dell’acqua. Può sembrare banale ma tra i divertimenti, spinti, di quei bambini c’era la conta delle cadute di questi attrezzi, che solitamente erano rovesciati sopra ai due barili sfruttando l’insenatura formata tra la rotondità del basto e quella del barile, a volte per "dispetto" all’altro viandante proveniente in senso inverso. Lo scartamento fatto dall’asina per evitare, senza riuscirci, l’altro carico provocava la caduta del "tragno" che era più instabile, ma a volte anche dell’imbuto. "L’armamentario dell’acquaiolo", ai tempi, era costruito con lamiera zincata (latta) e cadendo sui sassi della strada si ammaccavano, naturalmente. Le ammaccature erano considerate, alla stessa stregua degli strappi sulla bandiera del soldato, il frutto dell’atto eroico profuso per evitare l’impatto tra i carichi, che avrebbe potuto rompere anche i barili.

Ma non si incontravano solo "vetture". Spesso c’erano gruppetti di donne, con la "conca" in testa e la "calza" tra le mani, che attingevano l’acqua per preparare da mangiare ai famigliari che gli avevano tolto l’asina per svolgere altri lavori di trasporto. Fieno, covoni, legna e quant’altro c’era da portare a casa, bambini che attingevano acqua da portare ai familiari che lavoravano in qualche campo non molto lontano e qualche passante che usava la Fonte Vecchia come bar per ristorarsi durante il cammino.

Un mondo, c’era intorno alla Fonte Vecchia, che la consumava la intorbidiva. Qualcuno, di nascosto, si divertiva anche a intorbidire l’acqua per ritardare l’approvvigionamento del successivo. Spesso però l’acqua era torbida per l’eccessivo attingere: quando il livello si abbassava il rimestare troppo vicino al fondo smuoveva il deposito sul fondo. In proposito è gradevole ricordare le volte che "i grandi" si recavano alla Fonte per lavarla. Venivano estratti tutti i sassi, lavandoli, e poi si ripuliva il fondo dell’incavo dalla melma depositata. Infine si rimettevano i sassi che avevano lo scopo, principale, di proteggere il deposito melmoso dal rimescolare dei "tragni" e quindi evitare che dell’acqua si intorbidisse.

Oggi, alla vista di tanti filmati che descrivono la vita delle popolazioni africane, ad esempio, mi riaffiorano questi ricordi e mi accorgo di esser vecchio. La nostalgia mi prende e mi fa chiedere da cosa si possa dedurre la qualità della vita. Oggi quella, da bambino, mi sembra alta anche se cruda. Reale tangente alla natura, concreta. Nulla era fatto tanto per fare, a parte gli scontri con i barili, anche il gioco era propedeutico alla vita, spesso rasente al rischio. Oggi quel rischio non mi sembra neanche fuori luogo. Non vedo maniere meno rischiose ed altrettanto valide per misurarsi con la realtà cruda del vivere con le proprie forze. Le proprie capacità intrinseche. Al "mediazione" era molto limitata: l’asina al posto della propria schiena, l’aratro o la zappa al posto delle mani.

Al fianco della fontana passava un ruscello, entro cui si riversava il travaso, che poco più a valle riforniva un "invaso", largo qualche metro, costruito da certo Berardino, pronipote di Serrone, che lo usava per irrigare "l’orto" che non era neanche male. Alle quote di Finocchieto non è disponibile acqua per l’irrigazione e quindi "l’oasi" costituito da quell’orto era un fatto rilevante. Non solo orto ma anche pesca. Credo di ricordare che Mingo e gli altri cugini prendessero anche dei granchi, nell’invaso. Mi fa sorridere la frase ma è la verità. In realtà non è che fossero tanto.

Una volta insieme a "zio Giovanni" (compagno di studi di Berardino) abbiamo misurato la portata della sorgete Fonte Vecchia, per verificare la fattibiltà di un acquedotto alimentato da una pompa posta dentro l’incavo della fontana. Era estate e il tutto si risolse nella sudata per andare e venire mentre lo Zio mi spiegava i pregi e le difficoltà di una tale impresa.


</testo>
</post>
</news>

<!--
<P ALIGN="CENTER"><A HREF="/jidid/serrone/serrone0.htm"><U><FONT COLOR="#0000ff">indietro</U></FONT></A> </P>
<P ALIGN="CENTER"><A HREF="/jidid/index.htm"><U><FONT COLOR="#0000ff">Home page</U></FONT></A></P></BODY>
</HTML>-->


