Riflessioni Politiche
data titolo sottotitolo testo
Da ragazzo, alle elementari o
Idee e concetti adiacenti.
Tra coniugi Meda 11-01-2003
Berlinguer aveva posto la Questione Morale.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2/3/11
Il Castiga Matti!
Il Caso di Enzo Tortora
Forse ha ragione Berlusconi a dire che alcuni giudici non sono affidabili.
Probabilmente ha rimorso per quel che successe ad Enzo Tortora!
Vittima dell'invenzione mafiosa dell'omonimia per far fallire Antenna Tre Lombardia a beneficio di Mediaset.
Sarebbe curioso scoprire che lo "stalliere" sia stato l'inventore dell'omonimia.
L'arresto di Enzo Tortora fece godere molti italiani giustizialisti, proprio come dice Berlusconi.
Ma nessuno si rende conto che Berlusconi ha sempre usato la stipidità degli stessi giustizialisti per castigare tutti gli italiani.
Il Castiga Matti!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2/3/11
La spregiudicatezza
La Questione Morale di Berlinguer
Ricordo che nei primi anni ottanta Craxi cominciò a fare discorsi spregiudicati su vari costumi italiani sia rispetto alla vita quotidiana dei cittadini che riguardo alla politica, per quel che appariva al cittadino comune.
I discorsi, dei primi anni ottanta, di Craxi richiamavano alla memoria i discorsi fatti nel 1977, dopo l'intervento di Brlinguer al Congresso del P.C.U.S., dove scriveva "Komunisti" con la "k".
Il "vignettisrta" di Repubblica arrivò a disegnare Craxi con gli stivali di Mussolini, mentre si rifletteva sui successi elettorali del PSI in sicilia, che parevano dovuti ad interessamenti della mafia.
I discorsi "spregiudicati" di Craxi furono seguiti dai primi lavori parlamentari sulle leggi riguardanti le "riconversioni industriali".
Occorre ricordare che dopo l'introduzione dei Robot, nelle catene di produzione della fiat, prese il via l'automazione sfrenata dei processi produttivi, in Italia, che passò sotto il nome di "Riconversione industriale".
La spregiudicatezza ebbe il suo primo risultato con il Referendum sulla "Scala Mobile" preparato con una serie di raggionamenti derisori delle conquiste sindacali dei Lavoratori nell'Era Industriale in dissolvimento.
La filosofia di Craxi era basata sull'accusa al Komunismo per tutti i mali del Sistema Italia, approfittando del progetto messo in atto da Regan e Papa Woitilla, nel 1978, e che stava avendo successo, tanto che Breznef gravemente malato faceva ipotizzare un ricambio al vertice dell'URSS.
Prendendo a prestito un termine dalle cronache di calcio si può dire che Craxi, quando fece firmare dalla DC il "Preambolo" diede inizio ad un gioco di "contropiede".
In effetti il PCI, unica forza politica dissidente da Craxi, fu presa di contropiede dalla fase politica iniziata con "il Preambolo" dopo la morte di Aldo Moro.
La Spregiudicatezza della politica craxiana del preambolo diede la stura all'attuale spregiudicatezza berlusconiana dopo aver permesso la nascita della Lega Nord di Umberto Bossi che ebbe il primo successo nel 1986.
Bisogna considerare che il tutto fu possibile grazie alla Politica Internazionale che nel 1985 vidde l'elezione di Gorbaciov a Presidente dell'Unione Sovietica e che portò alla caduta del Muro di Berlino.
Bisogna considerare tutto ciò nella valutazione dell'insuccesso dell'attività di Walter Veltroni da responsabile della comunicazione del PCI, che intendeva contrastare l'utilizzo della comunicazione televesiva di stato e privata, di Berlusconi, da parte della maggioranza di governo che arrivò persino a far arrestare, con una falsa accusa di spaccio di droga, il proprietario della più potente "antenna privata" del momento che rendeva vane tutte le filosofie berlusconiane dell'epoca. Sto parlando dell'arresto di Enzo Tortora che fu arrestato con tanto di servizio televisivo e mandato in onda in diretta.
Tutta questa spregiudicatezza è resa possibile dalle carenze di regole nella nostra costituzione: non prevede "l'assalto alla diligenza". Questa carenza era stata messa in luce dal "golpe borghese" del 1969-70 ma nessuno prese provvedimenti.
Si potrebbe dire che ci fu una sorta di negligenza colpevole del PCI che non ebbe il coraggio di rispondere altrettato duramente all'attacco craxiano alla Repubblica Italiana. Le rivoluzioni popolari sono come i bagni al mare, altrettanto popolari: non si fanno a pancia piena! I colpi di stato, invece, si!
Non ho mai capito il comportamento del PC, in quegli anni, che oggi mi appare come se volesse nascondere la verità sul processo in atto negli, anni Ottanta, come se volesse nasconderlo agli avversari politici. Invece nascondendolo agli elettori si precluse la possibilità di agire tempestivamente bopo il crak del 1992. In effetti il PCI dopo la morte di Berlinguer (1984) ebbe una fase di disorientamento, fino alla vigilia della Caduta del Muro.
Conclusione: dire, smentire, negare, delegittimare, denigrare, dividere e imperare!
Se non fai così stai all'opposizione perchè ormai il popolo, bue, non sa di aver accettato queste teorie. Sfruttali!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 24/01/2011 13.44.41
Berlusconi si è mangiato la coda
E' arcinoto ed assodato che il berlusconismo è una pratica di sfruttamento della cattiva educazione del cittadino perché, questa pratica consegue molti profitti.
Essendo, però, una pratica a circolo vizioso, cioè che induce allo stimolo della cattiva educazione del cittadino per poterne trarre i maggiori vantaggi finisce che "si morde la coda".
Insomma il solito circolo vizioso o cane che si morde la coda.
Di conseguenza, berlusconi che che sfrutta il circolo vizioso, dello sfruttamento della cattiva educazione del cittadino, è un cane che morde la coda.
Infine ha finito per mangiarsela!
massimino
jisdi@tin.it
Sirmione 8-01-11
La Storia si ripete
L'andikap del Sindacato in fabrica per acquisire commesse
L'ultima vicenda FIAT del'accordo siglato con i sindacati, ad esclusione della FIOM-CGIL , riporta alla fine degli anni Cinquanta quando l'Ambasciatrice americana, con un nome strano kuk o qualcosa del genere, diceva che gli USA non potevano fare affidamento sull'industria italiana, governata con il Sindacato Comunista CGIL, per le sue produzioni industriali.
Fu a seguito di quella posizione americana, per bocca della sua ambasciatrice, che si diede origine alla CISL e la UIL per controbilanciare l'importanza della CGIL nel Mondo del Lavoro.
Ho sentito raccontare, da vecchi delegati sindacali, che la stessa CGIL suggeriva ai lavoratori di iscriversi alla CISL e alla UIL per favorirne la crescita e quindi fornire garanzie di controllo non comunista delle Organizzazioni Sindacali, agli USA per ottenere commesse per le industrie FIAT.
Allora, l'Amministratore Delegato della FIAT era l'Ing. Valletta, famigerato oppressore dei lavoratori prorpio come Marchinne, oggi e sempre sotto legida USA. Pura coincidennza?
L'unica variante fra gli anni Cunquanta ed oggi consiste nella mancanza dell'Unione Sovietica ad assistere le tesi di Libertà sostenuta dalla CGIL. E' cosa di poco conto?
massimino
jisdi@tin.it
Meda, 18/12/2010 13.22.31
l'Oro di Mosca
Le Verità inconfessabili
Nell'ultima trasmissione di Anno Zero l'ex fascista, (ministro della difesa della Repubblica Italiana) La Russa Ignazio, accusava il PCI di aver utilizzato i finanziamenti Sovietici, derivanti dalle attività di intermediazione industriale Italia-Russia, per le proprie attività politiche.
Il povero ex-fascista non si è reso conto che a maggiori finanziamenti sovietici corrispondevano maggiori attività economiche dell'industria italiana e quindi maggiore benessere economico dell'Italia e degli italiani.
Grazie Ignazio La Russa!
massimino
jisdi@tin.it
Meda 30-09-10
Partiti, partitini, correnti e code
Il superamento delle code: l'antica passione degli italiani
Il superamento delle code, in politica, viene praticata mediante le correnti, all'interno dello stesso partito e, nel panorama generale, con la formazione di nuovi partiti.
I nuovi partiti vengono prospettati come "strumenti di mediazione" ma finiscono per diventare strumenti dei ritardatari e ritardati che vogliono superare le code.
In effetti, all'interno dei partiti, le correnti servono a garantire le "poltrone" a chi non le merita, con la storia del rispetto delle "minoranze" o delle "quoterosa".
Con l'abuso di questi sotterfugi finisce che anche i meno dotati capiscano i trucchi e si allontanino dalla "politica" dicendo: sono tutti ugauli, vogliono solo le "poltrone".
Nel panorama generale, della politica, i partitini servono a ricattare le coalizioni di maggioranza per ottenere "poltrone" senza averne le capacità intellettuali.
La storia ne è piena. Il ricordo va al Partito Socialista Democratico (PSDI) di Giuseppe Saragat (ex Presidente della Repubblica) il quale si divise dal PSI di Nenni, ufficialmente perché contrario all'alleanza con il PCI ma in realtà perché così aveva garantito qualche ministero.
La furbizia per eccellenza che venne accettata perché generava fumo intorno al Patto di Yalta. Similmente i Repubblicani che se fosse stato per loro la Repubblica Italiana non sarebbe mai nata.
Di natura diversa erano il Partito Liberale Italiano, costituito da antistatalisti contrari allo Stato Sociale (capitalisti per il Mercato) e l'MSI, i nostalgici del fascismo.
Attualmente "i furbetti" sono molto di più derivanti dalle scissioni dei due Grandi Partiti del Dopoguerra (DC e PCI), a parte la Lega Nord sostenuta da egoisti razzisti ma ugualmente all'interno della stessa filosofia per il superamento delle code.
Questa pletora di partiti è frutto della cattiva politica sorta dalle ceneri dell'Unione Sovietica e funzionale al "dividi et ipera" propria della gestione liberista dell'economia: maggiore è la scelta maggiore è la confusione del cliente e maggiore il profitto del commerciante, anche in politica.
Il Partito Democratico deve superare lo scoglio della "furbizia" e ci riuscirà solo se la Base del Partito riuscirà ad essere più partecipe e, principalmente, più attiva nella Vita Politica italiana.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 10/9/2010 Il Nuovo Partito Democratico
Il ruolo delle Sezioni di Base
La elezione del Segretario Provinciale mi ha riportato all'idea del Partito Democratico che ci ripetiamo da oltre due anni: un Partito Nuovo che sappia affrontare le problematiche dei nostri figli (naturalmente parlo per me) nei prossimi decenni ed adeguato i tempi.
Quando si costruisce una cosa nuova non si intende fare la copia, anche nuova, di una cosa vecchia.
La cosa Nuova, in particolare, deve essere aperta alle varie proposte che possono nascere e, Maggioni Segretario Provinciale mi sembra una proposta relativamente nuova.
La Proposta Maggioni mi pare determinante specialmente nella parte relativa all'organizzazione del Partito, in quanto mira alla realizzazione pratica della proposta della Segrteria Bersani per un Partito basato sui Circoli di Base, come terminale intrattivo con la Società.
Per rilevare questo dato bisogna considerare che l'interazione con la società, del Circolo, è frutto di un lavoro di relazione svolto dagli attivisti e simpatizzanti del Partito, come attività volotaria, visto che le risorse economiche sono le poche nostre.
Daltra parte l'Organizzazione Partito serve più a noi elettori, che vogliono dire la propria, piuttosto che ai dirigenti che solitamente hanno altre risorse personali per far sentire la loro voce. Inciso: i "dirigenti" sono tali grazie alle loro risorse personali, che mettono anche al nostro servizio ... .
Ecco perché spetta a noi attivarsi per ottenere una Organizzazione a noi Utile: se aspettiamo di essere serviti dai nostri dirigenti facciamo la figura del bambino che, tra le braccia della madre, protesta contro di lei, battendogli i pugni sul petto.
Può sembrare pleonastico questo discorso ma pare che il cittadino, oggi, non lo tenga in considerazione e quindi diventa preda dell'antipolitica e del populismo.
Massimino
jisdi@tin.it
Sirmione, 28/8/2010 La spartizione di Yalta
La la diversa sorte dei paesi mediterranei dopo la Seconda Guerra Mondiale
Riflettendo sull'evoluzione dell'Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale ci si chiede come mai tra i paesi mediterranei facenti parte del Patto Atlantico e che erano in condizioni di povertà prima della guerra, solo l'Italia è entrata tra le prime cinque potenze economiche nei venti anni successivi alla guerra.
Alcune risposte si possono trovare nel Memoriale di Yalta di Palmiro Togliatti.
La spartizione del mondo in due blocchi sotto l'influenza USA e URSS suggerì a Togliatti "La Terza Via", ricerca dell'interdipendenza fra le due Superpotenze.
Anche la Jugoslavia, di Tito, scelse, ed ottenne, di non essere cooptato nel Patto di Varsavia ma non ebbe la stessa fortuna.
L'Italia, invece, ha avuto uno sviluppo insperato. Perché? Forse perché aveva due grandi partiti contrapposti ideologicamente? alcuni politologi parlano della "doppiezza" di Togliatti e quando ne sentii parlare la prima volta mi venne in mente l'attentato a togliatti nel 1954 (se non erro).
Resta un fatto che l'Italia ha avuto grandi vantaggi economici con l'Unione sovietica, anche se non paragonabili con quelli ottenuti dagli USA, perché?
Anche dopo la caduta del muro di Berlino l'Italia ha continuato ad avere fortuna "macchiavellica".
Anche l'Italia ha corso e corre pericoli di "balcnaizzazione" ma finora ha evitato il disastro. Forse per l'eredità di De Gasperi e Togliatti, che restano i i più grandi statisti italiani del Dopoguerra.
Certo che in politica si fanno solo delle scelte, se sono giuste o sbagliate lo dirà solo la storia ma oggi in Italia si discute ancora se passare al Federalismo è un bene inestimabile.
La storia imprenditoriale italiana non depone molto a favore delle grandi vedute, lo sviluppo della seconda metà del Novecento è principalmente dovuto all'I.R.I. (Istituto per la Ricostruzione Italiana). Anche adesso, che l'IRI non c'è più, la fortuna dell'Italia è dovuto alle scelte Politiche, non certo alle grandi vedute imprenditoriali dei padroni italiani, come Berlusconi.
In effetti, se si vuole parlare di capacità politiche, la grandezza di un politico si misura con la capacità di trarre il miglior profitto da ciò che gli altri fanno, indipendentemente dalla bontà delle loro azioni.
Proteggere le azioni positive affinchè diano il loro frutto e sfruttare le energie di quelle negative per volgerne in positivo i loro effetti.
Non è una fantasia, è ciò che stà avvenendo in Italia dalla caduta dell'Impero Sovietico in poi.
Credo che si possa dire che tutto ciò sta avvenendo grazie all'eredità di De Gasperi e di Togliatti: il Partito Democratico con tutto il lavoro che l'ha preceduto.
Il contenimento dello sfacelo, che certe formazioni politiche come la Lega di Bossi unito agli effetti delle comunicazioni di massa berlusconiane, è dovuto alla forza del PD che ha ereditato le filosofie migliori che hanno determinato la rinascita dell'Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Se la forza del Partito di opposizione a De Gasperi era dovuto al Vento dell'Est la forza del PD deve venire dalla sicurezza che non correremo grandi pericoli finché ci sarà un Grande Partito Democratico in Italia.
La miopia di Mussolini fu quella di annientare le opposizioni con le pratiche dittatoriali fasciste.
L'errore che non dobbiamo commettere è quello di farci annientare dal berlusconismo leghista, degli italiani.
Massimino
jisdi@tin.it
Sirmione, 19/8/2010 Verità assurda ma nuda e cruda
La Verità fa male ... solo al momento
avere il coraggio di dire che certe pratiche di governo, berlusconi, sono dettate dalla natura del tipico cittadino italiano: presuntuoso, ignorante ed arrogante oltre che egoista e pappagallo.
Sulla posizione della CISL, con Bonanni, che rappresenta l'egoismo, l'opportunismo ed il ruffianismo operaio.
La strategia di Malchionne, Amm. Del. FIAT, .
La storia della produzione della Panda a Pomigliano d'Arco.
Massimino
jisdi@tin.it
Sirmione, 19/8/2010 Piccoli e grandi padroni
La trasformazione del mondo imprenditoriale alla fine del Novecento
La fine del Ventesimo Secolo viene anche detta dell'era post-industriale.
Lo sviluppo delle tecnologie di automazione (elettroniche) dei processi produttivi rende possibile la riscossa del capitalismo a danno del socialismo, che aveva caratterizzato il Novecento.
In sostanza l'automazione permette di marginalizzare alcuni anelli delle filiere produttive e quindi esternalizzarle rispetto ai nuclei principali ed essenziali.
Con lo sviluppo della telematica è stato possibile, addirittura, estraneare completamente dalla produzione il controllo economico del processo produttivo e del prodotto. E' il caso, ad esempio, dei software per il controllo delle macchine e dei complessi produttivi.
L'aspetto più interessante è l'esternalizzazione dell'Ufficio Selezione del personale: il caporalato, rinato sia nella sua forma classica che in quella innovativa delle agenzie di collocamento.
Il lavoro sporco ceduto in "franciaising" ed abbandonato alla gestione più mafiosa immaginabile.
Il processo iniziò con la presentazione di un piano di ristrutturazione della FIAT a Torino. Il piano prevedeva l'introduzione dei Robot nelle catene di montaggio della FIAT ed una conseguente rimodellazione dell'organizzazione del lavoro, venivano eliminate alcune mansioni più ripetitive ed introdotto il gruppo di lavoro: le Isole di lavoro funzionali al Robot specifico per quella fase. La battaglia per quel piano di ristrutturazione si concluse con una sceneggiata simile a quellq di Pomigliano d'Arco: la marcia dei quarantamila, venne chiamata, "colletti bianchi" che protestavano contro gli scioperi ad oltranza indetti dai sindacati e che duravano da alcuni mesi. Siamo nel 1979.
Da allora è stato un susseguirsi di atti unilaterali delle aziende che cedevano reparti di produzione ad altri, che potevano essere imprese già esistenti nel settore o costituite da dipendenti perdenti posto di lavoro e che accettavano di mettersi in proprio svolgendo lo stesso lavoro e per la stessa azienda. Vedi aziende di ristrutturazione delle catene di montaggio o di assistenza tecnica al nascente utilizzo dei Personal Computer. Siamo nella prima metà degli anni Ottanta. Il tutto connesso con l'azzeramento del TurnOver del personale, la crescente disoccupazione e la legge, del Governo Craxi, per le ristrutturazioni industriali.
In quegli anni veniva messo in cantiere, alla RAI, uno sceneggiato televisivo intitolato "La Piovra": uno sceneggiato che descriveva le attività mafiose Italiane connesse a quelle americane e del "terzo mondo".
Il processo di ristrutturazione industriale italiano aveva le stesse caratteristiche.
Il patto atlantico che dettava le regole e l'Italia, come tutte le nazioni ad esso collegate, eseguiva: mafiosamente.
Oggi, a trent'anni dalla marcia dei quarantamila, abbiamo una schiera di piccoli padroncini, che conoscevamo nei trasporti su gomma, che fanno i lavori sporchi e mal retribuiti e pochi padroni che detengono il controllo economico dei sistemi produttivi in vari modi attraverso un attento utilizzo della telematica.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 14/7/2010 Il problema del PD
L'impressione dall'esterno
Al di là di come ci mostrano i mezzi di informazione, non vedo un procedimento realizzativo del Partito nelle nostre attività.
Partendo dall'opinione che l'elezione di Bersani a Segretario Nazionale si fonda sulle Sezioni o Circoli locali come strutture fondamentali del partito, si conclude che non si stia facendo niente perché ciò avvenga.
L'aspettativa è che dalle strutture superiore del partito vengano consigli e suggerimenti su come e cosa debbano essere o diventare le Sezioni: metodi per essere motori del partito.
Dalla dichiarazione di costituzione ad oggi, gli unici momenti di attività del partito sono state le elezioni: o per gli organi interni del partito oppure per le istituzioni di governo, locali e nazionali ed in entrambe le circostanze è risaltata la grande disorganizzazione, ad ogni livello.
Attualmente si percepisce grande impegno carrieristico e, una volta raggiunto il proprio obiettivo rilassamento e latititanza, specialmente in relazione al percorso che abbiamo da compiere per diventare quel partito che abbiamo definito qualche anno fa.
Se non si riesce a dare il segnale e l'esempio di un impegno a sviluppare le nostre capacità di muovere il partito dal basso significa che ciò non è possibile ma se cosi fosse diventa chiaro il contrario, cioè che non c'è altra speranza che nella provvidenza e nel frattempo accaparrarsi la migliore postazione per cogliere il momento favorevole. Comprendiamo quale spirito si sviluppa se fosse realistica questa analisi? Il disinteresse generale.
Smbra che non ci rendiamo conto di come sia devastante l'impressione di rincorsa della poltrona che la gente ha del nostro partito.
L'analisi è molto catastrofista ma le notizie che arrivano dalle strutture organizzative del partito, a tutti i livelli, non invitatano a conclusioni diverse. Sembra quasi che lo spirito maggiore non sia la collaborazione al progetto, che il congresso ha promosso, bensì la dimostrazione che quel progetto sia fallimentare.
Mentre stavo aggiornando il tabellone d'ingresso della nostra Festa del PD, che abbiamo concluso l'11 scorso, mi era venuto lo sghiribizzo di trasformare un "del" in "per" per poter leggere "Festa per l'Unità".
Non vedo l'attività che risponde all'interrogativo posto dal "che fare per realizzare il progetto di Bersani".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 24/6/2010 la Globalizzazione
L'Istinto di Sopravvivenza dell'Umanità
L'Istinto di Sopravvivenza dell'Umanità è qualcosa che non abbiamo compreso appieno.
Ci sono varie teorie sui ricorsi storici, più conosciute, ma non ho memoria di connessioni dei ricorsi storici all'Istinto di sopravvivenza dell'Umanità.
Ciò non ostante credo di poter affermare che L'Umanità abbia un "sesto senso" che gli indica, animalescamente, la diritta via.
Una dimostrazione potrebbe essere l'avvento dei Comuni che causò la caduta di Federico II detto Barbarossa e che passa per un Imperatore illuminato e quindi progressista, usando la ragione nel governo del suo Impero, come il primo esempio di Europa Unita.
Oggi siamo ad un "ricorso storico" giacché a fronte di una Europa Unita economicamente, con l'Euro, sorgono una lunga serie di spinte autonomiste in ogni parte d'Europa: dalla Lega Nord, in Italia, al recente caso dei Valloni in Belgio oppure gli austriaci nord tirolesi oltre ad altri movimenti farneticanti le nostalgie più disparate.
Come con Federico II, che pensava di risolvere il Medioevo con un Ordinamento unitario, anche oggi siamo al tentativo di una Europa Unita, sotto la Moneta Unica, che viene contrastato dal resto del Mondo e dai cittadini degli stati costituenti.
Ieri Federico II era alle prese con l'ignoranza medievale, oggi L'Europa è alle prese con la l'Imbecillità umana ce forse supera l'ignoranza medievale.
Il peggio è che siamo in presenza di Gruppi di Potere che hanno come impegno principale la formazione dell'imbecillità umana, approfittando delle innovazioni tecnologiche che offrono risorse infinite.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 20/6/2010 Il Medio Evo
Oggi siamo in pieno Medio Evo
Filippo (di Caronte: nipote della Ciaraffona. Chiedi a tua madre) dice che è dilagante l'imbecilità anche al livello dirigenziale, non è solo sfruttamento dell'imbecillità dei consumatori (leggi cittadini).
Non ci sono Persone intelligenti e lungimiranti, è tutto piatto e quindi da l'impressione di essere difronte ad una regia da Grande Fratello, ma, purtroppo, non si tratta di grande fratello.
Siamo proprio in pieno Medio Evo. Dobbiamo prenderne atto e quindi farci Benedettini per trasbordare il Meglio della nostra Civiltà al prossimo Rinascimento.
Che Dio cela mandi Buona.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 17/6/2010 La Mediazione
I CaniSciolti del Leninismo
Salomone la dice lunga sui rapporti tra gli individui dell'Umanità e sul tempo necessario affinché si affermi un'Idea, nel rispetto dell'Altro.
Base di tutto ciò è la Mediazione.
Molti studiosi si sono occupati della mediazione nei rapporti interpersonali ma quello più aderente nel contesto politico è l'analisi di Lenin nelle sue riflessioni circa l'applicazione delle filosofie Marxiste nella Rivoluzione Sovietica: "i Cani Sciolti".
Essi non sono capaci di vivere in branco a causa della loro incapacità di mediare le diverse opinioni, nel branco.
Succede la stessa cosa in "politica": gli arroganti e presuntuosi si convincono dell'incapacità degli altri, non contemplando la Mediazione, e cambiano continuamente partito giacché sempre in disaccordo con gli altri, che non gli vogliono riconoscere i vantaggi pretesi.
A lungo andare, i cani sciolti, si incattiviscono e inmbarariscono perché lontani dalla realtà sociale di cui vorrebbero far parte.
In queste condizioni, i cani sciolti, ne commettono di tutti i colori: dispetti, vandalismi, provocazioni, calunnie e via elencando. Essendo cani, come diceva mia madre, si accaniscono contro gli "straccioni" che crede di aver individuato, sempre confondendo la mediazione con lo scarso acume politico.
La conoscenza di questi fenomeni umani ci aiuta ad avere pazienza quando, accidentalmente, si viene investiti da qualche morso.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14 giugno 2010
La Questione di fondo
Il concetto dell'attività lecita
Fino ai primi anni Settanta del 900 resisteva il concetto dell'attività lecita, almeno per quanto era ufficiale nella civiltà italiana, d'allora in poi, iniziando con i Saggetti di B.Craxi sul fattore K dei Comunisti italiani, si è gradatamente perso l'idea che le attività umane si dividono in due categorie quelle lecite e quelle illecite come ad esempio quella mafiosa basata sulla prevaricazione.
Probabilmente l'esperienza nel "era" fascista e poi nella Seconda Guerra Mondiale, fece prendere coscienza alla societa che bisognava fare distinzione fra le attività lecite e quelle illecite.
Inoltre le tecnologie a disposizione non permettevano di espropriare l'Uomo della competenza in fatto di opinione.
La Televisione prima ed il Sessantotto poi, fornirono gli "strumenti" per praticare l'operazione di esproprio della competenza individuale nella formazione dell'opinione propria e quindi collettiva.
Dalla fine degli anni Settanta iniziò la stagione, promossa dal Sessantotto, della sostituzione dell'adulto maturo con il giovane esuberate e pieno di presunzione, come elemento dominante nel Corpo Sociale e quindi di riferimento.
Il giovane non chiedeva di meglio, dopo il Sessantotto, e l'adulto maturo non ebbe scampo giacché aveva già perso la battaglia del Sessantotto.
Fu così che si potè dare il via alla pratica del Marketing che consisteva nel formare l'opinione pubblica attraverso i mezzi di Comunicazione di massa (i Mas Media). Fu l'inizio della fine!
Oggi 14 giugno 2010 possiamo affermarlo senza tema di essere smentiti: è un consuntivo!
Occorre dar fondo a tutte le nostre risorse, dico a tutti i Sessantottini, per ribaltare la situazione riappropiarsi dei mezzi di produzione e di Comunicazione di Massa, per togliere agli attuali detentori la possibilità di traviare le menti umane.
Noi avemmo la svista e noi dobbiamo riparare il guaio. Gli altri giovani, di allora, non ebbero l'ardire ed il senso critico progressista, allora, e sono peggiori adesso!
Credono che, come all'età della pietra, l'Uomo sia una bestia e debba essere pascolata come fosse una pecora: forse non hanno mai avuto Fede in Dio e quindi la speranza che l'Uomo possa crescere.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 9/6/2010 La Globalizzazione
La Globalizzazione dopo la caduta dell'Unione Sovietica
Dopo aver assaggiato del mais in scatola della bambina bielorussa osserva che il mais che conosce lei è più buono.
Perché è possibile che la ragazza abbia ragione?
Forse perché nel suo paese non si coltiva il mais transgenico?anch'io ricordo un altro sapore del Granturco ed un amico della facoltà di agraria, di Milano, mi spiega che nelle sue conoscenze botaniche c'è un mais con le caratteristiche descritte da me ed è conservato nel museo dei semi dei ricercatori. E restano nel museo perché sono semi di varietà poco produttive.
Sarà vero ma l'agricoltura europea ed in particolare quella italana non produce di più con le sementi acquistate dalle diite multinazionali americane, visto che comunque non riescono ad avere un peso nella Borsa Agricola mondiale, a parte il ruolo di consumatore. La spiegazione sta nell'alto costo delle sementi, fornite dalle multinazionali americane, e che sono ibride cioè non si riproducono.
E' qui la trappola!
Si invade il mercato con i bassi costi e poi lo si condiziona!
Come è attualmente la situazione: dopo generazioni di alimentazioni di dubbio gusto, drogate dai bassi costi, si è perso il riferimento con i gusti reali dei prodotti naturali e quindi non si è più in grado di discernere, giudicare e scegliere i prodotti naturali.
A ciò ci si aggiunge la trovata, peggiore, dell'"agricoltura biologica" che mira solo a sfruttare la situazione per ottenere lauti guadagni.
La soluzione a tutto questo può essere solo il rigetto delle teorie liberiste di Haigh che hanno generato un falso "liberismo".
Le masse non hanno mai saputo seguire un indirizzo senza una guida che oggi è affidata al "mercato", si dice, in realtà la guida è determinata dalle politiche economiche impostate dagli USA, con le guerre trdizionali (Iraq) o finanziarie come l'attuale crisi economica.
Come è utopistico credere nella democrazia senza regole (quella "liberista" di Berlusconi), e utopistico credere alla capacità regolatrice del mercato senza le regole di mercato e di convivenza civile. Ecco perché occorre che lo Stato riprenda la sua funzione di guida, come ce l'ha negli USA, perché la pubblicità e la propaganda producono una opinione pubblica pedissequa e quindi bestiale.
Bisogna che lo Stato riprenda il suo ruolo di formatore delle coscenze. oggi sono i berlusconiani i nemici dell'Italia non i Comunisti Italiani, ieri. I Comunisti Italiani ieri furono guide miracolose per l'Italia, oggi non ci sono più ma le loro teorie sarebbero ancora valide perché basate sull'economia reale e non sulle teorie berlusconiane di marketing che mira solo allo sfruttamento dell'economia reale.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 28 maggio 2010
La Questione di fondo
Perché il Liberismo odierno è un culo di sacco
Se il liberismo è l'economia di mercato teorizzata da Haigh, che bandisce il controllo dello Stato nell'economia, non c'è più trippa per gatti, cioè idee sinistroidi.
Sarà anche stata una affermazione comunista ma il liberismo resta una giungla, dove vige la legge del più forte.
Certo che la teoria keynesiana è stata dichiarata fallita e forse a ragion veduta ma non spiegare alla gente che non c'è più trippa va a solo vantaggio dei liberisti di inizio ventesimo secolo, i quali produssero la grande Rivoluzione Sovietica.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 11/3/2010 Le regole
E' sempre la solita questione che mette a rischio la Democrazia
Qualche sera fa rileggevo la Storia del Fascismo (di De Felice) e mi ha colpito il finale (la morte di Mussolini) che viene descritto come naturale conclusione della storia.
Il riferimento alla nostra situazione attuale è stato immediato ed ho pensato che se quel libro finisse nelle conoscenze del nano verrebbe censurato alla stregua di Enzo Biagi, per evitere suggerimenti.
Che la società italiana non fosse progredita negli ultimi cento anni è dimostrato da vari ricorsi storici ma ciò che sconvolge il nostro tempo è la riesumazione di vecchi sistemi di sfruttamento dell'arretratezza sociale per fini strettamente personali o di rango sociale, alla stessa maniera della mafia o dei sistemi dittatoriali.
Ciò che offende maggiormente è il tentativo di camuffare da educativo un metodo di sfruttamento, messo in atto da parte dei detentori del potere con a capo il nano. Picinin brutte et cattive.
L'umanità è così in tutte le parti del mondo. Non è una condizione italiana. L'unica differenza è data dalla spregiudicatezza e la cattiveria dello nanostratega messosi in società con la mafia, esistente in tutte le società, per sfruttare l'umanità approfittando delle circostanze internazionali determinate dalla riesumazione del liberismo (1978 Regan-Woitilla) reso possibile dalla caduta dell'Impero Sovietico (1989), che faceva da contraltare al blocco capitalistico mondiale messo alle corde con la Prima Guerra Mondiale del 1915-18.
Questa differenza italiana è determinata dall'atavica avversione, del cittadino italico, alle Regole.
Non vorrei insistere ma se il Rinascimento nacque in Italia il motivo sta proprio nell'atavica frenesia dell'italiano nella ricerca della via di uscita dalle condizioni dettate da certe posizioni capitalistiche: io ho l'arancia e quindi, se la vuoi, devi sottometterti.
La barzelletta del ragazzo e la ragazza che si incontravano a ridosso della rete di separazione delle due germanie, in cui la ragazza risolve il problema asserendo di avere la risorsa per poter avere tutte le arance che avrebbe voluto.
Il danno che questo nanoregime sta procurando consiste proprio nella dilapidazione delle risorse, accumulate nel tempo dal Popolo Italiano, e la preclusione a crearne in più per far fronte agli sviluppi delle società a livello mondiale: vedi la situazione della formazione dei giovani in Italia.
Dato che La Democrazia, senza le regole, è la peggiore filosofia di governo dobbiamo dare tutti una mano per evitare che i nani di turno possano distruggere Le Regole.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 23/02/2010 L'Incostituzionalità
Il filo a filo, il piombo a piombo ... ed il muro è storto?
Come si può accettare il decreto "salva liste", firmato dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle liste, come atto non anticostituzionale?
C'è un limite alla discrezione del Presidente della Repubblica nel giudicare L'Incostituzionalità di un decreto?
Da quel limite in poi le competenze passano alla Corte Costituzionale?
Questi chiarimenti sono dovuti dalla segreteria del Partito Democratico, se non vuole essere messo, definitivamente, nello stesso calderone di Berlusconi.
La tolleranza, come tutte le cose del mondo, va usata con oculatezza. Secondo un modo di dire popolare anche il prete diede un calcio al gatto, che gli aveva mangiata la salciccia, dicendo che "quando ce vò ce vò!".
La giustizia che tollera il comportamento del capo del governo finisce per essere ingiusta perché contro le regole della Democrazia!
Così il decreto "salva liste", che dovrebbe essere un atto per la partecipazione, in realtà commette ingiustizia nei confronti dei Radicali, esclusi perché non avevano le firme sufficienti ed accentta la candidatura dei berlusconiani anch'essi senza firme sufficienti, in realtà.
Non esiste La Democrazia senza il rispetto delle regole.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 23/02/2010
Questione Morale
Siamo sempre alla questione Morale di Enrico Berlinguer nei primi anni 80del S.S.
La questione di fondo che affligge ancora, in questo primo decennio del 2000, è quella Morale, posta da Enrico Berlinguer 30 anni fa, che nasce dalla discussione sulla scientificità della Politica dei giovani anni 70, sempre del S.S.
Da provetti giovani che, non ancora fuorviati dall'esperienza, si interrogano sul futuro noi discettavamo sui modi della politica confrontando le modalità del discutere politico con quelle del discutere scientifico, e viceversa.
La politica doveva essere corretta dal rigore scientifico e la discussione scientifica doveva essere protetta dall'inquinamento con i metodi politici, nella discussione.
La battaglia la perdemmo mentre pensavamo di affrontarla. Craxi, Berlusconi e la destra DC si allearono e determinarono la fine di quella discussione, con la morte di Aldo Moro e la fine della Via Italiana per la Ragione.
E così nacquero il governo del Preambolo prima ed i governi Craxi e di Pentapartito poi, fino ad arrivare al 1992.
In questa fase si posero due obiettivi primari: la trasformazione dell'economia italiana da Keynesiana ad Eygiana, cioè di mercato o liberista che dir si voglia ed il consolidamento di un pensiero popolare costituito da un "pastone" utilizzato sia per le discussione politica che per quella scientifica.
Per inquadrare la questione, va ribadito che questo piano è derivato da quello stabilito in Vaticano nell'incontro del 1978 tra il Presidente USA Regan e Papa Woitilla.
Oggi possiamo dire che il loro piano è quasi completamente attuato: siamo completamente vittime del consumismo, che muove tutte le attività umane, e dell'ottusità che impedisce il ravvedimento e quindi la ribellione dal basso della piramide sociale.
Osservando i modi di discutere, su qualsiasi argomento, odierni è rilevabile il tono mirante all'obiettivo di stupire, enfatizzare ed affascinare l'uditorio perché esso è l'unica fonte di "verità".
Anche in una discussione scientifica vale il giudizio dell'uditorio più che quello dell'interlocutore scienziato.
Paradossalmente il piano adottato da Regan e Woitilla vince grazie al sostegno delle vittime: il Popolo. Come se fosse necessario ricordare che contro la forza la ragione non vale.
Il motivo è sempre il solito: nel mondo dei ciechi il guercio fa il re.
Il popolo non concepisce una funzione di guida per il popolo, è cieco. Il primo che immagina una funzione di guida, anche se scalcinata e da guerci cioè non lungimirante, diventa il re che guida il popolo.
La chiave della questione è quella che fa eseguire al popolo il comando impartito: il lavaggio dei cervelli.
I sociologi, prima ed i giornalisti, poi, conoscono questa tecnica: fornire quotidianamente un'idea al lettore o ascoltatore in caso di radio e tele giornali.
Ciò che convinse Woitilla fu la rivelazione che le tecnologie messe a punto fino ad allora avrebbero garantito la riuscita del piano giacché permettevano un controllo capillare, individuale, dei cervelli dei cittadini.
In effetti oggi ogni cittadino è disposto a privarsi del cibo ma non degli strumenti di comunicazione a distanza, come se il non essere controllati fosse come morire. Ognuno di noi, in qualsiasi baracca si trovi, ha l'antenna parabolica, il telefonino e come se non bastassero il computer per navigare su Internet.
Il "pastone" mediatico di cui si parla oggi è proprio lo strumento principe per il possesso del potere. La fortuna dei potenti è proprio la cieca ottusità del popolo che non vede come si rende vittima del potere ed allo stesso tempo strumento per il mantenimento dello stesso.
Come nel calcio, ai primi anni 90, anche in politica Berlusconi non ha più nulla da vincere: ha vinto tutto.
Se vuole continuare a giocare deve inventarsi qualche altro torneo, proprio come fa con il calcio: inventarsi sempre nuove idee di sfida, che appassionino e tengano impegnati i telecittadini.
A questo punto dovrebbe essere chiaro perché è importante il Conflitto di interesse e perché sia stato impossibile legiferare, fino ad oggi.
Che dio ci protegga! Ma non quello di Woitilla.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 19/01/2010 la Memoria
la Memoria su Craxi
Secondo Curzio Maltese Craxi merita un posto nella storia. Come l'ha avuto anche Mussolini.
Secondo la sua analisi Craxi ha avuto delle grandi intuizioni compresa la formazione del suo degno successore.
E anche la storia della memoria condivisa, la discussione sulla eredità di Craxi torna, o viene riproposta, tutte le volte che Berlusconi deve distogliere l'attenzione dai suoi processi, dato che neanche i suoi figli sono d'accordo sul da farsi, visto che visto che militano in coalizioni contrapposte.
Infondo craxi ed i i governi che ha diretti o sostenuti, ci hanno lasciato un debito che neanche i nostri nipoti finiranno di pagare.
Questa discussione sulla storia degli ultimi trent'anni dovrebbe darci l'argomentazione per dire chiaramente che che gli italiani stanno vivendo un meraviglioso imbroglio che ritengono un atto d'amore.
Che i debiti di Craxi e Berlusconi ci impongono duri sacrifici, a noi ed alle generazioni future, tanto che bisogna mettere da parte alcune prestazioni dello stato (le tasse) perche prima i debiti e poi le crisi economiche impongono forti rigori finanziari.
Come berlusconi e buona parte del popolo italiano (dando retta alle TV itaaliane) sostengono, false e fantasiose colpe della sinistra a danno dell'Italia, gli italiani che non sono di centrodestra non devono avere remore nell'uso di tutte le verità processuali, politiche e sociali per smentire i falsari berlusconiani.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 01/01/2010l'alternativa
come vista nel centrosinistra
Per comprendere le complessità del pensiero nel mondo dell'area di centrosinistra in Italia è necessario rivevere tutto il ventesimo secolo, anche se può sembrare assurdo.
Lo stereotipo elettore di centrosinistra è un uomo senza problemi impelleti, un sognatore fiducioso nella intelligenza umana, nonostante le apparenze.
Un elettorato complesso che copre un arco politico maggiore del 50% dell'elettorato italiano e composto da cittadini sinceramente democratici: credenti nell'onestà intellettuale dell'uomo come necessità culturale più che come missione umana, di tipo religioso.
Nell'applicazione pratica di questa idea filosofica si può anche finire per accettare programmi politici di destra: cedendo al pragmatismo più duro.
Questa caratteristica dell'elettore di "ballerino" irrita l'elettore più di sinistra ed insoddisfatto della politica neoliberista imposta dall'economia dal 1980. L'irritazione dell'elettore disinistra pura è spesso senza se e senza ma generando contraddizioni ed anche rotture, non essendo disposto ad accettare la supremazia e l'intransigenza del Capitale, anche sulle leggittime pretese del lavoratore con meno potere contrattuale, che privilega il rispetto delle regole economiche imposte dal capitalismo mondiale.
In questo scenario il dirigente di Centrosinistra che si pone il dovere di governare la comunità dello Stato, e che non può prescindere dal suo aspetto economico, si trova in serie difficoltà proprio come il contadino che deve salvare la capra ed i cavoli. Finisce per appaltare la "traversata" ad un imprenditore privato che gli consente di allontanare dal cuore le visioni più sgradite.
Logicamente l'appalto ha un costo e non solo economico, bensi anche gestionale come dettano le regole marinare. Quando si è in mare comanda il Capitano. L'armatore può solo giudicare ed agire al ritorno in porto, se non ha sbagliato ad appaltare.
Come si sa le capre sono molto indisciplinate, a volte anche arroganti, e per il pastore può essere faticosa l'applicazione di metodi duri di coercizione durante la convivenza con i cavoli e quindi preferisce fare un accordo con il capitano di ventura più tosto che soffrire durante la "traversata".
Siamo d'accordo sulla necessità di azzerare il risparmio, che basta unminimo per una vita decorosa per i meno ambiziosi, che gli altri si arrangiano comunque, che l'intraprendente richiede gratificazioni per investire, che i mezzi di produzione sono molto versatili e quindi permettono grandi concentrazioni di fatto pur apparendo, nell'uffucialità giuridica, imprese singole ed autonome, ma bisogna restare nell'ambito dei paesi moderni, civili e con tutte le opportunità che essi godono.
In buona sostanza il neoliberismo è la filosofia d'obbligo per la nostra economia che è derivata e dipendente dal contesto internazionale, con gli U.S.A. in capo.
Daltra parte già nel 1976 Luciano Lama, nel congresso della C.G.I.L. alll'EUR a Roma, aveva avvertito che "a furia di mungere la mucca avremmo finito per ammazzarla". La nostra memoria corta ci fa dimenticare certe cose ma la realtà resta quella anche se noi la ignoriamo.
La questione è vecchia. Il Governo di Solidarietà del 1977, a cui il PCI dava "l'appoggio esterno", varò un provvedimento per il rientro dei capitali dall'estero, che erano fuggiti, dicevano, a causa delle tensioni contrattuali vigenti in Italia.
Faglielo vedere agli stranieri che noi italiani siamo più capaci di loro. Che loro sono degli ingelesi falsi e traditori, dei francesi egoisti ed arroganti, degli americani rozzi, strafottenti, gangster, maligni e guerrafondai. Che noi abbiamo sempre gli amici russi dalla nostra parte.
Sono tutti ipocriti: etichette ai quattro venti e nella realtà sono più zozzi dei pozi neri.
Fanno tutti i professori, vogliono insegnare tutto a tutti e poi fanno quello che vogliono. Non hanno ne onore ne dignità ne onestà intellettuale.
E poi criticano me, insieme alla opposizione italiana, perchè sarei poco serio, che faccio le corna, il donnaiolo, che rovino la dignità diplomatica dell'Italia, che manco di rispetto al presidente della magggiore potenza mondiale.
Ma lo sanno che l'America deve affidarsi a me se vuole dalla sua parte l'Italia? Gli italiani seguono me perché dico e faccio quello che vogliono. Glie l'ho detto ad Obama che non deve badare a ciò che dico deve guardare alle cose che faccio e che lo schieramento di opposizione non ne sarebbe capace. Se vuole continuare ad avere ciò che ha, dall'Italia, deve farmi fare a mio modo.
Io mi tiro appresso lo schieramento tutto dietro al PD, tu farai altrettanto, e poi vediamo se vanno a manifestare contro il governo.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 15/10/09
al peggio non c'è mai fine
come nella vicenda del bambino di Vermicino
Riflettendo alle vicende socio-politiche dell'Italia mi viene in mente la vicenda del bambino di Vermicino caduto nel pozzo e che cadeva sempre più in profondità nei vari tentativi di recupero delle squadre di soccorso.
L'associazione deriva da una conclusione raggiunta nel 1982, discutendo con una collega de l'Unità di Bologna, in cui dissi che la nostra società era caduta in fondo al pozzo e quindi non si aveva altra soluzione che scendere in fondo al pozzo, per soccorrerla.
Oggi constato che tutti i tentativi di soccorso sono statìi vani perché, scopriamo, che la nostra società è cadutqa ancora più in basso, rispetto al punto in cui noi pensavamo di trovarla. Proprio come nel caso di vermicino.
Attualmente dopo il caso Marrazzo, dimessosi da Presidente della Regione Lazio, sembra di vivere in un romanzo kafkiano: Marrazzo si dimette perche è stato ricattato, mentre Berlusconi resta in carica come capo del governo anche dopo una serie di sentenze di condanna da parte di vari Tribunali, compresa la corte costituzionale che dichiara incostituzionale una sua legge promulgata per salvarsi dai processi.
Questo è la conferma che in effetti il pozzo, dove è caduta la nostra società, è più profondo del punto dove noi avevamo creduto di localizzarla.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 15/10/09
La verità fa male 1
saremo assimilati a berlusconi se abbiamo timore di dire tutte le verità
quando, alla fine degli anni settanta, incominciarono le prime ristrutturazioni industriali iniziò anche la serie di fabriche che chiudevano ed io pensai che il padronato aveva deciso di "rivoltare le tasche" e dire: "non ci sono più soldi!". Che il luogo comune tradusse in "non c'è più trippa per gatti".
La forza per tale atteggiamento veniva dalla certezza, dimostrata anche nel braccio di ferro tra la Fiat ed il movomento sindacale, che l'Automazione Industriale era ormai una realtà certa.
A questa certezza bisogna aggiungerci che con l'automazione sparivano, come sono sparite, quasi tutte le figure professionali di genere maschile, per la pesantezza di tali mansioni.
Con l'esaurirsi delle necessità di forza-lavoro maschile il serbatoio di manodopera, di concezione marxista, si raddoppiava automaticamente, visto che tutte le mansioni automatizzate potevano essere ricoperte da manodopera "asessuata": maschi e femmine, pari sono.
Questa situazione ha riaperto la guerra tra poveri!
Con una aggravante, rispetto a quella scongiurata da Marx: la guerra è penetrata nel Rapporto di Coppia.
Tanto è vero che la crisi più preoccupante nella nostra società è quella della famiglia: aumentano il numero delle famiglie monocomponente ed il numero dei divorzi e diminuiscono il numero dei matrimoni.
Parallelamente a tale fenomeno cresce la disgregazione sociale visibile nei crescenti "fenomeni di bullismo" fin dalle scuole elementari, che stanno assumendo l'aspetto di vere e proprie attività criminali, di tipo mafioso, contro il prossimo.
Dividi et impari! Questo è il motto adottato dalla classe dirigente della nostra società. Nella guerra di tutti contro tutti ci guadagnano gli spettatori ed i "caritatevoli" nei confronti delle varie fazioni.
Spettatori caritatevoli e guerrafondaie! Si, sono proprio di tale fattezza le attuali classi dirigenti.
Attualmente, una classe sociale diventa dirigente ed egemone solo se applica alla perfezione i metodi di formazione del pensiero. Altrimenti deconosciuto come Marketing.
Nella Società dei Consumi è determinante il Mercato dei consumi: devono esistere dei consumatori di pere per poter vendere le pere!
La logica è quella di creare le necessità, i modi di essere, i Costumi adeguati ai modelli di cosmumo desiderati. Oggi è sempre più possibile, dato lo sviluppo di molteplici tecnologie e, in special modo, il conseguimento del consumo stabile dei prodotti dell'industria dell'informazione. Oggi, nell'anno 2009 dc, si esiste solo se si comunica, o si ha l'impressione di comunicare con tutto il mondo. Il consumo dell'informazione è alla base di tutto il sistema consumistico.
Ma la chiave di volta per l'uso del sistema d'informazione è la conoscenza della posologia per tale consumo.
Tempi e Metodi, di vecchia memoria industriale, sono i parametri determinanti per una profilassi a base di informazione.
La soluzione e fornita da un miscuglio micidiale costituito dalle conoscenze sociologigiche associate a quelle tecnologiche. Questa associazione permette di applicare le teorie sociologiche per ogni desiderio.
L'unica soluzione è abbandonare il lavoro derivante dal consumismo: ricominciare la battaglia per la terra ai contadini!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 15/10/09
La verità famale
saremo assimilati a berlusconi se abbiamo timore di dire tutte le verità
Se anche Fini (ex segretario nazionale del Movimento Sociale di ) sente la necessità di distinguersi da berlusconi non si capisce perché non è opinione diffusa, tra gli italiani, che l'attuale capo del governo italiano sia peggiore di Mussolini o di altri dittatori.
Negli anni settanta (parlando di merketing) un collega mi suggeriva che non serve dire le bugie, basta non dire tutta la verità.
Sarà anche vero che che, oggi, smentire le falsità diffuse, per ristabilire tutta la verità, occupa talmente tanto tempo che non ce ne sarà più per dire quale sia la verità ma non si può abbandonare l'opinione pubblica a se stessa, si finisce per essere confusi con i falsi.
Già all'indomani dell'impresa dei Mille di Garibaldi si disse che era ora di fare gli italiani fvisto che c'era l'Italia.
Allora se dobbiamo ancora fare gli italiani che aspettiamo?
Stiamo temporeggiando per dare tempo ai berlusconi di farlo a modo loro, per poi poter dire che non ci sono più speranze?
Eppure buona parte degli italiani hanno dimostrato di essere coscenti di suddette necessità. Non è vero? Si dica chiaramente! Il prezzo dell'impopolarità si paga comunque: il consenso ti viene tolto, o strappato di mano, perché i topi, ignari, seguono l'altro pifferaio.
Il periodo "sabbatico" te lo fai comunque! Prchè l'uomo ha bisogno di di sbattere la testa quando si invaghisce di qualcosa sbagliata, tanto vale diglielo in faccia. Ci si fa più bella figura!
Abbiamo appema finito il congresso del PD, che precede le primarie, e non abbiamo ancora capito o saputo quali sono le regole congressuali e finalità del Partito. Ogni giorno c'è un chiarimento ulteriore sulle modalità e le finalità di questo lungo calvario.
Durante l'organizzazione dei congressi di Circolo già si erano succeduti una serie di chiarimenti e smentite su come leggere o interpretare i regolamenti diffusi anche su Internet.
E' vero che è mancata anche la capacità di leggere ma è anche vero che chi scriveva dimenticava che a leggere erano stati messi dei "dirigenti", dal circolo alla direzione nazionale, che tali non sono e che quindi occorreva scrivere in maniera più particolareggiata.
Anche questo fa parte del mentire o del dire la verità.
Spesso si criticano i genitori che non sanno dire i "No" ai loro figli damogli l'esempio!
Dire ai fratelli maggiori che devono dare spazio ai fratellini non basta! Bisogna anche dire ai fratellini come fare per non commettere errori!
Non si può confidare nell'autoformazione dei figli basata sul confronto con gli altri fratelli. Occorre fare le verifiche di fine ciclo per rilevare l'avvenuta formazione, per dare conferme o smentite ai corsi ed alle pratiche seguite. Nel frattempo bisogna impegnarsi ad evitare gli errori ed i disastri.
, quando sbagliano, che hanno sbagliato!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14/10/09
politica e cultura popolare
Diritti naturali, diritti legali, coerenza, onnipotenza
Dalla notte dei tempi (Mose è uno degli ultimi) l'Uomo ha dimostrato ripetutamente di diessere bisognoso di Guida e quindi si dotato della religione.
Ricordo una accusa nei confronti dei Comunisti, in base alla quale loro criticavano i cattolici per la loro religione e non si avvedevano della propria catechizzazione da parte del Partito.
Ultimamamente, con il Congresso del Partito Democratico, la questione è tornata di attualità per via del presunto americanismo di Veltroni, Franceschini e Marino, circa la natura più o meno "leggera" del Partito.
E' evidente una fondamentale differenza tra le culture politiche anglosassone ed americane, rispetto alle culture politiche latine.
Secondo il sentire più diffuso quelle latine si fonderebbero sulle ideologie mentre quelle anglosassone ed americane sarebbero libere dalle ideologie. Questo è un falso ideologico grave perché aggravato dall'ignoranza. In sostanza questo assunto non tiene conto della natura sociale dell'Uomo, che lo induce alla costituzione dei gruppi sociali che si fondano su una idea di comunita monolitica (tutti per uno, uno per tutti) ed indispensabile per la "giusta" solidarietà, qualcosa di simile al concetto di Patria.
Lo stesso concetto di Patria si fonda sulla stessa Idea di Comunità.
In America, come in tutti i paesi anglosassoni, l'idea patriottica è molto forte, con sfumature di fondo diverse tra i vari paesi ma ugualmente efficaci.
E' questo spirito patriottico che ha permesso all'America di distinguersi da tutti gli altri Paesi, a cominciare dal Secolo Ventesimo.
Dall'analisi della Costituzione Americana emerge una profonda ed innata natura legale del Popolo Americano. In sostanza si mette al bando tutte le idee esistenzialiste per fare riferimento alle leggi come pilastro protettivo dei diritti del singolo.
Stante la voluttività del pensiero umano, l'idea del riferimento scritto può avere il suo valore ideologico fondante.
Il pericolo, nell'acquisizione dell'idea americana, lo stiamo vivendo attualmente, in Italia, con il governo berlusconi ma già dalla fine degli anni Settanta assistiamo ad una evoluzione in questo senso, da quando si cominciò a parlare della fine delle grandi ideologie e delle deregolazioni, acquisite anch'esse dal mondo anglosassone "la deregulation".
Dichiarare la fine delle ideologie, nelle culture latine, equivale a legittimare ogni sorta di libertà: la giungla.
In Italia, al contrario dell'America, l'elusione delle leggi è la dimostrazione di essere al di sopra degli altri: distinguersi dalla massa plebea e sottomessa.
In Italia, al contrario dell'America, non esiste il concetto comunitario: la storia italiana degli ultimi secoli ha istruito l'italiano, nella sfiducia verso le Istituzioni che rappresentano le leggi. L'italiano guarda alla convanienza immediata tipica del vivere alla giornata, con questi chiari di luna, degli avvicendamenti dei dominatori. Se la legge non mi permette di fare gli affari miei non è una legge giusta! Daltra parte è questo che sta dimostrando l'idea berlusconiana di governo, che non è nuova. E' stata già sperimentata dal Fascismo di Mussolini con l'uscita dalla Comunità Internazionale, per allearsi con Hitler.
Se l'Idea del PD è quella di instillare negli italiani la fiducia nelle leggi, contrariamente alla nostra cultura dominante, bisogna dirlo chiaramente, e con orgoglio, altrimenti non si vede la differenza tra noi ed il "berlusconismo" che intende sfruttare la confusione per fare gli affari suoi, facendo credere di voler far adottare "ob torto collo" la legalità, agli italiani.
Importare le idee di governo è una utopia perché ogni popolo deve avere il governo che si merita.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 5/10/09
politica
le basi politiche del governo
ho in mente la scena di un film dove Robespier dice a D'Anton (Murat non c'era): "devi amare il popolo come ami ... tua moglie". D'Anton, increulo, interviene dicendo: "ma io a nia moglie ... ". Ma Robespier lo tacita ripetendo: "come ami tua moglie!"
Allo stesso tempo mi torna alla memoria il termine dialettale, equivalente all'italiano "rigovernare le stalle", che letteralmente e concettualmente, sempre per il dialetto è inteso come Governo, degli animali in quel caso.
Poi ci sono altre allocuzioni e modi di dire più diffusi, come "il partner te lo devi saper tenere" oppure: "ogni popolo ha il governo che si merita", che concorrono ad una conclusione amara se pur reale: le cose del mondo si governano con amore e carità, come dicono le chiese.
Anche le esperienze dei genitori concordano che la crescita e la formazione dei figli si consegue con l'amore e la severità, anche se non è piacevole.
La severità, amorevole, è l'atteggiamento più difficile ma è anche essenziale per far capire al giovane renittente che nella vita ci sono cose piacevoli e cose doverose.
Nelle pratiche della sinistra, fin dalle prime letture di Marz, c'è solo la parte amorevole, comprensiva e persino compassionevole nell'intendo di "emancipare le masse". E le masse sono cresciute capricciose, pretenzios, lascive ed apatiche, a sinistra.
La lascivia e l'indifferenza sono i motivi per cui ciclicamente, nella storia dell'umanità, in una società si alternano fasi democratiche e fasi dittatoriali. Quando le caratteristiche suddette delle masse, tipiche dei bambini viziati, superano la soglia di sopportazione delle classi più abbienti e quindi "dirigenti", allora si ha la reazione dittatoriale nelle forme e nei modi che le condizioni sociali ed economiche della società consigliano.
Queste reazioni hanno lo stesso carattere della severità dei genitori per i figli, naturalmente senza l'amore.
In Italia, attualmente come anche nel resto del mondo, stiamo vivendo la fase dittatoriale successiva a quella amorevole. Un po' come la storia del bastone e della carota per l'asino.
Òa tendenza dell'individuo è credere nelle cose del mondo come le vede o, per lo più, come glie le fanno vedere. Non si impegna nell'uso della fantasia per scoprire o prevedere modi diversi di vedere. Ciò dimostra la tendenza a credere a ciò che fa più comodo. È umano ma non è reale, anzi per lo più è nocivo per se e per gli altri. Giacché questo atteggiamento conduce alla subalternità rispetto agli altri.
È anche indice di indole approfittatrice nei confronti degli altri: finchè la barca va! Quasi cattiveria approfittatrice: la storia della lucertola sotto la camicia del benefattore.
Non solo. Accettare le cose come fan comodo, permette agli altri di farle apparire come fan comodo alla moltitudine da governare.
È la qustione del senso critico che la maestra voleva far sviluppare in noi contro la volontà dei nostri genitori incapaci. Alla fine, di senso critico ne abbiamo sviluppato bern poco.
Il risultato è che ci facciamo governare da berlusconi.
Ma se non ci fosse lui non è che cambierebbe molto, la nostra situazione, giacchè ai mali estremi si applicano sempre, da che mond è mondo, i rimedi estremi!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 25/09/09
Il "Congresso" PD e la politica
la politica nel rapporti interpersonali
In considerazione delle teorie di " la donna e la politica" si potrebbe dire che il dilemma del Partito Democratico sta nella concezione diffusa della democrazia "lungimirante" nel "rispetto" del cittadino.
Il medico pietoso fa la piaga grossa. Il PD pietoso peggiora la situazione feudale ed oscurantista delle popolazioni.
Certo di dover ricercare le sfumature che solitamente differenziano le mozioni congressuali, di un Partito Politico, sono andato alla loro ricerca, facendo la mia lettura. Tra le righe, come si usa dire.
(Il PD non deve essere pietoso. Deve sedare "il malato" per poterlo curare a dovere.)
Nelle mozioni "serpeggia" l' Idea originaria, secondo Walter Veltroni, che evidentemente è la più azzeccata anche se di difficile praticabilità.
Le difficoltà stanno nel fatto che la pratica dell'Idea di Veltroni può essere applicata solo da un esperto gruppo di lavoro, e neanche piccolo.
La resa di Veltroni risiede nella mancata predisposizione del gruppo dirigente del PD alle cure mediche: come ad esempio, squarciare amorevolmente, il torace del paziente per riparare il Cuore. E' una operazione per chirurghi molto innamorati della Vita Umana. Bisogna credere nella propria Volontà al punto da sopportare lunghi sacrifici, ininterrotti, magari contro le obiezioni altrui, convinti della necessità di salvare una Vita.
Sembra, quasi, che nel PD non ci siano "chirurghi" disposti a credere che ce la si possa fare.
La squadra necessaria, per l'applicazione delle teorie veltroniane, tra l'altro è composita: non bastano i dirigenti politici occorre uno stuolo infinito, di, attivisti (infermieri) che abbiano compreso, pienamente, i metodi operativi ed il fine perseguito, decisi ad attuare praticamente quelle teorie.
Questi obbiettivi mancati, originari del PD, sono presenti in tutte e tre le mozioni presentate al Congresso, rinominato all'americana sempre da idea Veltroniana, una perché è di un Medico, l'altra perché discendente da Veltroni stesso e la prima perché vuole raccogliere lo stuolo di attivisti per il completamento della Squadra.
La cosa strana (inconsapevole) è che queste riflessioni sembrano prorie del dibattito congressuale, apparentemente in favore di Bersani, come se si avesse capito la necessità primaria di formare un vasto gruppo di radicamento, nella società, per la riuscita del progetto "Partito Democratico" che Veltroni aveva accettato di caricarsi per primo sulle spalle.
Il gruppo di radicamento, come nelle pratiche mediche, dovrebbe andare alla ricerca dei sintomi percepiti dal malato-società, come si sente spesso dire, da mettere a disposizione della dirigenza per programmare il lavoro di realizzazione del nostro progetto.
La terapia necessaria, per riuscere nel progetto, sarà quello di dire le verità attese dal "malato" perché solo quelle vengono assimilate. Le altre cadono nel vuoto!
La speranza è anche riposta nella teoria delle probabilità secondo cui, a seguito di aggiustamenti successivi, la ruota si sincronizzi sugli eventi e cominci a girare con essi.
(La fortuna aiuta gli audaci)
Sarà necessario, nel contempo, formare il vasto gruppo di attivisti (coadiuvanti) mediante i "corsi di aggiornamento" (scuole di partito) mirati alla puntuale applicazione delle teorie, fermo restante i necessari adeguamenti per quelle tradizionali che altrimenti sarebbero fuori dal tempo.
Mi fermo qui e rimandando ai "corsi di aggiornamento" eventuali risposte ed ulteriori riflessioni.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19/09/09
l'imbroglio degli anni '70
la sottrazione dell'energia servita per il salto di stadio energetico
La chiave di volta è nella teoria dei sistemi in base alla quale un sistema è in equilibrio se e solo se la somma delle forze interne è pari a zero.
La fine del cosiddetto Boom Economico italiano si può collocare negli anni '70, dopo il '68 e prima del ripristino delle teorie liberiste in economia, che si può collocare in corrispondenza dell'incontro tra il Presidente degli USA e Papa Woitilla.
In quegli anni, tra noi giovani ci si interrogave sulle sorti del Mondo, anche il socialista Bettino Craxi ed i suoi amici menestrelli, compreso Silvio Berlusconi, si pongono l'interrogativo circa la soluzione al dilagante "Vento dell'Est" che faceva la fortuna dei partiti Comunisti nel mondo. Sempre in considerazione della teoria marxista sulle contraddizioni del capitalismo.
Il gioco potrebbe essere questo: essendo in circolazione il denaro, pubblico, servito per dare l'impulso energetico all'economia italiana affinché consegui il "salto di stadio energetico", tra l'economia contadina e quella industriale, e considerando che questa energia (soldi) deve essere sottratta, per evitare "l'uscita dall'orbita" ed il collasso energetico, approfittiamone per appropriarcene.
Eccome? Lo facciamo consumare agli italiani comperando cose che gli forniamo noi. Semplice!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19/09/09
Le mozioni congressuali del PD 09
bozza di intervento
Nel leggere le Mozioni congressuali rilevo una posizione comune circa il ruolo del Popolo dei Democratici.
Le tre mozioni nell'attribuire al Popolo un ruolo primario gli conferiscono una serie di responsabiltà chiedendogli di muoversi con grande forza e volontà.
Quando nelle tesi si elencano le grandi doti del popolo italiano, certamente non si ignorano i fatti e le condizioni politiche che l'Italia sta vivendo. Ma, insistendo tutte e tre sulle grandi doti, probabilmente bisogna intendere che esse vanno conseguite visto che, stando ai fatti, non si vedono.
Sembrerò duro e pessimista ma, come direbbe il muratore, se il muro è storto non è possibile che il filo ed il piombo siano esatti!
Il discorso si completa considerando che nel bipolarismo non ci si può limitare a considerare una quota inferiore al cinquanta per cento, specialmente se molto più bassa o sotto al terzo. Bisogna considerare l'altro venti per cento per raggiungere il 50.
L'attenzione all'altro 20% è ciò che si chiede al Popolo dei Democratici, qui sta il difficile.
Marino Ignazio, lo fa da medico. Visita il paziente italiano redige la diagnosi e prescrive la terapia, più o meno come fanno gli altri tre.
La differenza potrebbe essere nella somministrazione della medicina, dove l'autorità del medico potrebbe avere il suo valore aggiunto perché nelle malattie, spesso, il problema è la coscienza del malato: se il malato non crede di essere tale rigetta le cure. In proposito ho la barzelletta del conoscente che avendo male al ginocchio rifiuta di prendere le medicine per bocca chiedendo un'altra terapia. Noi non siamo molto lontano!
Inoltre, essendo Marino un professionista che si fa carico del problema potrebbe essere scevro di tutte quelle metodologie tipiche del Politico avvertito, andando dritto al punto: applicando metodi topici.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda,11/06/2009 20.47.10
Congresso PD subito
Congresso subito
La vicenda delle Elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009 si fonda sul mancato conseguimento degli obbiettivi fissati al tempo delle Primarie che elessero Veltroni a Segretario.
Alcuni lavori preliminari e prioritari sono stati fatti, altri sono da fare, facciamoli subito e concludiamo il processo di avvio della Vita del Partito Democratico.
La tappa prioritaria è quella del Congresso Nazionale.
Per poter celebrare il Congresso occorre conoscere lo Statuto del PD per poterlo approvare e quindi organizzare il Congresso.
Quindi occorre partire subito con una discussione in tutti i Circoli del Partito col fine di prendere, tutti, coscienza dello Statuto, in modo da stilare e vagliare gli eventuali emendamenti che saranno solo ratificati al congresso giacché la discussione a riguardo è stata esaurita nella fase preparativa del congresso.
Finita la discussione sullo Statuto si parte con la discussione sulle Tesi Politiche che si pongono alla discussione, ufficialmente e formalmente.
La macchina congressuale può partire subito, prima della pausa estiva che sarà di meditazione ed ulteriore approfondimento, poi subito il Congresso.
Senza questa fase di discussione, il Congresso sarà monco e non risolverà il dilemma interno del Partito.
Massimino
massimino
jisdi@tin.it
Meda 07/03/09
Organizzazione
l'azienda è una organizzazione funzionale
Nelle procedure informatiche si adottano strutture ad albero con precisi rapporti funzionali, tra vari componenti.
Questo tipo di strutturazione, detta anche modulare, garantisce un funzionamento lineare e sicuro. Inoltre permette una facile ricerca di eventuali errori e delle risorse malfunzionanti.
Le procedure non strutturate non funzionano! Sia per le difficoltà di manutenzione che per la scarsa continuità delle prestazioni.
Nell'organizzazione delle "Risorse Umane" non cambia nulla.
Le strutture funzionanti garantiscono grande flessibilità produttiva, facilità di reintegro delle risorse, massimo contributo e massima motivazione alla cresscita che infine si traducono in massima produttività.
Nel nostro circolo c'è il "MainProgram" che si serve dei sottoprogrammi di tesoreria, di segreteria, di stampa e propaganda (in verità molto limitato visto il fronte d'intervento del servizio) e quello di recupero crediti (l'unico che funziona).
Essendo una azienda che vuole essere leader nel suo settore mi pare che abbia una struttura poco adatta ai suoi obbiettivi.
Non ha una struttura produttiva!
Mancano progetti esecutivi e risorse capaci di metterli in pratica: produrre.
Come si sa oggi una azienda senza la funzione Ricerca e Sviluppo non va molto lontano.
Da giovane sentivo parlare dei metodi adottati in America per sviluppare le capacità degli allora programmatori.
Usavano i Progetti Finalizzati.
Dei progetti molto complessi e fantasiosi tipo "le guerre stellari" dove il gioco era un elemento naturale e con il pregio dell'assenza dei limiti: l'ambiente era infinito.
Tutti gli addetti ai lavori, pur trovando il fine molto improbabile, lavoravano di buona lena e con reciproche stimolazioni grazie alle gratificazioni per obbiettivi (premi di produzione). I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Mi chiederai, ma che c'azzecca?
Prova ad immaginare come abbia fatto, il capo dell'azienda, ad assegnare i compiti ai suoi collaboratori.
Ha parlato separatamente ai singoli collaboratori di un lavoro importante per conseguire un'obbiettivo determinante per l'azienda.
Dai colloqui raccoglieva nuovi eventuali elementi correttivi per i discorsi dei successivi incontri ed alla fine aveva ottenuto l'assenso ed il Nulla Osta di tutti i capisettore.
Ho conosciuto giovani rampanti, nei primi anni 80, che avevano solo grandi ambizioni ed adeguati supporti che riparavano i guai che combinavano e fornivano i dovuti suggerimenti correttivi.
Molti li ho visti cadere ma ne ho ho visti anche volare. Guarda il mondo dell'editoria oggi e confrontalo con quello, a piombo, degli 70.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 06/03/09
l'italiano ruffiano
frutto dello spirito italico
L'evoluzione della cultura italiana, dall'Unità d'Italia ad oggi, dimostra questo dato: l'italiano è ruffiano.
Ci sono vari momenti dell'evoluzione culturale italiana che dimostrano il dato culturale, volgarmente detto ruffiano, il Gattopardo ne descrive un aspetto insieme a molti films storici che descrivono le varie culture italiane delle varie province, che hanno in comune la sottomissione ed il servilismo come mezzo di sussistenza.
Ma anche senza andare a scomodare le analisi profonde possiamo trovare, a memoria d'uomo, la dimostrazione della "ruffianità" nell'avvento del fascismo, la rinascita del Dopoguerra ed il periodo attuale, che parte dalla crisi economica e politica del 1992.
In questi tre momenti noi troviamo che gli italiani, dapprima, tutti fascisti diventano tutti democristiani nel dopoguerra, rinnegando il fascismo, per poi ridiventare berlusconiani e fscisti con l'avvento di berlusconi nella scena politica.
Certamente si può dire che la grande fantasia artistica dell'italiano medio è la forza che rende possibile tutto ciò, creando questo rapporto dialettico fra potere e popolo, dove le furbizie dell'uno stimola quelle dell'altro ma è anche vero che questo meccanismo non stimola la crescita della ragione. Forse perché contro la forza la ragion non vale?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 30/01/09
La Personalizzazione della Politica
Ebbene, questo è l'atteggiamento tipico del vecchio metodo politico
Questa mattina su RAI NEWS24 ho seguito un servizio sulle elezioni regionali, del prossimo febbraio, in Sardegna. Il servizio mi ha fatto venire in mente l'elezione del primo Presidente della Provincia Monza Brianza.
La similitudine è dovuta alla simile personalizzazione della "politica" fatta dal Presidente sardo uscente e dal Presidente in pectore del PD per la Provincia Monza Brianza.
Se la similitudine non è infondata spiegherebbe il disastro nazionale nella costituzione del Partito Democratico in Italia.
A chi non è più giovane non sono nuove queste situazioni, in politica. Si ritiene di dover attuare una politica impopolare e si ricorre, creandole ad arte, a circostanze contingenti per giustificare delle scelte per cui non si ha il coraggio di giustificare schiettamente, perché troppo crudeli per un "animo popolare".
Allo stesso tempo si usa l'appellativo di "elettorato adulto" per quella massa dall' "animo popolare", di cui si dice che sia più intelligente di quel che si crede.
Ebbene, questo è l'atteggiamento tipico del vecchio metodo politico, che allontana l'elettorato della classe dirigente del Centrosinistra.
L'atteggiamento "protezionistico" della classe dirigente del CentroSinistra, vecchio metodo politico, produce un effetto contrario alle aspettative perché delude ed offende il cittadino "illuminato" che ritiene di essere cosciente delle circostanze e quindi crede di essere in grado anche di decidersi per le scelte politiche impopolari.
Ritiene altresì di essere in diritto di essere tenuto perfettamente al corrente, (consenso informato) delle situazioni, da parte dei propri Dirigenti Politici.
Inoltre questo atteggiamento lo si riscontra nel recente passato (ultimi trent'anni): da quando è iniziata questa impennata dello sviluppo tecnologico, che stiamo vivendo, e che ha reso possibile la globalizzazione in quasi tutti gli ambiti della vita umana, oggi.
Questa correttezza del "popolo illuminato" è molto esposta a tutti gli sfruttamenti da parte di chi vive per sfruttare il prossimo e quindi esige tutele da parte delle leggi per sconfiggere i progetti speculativi di spregiudicati capitalisti decisi anche ad usare metodi criminali per il raggiungimento dei propri obbiettivi.
Per tutti questi motivi il futuro del PD può esistere solo se procurato dalle culture dei Circoli al cui servizio si mettono tutti: attivisti ed alti dirigenti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 19-06-2008
E' questione di cultura dei diritti acquisiti
un diritto acquisito è intoccabile, ciò porta a pensare che debbano essere gli altri a garantirli.
Non è sempre così. Anzi, solo raramente per particolari circostanze, si verifica che la società, con le sue Istituzioni, si fa carico di garantire i diritti acquisiti.
Questa circostanza si è verificata nella metà del secolo XX ma, verso la fine del secolo, si è corso ai "ripari" nel senso che con l'idea del liberismo si sono abboliti tutti o quasi, i diritti acquisiti con lotte e lutti dentro la società. Citiamo, in Italia, le battaglie sindacali, quelle civili per la riforma agraria, la Lotta di Resistenza contro il nazifascismo, le battaglie de giovanili degli anni Sessanta e le conseguenti conquiste sociali e sindacali deli anni Settanta e via enumerando.
Successivamente si è avuto un rilassamento della tensione coquistatrice che ha, sostanzialmente, distratto il cittadino dalle attenzioni verso i diritti acquisiti, che determinato il sopravvento della cultura dittatoriale, sempre presente nel pensiero sociale, che ha annullato, e continua a farlo, tutti i Diritti Acquisiti.
Ciò è stao possibile programmando il controllo del pensiero sociale con precisione maniacale, applindo tutte le moderne conoscienze e le tecnologie più avanzate, modellando gli usi ed i costumi a piacere dei tittatori.
Considerando dittatori tutti i governanti che in pratica, come fa il consumismo, considera l'Uomo una risorsa umana ma semplicemente risorsa facente parte per parco dei mezzi di produzione.
Massimino
jisdi@tin.it
21/04/2008 9.35.51
la falsità dell'informazione
in una discussione con un giornalista, in mensa aziendale, dove sostenevo che bisogna misurare le notizie sui mezzi di informazione, lui obbiettò che era sbagliato, perchè è offensivo per il lettore trattarlo come un bambino da tutelare.
Ribattei che era troppo comodo nascondersi dietro un falso rispetto per approfittarsi dell'orgoglio del lettore, che viene onorato da questa tesi, per vessarlo con un sistema mediatico che sfugge alle sue competenze ed al suo controllo.
Oggi sono ancora più convinto della mia tesi secondo cui i mezzi di informazione si approfittano dei cittadini, sempre più pressati da tutt'altri impegni, come un professionista si approfitta del cliente, naturalmente ignorante in materia altrimenti non sarebbe al suo cospetto, per interessi suoi o della categoria.
Proprio come quell'infermiere che, in ascensore, abusò sessualmente dell'ammalata, ancora sotto anestesia.
A supporto di questa tesi ci sono una serie di teoremi di marketing che fanno leva sulle emzioni recondite dell'animo umano.
In effetti la fortuna di berlusconi, in politica, deriva proprio dallo sfruttamento di questi teoremi.
La grande trovata di mitterant, in francia nel lontano 1977, consiste proprio nel trattare "l'idea politica" come un qualsiasi prodotto commerciale. Da allora sono stati fatti molti progressi e berlusconi, nel 1994, usò prorpio tutta l'esperienza fatta fino ad allora, specialmente nella sua attività commerciale in televisione, per vincere le elezioni.
La sinistra, come me nei confronti del giornalista, è restia ad usare certi metodi proprio perchè ritiene che la politica debba essere al servizio del cittadino e non mezzo al servizio di una fazione partitica per conquistare le leve del potere ed usarlo per i propri interessi oltre che contro quelli della cittadinanza.
Il passo necessario sarebbe, per il partito democratico, prprio questo: sfruttare tutti i teoremi del marketing, per portare il cittadino dalla sua parte, ma senza abbandonarsi allo sfruttamento di questo immane potere per fini propri.
Mi rendo conto che sia un arma a doppio taglio ma è noto che gli estremi mali si curano con gli estremi rimedi!
Bisogna correre questo rischio con l'avvertenza di mantenere le competenze, sulla direzione del partito, anche nelle sedi locali.
A questo deve servire l'impegno di ogni cittadino, simpatizzante o attivista del Partito Democratico Italiano.
massimino
jisdi@tin.it
Meda 17/02-08
invito al voto
Cari amici e compagni del Partito Democratico italiano, siamo alle battute finali di questa involontaria campagna elettorale.
Cari amici e compagni del Partito Democratico italiano, siamo alle battute finali di questa involontaria campagna elettorale.
Noi non volevamo combattere questa battaglia elettorale, eravamo contrari a queste elezioni anticipate ma ciò non giustifica nessun abbandono.
Noi, tutti, dobbiamo batterci a sostegno delle nostre idee per il governo di questo nostro Paese, senza cedere a debolezze di alcun genere, se non vogliamo fare il gioco degli avversari che mirano solo allo sfruttamento delle disavventure che ci possono capitare.
Per questo motivo vi chiedo un ultimo sforzo per chiarire con tutti i vostri conoscenti ed amici le nostre argomentazioni e le nostre motivazioni per andare a votare e votare per Veltroni, il prossimo 13 e 14 Aprile.
Grazie per il tuo impegno e la tua attenzione.
Avrei voluto questo dal Portavoce del Circolo PD di Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 17/02-08
Tasse e Servizi
Per comprendere il rapporto tra le tasse ed i servizi pubblici,
Bisogna far ricorso alle nostre esperienze pratiche di gestione delle risorse pubbliche, di qualsiasi genere.
Guardiamo le Poste, o l'ENEL o le FFSS, simboli dello spreco e del lassismo italiano.
Una volta privatizzate sono aumentate le tariffe e sono peggiorati i servizi, vedi i disguidi nella consegna della posta, delle ultime settimane.
Il problema sta nella svolta 'Liberista', imposta dagli USA al Mondo, e la sua applicazione in Italia, che partiva da un'organizzazione quasi socialista ed un'industria statale o fortemente sostenuta dallo Stato.
Ciò ha comportato un bassissimo sviluppo dell'imprenditoria e quindi assenza di cultura imprenditoriale italiana, a parte quella applicata dalla Fininvest che era e resta di ispirazione borbonica-risorgimentale e quindi, sostanzialmente, mafiosa. Basta osservare l'organizzazione del lavoro oggi. Lo sintetizzava un Signore nella manifestazione del 23 marzo del 2003: "i datori di lavoro, oggi, sono così stupidi che si meritano di essere chiamati padroni".
Anche il cittadino ha una cultura discendente dalla suesposta analisi: clientelare, ruffiano e piagnucoloso.
Per questo motivo è difficile conciliare le tasse con i servizi e le Promozioni statali: le tasse sono giuste se le pagano gli altri e gli aiuti solo quando sono per me.
L'Obbiettivo di Veltroni è la prosecuzione del programma di Romano Prodi!
Considerando il Lavoro svolto ed i Risultati conseguiti dal Governo Prodi, SONO CHIARE, COMPRENSIBILI e COERENTI le Promesse di Veltroni.
NON È COME vogliono far apparire le TV: una scopiazzatura degli slogan berlusconiani.
E' COERENZA ULIVISTA.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16/02-08
Lo scansa fatiche
E' ciò che è successo in questi ultimi decenni del secolo XX.
Per non fare fatica, noi tendiamo ad acquisire i punti di vista degli altri, come fossero veri e consolidati.
Questo meccanismo ci porta a conclusioni sbagliate, oltre a renderci succubi degli altri e incapaci di ragionare autonomamente.
Lo straordinario sviluppo delle tecnologie nel XX secolo ha indotto le masse a credere che tutto sia a portata di mano senza dover fare fatica.
Chi, invece, è instancabile e amante della sottomissione altrui, resosi conto dell'evento, ha sfruttato la situazione incominciando a dire di tutto, spacciandosi per "dottore" dell'argomento trattato. Un po' come si è visto nei films del Far West, sui pionieri dell'Ovest americano, in cui c'erano quei carri che si fermavano presso le fattorie dei colonizzatori per venderglli le cose più impensate e miracolose, semplicemente denominandosi 'dottori'.
Oggi succedono le stesse cose! Basta dire qualcosa dallo schermo televisivo e quella cosa diventa "verità".
Bisogna rendirsi conto di questo fenomeno
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 30-01-08
Il sensazionalismo
La speculazione sulle Sensazioni Umane per interessi privati, immorali e illeciti
La presidente dell'associazione federcasalinghe è il primo caso pratico, che mi viene in mente, di speculazione sensazionalistica.
Il tono della voce, gli argomenti usati e le soluzioni miracolistiche proposte, depongono per un uso speculativo e strumentale delle sensazioni delle donne-casalinghe (oggi tutte anziane e poco capaci per retaggio culturale di analisi socio-economiche) per interesse privato nella pratica della politica.
A dire il vero la stura a questo metodo è stata data del Movimento Femmisnista, forte della posizione datagli dal potere capitalistico in cambio del raddoppio del serbatoio di manodopera, di cara memoria Marxista, nell'era "industriale".
La dimostrazione è data dal fatto che, a rivoluzione femminista conclusa, le condizioni della Donna non sono migliorate. Anzi, l'unico risultato è il peggioramento delle condizioni per entrambi i sessi, tutto considerato.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla semplificazione delle logiche, che stanno alla base del rapporto civile tra i cittadini e in particolare tra i due sessi.
L'interesse per la semplificazione delle Questioni, da parte delle masse, è il Fulcro su cui si imperna l'azione sociale e politico oggi operante a livello mondiale.
Fino agli anni Settanta questa pratica era in uso solo negli USA. Con la diffusione delle attività industriali, di stampo americano, del Dopo Seconda Guerra Mondiale si è diffuso anche lo Sfruttamento Spregiudicato delle sensazioni umane a fini consumistici e quindi di potere.
Un'altra imbonitrice è la moglie dell'ex segretario del MSI, Giorgio Almirante, che, ad esempio, dice: " ... Fini è più democratico, mentre Storace vuole perseguire quello che storicamente era l'idea ... non che il fascismo non fosse democratico, ..."
La semplice confusione del concetto di democrazia dimostra lo sfruttamento di un sentimento, come l'egoismo umano, che alimenta il rigetto del concetto di democrazia da parte dell'uomo.
Cito due donne perché rivelano la misura del dilagare di questa pratica, e senza nessun riferimento al'esperienza femminile, nei secoli, nell'uso della psicologia nei rapporti Uomo-Donna, a scanso di equivoci.
La questione attiene al detto popolare, molto diffuso da sempre, circa il "vendere la prorpia madre".
Il Marketing realizza prorpio questo concetto: tutto è vendibile, anche la propria madre!
E' il culmine della spregiudicatezza ammantata di conoscienza: la conoscienza dei linguaggi umani.
La psicologia è stata da sempre usata nei rapporti umani ma fino alla conquista del Nuovo Mondo l'utilizzo era controbilanciato dal pudore, il rispetto dell'Uomo, anche se non totale come predicano le religioni.
Oggi si è perso il "rispetto di se" e quindi il valore del prossimo a cui si fa comunque riferimento, come quando lo si rispettava, nei momenti di necessità.
Lo Stato deve aiutarmi prchè sono un cittadino, come tutti gli altri, ... non pago le tasse perché lo Stato ne fa un cattivo uso! Lo Stato deve aiutare i cittadini ma i cittadini possono non pagare le tasse.
Ugualmente il condomino, quando gli imposto il rispetto delle regole condominiali: "non pago le spese!". E' una scusa infantile e quindi capricciosa per giustificare un disimpegno comodo e parassitrio.
Infantile perché si crede, inconsciamente, che gli altri non abbiano risorse per opporsi o porre rimedio ad una proopria azione.
L'infantilismo è la causa dei mali della società perché l'uso distorto, e maleficamente strumentale, della democrazia ha conferito ruoli democratici senza meriti: la meritocrazia assume valore democratico.
Il nascondere o coprire le responsabilità e le negligenze dei cittadini (che ieri si chiamava demagogia, perché nessuno credeva alla luna) è un falso ideologico da punire con la galera, perché oggi il cittadino è portato a credere che tutto è possibile. Basta presentare opportunamente alcune referenze, secondo i moderni canoni della pubblicità che si è specializzata nell'uso del messaggio subliminale che garantisce l'imbonimento incondizionato dell'interlocutore, spettatore e quindi non pensante.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 30-01-08
La Politica dei Due Tempi
Un concetto intimo che sovrintende alla nostra Vita pubblica.
Tra le prime nozioni imparate dalla politica c'è quella dei "due tempi".
Essa è la tecnica con cui il potere economico vessa le Masse, nascondendosi dietro un principio che è tanto vero quanto strumentale.
Oggi, con la caduta del Governo di Centrosinistra, presieduto da Romano Prodi, nel momento del passaggio alla seconda fase del Programma di Governo e cioè il riequilibrio della Ridistribuzione del Reddito per sostenere i consumi, dichiarati bassi da varie organizzazioni sociali, si ripropone il problema ed il pericolo, denunciato spesso dalla cosiddetta Sinistra Estrema, della Politica dei Due Tempi.
Si rileva il fatto che i dirigenti politici al governo non hanno saputo proteggere il programma di governo, molto a rischio per via dei due tempi, e si sono fatti mettere in minoranza, con la conseguenza di vanificare gli sforzi fatti per il risanamento, che quindi andrà a vantaggio del prossimo governo di centrodestra, quasi sicuramente, lasciando le vittime del risanamento senza i benefici che sarebbero dovuti venire dal risanamento.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 28-12-07
Un Partito della Nazione
di Alfredo Reichlin
Sto partecipando, come Presidente della commissione incaricata di redigere un Carta dei Valori del Partito Democratico e insieme al relatore Prof. Mauro Ceruti, ad una esperienza nuova e difficile. Cento persone che discutono, ma anche scrivono, mandano testi, messaggi, pensieri. Metà donne, molti a me sconosciuti, un mondo diverso dalle vecchie nomenclature politiche. Il clima generale è quello di una grandissima voglia di cose nuove, la domanda impellente è quella di una politica non politicante, più vicina alla gente, più ispirata ad un'etica e ai grandi valori. Il dibattito è serio. Per cui, davanti a certe caricature, io mi scoraggio e mi chiedo se non ci sia niente da fare di fronte all'Italia di sempre: i Guelfi contro i Ghibellini, la difesa delle proprie bandierine, anche a costo di lasciare che altri decidano del nostro avvenire. Per quanto mi riguarda, sento acutamente la responsabilità che pesa su di noi.
Da quanti anni un partito italiano -sinistra compresa- non tentava di definire, sia oure per sommi capi, non un programma (ne abbiamo fatti tanti) ma una base culturale e morale che giustifichi il suo esistere come Partito e non come federazione di forze diverse oppure semplicemente alleanza elettorale?
Forse questa è solo una velleità. Ma se abbiamo una qualche consapevolezza della situazione in cui ci muoviamo, tra speranze e delusioni, dominata com'è dal rischi che senza una nuova guida la società italiana si disgreghi e lo Stato-Nazione non regga alle sfide del mondo, allora c'è poco da fare: l'impresa di dar vita non ad un altro partitino, ma ad un grande e inedito "partito della nazione" cementato da una comune idea dell'Italia e del mondo del 2000, appare davvero senza alternative che non siano catastrofiche. Questo a me sembra il tema di fondo. E dentro questo grande tema altamente politico, nel senso del presente come storia, che si garantisce il pluralismo e il rapposrto da laicità e religione.
Non voglio entrare nel merito. Dico solo che un partito, sia oure post ideologico e pluralista, se vuole mandare al paese un messaggio unitario credibile, deve avere una identità ed un cemento.
Qui sta il compito difficile nostro, di queste cento persone. Da un lato avere ben chiaro che questo partito può nascere solo se tiene insieme in questo passaggio d'epoca laici e catolici, dall'altro che la ragione dello stare insieme sta non in un elenco astratto di principi ma nelle cose. Le cose nuove, grandissime, perfino sconvolgenti, del mondo perché sono esse che interrogano tutte le vecchie culture, anche quelle laiche e reclamano nuove risposte. Da tutti. Ed è esattamente la necessità di queste risposte che ci impone un impegno comune.
Stiamo attenti a non litigare su niente, il "chi siamo" deriva dal fatto che il Paese capisca a cosa serviamo. E a che cosa io mi chiedo se non a costituire quel partito della nazione che oggi manca, il quale abbia la forza di restituire "lo scettro al principe" cioè ridare alla Politica il potere di decidere? Solo così la Democrazia si può salvare, in quanto la politica cessi di essere una tecnica per la spartizione del potere, un potere per altro residuo rispetto a quello soverchiante dell' economia mondializzata e ritrovi cos' la sua fondazione etica, il suo rapporto con la società e con le domande, i bisogni ed i pensieri della gente.
Io non credo che sia in discussione il dettato costituzionale e la laicità dello stato. In ogni caso non lo accetterei. Ciò che è in discussione, a me sembra, è anche altro. e' l'indebolirsi dello stato come luogo esclusivo della rappresentanza politica e quindi come il garante dei diritti e dei doveri. La novità è questa: è l'indebolirsi di ciò che finora ha dato base alla democrazia politica e forma alle società moderne fornendo ad esse le ragioni di stare insieme anche al dilà del puro interesse economico corporativo: il sentimento di un comune destino. C'è quindi una ragione se le religioni hanno cessato di essere un affare privato e sono entrate in uno spazio pubblico. I valori del laicismo non si difendono se non ci si misura con il fatto che la mondializzazione ha messo in discussione quell'insieme di regole, di corpi intermedi, di relazioni consolidate, consuetudini ed identità culturali che formano la società. Aprendo così un enorme interrogativo che emerge ogni giorno dagli orrori delle cronache: una società può esistere se è solo una somma di individui? E, se si, a quali prezzi?
E' questo il problema irrisolto ed è la grande contraddizione di cui può farsi carico solo una forza di progresso più larga, che esca dai vecchi confini della sinistra e che voglia aprire una nuova stagione di diritti e di doveri: verso gli altri e verso un mondo a rischio.
Massimino
jisdi@tin.it
Sirmione 23-08-07
Un cittadino che volesse capire, la diversità tra i vari partiti del panorama politico, deve necessariamente ricondurre gli elementi di giudizio alle logiche economiche.
Negli anni '70, finita la "spinta propulsiva" della Rivoluzione Sovietica, avvenuta durante la Prima Guerra Mondiale, si è tornati alla problematica socioeconomica del primo novecento, anche se su scala diversa.
In sostanza è stata ripristinata la filosofia dell'economia liberista al posto di quella sociale, o statalista come dicono i liberisti, che aveva permeato lo sviluppo europeo nella prima metà del secolo Ventesimo. Alcuni caricano il primato di questa svolta, in Europa, al Primo Ministro inglese di fine anni '70, Sig.ra Tachter detta anche lady di ferro.
La decisione per questa inversione di tendenza, rispetto all'indirizzo suggerito dalla Rivoluzione Sovietica, fu presa negli anni '70, per contrastare la "rivoluzione" giovanile degli anni '60, avvenuta su scala mondiale occidentale, e culminata nei fatti del 1968 e quindi definita "il 68".
Il contrattacco, da parte del Capitale Mondiale, si basava sulla serrata dell'industria nel mondo occidentale ricollocando le aziende nei paesi in via di sviluppo e fu reso possibile dall'automazione industriale con apparecchiature elettroniche.
Questa mossa del capitalismo, nel tempo, ha dato luogo all'aumento della disoccupazione e conseguente diminuzione dei salari dei lavoratori. Gli effetti sono giunti a completa maturazione alla fine degli anni '90 e consolidati definitivamente con l'entrata in vigore dell'Euro, 2002, e la costituzione dell'area economica relativa.
L'automazione, inoltre, ha rivoluzionato il mondo delle professionalità spostando la sede delle professioni dall'Uomo alla macchina. In particolare tutte le professioni tecniche nate con l'industrializzazione e che costituivano la forza del "proletariato" fino agli anni '70 e che illusero le masse riguardo alla emancipazione che aveva stimolato i giovani di tutti i movimenti sociali e culturali di metà secolo Ventesimo.
A fronte di questa situazione la società è stata obbligata ad inventarsi nuove professionalità o riscoprirne delle altre abbandonate a seguito delle professionalità industriali.
Le prime avvisaglie di questi fenomeni si ebbero, in Italia, nei primi anni '80 con la diffusione del concetto di "mercato di nicchia".
Questa catena di eventi viene fatta discendere dalla globalizzazione della società, e quindi dell'economia.
In Italia questi eventi hanno determinato una serie di fenomeni economici e politici squisitamente italiani.
La "traduzione" del metodo Tacher venne fatta dal duo Craxi-Berlusconi, dopo l'assassinio di Aldo Moro, attraverso l'accordo tra D.C. e P.S.I., che fu denominato Preambolo.
Con i governi Craxi presero l'avvio una serie di "politiche economiche" sostanzialmente liberiste anche se venivano ammantate di socialismo per la provenienza partitica del Primo Ministro.
La più determinante, tra queste, fu l'accordo con la Mafia, ed in genere la malavita organizzata, per l'avvio dell'immigrazione clandestina dai paesi in via di sviluppo.
Enrico Berlinguer in qualità di Segretario Nazionale del P.C.I. fu l'unico a denunciare la politica immorale di quei governi, facendone una fase politica del Partito.
La denuncia di Berlinguer non poteva essere esplicitata chiaramente perché la "trovata" del "Preambolo" era talmente assurda e schiavistica che ci si vergognava solo a pensarla, figuriamoci la reazione della gente, e quindi fu tradotta in proposta politica, ma non fu compresa nella sua drammaticità neanche dagli attivisti del Partito al punto che il P.C.I. incominciò a perdere consensi proprio con i primi risultati delle politiche craxiane, che diedero l'impressione di una economia fiorente e di una grande possibilità sviluppo, incrementando, con le opere pubbliche, proprio le spese statali ma ad opera di privati come dettato dal liberismo.
Con i governi Craxi si avviò la stagione delle privatizzazioni che servirono a trasferire il grande capitale accumulato dallo Stato Italiano ai privati del nuovo "giro economico" che riuscì a contrastare il precedente, democristiano, facendosi soccorrere dalla Mafia. L'"opera" fu conclusa nel '92 con l'assassinio di Borsellino, ultimo di una lunga serie di atti delittuosi. Senza dimenticare il disastro economico, che sempre nel '92 emerse, dimostrando il tracollo economico dell'Italia con una crisi che fu fatta pagare dai più poveri perché si usarono i soldi dei poveri risparmiatori che non sapendo investire tenevano i soldi sui conti correnti bancari anziché in Borsa come gli speculatori. Grazie a Giuliano Amato!
Tutto ciò nonostante che il giornale, del socialista Scalfari, La Repubblica descriveva Craxi con gli stivali, i pantaloni alla zuava e la camicia nera di Mussolini.
Questa era la dimostrazione di quanto fosse illusoria l'impressione di emancipazione delle masse che avevamo avuto solo dieci anni prima quando il P.C.I. raggiunse la percentuale del 34,5 % nelle Elezioni Politiche del 1976.
L'effetto appena descritto fu la dimostrazione che la filosofia politica e commerciale del duo Craxi-Berlusconi era valida ed efficace. Tanto più perché nessuno se ne rendeva conto, o anche se si non aveva ne l'ardire e ne il coraggio di denunciarlo chiaramente giacché era talmente azzardata l'idea che chiunque l'avesse denunciata sarebbe finito in manicomio, che non erano ancora del tutto smobilitati.
Gli eventi colsero tutti, le masse, di sorpresa che quando l'allora Ministro della Giustizia, Claudio Martelli, propose una legge sull'immigrazione fece sorridere, stupidamente, tutti gli italiani che si consideravano un popolo di emigranti.
Questa fu la Questione Morale! L'approfittarsi dell'ignoranza dei propri elettori per governarli spregiudicatamente come delle capre, ignoranti e stupide.
E' proprio vero che ogni popolo ha il governo che si merita!
Oggi, 23 agosto 2007, viviamo le conseguenze di quelle politiche e non ne siamo ancora coscienti.
Le politiche di Berlusconi, Craxi non è più sulla scena politica, hanno ancora grande successo, una parte di elettori fa il "pesce in barile" predicando la soscialità e praticando l'interesse privato ed una buona parte delle masse spera ancora nella "venuta di Baffone" (Giuseppe Stalin).
Sembra quasi che la politica berlusconiana, fatta di calci pugni e sputi, sia quella valida affinchè gli italiani capiscano la realtà in cui si trova l'Italia nella comunità Europea e l'economia del tutto dipendente da quella internazionale, anche per quanto riguardano i prodotti agricoli, che costituivano la quasi totale produzione italiana fino ai primi anni cinquanta.
Questa riflessione, se fatta insieme agli italiani, basterebbe a far capire la truffa con cui Berlusconi stà imbrogliando gli italiani, ancora oggi, anche dopo la morte di craxi.
Il cittadino medio può essere perdonato per questa disattenzione, giacché il suo ruolo sociale è quello dell'imbecille, ma i dirigenti politici e gli studiosi del "mondo culturale" fanno prorpio la figura dei complici di reato contro l'Umanità.
A meno che la giustificazione di tutto questo stà nella logica della catena alimentare dove il pesce grande mangia il piccolo. O, chi si fa pecora inconsciamente si pone in bocca al lupo.
Si potrebbe anche dire che sbagliando si impara: le esperienze negative servono a costruire il sapere per evitarle.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 4-04-2007
Ai tempi della Dem.Cr., Si diceva: voto DC perché non mi chiede niente.
Altro motivo aggregante era l'anticomunismo in quanto i comunisti erano contro la prorietà privata, di stampo staliniano, e che persino mangiavano i bambini.
Oggi si dice che la società è piena di approfittatori che vogliono vivere alle spese dello Stato per cui è necessario togliere allo Stato la possibilità di proteggerli.
Allo scopo serve il Liberismo, la cosidetta 'legge del mercato'.
Nella sostanza si rileva che i sostenitori di queste teorie non vogliono pagare le tasse e rispettare tutte quelle regole che stanno alla base della Pace sociale, spesso moneta per il voto di scambio.
Vedi i leghisti che prima osannavano il Federalismo e quando hanno capito che comunque erano obbligati a pagare le tasse si sono inventati la secessione.
La società umana è, da sempre, composita: ci sono i benpensanti, detti anche sinceroni, e gli infingardi malafedisti. Tipo Andreotti che dice pensar male è peccato ma spesso ci si azzecca.
I primi sono i cosidetti italiani di cultura Media Inferiore, secondo Berlusconi. Che sono anche la 'quota di mercato' elettorale mobile su cui agire per spostare i voti.
I secondi sono i convinti, a ragion veduta, assertori del "chi frega, frega e chi non frega resta fregato", e sono difficilmente trasportabili tra le varie opinioni, se non con argomenti tangibilmente interessanti come: Pietro! Sali sul muricciolo, come tutti gli altri! Così eviti di affogare.
Bisogna distinguere tra gli argomenti validi a soddisfare i primi da quelli validi per i secondi.
Il confine è spesso labile. Nel luogo, spesso, di parole tratte dal Vocabolario Ufficiale e traslate nel gergo del Gruppo.
L'accanimento dei mezi di informazioni su temi come "vallettopoli" e le foto di Sircana si basano sull'assunto comune, ma inconsio, che le regole devono essere rispettate, dagli altri. Noi no, noi.
Questo segreto non deveessere disvelato, non si deve conoscere.
Emblematico è la tecnica consolidata dalla attuale pubblicità: tutto a gratis!
Come le TV private commerciali del berlusca: nessuno capisce che l'unica battaglia valida contro il berlusconismo consiste nel non guardare i suoi canali.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 19-09-2006
Quando l'Uomo si levò in piedi era, come tutti gli altri animali, un essere emotivo: tutte le sue azioni erano dettate dall'istinto e dalle emozioni.
Probabilmente le nuove esperienze rese possibili specialmente dalla disponibilità degli arti anteriori, diventati superiori e non più necessari al movimento sul terreno, per altre attività diverse dalla deambulazione.
Tutto ciò che ha diversificato l'Homo Erectus dal resto del mondo animale nel corso dei millenni ha costituito, stratificandosi nel tempo, quello che oggi chiamiamo Civiltà.
La Civiltà, dunque, è una modalità di convivenza dell'Uomo con il resto della natura, una Tecnica.
Ogi la tecnica di Convivenza Civile ha assunto aspetti notevolmente diversi dal passato perché le tecni di convivenza si basano più sulla ragione che sui sntimenti, che poi derivano dalla natura biologica ed animale dell'Uomo.
Potrà sembrare banale ma questo aspetto della Convivenza Civile fa fare uno scatto allo sviluppo della tecnica di Convivenza Civile.
Uno scatto che fa apparire l'Uomo un essere puramente razionale come è stato già descritto da molta letteratura che ha denominato Ominide l'essere simile all'Uomo, rappresentato dai personaggi letterari.
Conseguenza doi ciò è che anche la Civiltà è una tecnologia al servizio dell'Uomo.
Uno scatto avvenuto nella consapevolezza di pochi rappresentanti culturali, politici, imprenditoriali, e nell'incoscienza dei più.
La quasi totalità dell'Umanità non vede lo Scatto di civiltà, percepisce solo un grave disagio che comporta irrequietezza, ansia, insoddisfazione e quindi pochissimo amore per la vita, che nelle cosidette civiltà avanzate sfocia nella scarsa propensione alla riproduzione.
L'Umanità non nuova a queste esperienze. Nelle Sacre Scritture si parla di Diluvio Universale, Peccato Originale, Sodoma e Gomorra, Mosè e tante altre storie ancora.
Ciò che rende maggiormente importante questo Scatto che stiamo vivendo è la conoscenza acquisita sulla procreazione.
I rappresentanti della nostra società, nelle sue diverse componenti, oggi parlano di Procreazione Assistita ma la realtà è ben altra.
La realtà è che l'Uomo oggi è ad un passo dalla sintesi chimica della cellula con tutte le caratteristiche necessarie per addivenire ad una procreazione dell'Uomo.
Siamo al Peccato Originale, nel Paradiso Terrestre, con l'aggravante che mancano Adamo ed Eva.
C'è solo un dio: Il genio malefico dell'Uomo.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 13-09-2006
Il 1989, con la Caduta del Muro di Berlino, viene ricordata come la Fine del Comunismo, la fine della Guerra Fredda, la fine dell'Impero Sovietico, la fine dei Blocchi Contrapposti e tutto ciò che ne consegue.
Nessuno ricorda quella data, Il 1989, come l'INIZIO del PREDOMINIO degli USA nel mondo.
Ma tutti i PREDOMINII si reggono sulla contrapposizione a qualcosa ed in soccorso agli USA è intervenuto Al Qaeda (o come si scrive lo spauracchio terroristico odierno).
Come il capitale, secondo la filosofia marxista, contiene in se il germe del contrasto a se stesso così la contrapposizione a qualcosa, necessaria al Potere, contiene il SEME per la riscossa dei Dominati.
Non sono certo che gli USA abbiano individuato il SEME giusto ma è certo che ci hanno indicato la strada da percorrere.
In natura non esiste equilibrio che non sia il risultato di due forze uguali e contrapposte, controllate sapientemente da meccanismi che tecnicamente si catalogano come retroazionati.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 7-9-2006
L'ultima fase liberista della storia recente finì il 17 ottobre del 19917 a Stalingrado (già SanPietroburgo), in Russia.
I liberisti si presero la rivincita con la Seconda Guerra Mondiale e nel 1977, dopo soli 60 anni, riuscirono a ristabilire le sorti per ripristinare l'ordine di inizio secolo ventesimo.
Ad un secolo di distanza siamo di nuovo nella condizione di lavorare di nuovo per una fine simile.
Ma siamo anche all'inizio del millennio ed il timore è che si ripeta un'altra circostanza: il Medioevo di inizio secondo millennio.
Se i ricorsi storici e la Velocità della Vita avessero un senso, combinandoli con le accresciute competenze dell'uomo, si può asserire che siamo al determinarsi una catastrofe sociale di dimensioni inaudite.
Intorno all'Anno Mille San Benedetto ritenne opportuno formare un gruppo di Uomini di Buona Volontà per salvare il salvabile di quanto l'Uomo aveva testimoniato fino ad allora.
Azimov immagina un certo Seldom che realizza una nuova società in una nuova galassia per salvare e tramandare le conoscenze e le competenze della società di cui lo stesso Seldom era uno dei dirigenti supremi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 31-08-2006
Chi dice: io non mi interesso di politica è un falso, un imbroglione, un nemico della società umana o, bene che vada, un vile che nuoce alla società.
Nella storia della umanità, dalle tribù alle attuali forme organizzative delle società, si è sempre teso ad evitare i sopprusi e le prevaricazioni dei singoli verso il prossimo.
Dagli sciamani tribali ai monarchi ai capi degli attuali stati democratici hanno in comune la caratteristica di essere riconosciuti tali dalla comunità che rappresentano. Anche se le varie forme di rappresentanza presentano gradi di democrazia e dittatoriali in misure diverse.
Tutte queste forme sono state ricercate con l'intento di rendere sempre maggiore il rispetto ed i diritti dei singoli componenti fino al concepimento del termine Cittadino che riassume in sé tutti i diritti inallienabili dell'essere umano.
Il disinteresse politico sempre crescente rende possibile i rigurgiti di forme più o meno dittatoriali o di rinascita di prepotenze private di singoli su quote più o meno grandi di società.
Il liberismo, ad esempio, è una forma di sfruttamento e di prevaricazione di singoli privati, organizzati in gruppi di potere, sulla società ridotta ad un terreno da sfruttare a vantaggio dei componenti del gruppo di potere ed a danno di tutti gli altri e prima di tutto lo Stato che rappresenta l'ostacolo ai predomini dei privati su quote più o meno grandi di società.
Uno dei ritrovati prevaricatori è il Liberismo.
Il Liberismo è il ritrovato che si contrappone allo Stato senza sucitare sospetti se non in pochi ma ininfluenti cittadini, giacchè in democrazia vince la maggioranza.
Grazie al Liberismo le Sette Sorelle del petrolio governano il mondo intero sostituendosi, di fatto, agli Stati sovrani.
Berlusconi diventa il "cittadino" più ricco d'Italia e gli italiani tutti "coglioni".
Le presunte prevaricazioni dello Stato nei confronti dei, cittadini inetti, inducono i cittadini, in democrazia, aritenere che maggiori libertà del cittadino producano più progressso e migliori condizioni di vita che non le restrizioni imposte dai canoni di "comune convivenza".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 30-08-2006
Il giovane lavoratore, oggi, percepisce una retribuzione media inferiore alla metà di quella percepita dello 'stesso lavoratore', 15 o 20 anni fa.
In relazione occorre tener presente che hanno un Salario Differito, la previdenza, ridotto a meno della metà, rispetto al 1990. Non hanno TFR, la Liquidazione ed infine èercepiscono una retribuzione, in busta paga, pari alla metà di quella percepita nel 1990, considerata in rapporto con il tenore di vita.
Infine non trova lavoro, pressato dalla elevata concorrenza determinata dall'automazione di molte attività umane, che ha cancellato molti posti di lavoro e reso necessario l'invenzione di altre attività, che chiamarle lavorative è un falso.
Tutto cio rende il giovane privo di dignitosa cittadinanza nella società attuale.
Sembra essere tornati al tempo delle baronie, prima della Rivoluzione industriale, in cui solo pochi individui, detti appunto nobili, avevano diritto di cittadinanza mentre gli altri erano 'zavorra sociale', mezzi di produzione.
Nello sceneggiatotelevisivo "Orgpglio" veniva definita "feccia" dal "nobile" della situazioone, il Conte Dominici.
Il tutto con un immenso degrado culturale, dal Nobile all'attuale barone.
La domanda è: che società avremo, nel prossimo futuro, se i dati di partenza sono questi?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 30- 7-2006
Ascoltando il TGR Lombardia, l'altra sera, che riferiva della discussione "ad oltranza" sulla 'Legge per la Caccia' ho accostato la caccia ad un vizio dell'Uomo.
E' vero che la caccia è l'attività più vecchia dell'Uomo ma ai giorni nostri si può considerare ancora una attività? Oppure è più simile ad un rastrellamento nazista per le vie dei paesini di campagna?
E' vero che l'Uomo deve la sua fortuna alla superiorità intellettuale rispetto al resto del mondo animale e fin da quando si alzò in piedi a dimostrato risorse sproporzionatamente maggiori delle prede determinando una lotta impari nella 'giungla' della vita, ma oggi è ancora possibile vedere la caccia come quella che fino a pochi lustri orsono praticavano non solo i nostri contadini?
Insomma non è possibile catalogare la caccia tra tutti gli altri vizi dell'Uomo, come le droghe, il fumo, l'alcol, ecc.?
P.S. ... il furto, l'imbroglio, la rapina, i reati finanziari, la bancarotta, il falso in atto pubblico, il falso in bilancio, e chi più ne ha più ne metta.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 18- 7-2006
Nello smaltire, per l'ennesima volta, dell'ennesimo sacchetto della spesa pieno di confezioni, per giunta, da smembrare per differenziare i rifiuti sono giunto alla conclusione che DOBBIAMO SMETTERLA DI PROTEGGERE gli industriali indifferenti ed egoisti oltre che nemici dell'Umanità.
Quindi chiedo al Governo, diretto da Romano Prodi, di fare si che ogni licenza di produzione, specialmente quelle di largo consumo dirette al singolo cittadino, sia rilasciata solo dietro concreta programmazione dello smaltimento dei rifiuti prodotti.
Non solo, responsabilizzare l'azienda titolare della licenza sul buon esito del programma di smaltimento proposto. In modo che se il programma non fosse concretamente e facilmente eseguibile l'azienda sia obbligata ad aggiornarlo in base alle necessità. Pena il ritiro della licenza e comminazione di multe salate.
Bisogna fare qualcosa per evitare di farci sommergere di rifiuti da questi "criminali ambientali".
Bisogna smetterla di accettare Icmesa di Seveso o Montedison di Mestre e ACNE di Brescia solo perché abbiamo bisogno di stipendio!
Bisogna far leva sugli ingendi interessi economici di questi "criminali ambientali".
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 18- 7-2006
Di fronte alle difficoltà lo scoramento è infantile specialmente se si considera che nella ruota della vita, prima o poi, arriva il nostro turno di responsabilità.
Arriva il momento di farci carico delle cose da fare per il raggiungimento dei nostri obbiettivi.
Se non si vede il "gruppo sociale" come un gruppo di lavoro dove ognuno ha il suo ruolo e le sue responsabilità, non c'è partito che possa risolvere i problemi che ci poniamo.
La PARTECIPAZIONE con la continua Presenza Attiva nei processi sociali e politici, è l'unica soluzione. ATTIVISMO POLITICO!
L'idea che i dirigenti politici gestiscono il "negozio" delle idee e gli elettori comprano in base all'attrazione della "vetrina" E' UNA IDEA FASULLA!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 30- 5-2006
Il BerlusconismoLa filosofia berlusconiana può essere sintetizzata come: se il gioco si fa duro i duri si mettono a giocare. E son fati amari per tutti.
La cultura politica italiana può essere sintetizzata nel comune sentire di tutte le persone secondo cui iuna volta "fatta la legge è fatto l'inganno".
Questa cultura ha fatto si che le leggi italiane sono tutte piene di cavilli e commi che rendono possibile, a chi si arrovella un po', l'aggiramento delle leggi senza cadere nel reato.
Con questo sistema si è connaturato, nel pensiero italico, il concetto di furbo: quello che che non si accontenta della superficialità, dell'ufficialità per approfondire tutto al fine di non stare dentro le regole che sono sempre strette.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 26- 3-2006
Il Marketing è come l'Avvelenamento
dei Pozzi, di vecchia memoria.
Come l'Avvelenamento dei Pozzi determina nuove e diverse esigenze così il Marketing mira all'insorgere di nuove e diverse esigenze da soddisfare.
Sia l'Avvelenamento dei Pozzi, come anche il Marketing si pratica all'insaputa delle vittime.
Sia l'Avvelenamento dei Pozzi, come anche il Marketing è REATO contro la Persona ed il Patrimonio alla stregua dell'aggiotaggio, dello strozzinaggio, e della Mafia. Tutti questi reati si determinano a danno dl più debole.
Basta meditare sul parallelismo che esso assume tutte le sue caratteristiche.
Bisogna proporre una legge di iniziativa popolare per regolamentare il Marketing.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 3-11-2005
Ultimamente, in occasione della Costituzione Europea, è stato affrontata la questione della religione nella costituzione di uno stato o di una istituzione politica o economica.
Se la discussione no era strumentale significa che era una cosa seria.
Tanto e vero che si è anche detto che bisogna tenere ben distinte le questioni politiche, devono essere laiche, da quelle religiose che vertono su ben altre nature.
Parallelamente è attuale la questione degli 'Stati Religiosi', che sono tipici delle culture islamiche, specialmente riferite alla congiuntura terroristica con cui si sta affliggendo la comunità internazionale.
Se due più due fanno quattro, quando il risultato non è quattro ci sarà sicuramente qualcuno che porrà delle obiezioni.
Perché lo Stato Iraniano, come tanti altri di natura religiosa, sarebbe uno Stato Religioso e quello di Israele non lo sarebbe?
Perché le ragioni di Israele sono legittime e quelle iraniane no?
Sarò ignorante ma se governo uno Stato ho con me tutto il popolo iraniano.
Il popolo è digiuno di 'Ragion di Stato' e conseguentemente fa due più due, e se non viene quattro decide contro la proposta!
Mi appello alla 'ragionevolezza occidentale' per evitare di finire nel classico culo di sacco come è sempre capitato al popolo ignaro delle 'Ragion di Stato'.
O si trova una nuova giustificazione all'esistenza di Israele o ci vorrà un'altra guerra preventiva!
Massimino Di Donato -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 3-11-2005
Comunque, il teatro prospera grazie al pubblico!
E' sempre il pubblico che da valore a qualsiasi rappresentazione. E il pubblico oggi è consumatore: non ha nessuna competenza della 'qualità' del prodotto, è IMBECILLE!
Anche perché la situazione, più che al teatro, mi fa pensare alle circostanze sociali che ho visto descrivere per spiegare i fenomeni mafiosi
Nella nostra storia conosciamo la 'rivoluzione borghese' che sostituisce il Potere della Nobiltà. Una rivoluzione lenta e incruenta, se intendiamo tale la Rivoluzione Francese.
Oggi stiamo vivendo la 'rivoluzione mafiosa'!
Il fenomeno è iniziato in America, che è diventata la prima potenza mondiale proprio grazie a questa novità: una nuova filosofia di 'governo' che ha colto tutti di sorpresa ed ha vinto.
Quante volte abbiamo detto che gli USA governano tramite i 'gangster' l'Italia?
Gli abbiamo regalato una 'cosa' che volevamo buttare e loro l'anno 'ristrutturato' e rivenduto proprio come avevamo fatto (con Colombo) con gli indiani scambiando fondi di bottiglie con gli ori.
La diatriba tra la Provincia di Milano ed il Comune di Milano è un esempio abbastanza chiaro.
I berlusconiani hanno svuotato la Scala (la Provincia governata da ombretta colli non partecipa alla Fondazione Scala), l'hanno acquisita approfittando del prezzo basso e adesso la vogliono rivendere alla Provincia facendo cassa.
In questa operazione si vede chiaramente la strategia mafiosa di questa banda di mafiosi che gli italiani hanno voluto votare ed eleggere al governo del paese.
Un altro esempio l'abbiamo avuto quando negli anni ottanta la mafia riciclato i soldi a Milano, alla luce del sole, acquistando tutto ciò che poteva acquistare (solitamente esercizi commerciali, bar e ristoranti) e rivendendo dagli anni novanta in poi approfittando dell'acuirsi della disoccupazione e lo sviluppo del franchising.
Questi meccanismi sono mafiosi, anche se possono sembrare 'normali' affari, perché caratterizzati dalla spregiudicatezza.
Caratteristica principale della filosofia mafiosa.
Altro che teatro! Come vuole farci credere 'berlunella'.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 30-10-2005
E' giusto dar fondo ai risparmi degli italiani?
Questo non è risanamento dell'economia di uno stato.
Bensì, si tratta di ripristinare una serie di privilegi arcaici e inadeguati ad una crescente istruzione ed informazione dei cittadini, oltre che ad una 'economia di mercato' basata sui consumi, per giunta superflui. Con l'andare del tempo crolla il sistema.
Il risparmio è accumulo di credito che, fornendo serenità e sicurezza, garantisce l'impegno e la solidarietà necessari ad una società per progredire compatta e determinata verso nuovi orizzonti.
Certo che gli amanti del potere, inteso come prevalenza sugli altri, accampano una lunga serie di motivazioni, a sostegno della depredazione, ma alla fine i risultati risulteranno effimeri e solo a vantaggio dei Valvassori. E solo le 'ribellioni' potranno ristabilire più corretti rapporti di convivenza.
Ciò perché il nostro prossimo potremmo coglierlo di sorpresa, avendo un vantaggio temporaneo, ma col ravvedimento pagheremmo interessi salati!
Dalla seconda metà degli anni 70 si è diffusa, con sempre maggiore insistenza, l'opinione che la distribuzione del reddito in Italia fosse sproporzionata rispetto alle 'consapevolezze' produttive, cioè, le professionalità in relazione ai meccanismi economici.
Da allora ad oggi si sono succeduti una serie di tentativi di correzione del meccanismo di ridistribuzione del reddito che, a giudicare dalla situazione attuale, non hanno sortito nessun esito.
Da ciò la ricorrenza dei vari richiami alle riforme strutturali per equilibrare i conti dello stato, e rendere l'economia nazionale compatibile con il resto della comunità economica dell'Euro.
Tra i vari tentativi spiccano quello degli anni 80, che prevedeva la diminuzione del monte salari collegato all'indebitamento dello Stato, con la tecnica dei BOT; e quella attuale del Gov. Berl. che persegue ancora la diminuzione del monte salari ma lo associa al prosciugamento dei risparmi degli italiani con l'incremento dei prezzi, specialmente dei servizi che da sempre sono considerati pubblici.
In sostanza si sono sostituiti i BOT con la 'finanza creativa' di Tremonti che prevede la 'carota' del la diminuzione delle tasse a fronte del 'bastone': lo smantellamento dello Stato Sociale caricando il cittadino dei costi per l'acquisizione di tutti quei servizi garantiti precedentemente dallo Stato. Si prosegue sempre con la stessa idiozia che portò l'Italia alla bancarotta del 1992! Questa operazione è stata resa possibile grazie alle privatizzazioni.
Se è vero che la 'gente' non è stupida, anche se appare tale, sono stupidi i governanti che si gratificano con soluzioni parziali, rimanendo convinti di aver trovato la soluzione dei problemi giacché hanno ottenuto l'approvazione dei cittadini.
Nella storia ci sono vari esempi di periodi simili. Lo stesso Medioevo ci può illuminare sulla questione. E l'unica soddisfazione possiamo trovarla nel fatto che dopo il Medioevo c'è stato il Rinascimento.
E' vero che gli americani, che sono il nostro 'faro', ci dimostrano che il 'liberismo' è la strada migliore, ma gli americani non conoscono il Medioevo!
La cultura europea non può permettersi di adottare pedestremente le tecniche americane, avendo l'esperienza medioevale. Fa la figura del Vecchio rimbambito vittima dell'inesperienza del bambino.
Forti della nostra storia dobbiamo essere capaci di evitare le tecniche imbonitrici suggerite dal 'marketing' perché sono solo foriere di sfruttamenti e sottomissioni da parte di forze economiche a spese di altre e di aree economiche a spese di altre aree, come attualmente sta succedendo con la politica USA sostenuta dalla 'guerra preventiva'.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 5-10-2005
Siamo alle solite!
Anche il sindaco di Meda è al servizio 'cavalleresco' del governo-berlusconi nel mettere le mani nelle tasche degli italiani, in vece sua.
L'ennesima occasione è quella della raccolta differenziata del vetro, a Meda.
Per l'occasione il Sig. Sindaco ha diffuso una raccomandazione, ai cittadini medesi, affinché si facciano carico anche di questo servizio, come se non avessero altre incombenze.
In effetti chiede ai cittadini di sostenere, ancora una volta, l'industria ed il commercio della plastica acquistando i bidoni, privati, per la raccolta differenziata del vetro.
Questo sempre per ridurre l'inquinamento! Giacché l'industria della plastica non inquina, secondo il sindaco, forse.
Quindi sollecito il Sig. Sindaco ad adottare una soluzione più onorevole per una Istituzione che deve essere esempio di decoro e non di spregiudicatezza.
Massimino Di Donato - Meda -
Credo che il Sig. Sindaco avesse fatto cosa buona se nella lettera avesse spiegato perché a meda non sono in uso, come in molte altre città, i 'cassonetti' per la raccolta dei rifiuti, anziché mantenere il sistema dei sacchi ammucchiati nelle pubbliche vie finanche l'ora di pranzo.
Il decoro della Città non conta! L'importante è caricare di spese il cittadino in maniera che i meno abbienti sia in tali difficoltà che a chiunque sia evidente la sua condizione, e l'antico ordine sociale sia ristabilito.
Che piaccia o meno questo è il futuro: Se lo mettano bene in mente i cittadini!
Sempre più i servizi pubblici saranno scaricati sul cittadino: questo è il liberismo berlusconiano! Finché le sue teorie saranno suffragate dal popolo.
Questo è il sistema suggerito dalla filosofia liberista.
Usare la tecnica del cacciatore: mirare sempre all'ultima anatra del gruppo per non allertare le altre!
Così fanno lor Signori. Intervenire con riforme meno appariscenti possibile per non rìallertare l'attenzione dei cittadini, attendere l'assuefazione alla novità e poi intervenire altra 'riforma', in un settore diverso dal precedente per evitare connessioni di sorta.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2-10-2005
15° Congresso CGIL 2005
Ho notato con piacere l'unità su un solo documento ma questo fatto mi ha fatto constatare anche che spesso sono i momenti di crisi grave che spingono ad unire le forze per meglio riuscire ad arginare i gli attacchi che giungono dal Padronato.
Mi viene in mente la frase di un lavoratore alla manifestazione del 3 marzo 2002, che disse 'i datori di lavoro oggi, sono così stupidi che andrebbero proprio chiamati padroni!'.
Sembra che noi italiani siamo rimasti all'ante ventennio fascista: gretti e miopi oltre ad essere egoisti e vili sfruttatori.
Le uniche vie d'uscita dalle secche che riusciamo a trovare sono le oppressioni e le sottomissioni totali, come stanno facendo i 'padroni' adesso, ad incominciare dal berlusconi che è stato il capostipite fin dai primi anni 80, facendo credere di assicurare un reddito, a chi era senza lavoro già allora, facendole spogliare in televisione o il rappresentante di commercio.
La crisi che ci sta investendo deriva tecnicamente dall'automazione dei sistemi produttivi.
E' su questo fattore che ha fatto leva tutta 'l'imprenditoria' per produrre di più a minor costo.
Il fattore principale sta' nella concentrazione delle professionalità in seno alle macchine che quindi si possono impiantare dove è più conveniente dal punto di vista economico.
Ciò è reso possibile dalla scarsa incidenza delle capacità umane nel processo produttivo. In effetti la nostra crisi deriva dall'essere in concorrenza con il terzo mondo nonostante la nostra posizione di Settima Potenza Economica del Mondo.
La nostra imprenditoria è stata cosi miope, e quindi fascista, da non accorgersi, negli anni 70 che si stavano sostituendo le attività primarie che fino ad allora vigenti.
Mi riferisco alle tecniche di automazione ed alle loro fonti di 'alimentazione'. Già allora (anni 70) il Sessantotto criticò lo Stato per lo scarso impegno nella ricerca e nello sviluppo.
Dopo quarant'anni siamo punto e d'accapo!
Ci troviamo a fare i conti con la globalizzazione, che è strettamente connessa all'automazione, ed è l'altra fonte di guai perché derivante dalla scarsa capacità imprenditoriale della nostra cultura.
Noi preferiamo 'parassitare' le ricerche altrui per fare affari anziché creare innovazione: siamo i soliti furboni!
Non nego che spesso ci è andata bene: basta riferirsi al dopoguerra quando con la divisione del mondo sfruttammo le due scarpe, USA e URSS, per fare la nostra fortuna. Ma, come di solito capita ai furbi, non ci accorgemmo, con Gorbaciov, che il vento stava cambiando!
Fu questo il nostro grave errore! (mi riferisco all'Italia). Anziché prendere provvedimenti per evitare il problema, Kraxi con il suo governo preferì sfruttare il momento per fare la sua battaglia contro il PCI ed i Comunisti.
Non c'è dubbio che al momento, gli anni 70, gli italiani ed il movimento dei lavoratori avevano raggiunto una condizione economica di rispetto e che questa condizione andava messa a frutto. Ma lo Stato anziché suggerire agli italiani come far fruttare le risorse accumulate decise di rubargliele per regalare ad amici, figli e nipoti!
E' per questa strada che giungemmo alla situazione del 1992, con l'Orlo del Baratro. Ve lo ricordate?
Siamo ancora in quella situazione!
Con l'aggravante che non c'è più chi, allora poteva, dirci quale era la strada giusta.
Oggi tutti parlano di Liberismo come una epidemia da cui non si può sfuggire. Tutti dicono che lo Stato deve essere 'alleggerito' dai fardelli dello stato sociale per essere più libero di favorire i rapporti fra gli operatori economici.
Quali? Ed in che modo?
La società italiana non è una giovane società tutta intenta a fare e truffare come ad esempio quelle del nuovo mondo.
L'Italia è fatta di varie ed antiche culture che spesso danno per scontato alcune questioni pratiche che credono risolte nella storia, e guardano oltre, verso condizioni di maggiore serenità collettive.
Ma per rendere raggiungibili questi obbiettivi occorre che la società, tutta, viva una condizione di serenità. Che i furboni, sfruttatori delle distrazioni altrui, a fini egoistici e malefici, siano resi impotenti.
Conclusione: occorre sopperire alla scarsa imprenditorialità degli italiani con l'intervento dello stato.
Il nostro errore principale è nella privatizzazione che ha dato in mano agli avventurieri buona parte delle attività imprenditoriali della nostra società.
Noi bisogna fare l'inverso!
Ma non come si fece negli anni 60 con la statalizzazione dei settori strategici e trainanti, bensì con l'acquisizione.
Bisogna stabilire il diritto di prelazione da parte dello Stato su tutte le aziende, del settore strategico, che mostrano cattive condizioni gestionali e minacciano o arrivano alla chiusura delle attività.
Solo così si può contrattaccare l'offensiva 'padronale' in atto dalla fine degli anni 70 ad oggi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 22- 6-2005
Cari, tutti,
credo che la domanda di Mauro ".... ma potremo mai
sperare in qualcosa del genere per noi Italiani??" trovi un no.
Sarò un pessimista ma, appena si scopri la via di uscita nello sviluppo della Microelettronica, a metà anni 70, l'America (visto che la "k" non piace a Mauro) incominciò il "gioco duro".
La fine dell'Era industriale, la delocalizzazione delle produzioni automatizzate, la fine del ruolo "asfissiante" della manodopera nelle attività e la Globalizzazione, resero possibile l'avvio dell'era liberista che restava in mano ai detentori del "sapere come", l'Amerika (mi perdoni Mauro).
Nel 79 il Ministro delle Telecomunicazioni, Vittorino Colombo, scriveva pressappoco così: "... l'Italia non è in grado di supportare la tecnologia delle di centrali telefoniche elettroniche e quindi i progetti in tal senso devono essere abbandonati ...". Il riferimento era la Sit Siemens (poi Italtel) che aveva realizzato progetti di centrali telefoniche elettroniche con l'appoggio della SGS Ates di Settimo Milanese che realizzava circuiti integrati VLS, cioè i Micoprocessori necessari a tali scopi.
I giochi si decisero allora.
Dopodiché arrivarono i robot alla FIAT, Gorbaciov, il muro di Berlino, la lega, il PDS, berrlusca e l'imbecillità sociale che ci domina oggi.
Il Rinascimento è ancora lontano.
Noi oggi dobbiamo seminare.
Lavorare e pregare che ci vada bene, così nel '400 potranno raccogliere!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 16- 6-2005
Cari, tutti,
credo che la domanda di Mauro ".... ma potremo mai
sperare in qualcosa del genere per noi Italiani??" trovi un no.
Il motivo sta nel fatto che, soddisfatte le nostre esigenze al culmine "dell'era industriale", ci siamo seduti sentendoci appagati dai passi fatti grazie ad altri, specialmente.
Ora nessuno è più disposto fare qualcosa solo per capitalizzare o per mantenere le posizioni: ci sembra sprecato ed inutile.
Siamo come quelli che hanno avuto un regalo: non hanno coscienza del suo "valore".
Crediamo che il giocattolo si ottiene pestando i piedi o piagnucolando.
Se qualcuno ci dice come costruirsi il giocattolo gli rispondiamo che è vecchio, retrogrado e poco informato.
Non ci rendiamo conto che abbiamo perso molte competenze, senza le quali siamo degli esseri Vuoti impotenti ed alla mercé degli altri.
Basta guardare TV, consumi e comportamenti "politici".
Un paese che si fa rappresentare dall'attuale primo ministro italiano e non "mostra" nessun lato positivo della sua società in cosa può sperare? In nulla!
Intorno al Duemila la Fiat era già in grande crisi da cui non si intravede ancora nulla.
Ma questo è sempre dovuto al fatto che seguiamo il Modello americano: non riusciremo ad avere un ruolo nel loro gioco!
Speriamo che non si debba scendere ancora più in basso per avere le "esigenze" per aguzzare il nostro "ingegno".
Si dice che quando l'acqua tocca la gola tutti imparano a nuotare! ... quelli che vivono ...
Mi viene in mente Azimov.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 12- 6-2005
La nostra società è quella post-industriale, in cui le attività tradizionali dell'Uomo sono state "passate" alle macchine automatiche: i Robot.
Attualmente la nostra società sta evolvendo verso la società "robotizzata", ne è dimostrazione la quantità di macchine automatiche che stanno invadendo i vari settori sia produttivi che di servizio.
Non è più il tempo in cui la fantasia poteva scherzare con i Robot, come faceva Alberto Sordi al cinema con la cameriera-robot. Adesso le "cameriere-robot" sono realmente in commercio, sono state presentate in varie Fiere Mondiali del settore.
Tutto questo ci ha "regalato" tanto tempo libero che un gran numero di attività umane sono basate sulla produzione del "futile": oggi è diventato "vitale" l'animale di compagnia.
Intorno all'"animale di compagnia" si è fondata un'industria che occupa parecchie migliaia di lavoratori: nei supermercati ci sono i settori del mondo animale, i parrucchieri per animali, i veterinari sono cresciuti di numero superando i dentisti, in televisione ci sono le "stelle della comunicazione" che intrattengono il pubblico parlando di animali da compagnia.
E ciò nonostante il mondo della insoddisfazione cresce sempre di più.
Da ciò è comprensibile come e perché le varie organizzazioni sociali tradizionali come il sindacato sono diventate inadeguate alla nuova situazione socioeconomica.
E' per questa ragione che sempre più spesso noi sentiamo dire dalla gente che il sindacato non fa più l'interesse dei lavoratori, i partiti non svolgono più il loro ruolo: la politica è assente ed ha lasciato il "campo" ai fantasiosi "berlusconi".
Va riconsiderato tutto, o forse è meglio dire che vanno ricreate quelle strutture di aggregazione ed organizzative della società, che fino a ieri ci hanno aiutato ad affrontare le varie problematiche sociali e politiche.
Su questo piano siamo in una fase di ricerca, ancora, e di conseguenza si vedono un gran numero di "stregonerie", vecchie e nuove, che popolano il mondo politico ed il nostro modo di essere.
Naturalmente anche i modi di interpretare i comportamenti umani non valgono più. Non è più sufficiente il modo superficiale di analisi della società, adottato fino a qualche decennio fa.
In questo tipo di società occorre considerare molti più parametri per tracciare un'immagine della società.
Occorre affinare "l'ascolto", o il modo di "confessare" l'Uomo.
I desideri e le aspettative sono molto nascosti nell'inconscio delle persone, al punto che spesso, quando si indovina una aspettativa le persone restano sbalordite nel apprendere di avere simili tendenze. Non credono a tali affermazioni, che comunque, vengono confermate dalla realtà: "comprano" ciò che gli viene proposto, acriticamente.
Questi risultati vengono ottenuti con il cosiddetto "marketing", la scienza del proporre il Consumo. La tecnica di costruzione di un mercato di consumo per grandi masse di consumatori.
Anche il "marketing" è frutto dell'industrializzazione matura. Di conseguenza dalla fase postindustriale in poi, con lo sviluppo dei consumi, diventa insostituibile la pratica del Creare le Quote di Mercato per riuscire a tenere adeguatamente alto il livello dei consumi a sostegno dell'Economia.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 1-05-2005
La società è in una fase di confusione di ruoli. Vittima delle proprie conoscenze con cui sta trasformando l'ambiente terrestre in cui era ormai abituato a vivere, costruendo ed attribuendosi dei ruoli precipui ad ogni esigenza.
La donna, da qualche decennio a questa parte, sta subendo questo disturbo che la induce a pretendere dall'Umanità un comportamento al femminile.
Senza rendersi conto che così facendo distrugge la diversità da cui era appagata e quindi se ne lamenta.
Non ci sono più gli uomini di una volta. Si sente ripetere spesso dalle donne.
I maschi pensano lo stesso ma non lo dicono.
Il tutto si evidenzia con un dissolvimento della società che non riesce a sopperire alla perdita delle regole dettate dalle esigenze con altre confacenti alla nuova situazione da "Paradiso Terrestre".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 7 -4-2005
L'esito delle elezioni regionali del 3 e 4 aprile 2005 dimostrano, ancora se ce ne fosse bisogno, che la questione morale avvertita da Enrico Berlinguer all'avvento del craxismo, e ancora attuale.
La spregiudicatezza nella Politica serve solo come paravento a chi teorizza che a furia di imbrogliare i cittadini, questi si ravvedano della loro ingenuità.
In realtà resta un'opportunità per sfruttare la fiducia dei cittadini, da parte di criminali travestiti da operatori economici che approfittano delle correnti di pensiero occasionali per fare affari a danno delle istituzioni e della società.
Certo è che queste occasioni sono la dimostrazione della precarietà della Democrazia ma appunto per questo occorre che le costituzioni devono prevedere la protezione degli Istituti democratici a garanzia per i cittadini e contro i pochi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 26 -3-2005
Come il "religioso" scoraggiato bestemmia
, il cittadino vittima della "politica" clientelare, "bestemmia" protesta contro lo stato.
La dimostrazione lo troviamo nei nostri atteggiamenti quotidiani.
Il terremotato che si lamenta per il ritardo o l'assenza degli aiuti, il disoccupato cronico che si lamenta dello stato che "non fa niente", il pensionato con integrazione al minimo della pensione che chiede, rabbioso, come si possa vivere con quei pochi soldi e via dicendo.
Chi vuole ed e capace di sfruttare questi atteggiamenti li alimenta presentandosi, come "altro", rispetto ai governanti, facendo leva sulla stessa ignoranza, che induce alla bestemmia in tutti i sensi.
Chi non e capace o non vuole sfruttare l'ignoranza è combattuto tra la speranza del rinsavimento del cittadino e la certezza che ciò è utopistico.
Vedere il caso della mafia in Sicilia.
Ad esempio la carenza di acqua.
Sembra vero che i siciliani sino divisi in quelli che sanno e quelli che non sanno.
Quelli che sanno non intervengono perché il loro lavoro consiste nel rifornire di acqua chi ne ha bisogno.
Quelli che non sanno non sanno neanche come aver voglia di fare qualcosa per garantire il buon funzionamento degli acquedotti.
L'esempio dell'acqua in Sicilia è molto eloquente ma esistono molti altri atteggiamenti "italiani" nella nostra cultura.
Ad esempio la pretesa, molto diffusa in Italia, di avere tutto dallo stato.
Il paradosso è che i pretendenti, nella protesta, decidono ad esempio di votare i berlusconi o i fascisti o comunque evocare le dittature, credendo che esse risolvano i loro problemi.
E se si riesce a fargli capire che quelle soluzioni non servono al loro caso, rispondono che comunque tolgono il potere agli altri che non gli hanno dato ciò che sperava.
Come si vede è proprio un problema lascia le armi in mano agli esasperati o, per convesso, è pericoloso esasperare chi ha le armi in pugno.
Non serve a nulla dire, poi, che è un pericolo o che sono atti inconsulti.
Un po' come lamentarsi degli antifascisti che, a guerra finita, continuavano a vendicarsi nei confronti dei fascisti.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 24 -2-2005
Nessuno ha mostrato di avere la soluzione
e la volontà di fermare la scure che continua a taglieggiare diritti e status acquisiti dagli italiani.
Piuttosto sembra aleggiare sempre più apertamente la tesi di Montanelli: "gli italiani hanno bisogno di essere 'vaccinati'".
In queste situazioni non è facile frenare le spinte all'egoismo ed all'individualismo. Si può ottenere qualcosa, ma non molto, solo scendendo dai piedistalli per coinvolgere pazientemente gli altri nelle decisioni.
Ma con chiarezza e crudezza di espressioni. Usando i motivi reali, veri, per cui occorre 'resistere'. Invece di farsi affascinare dagli eufemismi per indorare le pillole o usare i fraintesi per strappare i consensi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 4 -2-2005
il grande talk educational@rai.it
Guardando "Il Grande Talk" con Piero Angela, come ospite, mi è stato evidente la differenza tra le trasmissioni di Piero Angela e le altre, come la vostra, è nella serietà.
Guardando, ad esempio, la vostra trasmissione è chiaro che l'unico vostro scopo è di mantenere la confusione nella gente parche nella confusione c'è preda per tutti: per voi tutto ed il contrario di tutto è uguale se fa odiens. Si da l'idea che non ci sia nulla di serio nel mondo: tutto è plausibile se produce denaro.
L'unica soddisfazione resta la vostra!
Guardando i programmi di Piero Angela ci si soddisfa di conoscenze, come dice lui. Anche nella consapevolezze che non si ha gli strumenti di verifica di ciò che Angela racconta. Si prende come ipotesi molto verosimile, non stride con i pochi elementi "testuali" di storia che abbiamo e ciò basta.
Angela non chiede, dà. Ha vinto anche nei confronti di Berlusconi: i miei figli cresciuti con le TV private non hanno subìto deviazioni grazie a Piero Angela ed a Quark. È per questo che gli rendo meriti, per quel che posso.
Voi, invece, chiedete! In mano non ci resta nulla perché sarà demolito nella puntata successiva.
Non so se Angela sia sincero, buono o onesto, a me basta che nel tempo non mi ha mai deluso. Pur in questo mondo di lupi.
Massimino Di Donato - Meda - Milano
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 3 -2-2005
I mezzi d'informazione devono smetterla
di commettere reati di falso ideologico contrabbandando cialtronerie come tavole rotonde e tribune politiche come informazione.
Se si vuole fare informazione su questioni scientifiche bisogna fare ascoltare ai cittadini i confronti tra gli scienziati.
Scusate se disturbo voi per un argomento che non Vi tocca.
Che senso ha divulgare le opinioni dei politici per favorire la formazione di una opinione che deriva dalle cognizioni scientifiche. E' un grande controsenso. Specialmente quando nelle stesse trasmissioni i giornalisti citano la scarsa informazione.
Per dare modo ai cittadini di farsi una opinione su questioni scientifiche non si deve propinare giaculatorie tra politici bensì fargli ascoltare i confronti tra scienziati.
Il cittadino ha diritto di avere notizie di prima mano e non quelle rigurgitate dai politici, specialmente se sono politici della mia parte politica.
Nella prossima campagna referendaria "dovete" bandire i politici dalla TV. Per spiegare la procreazione assistita dovrete usare solo scienziati. Fare informazione sanitaria.
Massimino - Meda - Milano
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2 -2-2005
Siccome credo che l'esperienza di vita di Trentin
Bruno sia meritevole di grande rispetto concludo che sia vero ed importante tutto quanto lui dice nell'articolo comparso oggi 2-205 su l'Unità.
L'articolo mi ha destato molta preoccupazione. Ho pensato che probabilmente nel centrosinistra si stanno facendo delle cose che sono dettate più dalla necessità di una propaganda elettorale aderente all'imbecillità odierna che alla soddisfazione delle aspettative di un paese "disarticolato" nel tessuto sociale.
Leggendo l'articolo il pensiero è corso subito alla questione dei Radicali. L'idea che mi sono fatto dei radicali è quella che mi ha evocato Pannella. Sono abruzzese come lui ma di cultura borbonica anziché clericale (della Santa Sede) come sono le province di Teramo e dell'Aquila.
Ma ho ben chiaro in mente quello stereotipo di abruzzese: egoista, cinico, carrierista, infingardo e ricattatore. Oltre ad essere odioso per il carattere radicale delle sue idee: "o così o pomì".
La cosa che mi preoccupa di più è la ricomparsa di Marini, ex segretario del PPI, che parla in suo favore. Forse perché non ho mai apprezzato la simpatia del PPI più verso RC che verso i DS. Non è gelosia! E' cosa ben più significativa: la mania del sorpasso.
La "mania del sorpasso" è il problema del Centrosinistra oggi: mi sembrano tutti delle Vedove Nere non fanno l'amore per paura di essere fagocitati dall'amante.
E quando qualcuno cerca di svincolarsi fa la fine di Rutelli (ex radicale): confondono i fischi con i fiaschi e allungano il passo oltre la lunghezza della gamba.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 27 -1-2005
Il richiamo dell'articolo di Giorgio Bocca
sull'Unità di oggi, 27 gennaio 2005, sintetizza la situazione italiana oggi, con il fatto che lo stato, quello italiano, è stato ulteriormente demolito dal governo Berlusconi.
Ieri sera risentivo il discorso del Giudice Borsellino in cui affermava che la Mafia nasce nel pensiero del cittadino che non si riconosce nella comunità in cui vive e quindi nello stato, e di conseguenza agisce contro di esso.
Mettendo assieme questi concetti mi sono chiesto: "ma allora, Berlusconi è mafioso?".
Se così fosse, tutti quelli che l'hanno votato con cognizione di causa sarebbero mafiosi?
Ma, allora, gli italiani sono, in maggioranza, mafiosi?
Avevano ragione gli svizzeri a pensare che gli italiani fossero mafiosi? (lo sentivo dire quando ero emigrato in Svizzera).
Borsellino nel suo discorso, associava il mancato riconoscimento nello Stato alla "questione meridionale".
Forse significa che nella "costruzione degli italiani" si è ribaltata l'idea di Garibaldi?
Abbiamo annesso il Nord al Sud anziché il Sud al Nord come pensava Garibaldi?
Non può essere che cosi, se oggi ci ritroviamo con uno Stato distrutto.
Ha ragione Berlusconi quando dice che i Comunisti sono pericolosi perché non vogliono questo Stato di cose.
Loro, i Comunisti, sono stati sempre contro la Mafia!
Massimino Di Donato - Meda - Mi
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 11 -1-2005
Riflettendo sulle circostanze che portarono il Fascismo al potere in Italia si può dedurre che il fatto testimonia il carattere della prima espressione democratica dell'Italia.
Anche se, ufficialmente ed anche praticamente, Mussolini ebbe l'appoggio del potere economico italiano, le grandi famiglie industriali da Agnelli a Pirelli ed altri, bisogna altresì riconoscere che la fiducia a Mussolini fu data in virtù del grande consenso popolare che riusciva a suscitare.
In effetti il Fascismo godeva l'adesione sincera di una grande maggioranza degli italiani oltre a quella parte di "opportunisti" che aderivano al fascismo perché obbligati dalle circostanze.
Oggi, anno 2005, alla luce di quanto sta succedendo dalla fine dell'"era industriale", circa gli anni 1980, si può affermare che la democrazia italiana non ha fatto rilevanti passi avanti.
La coscienza sociale, cioè quella derivante dalla ragione, che guarda lontano verso il futuro e che non decide in base a circostanze contingenti, è molto limitata sia come sostanza che per diffusione tra le persone.
Sia nel caso del fascismo che oggi la democrazia, in Italia, viene intesa come aggregazione di consensi attorno ad un'idea che nasconde l'obbiettivo di una rivalsa. Una rivendicazione di diritti (ingorgando i doveri) e non la ricerca della convivenza tra idee diverse o addirittura opposte.
Questo fu il fascismo e questo è oggi la battaglia tra berlusconiani (non si può parlare di Centro-Destra) e Centro-Sinistra.
Sia in un campo che nell'altro le motivazioni sono dovute al "contro qualcosa" anziché "per qualcosa". E ciò è dovuto sempre alla mancanza di una coscienza della condizione vissuta dalla nostra società.
La condizione italiana è dovuta al fatto che la nostra società è costituita prevalentemente da "prestatori d'opera" anziché da operatori socio-economici. L'arte del sorprendere è quella più praticata dagli italiani.
Mussolini sorprese gli italiani assetati ed affamati del primo dopoguerra, la Democrazia Cristiana sorprese gli italiani affamati dal fascismo e dalla seconda guerra mondiale, il P.C.I. sorprese gli italiani affamati di benessere durante il Boom economico degli anni 1960, il Craxismo-berlusconismo sorprese gli italiani al momento della deindustrializzazione. E siamo ai nostri giorni.
La prima volta che senti parlare di deindustrializzazione stavo chiudendo il giornale la sera del giorno che pubblicavamo la nomina di Gorbachow a presidente dell'Unione Sovietica.
La mi prima riflessione fu: "ma che idiozia è questa? Come si può vivere senza il prodotto industriale, oggi?".
La risposta, non ancora completa, è arrivata col tempo. Pressappoco, la deindustrializzazione va intesa come la diversificazione della produzione per il fatto che essa è fatta dalle macchine anziché dagli uomini: gli uomini che si occupano di produrre nell'industria diventano una esigua minoranza nella società. E quindi non determinano più la denominazione.
Siccome la maggioranza delle persone si occupano di lavoro secondario, terziario e "nuovi lavori" detti anche di servizio alla persona, la società oggi è chiamata "terzista". Insomma non lavora più per se bensì per gli "altri".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 10 -1-2005
Obiettivo: rilevare i target commerciali di Meda.
- individuare tutte le motivazioni all'acquisto per un individuo.
- Stilare un ordine di importanza generale.
- Suddividerli per gruppi di affinità.
- Stilare un ordine di importanza all'interno dei gruppi.
Individuare le fasi di raccolta secondo un ordine gerarchico delle motivazioni all'acquisto.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 10 -1-2005
Prima di lanciare una campagna occorre individuare il TARGET del mercato che interessa.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 10 -1-2005
Quando, su questa lista, ho letto le "invettive" nei confronti dei partiti ho spesso risposto che dietro ai partiti ci sono gli attivisti e gli elettori.
La domanda che mi pongo, però è: come facciamo ad andare d'accordo da R.C. alla Margherita se non riusciamo ad essere d'accordo tra P.P.I e UDEUR? Tra D.S. e R.C.?
Si possono capire tante distinzioni ma non dobbiamo offenderci, vicendevolmente, adducendo finte motivazioni.
Ognuno di noi deve tener viva la memoria!
La storia dei Partiti italiani possiamo la possiamo trovare anche nelle librerie. Dalla D.C. al P.C.I. cerano tanti partiti ed una infinita di idee. Però non tutte legittimabili nella logica maggioritaria, bensì con la logica della "poltrona".
Alla stretta finale, poi, ognuno di noi tirerà le proprie conclusioni ... cercare una nicchia nell'area del vincente.
Caro UDEUR, la metà del Centrosinistra (che è la sinistra) voterà Prodi nel 2006.
Non credere che hanno perso la memoria! Sono semplicemente coscienti del "che fare?".
Chi non ha votato per la coalizione perdente ha votato per quella vincente. Ci piaccia o no!
Poi, è del tutto inutile fare i giri, tondi o quadri che siano.
Il contadino dice: "in agosto si raccoglie!". Chi c'è, c'è.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 8 -1-2005
Per attivare una campagna promozionale occorre:
- individuare il "TARGET" di mercato.
Berlusconi è come il Tsunami: la seconda ondata è la più disastrosa! ... ma noi eravamo stati avvisati!
RAI: "Nessuno Vi conosce come noi". ... e' per questo che ci propinate la TV spazzatura?
B: "la cultura degli italiani è appena della Media Inferiore". ... ha ragione. Solo dagli anni 60 l'Italia cerca di elevarsi dalla cultura 'Elementare' e già negli anni 70 Craxi e Berlusconi gli sbarrarono la strada.
Con mille "stratagemmi", nuove false promesse e grandi illusioni.
Con la scolarizzazione diffusa si pensò essa bastasse per scalare la "società". Comunque che bastasse un "Titolo", anche senza concreta coscienza sociale.
Non si capì che la competizione sociale si portava, con la scolarizzazione, a livelli più alti piuttosto che divenire più "facile" o più a portata di mano.
In sostanza: la scolarizzazione non modifica la struttura piramidale dell'organizzazione sociale, bensì acutizza la competizione per la conquista dei "posti".
Va considerato però, che la scolarizzazione ha sempre un effetto diverso sull'individuo in funzione della cultura familiare.
Il cittadino "politico" nasce in famiglia, cresce in cortile e si forma ed informa nella Scuola.
L'assenza, sempre crescente, della famiglia peggiora sempre di più la cultura di una società, anziché migliorarla, perché senza la famiglia la cultura diventa una conoscenza senza coscienza.
L'attuale "cultura" è il frutto della reazione del potere alla scolarizzazione di massa.
Alla fine degli anni 70 qualcuno si accorse del frutto della Prima Scolarizzazione e riuscì a far intendere al Potere di allora quale doveva essere la mossa vincente. Si chiamava Craxi.
La mossa consisteva nel tacere sull'assenza della famiglia (in modi subdoli) e lasciando credere che la scolarizzazione non fosse risolutiva dei propri problemi.
Il risultato: oggi l'abbandono scolastico è tornato a crescere.
Conseguenza: la scuola "produce" operai per ogni attività manuale o intellettuale che sia. Se si vuole altro bisogna scegliere oculatamente ed a caro prezzo la scuola giusta.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 4 -1-2005
La caratteristica più evidente del fascismo è la spocchiosità e lo "spirito di corpo", detto anche superomismo.
Lo si capisce dagli atteggiamenti tenuti da Mussolini, in primo luogo, e dettati ed insegnati persino ai bambini fin dalle suole elementari, nelle attività sociali istituite ad arte.
In seguito è possibile riscontrare tale caratteristica in tutte le altre azioni, da quelle squadristiche a quelle politiche e militari
Basti ascoltare le canzoni diffuse all'epoca, militari e non; riflettere sulla la personalità del "maschio fascista", "sciupafemmine"; pensare alle motivazioni addotte alle varie guerre ingaggiate, tener presente la derisione dell'avversario politico praticata con la somministrazione dell'Olio di Ricino, che procurava una totale ed irrefrenabile diarrea che non dava neanche il tempo di togliersi i pantaloni o sedersi sulla tazza del bagno.
Ricordo una scena di un film in cui la vittima dell'Olio di Ricino, rientrando a casa nella condizione in cui era caduto cioè se l'era fatta addosso, fa scoppiare a ridere il figlio, tra lo sgomento di tutta la famiglia.
E' importante inquadrare questa caratteristica perché è una caratteristica notevolmente diffusa tra la gente denotando un "fascismo" latente anche se raramente le culture gli concedono lo spazio ottenuto negli anni venti, alla fine della grande guerra.
Questa caratteristica è stata molto evidente in Craxi, specialmente nei confronti del P.C.I. che era il suo avversario principe giacchè i Comunisti erano gli unici sensibili a tale caratteristica.
Dando per assodato la alleanza tra Craxi e Berlusconi, allora occulto "braccio economico" di Craxi, diviene chiaro e logico perché Berlusconi oggi pratica, insegna e promuove, la spocchiosità, lo "spirito di corpo" ed il superomismo moderno fatto di lifting e trapianti, di capelli in primis.
Vale la pena notare che anche B. teme molto il Comunismo Italiano, proprio come Craxi.
Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2 -1-2005
Nel centrodestra vige il "gioco di squadra", "la verità siamo noi".
Nel Centrosinistra c'è ancora l'accoglia di furbi: dietro ogni distinguo o emendamento, si cela l'interesse privato egoistico.
Nel Centrosinistra ci sono ancora molti PARASSITI che vivono bene indifferentemente da chi comanda.
E' un po' la caratteristica del cittadino di centro e di destra: solitamente è un individuo ambizioso oltre che cinico, falso ed ipocrita.
Lo si capisce bene dai discorsi di B.. tutti al limite dell'assurdo, del paradosso ed al limite del ragionevole che resta ragionevole solo perché il "gioco di squadra" induce tutti gli altri a sostenerlo. Il senso di critica è limitato all'interesse privato.
Contrariamente al Centrosinistra dove il senso di critica è molto diffuso: esteso specialmente all'interesse privato.
Sembra che il cittadino medio sia più incline ad affidarsi a se stesso: alla sua ambizione ed al suo cinismo nascosto, all'opportunismo.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 27 -12-2004
Caratteristiche umane che conferiscono indirizzi politici.
Le motivazioni politiche.
Le idee
La gerarchia nelle idee dell'uomo.
L'Istinto.
La Ragione.
Il concetto di "Prossimo" nell'Uomo.
La protesta.
L'opportunismo.
Tutto ciò che ruota intorno alle opportunità differenzia le varie personalità degli uomini.
La misura dell'opportunismo discrimina l'elettore di "destra" da quello di "sinistra".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 19-12-2004
Caro Direttore,
leggendo l'Unità, oggi (domenica 19) come quasi sempre, sono caduto nella solita depressione da impotenza che induce la grave idea che tutto sia irrecuperabile.
Al che mi sono chiesto se chi legge il Giornale, e suoi pari, subiscono le stesse conseguenze oppure no. A giudicare dai titoli di quei giornali, che qualche volta non riesco ad evitare, probabilmente no. Perché?
Forse perché "gli altri" sono più inclini a credere nelle "favole" e quei giornali si prodigano per non irritarli con argomenti scomodi: il sorriso a 64 dente, le dichiarazioni soddisfatte e ottimistiche, condite con il sale delle derisioni degli avversari.
Assumendo che non voglia cambiare fronte per vivere nel Paradiso Terrestre, mi domando se possa essere possibile impostare un "Buon Giorno" improntato all'ottimismo anche su l'Unità?
E' vero che il portavoce è dipendente delle voci e che nel Centrosinistra provengono da chi si deprime o vuole deprimersi a rileggerle, però si potrebbe anche interpretarle in senso "ottimistico"!
Non è poi così scandaloso.
Anche i medici, pur di far vivere (se non altro) meglio una malattia si mettono persino il naso da Clown.
Non dico di nascondere la verità ma si può adottare una scala di priorità più confacente alla giornata. Un giornalista, qualche tempo fa, mi disse che il cittadino compra il giornale ogni mattina per avere le idee da usare durante il giorno.
Perché dargli delle idee pesanti che lo inducono a lavorare male tutta la giornata?
A me non fa piacere sapere che ogni candidatura politica è frutto di liti all'ultimo sangue (vedi Puglia).
Mi fa più piacere sapere che il "barbone" di Cascina Vecchia ha deciso di aderire alla proposta di votare l'Ulivo rinunciando al pranzo di Natale offerto da Albertini. Mettila in Prima Pagina.
Poi con l'inchiostro simpatico scriviamo tutto il resto che sarà letto dai vari masochisti che saranno comunque insoddisfatti.
Massimino Di Donato -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 14-12-2004
Nello studio dei sistemi, nel senso più ampio del termine, è importantissimo l'osservazione della logica di relazione fra i vari sottosistemi.
Questa logica è anche conosciuta come logica dei blocchi.
Essa fissa delle regole basilari di relazione fra i blocchi di un sistema le quali garantiscono l'integrità del sistema al mutare del blocco o sottosistema al suo interno.
In realtà le mutazioni del Blocco sono possibili solo se non modificano i caratteri di interfacciamento del Blocco con il resto del sistema.
Queste teorie hanno valenza scientifica perché sono applicabili in ogni disciplina di studio, sia essa di carattere scientifico o filosofico.
La validità di queste teorie deriva dalla possibilità di stabilire un ordine, anche gerarchico, tra le cose trattate nello studio.
In particolare la catalogazione delle cose.
Indispensabile sia in fase di progetto di sistemi nuovi che in fase di studio conoscitivo dei sistemi in uso.
Ad esempio, il sistema economico: si può intendere il sistema di uno stato, di una regione di una comunità minima come quella di una famiglia o quello internazionale.
E' naturale che ognuno di questi sistemi diventa sottosistema di quello di grado superiore, secondo l'organizzazione sociale.
Sottosistema del sistema economico è il cosiddetto mondo del lavoro. Anch'esso sottostà alle stesse regole dei Blocchi.
Se qualvolta pare che un'azienda sia un mondo a se stante stiamo prendendo un abbaglio.
Tutti i blocchi facenti parte di un sistema più grande sono inquadrati in un ordine preciso e gerarchico. L'esistenza di Blocchi di pari livello all'interno di un qualsiasi sottosistema è una anomalia rispetto al sistema teorico e perfetto.
Questa anomalia è anche detta "concorrenziale": nel sistema economico è tenuto sotto controllo dalle cosiddette regole di mercato.
Il sistema economico, oggi, è tale che rende possibile una organizzazione del Mondo del Lavoro di carattere schiavistico.
Genera tanti "caporali" che devono rendere conto solo di un aspetto: la fornitura di un servizio. Intendendo per servizio una serie di prodotti ritenuti utili e necessari dal sistema economico vigente.
Ciò ci impone di avere un quadro molto preciso e circostanziato del mondo del lavoro per poterci accedere senza diventarne schiavo e cioè nel rispetto di doveri e diritti già stabiliti negli altri sistemi di convivenza come lo Stato, nella sua storia, e l'ordine degli Stati, come ad esempio l'Europa, l'ONU ed altri sistemi, in vero sempre in via di Riprogettazione e Sviluppo.
Attenzione a non dichiarare mai queste riflessioni oziose ed inconcludenti.
Se mai incomplete, meritevoli di miglioramenti ma vanno sempre fatte.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 12-12-2004
Caro Direttore,leggendo il Tuo articolo di fondo de l'Unità di oggi e poi quello di Ibio Paolucci sulla Strage di Piazza Fontana
sono ripiombato nella mia fissazione che oggi non c'è niente di nuovo sotto il "Sole" delle cognizioni umane. Condivido la Tua rabbia ed il Tuo scoramento ma, anch'io, continuo nelle mie solite, anche se piccole, attività.
Oggi come ieri, parole di Ibio, si stravolge la realtà come se nulla fosse.
Gli anarchici ieri ed il centrosinistra oggi sono il male della società
Oggi come ieri è possibile vendere fischi per fiaschi. Ieri per ignoranza oggi ... pure.
Grazie alle "emancipazioni"! Che hanno dato "voce" specialmente a chi non sa. In nome del consumo.
Negli anni Sessanta ero giovane, indegente, in cerca di un ruolo più che di occupazione (ne sono convinto sempre più). Le mie necessità, aguzzavano le mie fantasie.
Oggi i miei figli vivono, forse, nel disagio perché non trovano il "riferimento": l'intoppo che aguzzava la mia fantasia, che si accontentava di Allunare.
La loro noia (da confusione) è la sola cosa che ci diversifica da ieri. E mi preoccupa un po'.
Ho faticato molto da giovane, senza grandi vantaggi, e perciò gradivo molto lo slogan "lavorare meno per lavorare tutti".
Non consideravo che in simili circostanze ha vantaggio chi vuole prevalere, dato che gli basta pochissimo lavoro in più per riuscirci.
Questo è avvenuto!
Non solo. Con la presa del potere ha comunque indotto tutti a "sgobbare" oltremisura senza nulla in cambio. A volte ho l'impressione che i datori di lavoro possano richiedere le capacità finanziarie, per pagarsi lo stipendio, come requisito per l'assunzione.
Sempre da giovane ho ri"governato" le varie stalle della fattoria di mio padre. Spesso dico che l'unica mia esperienza di "governo" è stata quella. Le stalle più odiose da "governare" erano quelle dei maiali, delle pecore e delle galllline. L'unica che dava un po' di gratificazione era quella delle vacche: nel tempo che avevamo i buoi ero più piccolo. Poi si dice del popolo bue?
Non ci sono più le stalle di una voltà! Sono rimaste solo quelle meno gratificanti.
Forse è per questo che il Papa pensa che Dio ha vergogna di guardare in basso.
Il rammarico maggiore è nel fatto che anche io ho anelato l'automazione, l'asservimento. Anche se già allora mi chiedevo: "cosa faccio quando ho demandato tutto alle macchine automatiche?".
Ho trovato la risposta. Siamo alla loro mercè: avendo demandato tutto o quasi, siamo rimasti senza competenze! Cosa vogliamo pretendere?
Giustamente qualcuno asserisce che siamo al di sotto del livello della scuola dell'obbligo: è la verità!
Il dubbio è se quei pochi al di sopra della scuola dell'obbligo si accontenteranno delle tattichette del Centrosinistra, dato che dopo la conquista del Governo bisogna rimediare a questo stato di cose.
Siamo disposti a fare ciò che si deve? Sappiamo quanto si deve fare? Qualcuno ce lo dice?
Non sento, nell'aria, questa coscienza.
Ho l'impressione che si lasci sogniare il "Paradiso Terrestre". Anche se ritengo difficile trovare un fattore unificante tra i popoli del Centrosinistra.
Forse non ho ben capito Il Tempo delle Scelte e Lo Stato Leggero ma temo che gli italiani debbano sapere chiaramente, con parole semplici, cosa serve per non peggiorare ulteriormente la situazione.
Ai giovani va detto la verità se si vuole attivarli. I giri di parola ed i discorsi globali nascondono insidie che suscitano diffidenza o sensazioni di scarsa conoscenza dei problemi.
Se fosse vero che le cognizioni degli italiani sono di basso livello, l'opera risulterebbe ancora più difficile. Ma o si fa o saremo fatti.
Comunque continuo a chiedermi se non ci sia posto nei vari partiti del Centrosinistra, così numerosi e di ampio pensiero, per tutto il popolo dell'Ulivo. Mi chiedo, come si può credere che si possa andare d'accordo con tutto l'arco di maggioranza se non si riesce ad essere d'accordo con un gruppo più ristretto.
Forse perché non sono un uomo di fede.
Massimino Di Donato -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 18-11-2004
Lo sfruttamento dell'"imbecillità" umana da parte del Potere, precostituito in tutti i sensi, è una cosa vecchia come il mondo.
La novità odierna stà nella sfacciatagine, nella spregiudicatezza con cui viene esercitato questo sfruttamento.
E' possibile far risalire questo utilizzo al concetto di "gestione delle risrse umane". Un concetto molto in uso tra i popoli arretrati culturalmente riimportato dall'America e fatto tornare, prepotentemente, in voga alla fine degli anni settanta.
Ricordo che allora schernivamo, nelle attività sindacali, chi lo utilizzava accusandolo di confusione malefica tra i mezzi di produzione ed il personale, le mestranze.
Ebbene il nostro timore era fondato!
Hanno perseguito pervicacemente l'obiettivo di assimilare le macchine agli uomini e trattarli quindi allo stesso modo spregiudicatamente. Senza pudore. Senza vergognarsene. Come fosse una cosa normale.
E' come se tornassimo indietro ai tempi de "I Miserabili".
Ma se per "I Miserabili" si puo invocare i l'attenuante dell'arretratezza socio economica, oggi cio non è ammissibile.
Un cittadino, oggi, no può permettersi di rifiutare la Coscienza del vivere in una società con ampie conoscenze e possibilità: non si può pretendere di usare il telefonino (come tutti gli strumenti di cui ci siamo dotati) senza meditare sulla loro potenza. Che influisce in misure talmente spaventose sulla nostra indole che non le crediamo possibili e le deridiamo.
Forse la "Vaccinazione" di cui parlava Indro Montanelli è piuttosto una cura Omepatica. Sperando che l'inoculazione del Veleno possa sviluppare la capacità dell'organismo a difendersi dal Male.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6-10-2004
Da quando Berlusconi 'è sceso in campo' si sono acuite, maggiormente evidenziate, una serie di circostanze e situazioni che inducono sensazioni a dir poco devastanti per la società.
Ad esempio il fatto che moltissime persone, poco abbienti non solo economicamente, si abbandonino ad esternazioni ed atteggiamenti egoistici e privatistici al punto da eleggere a capo di governo un realizzatore di simili concetti induce a odiare l'umanità che si abbandona a ciò. Che le persone che si macchiano di pensieri compiacenti per la filosofia berlusconiana non meritino nessun rispetto, giacchè si ergono a castigamatti vigliaccamente, dato che comandano qualcun altro a comminare il castigo.
Non nego che possano avere delle giustificazioni, dato che gli approfittatori ed i parassiti sono sempre in agguato, ma sento che il loro atteggiamento sia dettato proprio dal loro essere 'poco abbienti' e di conseguenza presuntuosi per cui diventano vittime degli imbonitori che gli fanno credere quel che vogliono.
è illimitata e quindi la cattiveria
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6-10-2004
Dal punto di vista politico-ideologico avevo già inquadrato come 'piccolo borghese', dalle letture di Marx, l'individuo emulatore del suo oppressore.
Ma l'aspetto 'piccolo borghese' ricorre frequentemente negli atteggiamenti umani. Viene solitamente chiamato ambizione ma l'obbiettivo più intimo di tale ambizioso è la supremazia.
E' su questa caratteristica che si fa leva per indurre l'avvrsario all'errore. Lui si imbarca in un progetto 'ambizioso' oltre che fallimentare e perde la battaglia o finisce per fare fare il gioco dell'altro.
Questo meccanismo si può avvertire nel 'movimento femminista'.
Stante la storica sottomissione della donna all'uomo, i gestori del potere basato sul capitalismo hanno trovato comodo far leva sul risentimento, spesso giustificato, della donna nei confronti dell'uomo per aizzarli l'una contro l'altro facendo il terzo che gode.
Alla luce di qualche decennio di 'emancipazione' femminile, nella società italiana, possiamo trarre qualche conclusione.
Confrontando una famiglia degli anni sessanta con una attuale si può concludere che i problemi sono cresciuti anziché diminuire. In compenso il datore di lavoro ne ha di meno: dovendo ridurre il personale può scegliere tra la moglie ed il marito per decidere su chi licenziare.
Può sembrare banale ma in realtà con l'entrata completa della donna nel mondo del lavoro, favorita dalla tecnologia non solo industriale, il cosidetto 'serbatoio di manodopera', non più in uso, si è raddoppiato accuendo la concorrenza tra lavoratori per spartirsi quei pochi posti di lavoro lasciati liberi dalla automazione.
Non è certo colpa della donna, tutto ciò ma la sua 'piccolezza borghese' cioè la sua ambizione a divincolarsi dal rapporto troppo stretto con l'uomo unita alla 'magnanimità' dell'uomo nel voler essere 'aperto' ha prodotto uno stato di cose che hanno peggiorato le loro condizioni, continuando a peggiorarle, anziché produrre una migliore condizione per tutti e due.
Contemporaneamente la Donna che non si è fatta trascinare dall''emancipazione' continua nella sua vita autorevole rispettosa e con potere. Continua perché lo fa da sempre: nelle famiglie benestanti, principalmente dal punto di vista culturale, non esisteva la supremazia dell'uomo sulla donna se non esteriormente. Il tanto vituperato 'patto di fidanzamento' deriso in più salse eppure attuato nei rapporti paritari tra uomo e donna era lo strumento efficace e derimente nelle eventuali discordie. Tutt'ora utilizzato in ogni 'matrimonio, che si rispetti.
Naturalmente, come tutte le cose copiate, il Patto nei ceti meno abbienti non ha mai risolto i problemi non solo per la scarsa cultura nell'applicazione ma principalmente per il basso livello economico che non dava risorse a nessuno dei due coniugi. Si sa che quando il piatto è scarso i contendenti si azzuffano restando tutti a pangia vuota.
Il dato è riscontrabile in quasi tutte le coppie formatesi negli ultimi decenni. Quasi il 50% delle coppie si separano con l'unico risultato di sperperare risorse raccolte dai vari operatori economici del settore.
Il restante vive come prima dell''emencipazione' femminile. Chi ha cultura suffuiciente, supera i problemi con varie soluzioni e chi no resiste come allora. Senza azzuffarsi, con intelligenza, giacchè capiscono che se colpe ci sono non sono nell'una o nell'altro bensì nel contesto che opprime come sempre, da che mondo è mondo.
Il grave di questa circostanza sta nel fatto che nessuno dei sottomessi se ne avvede e chi se ne avvede diventa ambizioso e piccolo borghese sperando emergere dalla massa ed assurgere ad oppressore.
Il fenomeno è riscontrabile in varie situazioni. Dalla tecnologia della procreazione alle varie pretese di assunzione di presunti diritti, sociali e civili, come la rivisitazione del concetto di Matrimonio.
Che il concetto di matrimonio sia complesso è risaputo per chi medita e capisce il senso delle cose ma non e ammissibile che qualcuno pretenda chiamare matrimonio, se non sarcasticamente, il rapporto societario in affari. Giacchè il matrimonio è un rapporto tra persone di sesso opposto che hanno come scopo la realizzazione di una famiglia naturalmente. Non il conseguimento di affari o la produzione di beni artificiali prodotti dall'ingegno umano.
Come ci si puo permettere di offendere con l'equiparazione, un uomo ed una donna che progettano di costruire una famiglia?
Solo partendo dall'assunto che la famiglia non è più il nucleo fondante della società umana.
In realtà ciò è vero!
Le conoscenze dell'Uomo sono tali e tante che, avendo le risorse economiche, ci si può costruire una società a proprio uso e consumo.
Tutto ciò produce ripercussioni inimmaginabili, sul pianeta.
È bene che non si discuta mai di argomenti attinenti alla famiglia senza premettere queste considerazioni.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-8-2004
Il mitra di Dongo
In occasione della dichiarazione della Mussolini, in merito al ritrovamento in Jugoslavia del mitra che avrebbe sparato nell'esecuzione della condanna a Mussolini, suo nonno, chiede di distruggerlo, viene da dire proprio: "Un nome, una garanzia: Mussolini!".
E già! Il nonno faceva bruciare i libri scomodi, la nipote vuole distruggere la storia scomoda.
Grazie italiani!
La RAI
Veneziani? Filosofo? Uomo di pensiero? Può darsi. Basta non dire di che tipo di pensiero si parla. Nell'onorata società lo difiniscono diversamente.
Ammesso e non concesso che fosse vero quel che dice, cosa vuole significarci? Forse che Lucia Annunziata è una Donna Cosciente? A Roma direbbero: He! Che 'ge lo sapevamo?
Se l'ultimo presidente della RAI fosse andata nella tana del lupo nuda e cruda senza neanche il pelo allora si che sarebbe da biasimare.
Non è forse leggittimo accettare in sicurezza le imboscate? Ma che credono i "Veneziani"?
Un Compagno una volta disse: "ma cosa credete che i compagni devono viaggiare solo in bicicletta?". E la risposta corale fu: "Si. In guerra."
Cari signori! Onoriamo Lucia Annunziata.
Massimino Di Donato - Meda - MI -
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-7-2004
Quando conobbi il Pensiero Marxista e riflettei su di esso mi colpì una differenza tra esso ed il 'pensiero classico' che avevo conosciuto nel mondo contadino.
Quello del mondo contadino assomigliava alla 'legge del più forte' nel senso che contemplava la solidarietà ma poneva il limite nel punto dove questa si confondeva con l'asservimento.
Quello Marxista sembrava che dicesse: 'a tutti secondo i propri bisogni'. Senza specificare cosa occorresse in cambio, e cioè impegno e coscienza. Ma non avevo, ne ho, scelta migliore!
Oggi, alla luce di fatti, 'dell'era berlusconiana', concludendo che ciò discende dalla 'presunzione facilona' della gente, mi convinco che la comodità e l'abitudine ad avere tutto senza rilevante impegno ci ha resi incapaci di intendere e di volere al punto da credere che si possa eleggere uno stregone al governo di un paese.
In sostanza: la presenza di una massa di 'comodoni' nella società da la possibilità, a chi vuole sfruttarli, di farsi delegare i pieni poteri in tutti gli ambiti di interesse proprio.
La società, e la sinistra in particolare, sta' pagando questo prezzo: aver dato, anche a chi non lo meritava, ciò che veniva richiesto.
L'affermazione può sembrare forte ma è solo nuda e cruda.
In realtà chi è d'accrdo con il 'pensiero berlusconiano' non sa o dimentica i presupposti di una Società Civile dove 'a tutti secondo i bisogni e da tutti secondo le proprie capacità'.
Si dimentica che nessuno deve fare il furbo, l'approfittatore o quant'altro la situazione 'pacifica' permette.
Si dimentica la storia. Che a più riprese ci racconta che si può sfruttare le situazioni sorprendendo tutti a proprio vantaggio ma ciò può anche costare caro! Da Nerone in poi ci sono un mare di aneddoti. La seconda guerra mondiale è l'ultimo esempio. Anche se poi abbiamo Pinochè in Cile e la dittatura militare in Argentina, dove, pare, che la stiano facendo franca.
L'Italia, però, è molto religiosa e conosce la Bibbia. Sa che Dio non è un mercante che paga il sabato. Sa che a pagare e morire c'è sempre tempo. Poi non ci si deve lamentare degli interessi! Anche se si calcolano con il pallottoliere.
Massimino Di Donato - Meda -
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-7-2004
Mi ha sempre destato interrogativi il "motto popolare". Mi sono sempre chiesto perché la gente ripete, quasi involontariamente, quelle "frasi" che classifichiamo come "motti".
Nelle riflessioni, mi è subito venuto in mente un motto: "voce di polo voce di Dio". Che poi assomiglia a "dove sputa un popolo sorge un lago!".
Non so quanto sono comuni questi motti ma ne sono stato interessato.
Tra le varie riflessioni, religiose e filosofiche, mi fermo su quelle filosofiche.
La chiave è: se un modo di dire viene ripreso da più generazioni avrà pure qualche significato.
Ciò è importante per dire che non serve il "marketing" che è una trovata affaristica: l'Uomo ha sempre colto il senso delle cose! Chi propone le cose con vesti "nuove" vuole fuorviare! Come si dice: "non c'è nulla di nuovo sotto il sole!".
Si può fare un elenco di motti e analizzarli con calma ed "intelligenza". Tenendo sempre presente che l'intelligenza non è mai disgiunta dalla meditazione.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-5-2004
Dai notiziari si capisce che la discussione sulla "guerra in Iraq" diventa sempre più accesa. Cercando di capire le varie posizioni si arriva a concludere che ci sono posizioni estremistiche e posizioni meno drastiche: che ho imparato a catalogare come posizioni di "governo" che considerano i fatti in prospettiva.
Se noi cercassimo di rappresentare sul Piano Cartesiano, l'andamento dello sviluppo delle questioni sociali, in sostanza, potremmo descrivere la visione estremistica come un andamento a scatti, con variazioni repentine tra un massimo positivo ed un massimo negativo, nel diagramma complessivo della rappresentazione.
Invece una visione "in prospettiva" avrebbe una rappresentazione con andamento graduale e continua: detta pure analogica. Mentre l'andamento a scatti viene anche detto "logico", cioè con variazioni in tempo zero, da un minimo ad un massimo e viceversa.
A me non dispiace che l'estremismo possa essere "logico" bensì che lo si voglia applicare, alla lettera, alle vicende umane.
Il problema sta nel tempo zero.
L'umanità non riesce ad agire in tempo zero e tantomeno ad alta velocità perché è costituita da una massa rilevantissima. E' tutto qui!
Maggiore è la massa, maggiore è l'inerzia del "corpo", indipendentemente dal punto di vista.
Se poi il punto di vista è culturale, un parametro complesso e ampio, l'inerzia cresce con andamento esponenziale in rapporto alla massa: pensate solo alla resistenza che l'ampiezza oppone all'aria. ... Gli aerei ci restano sospesi!
Voglio dire: se dall'opposizione lanciamo proposte insostenibili, agli interlocutori internazionali, saremo in grado poi di confermarle?
Non è una questione di opportunismo è una questione di coerenza, di rispetto dei cittadini che sono la forza di una Nazione. Non si può ridurla ad una forza teleguidata, con andamento incoerente seppur "logico".
La coerenza è importante perché conferma la "logica naturale" delle cose, che è essenziale per l'Uomo
Se poi cerchiamo di leggere il diagramma sul Piano Cartesiano scopriamo che esso è dipendente anche da altre funzioni che evolvono parallelamente, il cui sviluppo non è ne di facile determinazione ne affidabile, quand'anche lo si potesse prevedere.
Ne consegue che da una posizione di responsabilità di governo si gestisce le sorti di intere popolazioni che dipendono da interi sistemi economici che sono sostenuti da lavoratori e aziende che sono la base delle culture di cui si vuole leggere l'andamento sul Piano Cartesiano.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-5-2004
Dai mezzi di informazione si apprende che le torture in Iraq non sono un problema perché sono rese di pubblico dominio. Ciò è ancora più tranquillizzante dato che se fossero perpetrate da "Regimi" comunisti non ne avremmo saputo nulla. Invece la "democrazia occidentale" è bene: rende noto ciò che fa. Questo è importante: rendere di pubblico dominio i fatti. Fosse pure il fatto che il governo di Bush non ha mosso un dito per evitare la tragedia delle torri gemelle. Come per quella di Pearl Arbour, nel 1941? Anche allora l'importante era avere una giustificazione per entrare in guerra!
Ma non importa! Anche Nerone bruciò Roma per poi poter accusare i Cristiani. Camillo Benso, Conte di Cavour, usò le manovre militari al confine con i territori austroungarici per far scattare la dichiarazione di guerra da parte dell'imperatore d'Austria.
Quindi Bush è nel pieno diritto di scovare qualsiasi mezzo per giustificare la guerra. Anzi ha più giustificazione perché Lui, la guerra, la fa per prevenirla! Lui previene anziché reprimere. Se poi ci scappa qualche tortura, pazienza: basta rendere pubbliche le notizie e tutto diventa legittimo e plausibile.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-5-2004
Nei regimi dittatoriali le torture si scoprono solo dopo la loro disfatta.
In una democrazia le torture vengono scoperte e condannate. Sic! Sa quale sollievo?!
Secondo la Bonino, non ostante le torture ai "prigionieri" in Irak, l'America resta una democrazia.
Ammesso e non concesso!
Preferisco le torture di Saddam Hussein!
Almeno posso sempre sperare che venga un'America a "liberarmi" ma dalle torture amerikane chi mi salverà?
L'Italia? L'Europa? O i pacifisti?
... Contro la forza la ragion non vale!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 23-4-2004
Egregio Sig. Sindaco,
ieri sera, giovedì 22 aprile, ho assistito alla seduta del consiglio comunale che mi è parsa più "piccola" del solito:
argomenti seri e gravi trattati alla pari e secondariamente rispetto ad argomenti pretestuosi nel merito e nocivi nella forma.
Nell'occasione mi è sorta una domanda ma come è possibile che mentre ci si trova di fronte a questioni così gravi come il bilancio comunale inadeguato alle necessità del comune ci sono persone che non trovano niente di meglio da fare che diffamare chi ha ricostruito lo Stato Italiano, dopo il disastro procurato dal Nazzi-Fascismo con la Seconda Guerra Mondiale, accusandoli di aver nascosto le verità.
Come fanno a non capire, neanche dopo aver letto la storia, che cosa è stata la Guerra Civile ereditata dal Nazzi-Fascismo. Come si fa a non capire che il risultato valutabile oggi, anche se già di nuovo degradato, è il migliore che si potesse conseguire, tanto che nessun altro paese, con le stesse condizioni economiche del l'Italia, ha conseguito altrettanto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
L'argomento che ha abbassato il livello del dibattito è stato quello, al primo punto all'ordine del giorno, riguardava l'intestazione di una via di Meda al "massacro delle Foibe".
Come non capire, neanche oggi, che un popolo smarrito dalla occupazione Nazzi-Fascista può sbandare in qualsiasi direzione se non venisse guidato da un leader capace come è stato Tito per la Jiugoslavia. Tanto che alla sua morte nessun altro ha potuto eguagliarlo.
Le ferite delle guerre civili fanno male a tutti e con molti aspetti. Se qualcuno sorvola, tace non lo fa per dimenticare bensì per lenire: per non mettere il dito nella piaga. Chi è quello che non capisce questo?
Solo uno stupido che non capisce la fatica che altri come Fini sta cercando di fare? Ma perché non è d'accordo con l'obbiettivo della comprensione? Che vantaggio ha nel creare marasma? Forse lo stesso vantaggio che i fascisti cercavano ieri?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19-3-2004
Caro Corrado,
ho letto gli articoli, di Medinforma di Aprile, sul progetto del Centro Multisala ed ho colto due aspetti che ritengo importanti.
Uno relativo al "pulpito" da cui vengono le prediche e l'altro relativo agli argomenti posti a sostegno delle prediche.
Gli argomenti usati conducono al "non fare" che, ha già prodotto i danni di cui soffre Meda e che sono ispirati da certe culture laboriose ma poco intraprendenti, che diventano subalterne ad altre più avvedute e coraggiose.
Gli autori degli articoli fanno la figura di chi gode a fuorviare i pensieri dei cittadini, criticando le proposte altrui senza fare proposte costruttive. La storia della politica medese, che non si discosta da quella più generale, sta a dimostrare quanto detto.
La situazione urbanistica, commerciale, abitativa e più complessivamente la vivibilità di Meda è frutto della sua storia politica ed amministrativa, che è stata sempre frutto delle stesse argomentazioni addotte negli articoli di Medinforma.
Le stesse argomentazioni furono addotte, qualche decennio fa, all'origine dell'attuale sviluppo commerciale, non medese. Furono ascoltate. E difatti Meda è "svuotata" e cementificata, come descrivono gli articoli.
Certo che oggi non ci sono opportunità miracolose, come si potevano avere ieri, ma almeno cerchiamo di fare tesoro degli errori. Pena la decadenza da istrioni a diabolici perseveranti nell'errore.
Credo che tutti i medesi che hanno prestato attenzione al progetto hanno percepito più l'aspetto del rattoppo che quello del vestito nuovo ma, come si dice, ora che le vacche sono scappate cerchiamo almeno di trattenere qualche vitello che non è stato capace di scappare!
Le energie dobbiamo indirizzarle nel senso dell'ampliamento del progetto. Non verso l'annientamento. Lo sforzo da fare è quello di dare al progetto un accesso dalla superstrada oltre a quello, in basso, dalla rotonda appena realizzata. In questo modo si ovvia alla congestione che potrebbe derivare dal sicuro successo dell'opera.
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19-3-2004
Berlusconi! / c'hai_imbrogliato. / le pensioni c'hai_fregato.
Berlusconi! / c'hai_imbrogliato. / solo_il calcio hai_aiutato.
Berlusconi fa' il pagliaccio? / affoga noi e salva il calcio!
Berlusconi! ... / fa'no il pagliaccio. / salva noi! non il calcio.
Maroni! ... / 'nun fa 'u cretino, / dai_al calcio l'aiutino?.
Maroni! ... / non far l'uccello, / cerca_adesso il tuo gemello!
Il calcio, ... / Maroni, ... / lo riavrai nei ... !
Chi non versa i contributi / è alla mercè dei farabutti.
Se non versan_i contributi _faran la fame da Canuti/invecchiati.
Son giovani_e_belli, / saran_vecchi_e_poverelli
Non credete a berlusconi / se volete le pensioni.
La pensione lui cel'ha l'ha fregata a noi qua.
I contributi son di chi li ha versati / mollate l'osso maleducati.
Son di nostra proprietà vi daremo il Calcio là ...
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19-3-2004
Credere che la semplicità che induce l'elettore a votare per il berlucsconismo abiliti a ad imbonire l'elettore rende uguali a berlusconi, se non peggio.
La necessità di governare l'Italia è grande ma non ci esime dall'usare rispetto per gli altri che sono intelligenti e capiscono le ragioni, e non le bassezze: Usarle fa diventare bassi.
Meda 19-3-2004
L'Infantilismo politico è descritto molto bene da Carlo Marx e quindi non dico altro.
Sulla responsabilità di governo dico che ognuno di noi prima o poi si trova nelle vesti di genitore e quindi di dover decidere anche per chi è figlio.
Meno male che i figli sono raramente d'accordo con i genitori.
Resta il fatto che le decisioni le devono prendere i genitori e a volte sono costretti a dare qualche schiaffo ai figli ribelli oltremodo.
Il problema è sempre lo stesso: i figli, oggi, sono abituati male, anche i miei!
Ma sono i nostri figli dobbiamo farci comunque carico delle loro incapacità, operando affinchè le possano accrescere.
Come fare? Beh! Nei confronti delle Malattie Infantili si usa vaccinare il giovane non ancora immune.
A volte resta il segno del vaiolo a volte avviene il peggio, generalmente si acquisisce Immunità.
Speriamo in bene!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19-3-2004
Oggi le persone, i giovani in particolare, sono in uno stato di disagio per cui possono essere indotti a fare qualunque cosa.
Vediamo certi programmi TV in cui si fanno seppellire per gioco, ad esempio. Ma non solo lo stesso lavoro spregiudicato che fanno le "veline" o personaggi similari come i partecipanti a trasmissioni come quella di De Filippi dove inscenano situazioni fra le più offensive per l'animo umano.
Insomma sono disposti a tutto pur di avere qualche soldo. Siamo diventati tutti soldati? Forse si! Visto che anche lo stato arruola uomini e donne negli eserciti.
Eppure, da giovani, negli anni settanta chiedevamo l'industrializzazione del sud come arma contro la mafia. Dicevamo che togliendo i giovani dallo stato di necessità si toglieva manodopera alla mafia. Sognavamo? Eravamo fuori dal mondo?
Forse!
In effetti proprio in quegli anni con l'elettronica si stava preparando la grande operazione di politica del lavoro. Associata allo sviluppo del femminismo.
Le grandi industrie, proprio durante gli anni settanta misero appunto le macchine utensili per sferrare l'attacco che portò il Capitale a vincere la guerra contro i lavoratori.
Possiamo fissare la data al 79. La marcia dei quarantamila Colletti Bianchi di Torino.
Anche a loro avevamo sempre detto che erano strumenti in mano ai padroni. E non ci credono ancora adesso. Furono usati per far indurre gli altri lavoratori a smettere la lotta ad oltranza. E invece dissero che loro ci avevano visto giusto. Che avevano intuito la voglia dei lavoratori, di smettere la assurda lotta, e gli diedero la mano per esprimerla.
Il frangente delle lotte alla FIAT è il momento di svolta, ufficiale, nella guerra tra Padroni ed Operai.
In quella fase furono inseriti le nuove macchine utensili che dimezzavano la richiesta di manodopera ad ogni nuova installazione. Così si andava ad occupazione zero nel giro di poche installazioni. O generazioni tecnologiche.
La cosa divenne più evidente nei primi anni ottanta quando partì la produzione microelettronica.
Con essa le macchine, chiamiamoli robot ormai, potevano fornire prestazioni non solo qualitativamente migliori ma anche innovative dal punto di vista funzionale.
Da allora, infatti, anche le automobili di classe economiche furono dotate di funzioni sempre più sofisticate. Tanto che oggi anche le utilitarie hanno ritrovati antinfortunistici e confortevoli che solo le auto di lusso potevano permettersi, fino agli anni ottanta.
E' da queste considerazione che sorge, logicamente, la domanda: la mafia ha vinto?
Non basta dire che la domanda è estrema. Serve solo alla mafia. Quella dei nuovi padroni che non vengono accettati da Agnelli in Confindustria.
Già, perché Agnelli non si è fatto mai confondere con la mafia. Lui aveva dalla sua parte lo stato!
Avevamo forse ragione quando dicevamo, sempre da giovani negli anni settanta, che la mafia aveva una sola cosa buona: l'onore!
Oggi i padroni non hanno onore, a parte qualche imprenditore tutti gli altri padroni sono dei veri avventurieri che sfruttano lo stato di necessità vissuto dalle Masse.
Mi sono spesso trovato a dire che il Luddismo è una filosofia che non muore mai. Ho conosciuto l'avversione alla tecnica nell'inserimento delle centrali elettroniche che sostituivano le operatrici telefoniche. Quando si volle sostituire la penna d'oca ai giornalisti, si inventarono persino che i Personal Computer si mangiavano i dischetti. Li buttavano per dimostrare che il PC era una modalità affatto funzionale.
Insomma i DonChisciotte si trovano a tutti i livelli di istruzione. Tra i malavoglia.
La malavoglia che oggi ci rende deboli nei confronti dell'America che non crede nelle affermazione di non belligeranza degli altri perché hanno Voglia di fare. Fosse anche la guerra, se necessario! Noi non abbiamo avuto neanche la voglia di fare i contratti di solidarietà per dividerci quel poco lavoro che ci era rimasto dopo l'introduzione dei robot.
E' vero! Non risolveva il problema disoccupazionale.
Ci avrebbe dato però una grande coscienza di solidarietà sociale che ci aiuterebbe a combattere l'attacco quotidiano del padrone. Oggi che proprio l'assenza di solidarietà da forza a chi vuole riprendersi tutto il potere perso negli anni sessanta e settanta con le battaglie per i diritti umani e sociali.
La coscienza che solo con l'unione i più deboli possono confrontarsi con i forti. La coscienza che lo Stato organizzato e Sociale serve ai più deboli. I forti sono autonomi da soli. E' per questo che sono d'accordo con la Lega nella disgregazione dello Stato.
Questo particolare è di grande importanza possiamo buttare via tutto ma non questo concetto. Questo concetto vale più delle trentacinque ore, dell'inumana vittoria sulla fecondazione artificiale eterologa.
Bisogna salvare il salvabile!
Il nemico ci attacca anche con questi metodi: cerca di sviarci con argomenti devianti. Dobbiamo fissare saldamente i nostri ideali. Primo l'Organizzazione, in tutti i sensi: dalla famiglia al condominio al quartiere il comune e via dicendo fino allo Stato ed i rapporti internazionali.
Chi nuoce all'integrità di queste istituzioni vuole indebolirci per poi sconfiggerci definitivamente.
Non dobbiamo credere ai vitelli d'oro. Sono solo soddisfazioni brevi ed effimere.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19-3-2004
Caro Massimo,
vi sto ascoltando da "Porta a Porta" e voglio dirti che, purtroppo, resti il più grande.
Secondo me sei stato l'unico ascoltato ed il vero interlocutore di questa serata, per il mondo intero che ha seguito la trasmissione.
Hai indotto gli altri a tentare di rincorrerti e convenire sulle tue osservazioni.
A parte Igor Man. Mi ha fatto pena anche De Bortoli.
Però la cosa mi fa pensare. Forse mi spaventa il fatto che siano pochi i pari.
Non sarà molto ma a me piace dirtelo.
Buon lavoro! Ne abbiamo bisogno. Grazie anche alla tua famiglia che ti conserva sereno.
Massimino Di Donato
Meda -Mi-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-3-2004
Chissà perché la fuga degli ebrei dall'Egitto conserva valore ancora oggi?
Forse perché significa liberazione dalla schiavitù? Quale Dio liberò gli ebrei dalla schiavitù?
Un Dio che, forse, vive ancora dopo cinquemila anni. Non ostante l'oblio.
Un Dio che, per fortuna, resta latente quando viene dimenticato. Quando viene sostituito con altro. Come accadde agli ebrei poco tempo dopo la liberazione e Mosè dovette ricorrere alle tavole dei Dieci Comandamenti.
Una storia di oblio, di apatia, di inedia, di scarsa voglia di Vita.
L'egiziano, al risveglio, la mattina, ha voglia di fare sfruttando l'ebreo che vorrebbe oziare come, crede che faccia, il Faraone.
E' come se l'egiziano pensasse che l'ebreo stia lì ad aspettarlo per essere comandato. Che senza di lui l'ebreo si dissolverebbe con l'inedia.
Quando questo pensiero egiziano si sviluppa fino a conseguire la consistenza conseguita in Egitto, allora, avviene il fatto culminante secondo la natura delle cose: maturano una serie di fattori che determinano l'evento come, ad esempio la liberazione degli ebrei.
Secondo gli astrologi ciò avviene per gli astri nell'Universo: accumulo di energia nel buco nero fino alla concentrazione massima che lo fa esplodere generando i pianeti che ruoteranno intorno al fuoco che continua a bruciare dopo l'esplosione. Per tempi immemorabili, a memoria d'uomo.
L'Impero Romano impiegò mille anni per raggiungere il momento di scoppio. Circa mille anni dopo nacque l'Impero Americano.
Ma l'effetto "smorzamento" non è una favola: esiste veramente.
L'Impero Egiziano duro meno di quello dei Sumeri e più a lungo di quello romano.
Quello americano ha vita breve!
Non è nuova idea. È la brutta copia di uno scolaro inetto, che non sa neanche copiare. D'altra parte è stato cacciato da scuola. Si rifugiò, o fu messo in castigo, nel "Nuovo Mondo" dove ripercorre selvaggiamente l'iter di sviluppo dell'Uomo. Lo ha fatto troppo in fretta, probabilmente, visto i risultati che ottiene. Non medita agisce senza riflettere. E' come il matematico che risolve le formule operando troppe semplificazione: finisce per ottenere una formula magari opposta a quella originaria.
Una sorta di apprendista stregone che non conosce, ne vuole conoscere, le formule magiche. Come se non si chiedesse come mai le maghe ed i maghi sono rappresentati in abbigliamenti perlomeno originali se non stravaganti o addirittura affatto abbiglianti.
Dai loro intrugli ottengono draghi al posto di conigli e mostri maligni al posto di Geni da conservare nelle lampade magiche.
In questa fase gli americani stanno vivendo il momento dello scontro fisico tra gli uomini. Non capiscono ancora l'uso della ragione nel confronto umano. Hanno paura di tutto tranne che della ruota con cui trovato un buon rapporto perché lo fanno rotolare facilmente contro l'avversario.
La sfida sta nel trovare la capacità di sfruttare la loro "forza vitale" a vantaggio dell'Umanità.
Il genitore Europeo non mostra buona capacità educativa nei confronti del giovane Americano, esuberante, forte, di giovane aspetto (bello) ma ancora profondamente ignorante, inesperto e poco socievole.
La fantasia è tanta. Fa nuove scoperte, sospinto dalla grande semplificazione operata sulle formule ma non sa capire a quali effetti collaterali va incontro con questa metodica. Crede che qualche istante sia sufficiente per consolidare un risultato.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-2-2004
"Mazze è panelle fa' les fille belle". Per noi questo è il tempo delle "mazze".
Berlusconi non è l'Unto dal signore, è il destino. Il destino, si usa dire, è cinico e baro.
E' deprimente vedere, in un confronto televisivo, un esponente politico, insulso e illegittimo perché consociato ad altri esponenti indagati dalla magistratura, inveire ed interrompere, con argomenti infantili prima che pretestuosi, il proprio rappresentante politico e quest'ultimo replicare timidamente e confusamente.
E' quanto ho patito guardando "Ballarò" la sera del 10 febbraio 2004.
Ora mi domando: perché andare in televisione, quelle poche volte, a dare occasione agli avversari politici di consolidare il loro seguito?
Sono quasi sicuro che quei pochi che hanno visto la trasmissione si sono rafforzati nelle loro convinzioni se erano di centrodestra e hanno perso quella poca convinzione se erano di centrosinistra.
Dove finisce la boria, contro quei pochi "leader" di centrosinistra, quando ci si confronta con gli avversari politici che ti deridono e turlupinano in pubblico?
Abbiate un po' di orgoglio nel riconoscere quanto di meglio c'è in vostra compagnia!
Senza di loro siete distrutti come a Ballarò.
Sarebbe stato così semplice, secondo me, attaccare bondi e castelli sull'offensività, dei lei loro discorsi viscerali, oltre che nei confronti degli elettori anche nei loro stessi confronti, e non l'hanno fatto. Perché?
Penso che la motivazione sia nella frase: "il governo berlusconi è stato eletto dagli italiani e quindi deve governare!". E' come dire l'avete voluto? Adesso ve lo tenete!
Cos'hanno gli italiani di così osceno che può essere rimosso
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-2-2004
Caro Segretario,
sono un pensionato "anteriforma", iscritto alla CGIL dai primi giorni di lavoro.
Allora, anche se eravamo già in regime unitario, la CGIL era accusata di essere settaria (c'erano i comunisti ed i socialisti rossi, pensa te!) e un po' "carbonara" tutta intenta in atti politici egoistici e in sfavore degli altri sindacati.
Oggi non sono cambiate le accuse ma è cambiata la CGIL. Si è sentita forte e quindi fuori dall'isolamento. Di conseguenza ha abbassato la guardia allentando tutte quelle pratiche salutari che l'ha resa grande e forte. Alla base non c'è più lo spirito battagliero che rende il cittadino lavoratore attento e vigile nel suo comportamento, specialmente nel senso del dovere.
Il lavoratore non ha più la forza e la capacità di far valere i propri diritti, anche per uno stato di fatto innegabile del mondo del lavoro.
Non sono più applicabili le politiche basate sulla coscienza dei lavoratori: loro riescono a dare manforte solo quando sono alla disperazione, contro cui lottiamo.
Sull'alto versante, CISL e UIL, non si fanno mistero delle loro pratiche ciniche e puerili. Mi hanno riferito di discorsi, di attivisti CISL e UIL, circa la nostra alta politicizzazione da cui dovrebbe discendere lo scarso impegno per la soluzione dei problemi reali. Sommati all'inganno, da ladri di polli (usato con le lettere di qualche tempo fa) che inducevano a recarsi nelle loro sedi o inviare all'INPS la delega di iscrizione al sindacato, mi fanno sentire vittima stupida dell'imbecillità umana.
Queste pratiche dello sfruttamento delle circostanze di debolezza umana, che fa accettare molti soprusi, per interessi di parte sono molto diffuse oggi, e noi abbiamo, per nostra indole, ripugnanza ad usarle. Forse giustamente ma ci rendono perdenti.
Dalla pubblicità alle pratiche ciniche nel mondo del lavoro e degli affari, tutte si basano sulle debolezze vissute dagli interlocutori: una specie di circonvenzione di incapaci.
L'interlocutore "messo alle corde" è intimidito e indifeso quindi sottomesso. Questo è il momento di attaccare senza ritegno: il fine giustifica i mezzi!
Da qualche tempo credo di vedere un seguito alla "lettera dei 39" partita da Milano. Il merito sarà anche valido ma il metodo non è congruo con le circostanze attuali, come ho tentato di descrivere precedentemente. La battaglia è sempre più dura e quindi occorrono animi forti per combatterla.
Noi per nostro conto ci impegnammo nel rendere la Camera del Lavoro di Meda il più accogliente possibile, sotto ogni punto di vista, ma i risultati che si colgono mi sembrano deludenti, forse a causa del turnover delle tessere, ma anche per le lotte (intestine e quindi stupide oltre che controproducenti) che sembra di vedere "sopra di noi".
Ci sono delle strategie, validissime, che però crollano nel momento che si rivelano. Speriamo di riuscire a tenere i dovuti impegni.
Di Donato Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 7-2-2004
Caro Antonio
Forse ci siamo conosciuti, in qualche manifestazione degli anni 70, e leggendo il tuo "Fondo" di oggi 7 feb. 04 il mio pensiero è tornato lì.
Devo dire che non mi convincevano molti slogan di quelle manifestazioni e come me altri, che ancora oggi credono di poter istruire le coscienze anziché convivere con le situazioni di "indegenza culturale". E' per questo che già da allora comprarono "la Repubblica". A me, però, no piaceva nascondermi dietro quella testata e rimasi fedele all'Unità. Anche quando era assente, ho pagato il Corriere.
Non ho letto tutto il tuo articolo, non ce l'ho fatta perché mi sei apparso come Fassino l'altra sera a "Ballarò" quando si è messo a spiegare ad un esponente di F.I. gli errori della maggioranza di governo mentre io pendevo dalle sue labbra per avere qualche argomento in più per le prossime campagne elettorali.
Quando Moretti salì sul palco per inveire contro chi aveva perso le elezioni gli chiesi dov'era, prima e durante la campagna elettorale. Il centrosinistra non aveva avuto buoni frutti dal suo lavoro politico ma lui, in quanto operatore culturale, non è che avesse ottenuto risultati confortanti: i suo spettatori probabilmente avevano votato per il centrodestra o si erano astenuti! Cosa voleva criticare?
Tu stesso dici che il lavoro del politico non è semplice, che vogliono sbagliare da soli.
Cerchiamo di capire se è il caso di recuperare gli infedeli degli anni settanta o fornire validi argomenti a chi è indeciso se votare per Brancaleone o per i turchi razziatori.
Quando mi trovavo nei parapiglia, e non vedevo la possibilità di appianare le questioni, andavo per la mia strada. Loro avevano bisogno di stimoli forti per vivere, io no.
Di Donato Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 5-2-2004
Caro Direttore,
forse sarebbe più giusto dire : caro diario.
Dalle istruzioni per la compilazione del 730 del 2004 leggo: "ATTENZIONE: il contribuente che si è avvalso dell'operazione di rimpatrio delle attività finanziarie detenute all'estero ed ha... ecc.... ecc...."
Mi sono chiesto quanti contribuenti dovranno fare attenzione a quella informativa? Forse anche qualche tunisino di casa nostra?
Caro mio!
Non è vero che quello fa le leggi solo per se!
Mi farò eleggere anch'io in parlamento quando dovrò ereditare!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 4-2-2004
Al telegiornale delle 19,30 di oggi il sindaco di Milano Gabriele Albertini chiede, forse in polemica, a Bossi della Lega di farsi portavoce per indurre il mistro delle finanze Tremonti a sbloccare le rimesse dello stato per il comune di Milano cosichè i convogli della metropolitana milanese possano avere una frequenza di 30 secondi anziché 3 minuti.
Tutti i cittadini milanesi sanno, credo, che la frequenza dei convogli della metropolitana milanese hanno al massimo una frequenza di 5-6 minuti, nelle ore di punta e solo sulle linee biforcate rossa e verde.
Perché il sindaco parla di 3 minuti? Dove è il trucco?
Sulla scorta delle filosofie e delle tecniche pubblicitarie si può dedurre che il sindaco abbia voluto sfruttare queste tecniche: usando una affermazione generica si può successivamente precisare la corretta interpretazione dell'affermazione. Se qualcuno si avvede del trucco.
In reltà se consideriamo che milano ha tre linee metropolitane e che con le possibili maggiori frequenze da ognuna di esse parte un convoglio è possibile affermare che nella metropolitana milanese i convogli hanno una frequenza tre volte superiore a quella che ogni singolo cittadino possa percepire aspendo sulla banchina della metropolitana.
Questa furbizia, come del resto tutte le tecniche pubblicitarie, sono più vecchie del mondo. Ma proprio qui sta il trucco, non solo di albertini, di tutta la Nuova Filosofia.
Questo trucco fino alla fine degli anni settanta era proibito, specialmente in pubblico, pena la perdita dell'onore di potersi esprimere in pubblico. Oppure, ma giuduicata pratica spregiudicata e di malaffare, se si volesse offendere qualcuno di dubbia personalità.
Ciò anche perchè tutti ritenevano che le bugie avessero le gambe corte e quindi gli interlocutori si sarebbero accorti del trucco. Insomma era diffusa l'idea che la gente non fosse stupida.
La Nuova Filosofia si basa proprio su questo assunto, contemplato in una vecchia barzelletta che concludeva: alla fine tutto è solo una questione di soldi.
È vero che l'aveva dimostrato già Macchiavelli ma già il rinascimento si era prodigato per smentire questa teoria poco onorevole: il fine giustifica i mezzi.
Il "Preambolo", sottoscritto da Craxi e Donat Catten reintrodusse questa filosofia nel 1978, dopo l'assasinio di Aldo Moro.
Difatti con il successivo governo
Da ciò der ...
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3-2-2004
E' da una vita che mi interrogo sul senso di "antisemitismo". In un primo momento ho attribuito il senso a Gesù Cristo che aveva speso una vita criticando quella filosofia "religiosa".
Oggi 3 febbraio 2004 dalla trasmissione "Correva l'Anno" di ...... ho avuto conferma a tutte le mie supposizioni. Hitler è stato determinante oltre che fautore dello stato di Israele. Forse anche per questo lo odio.
Il programma "Correva l'Anno" spiega che Ben Gurion, ispiratore e fondatore dello stato di Israele, fin dall'inizio del ventesimo secolo (1900) ha perseguito la costituzione dello stato di Israele invitando gli ebrei di tutto il mondo ad insediarsi nella palestina per costituire un gruppo demografico consistente per la giustificazione dello Stato. Solo a seguito delle persecuzioni nazziste, il la richiesta di Ben Gurion ha avuto seguito.
Verrebbe da chiedersi se non si dovrebbe (visto l'obiettivo israeliano) attribuire allo sterminio nazzista la stessa valenza di Ben Gurion nella formazione dello stato.
Io non mi ritengo una persona avveduta ma se Gesù Cristo aveva mosso le sue accuse agli ebrei avra avuto le sue motivazioni. Ed i fatti storici, dall'inizio del 900 ad oggi, ne elenca qualcuno. Ad esempio l'Ipocrisia: i "Sepolcri Imbiancati".
Questa filosofia non è di poco conto. Sta alla base di molte rivoluzioni. Anche marx diceva che la repressione è il seme della rivoluzione.
A furia di vessare gli uomini si finisce per irritarli al punto di insorgere. Dopodichè è inutile dire che gli insorti sono violenti. Ciò è un attegiamento Cristiano. Anche Gesù si ribellò dopo molte vessazioni da parte dei "Sacerdoti" i "padroni del Tempio".
Quella degli ebrei mi si è rivelato come la classica filosofia berlusconiana: "chi non è con me è contro di me".
I Protestanti sono sulla stessa filosofia: prima crescono e si sviluppano dentro il Cristianesimo e poi, quando da vipere adulte, non riescono a reggere il gioco si costruiscono una nuova religione. E' comodo ma non rispettosa di se, questa filosofia. E se non si ha rispetto di se stessi come si può pretendere che gli altri lo abbiano!
Infondo l'antisemitismo fu generato da Ben Gurion che pretese di rivangare un'idea che fu abbandonata dagli ebrei dumila anni prima.
L'antisemitismo è una invenzione. Esiste, semmai, l'aversione per le idee e le pretese assurde e semina zizzanie.
D'altra parte, anche se tutti la tacciono, lo stato di Israele, è il germe dell'odio mediorientale.
Da quando ho deciso di smettere di crogiolarmi nella cultura in cui sono nato ho scelto di aderire al partito più a sinistra dello schieramento politico del mio paese, quello più critico nei confronti del capitalismo. Oltre che antiraziale.
Ciò non ostante credo che, come per i topi che si autosterminano quando superano una certa densità, anche l'umanità ha le sue contromisure genetiche. Ma di questo non si puo incolpare chi, da "medico" attua la cura.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-1-2004
Questa mattina, 1 febbraio 2004, apro il giornale e leggo l'ennesimo elenco delle "malefatte" e delle stravaganze offensive del Presidente del Consiglio (istituzione che ogni giorno perde sempre più rispetto, purtroppo).
Il fatto mi evoca la lunga serie già letta da quando berlusconi ricopre indegnamente, pare, la carica e mi dico:
BERLUSCONI E' GRANDE!
E' PURTROPPO VERO.
Se da oltre due anni ormai lui continua a fare e dire ciò che ha fatto e detto, senza che nessuno sia riuscito a fermarlo, ne si intravede una possibilità per farlo, vuol dire che
E' VERAMENTE GRANDE.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-1-2004
TV e radio private
Nella prima metà degli anni 70 la le conoscenze in materia di tenologia elettronica rese e la sua evoluzione possibile l'accesso di più operatori al campo delle trasmissioni radio.
Erano gli anni in cui la telefonia concludeva la sua espansione in fatto di commutazione automatica. Questo fatto faceva pensare che la comunicazione era a portata di mano, per tutti.
In quegli anni si era realizzata anche la piena occupazione: chi aveva cercato un'occupazione l'aveva trovata.
La capacità di spesa si era sviluppata enormemente e quindi ci fu chi pensò a come attivarla, dato che i modi di spendere degli italiani erano rimasti quelli degli anni sessanta.
I beni di consumo erano limitati alle esigenze domestiche: della famiglia. I consumi individuali erano sconosciuti. Si doveva aprire un nuovo mercato dei consumi, spostare il concetto di "status simbol" su altri consumi e magari a "tempo determinato": esaurito un prodotto occorreva cambiare di nuovo.
Erano intuizioni. Le indagini sociologiche no si erano ancora sviluppate.
Le prime attività, in senso di creazione sfruttamento dei nuovi mercati, furono proprie le Radio private.
Si prefigevano di consolidare gli ascolti per poi offrire queste capacità di contatto a quanti avevano bisogno di comunicare con altri: PLUBICIZZARE.
Al momento ci fù grande confusione. Il concetto di marketing era deriso: che, ci mettiamo a fare i muratori, adesso?
Questi operatori però non demordevano. Si incominciò a parlare di "Juppys": ci fù anche un film di Celentano, nel 74, "Juppy-Dù".
Occore notare che a metà anni 70 ci furono le prime avvisaglie di diminuzione delle oppertunità di lavoro. Per i giovani in cerca di lavoro le opportunità offerte erano di nuove attività, generalmente commerciali: fu tra le prime esigenze che si vollero sviluppare. Le capacità relazionali e di collocazione dei prodotti. Si vedevano in giro giovani con giacca e cravatta e con grandi borsoni da "viaggatori" allora si chiamavano così i venditori.
In quel tempo ci fù un rilesso anche nel campo dell'abigliamento. Questi giovani si rifornivano dai fondi di magazzino, dato che i vestiti che indossavano erano modelli di metà anni 60. Nacque il "Casual".
Furono necessari 10 anni affinchè il terreno fosse stato pronto per avere i primi raccolti. A ciò contribuì in maniera determinante lo sviluppo ulteriore delle "tecnologie elettroniche" che diedero impulso alle tecnologie informatiche e telematiche: era incominciata l'era della microelettronica.
Essa aveva reso possibile lo sviluppo dei cervalli elettronici e quindi la diffusione dei Personal Computers, metà anni 80.
Dopo le prime "prove tecniche" e gli affinamenti della seconda metà degli anni 70, lo sviluppo delle tecnologie rese possibile confidare nel futuro e quindi fare gli investimenti necessari per l'attuazione dei propositi nati nella prima meta degli anni 70.
Gli Juppys e la persuazione degli ambienti politici, che dovevano garantire il Governo delle situazioni che si andavano a creare, furono le basi di dello sviluppo del Nuovo Consumismo consentito dallo sviluppo del Boom degli anni 60 completato nei primi anni 70.
Nacque così "il Preambolo" e quindi il Governo Craxi, che aveva sviluppato un giro di amicizie nell'ambiente dell'imprenditoria milanese: Berlusconi.
Per seguire questi modi di pensare occorreva molta fantasia. La fantasia, si sa, non sempre si trasforma in realtà.
È il caso dei fantasiosi seguaci delle nuove teorie nascenti sulle mode di attualità.
Una serie di stereotipi che emersero in quegli anni, per via delle esigenze primarie che diminuivano, fecero da base di consumo per il Nuvo Mercato che si andava costruendo.
Furono i nuovi progressisti. Tutti gli altri divennero conservatori. Li possiamo ritrovare oggi nell'Ulivo.
E' come se intendessero dire:"cari potenti d'Italia (leggi democristiani) se voi credete di poter spadroneggiare confidando nel pudore degli altri che gli impedisce di reagire alla vostra ipocrisia avete finito di comandare!".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda, 2-2-04
Le fondamenta
In effetti negli anni 70 si ebbe l'ultima dimostrazione del "pudore" ipocrita in ambito politico.
Veniva definito "onestà Intellettuale". Essa prevedeva che la personalità politica mantenesse una certa coerenza nel discorso politico che faceva.
Ciò comportva non dire "pane al pane e vino al vino", in maniera che si potesse sempre ribattere, in caso di contestazioni, che le scelte politiche devono essere di ampio respiro (larghe vedute) e non limitarsi al contingente, per avere carattere generale e di equità.
Ne discende che le libertà individuali possono generare delle controindicazioni, alla scelta fatta, ma questo è nella logica delle cose: non è pensabile che uno fa le cose segrete alla luce del sole e che gli altri non debbano vedere.
Un esempio è la lotta all'evasione fiscale sorta nella seconda metà degli anni 70. Tutti pensarono che gli altri avrebbero pagato più tasse. Gli altri erano i cosidetti autonomi, gli esercenti, i commercianti, gli artigianii professionisti ecc... ecc... .
All'obiezio che questi non avrebbero accettato di pagare le tasse e quindi si sarebbero risarcito aumentando i prezzi si rispondeva che la concorrenza avrebbe evitato questo meccanismo. Non si voleva rendere aplese una filosofia arcinota, ma nascosta, per cui il lavoratore non subordinato (oggi diremmo) ha aspettative maggiori degli altri: non si accontenta del "salario stabilito".
Il dirigente plitico sapeva bene tutto questo ma evitava di dare rilevanza al discorso per non cadere nell'incoerenza. Con il senno del poi si può comprendere come tutto ciò fosse giustificato dalla redistribuzione del reddito che si era determinato negli anni del boom economico, gli anni sessanta e settanta.
Questa filosofia macchiavellica ed intrigata si contrapponeva alla nuova proposta di cui si fece caposcuola Craxi: "Basta con l'ipocrisia. Bisogna essere chiari con la gente". Sembrava che dicesse. Non faceva mistero nel dire che i salari erano eccessivi in rapporto al P.I.L., tanto che da Primo Ministro tagliò la "scala mobile".
Anche la Nuova Filosofia nascondeva qualcosa: si prefigeva di sfruttare il "torpore" della gente. Quello che viene anche definito buona fede.
In effetti il concetto di marketing era ignoto ai più, dava l'idea di una strategia da piazzista. Non si immaginava quanto fosse vera, e disastrosa per come si intendeva applicarla. Il piazzista era un bonaccione che si arrabattava con gli espedienti.
Nessuno immaginava quanto fosse rincitrullita la gente. Loro l'avevano intuito. Ma nulla fecero trapelare.
Anche perché la gente, così rincitrullita, non era in grado di capire. Non era più come il "paesanotto diffidente" che aborriva gli affari facili, a parte qualche vero "paesanotto non diffidente", e che rendeva la vita difficile al piazzista.
Ve lo ricordate quello che arrivava in piazza del paese e dichiarava di volersi "rovinare" svendendo la sua mercanzia? Ne per 10 ne 5 mila lire, diceva, ve lo regalo. Oggi mi voglio rovinare 30 mila lire e la "confezione" e vostra.
Si tentavano anche queste diavolerie, così assurde che gli davano buon gioco se qualcuno si avvedeva. Li ho ascoltati di persona. Avrebbero potuto dire che era uno scherzo.
Il "paesanotto diffidente" nell'emigrazione dalla campagna alla città aveva abbandonato la diffidenza, di cui si vergognava, e non l'aveva sostituita con l'avvedutezza, facendosi distrarre dal cittadino, avveduto, che mostrava gentilezza, inusuale per lui, che lui aveva conosciuta solo nei confronti dei "Signori" del paese. Ciò gli è stato fatale. Proviamo ad immaginare le masse arrivate al nord dal sud. Come si sono trasformate le grandi città del nord industriale. Aggiungiamoci un po' di osmosi sociali e la frittata è stata fatta.
Via il pudore e l'onestà intellettuale.
Altro che chiarezza con la gente! Ci si stava incamminando verso un modo di vivere alla "Farwest": im mondo è dei furbi! Guai agli ingenui!
Neanche gli stereotipi descritti, più contestatori, l'avevano capita così. A parte qualche ambizioso vero, cosciente di dover fare se si vuole ambire.
Le conseguenze.
Come anzidetto lo sviluppo tecnologico e sociale hanno reso e dimostrata giusta la tesi della Nuova Filosofia.
Il fattore sorpresa l'ha favorita ed ha reso ricchi tutti quelli che l'hanno applicata, in maniera quasi proporzionale. Difatti gli anni 80 sono stati il "pozzo di sanpatrizio" dei "Rampanti", gli ex Juppys.
I più giovani hanno conosciuto i piazzisti delle TV private dette commerciali, poi, usavano gli stessi metodi, gli stessi espedienti, lo stesso imbonimento. Hanno fatto fortuna. Ciò dimostra che avevano il "merkato". Il "merkato" costruito dal marketing.
Non tutti, però, si erano rincitrulliti. Quei pochi che resistevano al "virus" si arrabattavano, si affannavano alla ricerca di un antidoto, ma contro la forza la ragion non vale. E' proprio vero!
La perseveranza però, premia: chi la dura, la vince! Ad un certo punto, quando il gioco sembrava fatto e si era allargato per necessità naturale, arriva l'errore. Qualcuno si cogliere in fallo e viene punito.
L'esperienza insegna: il Nuovo Giuoco ha bisogno di nuove regole! E qualcuno poi ha preso i dovuti provvedimenti.
Quando la Nuova Filosofia aveva combinato già i disastri noti e il crak finanziario era alle porte fu reso noto l'antidoto: tangentopoli e la stagione di Mani Pulite.
Ma un organismo debilitato è facile preda di conseguenze. L'assuefazione, l'indisponibilità a riconoscere gli errori, l'orgoglio, hanno ridato vigore al virus che nel frattempo ha subito le naturali mutazioni.
E' a questo punto che i duri si mettono a giocare: quando il gioco si fa duro!
Rinaldo scende in Campo.
Sfoggia tutte le piazzate più impensate. Forte del fatto che non solo i sondaggi gli davano ragione. Anche le prove in Campo. Vedi i piazzisti delle tv commerciali, che lui conosce bene. Non solo: l'esperienza e le riprove avute nell'uso delle TV, gli garantiscono che nella "confezione" ci si può mettere quel si vuole e si può vendere per qualsiasi altra cosa!
Attacca e demolisce tutte le teorie legate alla vecchia "Onestà Intellettuale". La situazione sociale ed economica gli spazio: la disoccuopazione aumenta, la fiducia nel futuro diminuisce. Il rimedio? La lotta al comunismo. Era andata bene Mc Artur negli anni trenta, in America, perché non doveva andare bene a lui? Ma perché il Muro di Berlino è caduto, con il Comunismo, nel 1989! Chi se ne frega! La gente non lo ricorda più (siamo nel 1993 4 anni dopo). E poi credono alle streghe! L'ho letto in un sondaggio!
Aveva ragione. Nelle TV commerciali riscuotevano successo una infinità di mghi e maghe (streghe e stregoni).
E lui così fa. E gli va bene: vince persino le elezioni politiche. Diventa capoò del governo del paese delle banane.
Ma come uno che si rialza da un poderoso pugno, quello sferratogli da Mani Pulite, è un po' barcollante e spaesato. Inciampa in un Lega-ccio e cade.
Sembra la fine. Tutti lo piangono soddisfatti (quelli onesti intellettualmente e col senso del pudore). Si mette in piedi un discorso decoroso, si argomenta dovutamente la situazione, si fa il punto e si decide di apssare all'azione.
La speranza e la fiducia deve essere il nostro credo. Siamo capaci, in buona misura onesti intellettualmente, i guasti sociali ed economici sono gravi quindi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Governiamo noi.
Rigore, rispetto delle regole, tentativo di farne più adeguate ai tempi, risultati accettabili anche se insoddisfacenti per i soliti insoddisfabili, ma la serenità sembra aleggiare nel paese e la fiducia negli animi sembra non mancare.
Un lavoro spossante. La stanchezza prende il sopravvento, con la stanchezza si perde lucidità, si vedono i fantasmi ad ogni angolo di strada, si addossa loro le colpe per gli insuccessi supposti e si rifà la frittata.
Il piazzista, che comunque non si perde mai d'animo, si cura, mette a punto nuove strategie immunitarie, lavora instancabilmente e si stanca. Alla vista della frittata si siede subito a mangiare un boccone, deciso però a riprendere subito il lavoro. Questa volta però facciamo le cose per bene: niente confusione nie luoghi di lavoro! Ogni cosa al suo posto per evitare incidenti sul lavoro.
I Lega-cci in casforte e gli altri nelle gabbie, come i polli d'allevamento con il loro becchime a portata di mano e poco spazio a disposizione. Occorre convinzione profonda della reltà che si vuole vivere: il paese produce banane e deve essere considerato tale. Un preciso programma di intervento una sorprendente "nuova confezione" ed il gioco è fatto. Basta crederci nelle cose!
Questa volta ognuno deve imparare la lezione a dovere, gli forniremo un bel "kit" di strumenti di lavoro e guai a chi non li usa: non li faremo "eletti".
I migliori piazzisti saranno disposti nelle posizioni strategiche, qualche compare quà e là per darsi una parvenza di signori per bene e ... a lavoro!
Già gli stereotipi non sono cambiati quindi bisogna mantenere ferma la Nuova Filosofia.
Il "target" è sempre lo stesso. Nel frattempo lo stato delle cose, che si era consolidato, nessuno è riuscito modificarlo: tutti hanno paura di essere tacciati di comunismo e quindi non si iscrivono neanche al sindacato per paura di essere licenziati. Qualsiasi contratto di lavoro "va bene" basta portare a casa, momentaneamente, quanto basta per comprare il telefonino, fare qualche puntatina in discoteca, ritrovarsi in qualche centro commerciale a far finta di comprare qualcosa mentre ci riscalda d'inverno e ci si rinfresca d'estate.
Tanto l'affitto e le spese condominiali li pagano i miei genitori, la cena c'è tutti i giorni, anzi qualche volta posso passare a "fare l'aperitivo" in quei centri nuovi o di nuova gestione che fanno promozione: si spende meno di una pizza ... quasi.
Se qualcuno si dovesse lamentare attiviamo qualche Lega-ccio per dirgli che la colpa e degli extracomunitari clandestini e non che rubano il posto di lavoro a "gente onesta come noi", che per colpa dei comunisti che hanno governato il secolo scorso si è formato "il buco" che dobbiamo riempire, con i soldi che vi faccio tirar furi dalle tasche dagli altri (perché a me fa schifo mettergli le mani nelle tasche), e saranno tutti contenti.
Oh! ... naturalmente non bisogna perdere di vista la "cultura": la gente deve essere dovutamente in formata. I giornali e le televisioni devono funzionare alla perfezione: niente fantasie da giornalismo d'indagine. Via tutti! Chi cerca di svegliare i cani che dormono bisogna cacciarli via: ce ne sono tanti che aspettano di avere "successo"! li accusiamo di essere comunisti: tanto nessuno avrà il coraggio e la forza di far capire l'imbroglio ideologico che stà dietro a questa trovata.
Pensate che lavorio è necessario per smontare la favola dei sovietici, detti "comunisti", che mangiano i bambini. Far capire che il Comunismo non significa "sovietismo", che è una filosofia che Karl Marx aveva descritta come sbocco della sua analisi sociale e che i sovietici l'hanno interpretata a loro modo, nella loro rivoluzione del 1917, applicandola frettolosamente e ottenendo il disastro evidenziatosi negli anni 80, perché la gestione di tale società è difficile e Stalin non aveva i computer, e Pilo, che li sapeva usare per fare le indagini sociologiche, ma che i comunisti italiani sono stati tra i liberatori dalla dittatura e fondatori dello Stato Repubblicano.
Ci avete capito qualcosa? Nooo...? E cosa volete che ci capiscano gli stereotipi su cui si fonda la nostra Nuova Filosofia?
La gente che, immersa nei problemi quotidiani, dal posto di lavoro ai soldi che non bastano per arrivare a fine mese, confusi dagli extracomunitari che gli rubano il lavoro, (e non solo: forse anche le donne) i marziani che sbarcano sulla terra e distuìruggono i nostri grattaceli, Bin Laden che mette le Burka alle donne, gli irakeni che usano le loro fogne a cielo aperto, che sono vere e proprie bombe ecologiche, come armi di distruzione di massa. Che bisogna colpire per primi: così si colpisce due volte. Bisogna fare la guerra per prima. Prevenire è meglio che curare.
Vi dico che è fatta!
E poi la scuola. Niente formazione! Chi la vuole si paghi le scuole private. Lo stato non deve chiedere le tasse per pagare tutti quegli insegnanti che lavorano solo 24 ore alla settimana, contro le 48 dei lavoratori "normali" oggi, ed hanno tre mesi di ferie all'anno.
Le scuole pubbliche devono essere sobrie: non tediare i giovani con tutte quelle storie di letteratura, filosofia, logiche matematiche (che poi fanno ragionare) che tediano i ragazzi, gli studi scentifici che deprimono le menti rendendogli impossibile il piacere della vita. Pensate a quanti italiani sono d'accordo!
E poi pensate a quelli della sinistra: credono persino che con un giro-tondo si possa cambiare il mondo!
Il giro-tondo è facile da capire: ci si vuole solo guadagnare la poltrona! Il giro è complicato: bisogna farlo secondo le situazione reali! Se la gente lo vede rotod tu lo devi fare quadrato altrimenti ti scoprono!
Non si può credere di poter consumare alla maniera occidentale e fare i pacifisti! "George" non vuole! E poi i nostri stereotipi non si fidano: sanno che il petrolio, i diamanti, la coca, ipalloni da calcio, le maglitte a basso costo, i telefonini, i computer e molte altre cose vengono da quei paesi che vanno bombardati altrimenti si ribellano.
E poi non trovate divertente giocare come il gatto col topo? La sinistra si da un gran da fare per mettere insieme uno straccio di proposta ed alla fine basta una mia battuta senza ne capo ne coda e loro ci si azzuffano come degli allocchi. Mentre i nostri stereotipi sono sempre fermi nelle loro posizioni. Forza_Italiaaaa...!
Bisogna capire il concetto di libertà. In esso è sottointeso che nella propria libertà è compresa la propria responsabilità: si è liberi di agire e nel contempo ci si deve assumere le proprie responsabilità. Nessun altro si può far carico delle proprie responsabilità all'infuori di se stessi. Anche se si cercherà sempre di scaricare le responsabilità sugli altri.
Questo è il cardine del liberalismo imperante e su cui si basa la Nuova Filosofia: sul fatto che l'orgoglio proibisce di scaricare, finchè è possibile, le responsabilità sugli altri. L'io grande e magnifico.
L'orgoglio e la pienezza do se è alla base di tutte le dittature conosciute dalla storia delluomo. Nerone, Mussolini, Hitler e persino Napoleone, Stalin e lo stesso presidente degli Stati Uniti d'America hanno usato ed usano per spronare la gente nel perseguire gli obiettivi "nazionali".
Il fenomeno è alquanto naturale e quindi logico che le guidi dei popoli, di diverse ispirazione l'abbiano utilizzato.
L'incomprensibile è come mai dopo tanta storia della cultura italiana la gente non si avveda dell'equivoco in cui viene indotto. Vuoi per spirito di gruppo, vuoi per avversione al diverso, di tanto in tanto l'uomo ricade nell'errore.
Sembtra che il singolo non creda nel fenomeno dell'apprendimento: non crede che l'altro possa capire le lezioni subite.
Eppure tante esperienze confermano la veridicccccità del fenomeno dell'apprendimento.
Forse perché si pensa che prima che l'altro impari la lezione si faccia in tempo ad acuisire i vantaggi che deriverebbero dal plagio.
Questa teoria non è infondata ma deve tener presente il risentimento eventuale provocato nella vittima. Non è pessibile garantire una previsione nelle reazioni delle vittime che conservano le possibilità di azione, singole o collettive, si è nel campo delle imprevisioni.
La filosofia della Onestà Intellettuale è la meno peggio proprio perché rifugia l'arroganza, la superbia e l'onnipotenza. Accetta la povertà umana e le relative debolezze.
La caratteristica umiltà della Onestà Intellettuale, che può apparire ipocrita, è frutto della storia millenaria dell'uomo.
OGGI
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-1-2004
I maestri nel mondo del lavoro
Ognuno di noi ha havuto i maestri. Due spiccano di più nel mio caso.
Il rapporto con i maestri è stato ed è sempre conflittuale.
I maestri sono quelli che ti fanno fare gli esercizi faticosi, risolvere i problemi impossibili e ti giudicano severamente. Come sono odiosi!
Sono anche bravi quando riescono a non darti la scappatoia dell'abbandono del lavoro. Non ti fanno perdere l'orgoglio. Stimolano la tua reazione alla sfida, anche se per avversione: per sconfiggerlo.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-1-2004
Tra gli anni 60 e 70 ho conosciuto una serie, la mia, di stereotipi umani.
Va ricordato che in quegli anni "i giovani" stavano attuando la loro rivoluzione culturale, in italia, a seguito della spinta che veniva un po' da tutto il mondo, dalla cina all'america latina.
Io la conobbi nel 70 allorchè venni a lavorare a milano. Nel mondo industriale l'attività era molto più intensa che nel paesino rurale di mia provenienza. Al mio paesino il movimento culturale era mosso da qualche studente che tornava dall'Università di Roma, la più vicina, o da altre città. Di conseguenza le idee risultavano un po confuse e parziali se non incoerenti.
Alla base di tutto il movimento c'era l'insoddisfazione dei giovani per quella società che secondo loro era repressiva ed oppressiva. Alla luce di una vita vissuta non è che ci si possa vedere grande novità. La novità, per vederla, si sarebbe dovuta cercare nel fatto che in quei tempi lo sviluppo economico diede, per la prima volta nella storia che conosco, la possibilità ai giovani di parlare ed agire alla pari dei più anziani, i loro genitori.
Sta di fatto che quel "crogiulo" mantenne in vita molte delle idee infantili degli uomini facendo sviluppare una serie di stereotipi nuovi per l'epoca.
Oggi io li divido in due gruppi anche se in alcuni casi essi si intersecano.
Un gruppo era costituito da quelli che volevano introdurre le loro idee nella società sulla base del loro punto di vista e l'altro gruppo di cui facevano parte quelli che, pensando che quella società non era valida, volevano disfarla per reimpostarla di sana pianta.
Nel primo gruppo vedo tutti quelli che si oppnevano all'idea "dell'anziano", di origine militare: il più anziano ha più conoscenze e quindi comanda. Questi giovani, pur consapevoli della complessità della storia umana, volevano comunque renderla più paritaria mantenendo fermi alcuni capisaldi che possiamo definire di convivenza civile: il rispetto reciproco e ciò che ne consegue, spesso, secondo alcune regole fondamentali come la costizione dello stato, come se di fronte a cose non ben comprensibili fosse meglio non agire.
Questi giovani raramente li trovavi a fare "l'autostop", pratica molto diffusa allora, anche se si ispiravano alle ide illuministe del 700 ed a quelle del 1848 e seguito. Raramente si trovavano tra gruppi che praticavano le droghe. Dal punto di vista artistico erano "essenziali" quasi con scarso entusiasmo: mi viene in mente la canzone di Morandi "c'era un ragazzo ..." sul Vietnam. "la via Gluc" di Celentano. E' come se dassero per scontato alcune debolezze di fondo dell'uomo su cui occorresse riflettere un po' prima di agire.
La letteratura prediletta era quella della prima metà del 1900: tra glialtri, Moravia, Primo Levi, Pavese, Montaldo ed altri. In seguito ameranno Pasolini.
Questi giovani, politicamente, si riconoscevano in partiti che erano rappresentati nel Parlamento nazionale.
Nel secondo gruppo iserisco gli "Hippys" che professavano l'idea del vivere selvaggio, aborrivano la società "borghese" e consumistica, ipocrita e bacchettona, non amavano le regole imposte. Come se ci potessero essere le regole non imposte. Queste idee le possiamo ritrovare in molte espressioni artistiche dell'epoca. Facevano parte di questo gruppo anche i gruppi politici "extra parlamenteri", dato che non avevano i loro rappresentanti nel parlamento nazionale. Questi avevano fatto loro le idee più rivoluzionarie che dal 1848 si erano diffuse in Europa ed ebbero il loro culmine nella rivoluzione russa. Questi esprimevano con parole e fatti anche violenti (contrariamente agli ippys)
La loro obbiezione alla società ed al potere. A questi due gruppi si affiancavano quelli che, da terzo incomodo, vedevano di buon occhio una società scarsamente regolata potevano attuare i loro propositi spesso ai limiti della legge e della decenza. Probabilmente questo terzo stereotipo era il più numeroso visto che se rapportiamo il totale dei giovani al numero dei contestatori che si manifestavano, questi ultimi erano relativamente minoritari.
Anche nel primo gruppo c'erano i "terzi incomodi" ma avevano vita dura a causa della base culturale ed una certa precostituzione del gruppo in generale verso la parte conservatrice della società a cui i "terzi incomodi" si riferivano.
Resta fermo il fatto che esistevano anche i giovani soddisfatti della società esistente e che si opponevano a questi movimenti di cambiamnto. Seppur consistente era, però, nettamente inferiore agli altri due insieme.
Queste classificazioni le ho conosciutie anche da emigrante, in Svizera, dove trovavo "lavoratori" emigranti che usavano il contratto di lavoro come paravento alle loro pratiche "fantasiose" che erano invise agli abitanti del luogo ospitante.
Oggi, vedendo come evolve la società, credo di poter dire che il tutto ha origine da quelle filosofie "rivoluzionarie".
Il potere è conteso fra i due gruppi. Il terzo, quello conservatore è marginale. Il secondo gruppo però mi pare in crescita per via dell'opinione che il rapporto tra gli uomini debba essere libero e poco controllato: il concetto del "mercato" che regola la società.
Questa direzione peò mi pare involutiva dato che ci riporta a ciò che esisteva prima degli anni sessanta. Allora esisteva, praticamente, la stessa situazione anche se non la si ostentava come si fa oggi. Vigeva la regola del "si fa ma non si dice". Fa ciò che prete dice, e non ciò che prete fa. E via di questo passo.
Berlusconi può stare tranquillo!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-1-2004
Il capò di f.i. ci vuole trascinare con sé.
Ci sprona ad imparare come fare il "lifting". Dice che a noi non ci riesce bene. Invece a lui da buoni risultati.
Avete visto a quante insensatezze sono accondiscendenti gli italiani, secondo lui?
Loro, gli italiani, si devono trattare così, dice lui. E loro pare che gli diano ragione.
Non solo, purtroppo:
Anche noi, stando a come si comportano i nostri dirigenti, dimostriamo che lui abbia ragione.
Speriamo che mi sbagli!
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-1-2004
La vista di una Tavola Rotonda (in TV) sul caso Parmalat mi ha fatto concludere che gli interlocutori, di opposte fazioni politiche, si siano accordati di affrontare l'argomento dal punto di vista non politico. Che si dice tecnico.
La cosa mi ha allarmato perché il punto di vista concordato, comunque ha perseguito l'obiettivvo di non dare indicazioni precise, ovvvero comprensibili ai telespettatori. Dico ciò perché gli interlocutori, per soddisfare l'accordo di non fare propaganda politica, hanno usato termini affatto noti ai telespettatori.
Il risultato è stato che le conclusioni dei loro discorsi possono portare solo alla protezione degli "operatori economici" di alto livello e cioè le banche. Gli operatori economici bassi cioè i risparmiatori non si beneficeranno dei provvedimenti che loro hanno proposto.
L'unica frase utile ai risparmiatori l'ha data quello che ha detto che ui controlli sulle operazioni finanziarie non possono rassicurare i risparmiatori altrimenti si avrebbe il blocco delle attività finanziarie. Dichi?
Conclusione ognuno deve darsi un metodo sicuro o un limite di rischio sopportabile, visto che sta facendo un investimento con il suo "plusvalore". Che significa far fruttare il credito ottenuto con una attività fortunata. Sfidando ulteriormente la fortuna.
Se io lavorando 8 ore al giorno come il Re ottengo un reddito inferiore vuol dire che il Re è stato più furbo o fortunato di me.
Questo è il meccanismo della magia: il successo è nel segreto del trucco ovvero la furbizia.
Qualche anno fa penso quando il Parma-Calcio si elevò al rango della serie A e Parmalat divenne il venditore del latte a livello nazionale mi sentii offeso perché il consumatore del mio paese comprava il latte da Parmalat anziche dalla Centrale del Latte del suo paese.
Ciò mi indusse a non preferire, prima il latte della Parmalat e poi a non considerare interessanti, per me, le proposte Parmalat.
Oggi alla luce dello scadalo Parmalat concludo che chi ha comprato le sue obligazioni ha voluto essere più furbo di me e quindi ben gli stà.
Come quelli che hanno voluto votare per Berlusconi che è il capofila della filosofia del Marketing in Italia.
È probabile che anziché inventare i nuovi lavori si dovrebbe limitare la fantasia degli inventori dell'Acqua Calda. Questi inventori però possono essere scoperti solo da chi dovrebbe proteggere gli irresponsabili che offendono i protettori credendo negli inventori dell'Acqua Calda. Di nuovo gli elettori di Berlusconi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-1-2004
Quando vedo i documentari televisivi naturalistici il mio pensiero corre all'uomo di Neanderthal e lo vedo mentre torna alla caverna (rincaverna)
con la cacciagione sulle spalle, e nella caverna vedo la sua donna intenta a curare i figli, di varie età compreso l'ultimo che è appeso alla sua mammella, mentre attizza il fuoco sotto alla pentola appoggiata sui sassi.
Allora mi interrogo sui loro pensieri.
Lui pensa alle gratificazioni che gli tributerà la compagna per la buona caccia e sarà rinfrancato per la fatica fatta, ed apprezzerà la vita. Così pure lei è gratificata della capacità di fare ciò che gli è più soddisfacente, naturalmente.
Da allora ad oggi le occasioni gratificanti si sono moltiplicate. Dalla maggiore frequentazione fra le persone alla nascita di più pratiche di gratificazioni.
La prima, forse, pratica ulteriore nata per avere maggiore gratificazione dalla vita è stata la cosiddetta prostituzione delle donne. Tanto che passa per il "mestiere" più antico.
L'ultima pratica di gratificazione nata, forse, è lo "show" in tutte le sue accezioni, ad esempio il "talk-show".
Oggi l'attività di intrattenimento, specialmente televisivo, è addirittura totalizzante: ogni attività umana è appoggiata ad una attività di gratificazione per essere promossa.
Questa situazione dovrebbe farci riflettere molto.
Il rapporto fra le attività di sopravvivenza e quelle gratificanti, se ai tempi di Neanderthal era 1, oggi è 100, forse un milione.
Le vecchie categorie delle attività umane individuavano i settori delle attività primarie, quelle estrattive e di trasformazione, ed il settore terziario con le attività commerciali e di servizio, che, escludendo l'amministrazione pubblica, riguardavano un numero limitato di addetti.
Oggi, con l'esplosione delle attività commerciali, dedite alla creazione dei mercati (marketing), abbiamo il ribaltamento del rapporto: le attività primarie sono diventate marginali ed il settore terziario, da solo, supera la metà delle attività umane.
Un esempio:
le attività di "servizio alla persona" non possono diventare una merce di scambio come i prodotti industriali. La cura della persona trasformata in merce di scambio è una aberrazione sociale. Occorre trovare una soluzione!
Mi chiedo se ciò non sia la stessa situazione che vivevano, o vivono, gli abitanti di Babele o quelli Sodoma e di Gomorra.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-12-2003
"Chi poco sa lesto parla".
Gli operatori dell'informazione sono molto loquaci.
Essi sono, spesso, degli involontari "picciotta".
E' noto il concetto di "overflow".
La nostra società ne è vittima.
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-12-2003
Forse andrebbe dato merito a Berlusconi che ci stà inducendo a prendere atto della necessità che ognuno prenda coscienza che occorre assumersi le proprie responsabilità.
In sostanza, è necessario che ognuno sia determinato a fare tutto ciò di cui si assume le responsabilità.
Ad esempio:
avremo la determinazione, una volta andati al governo dell'Italia, di cancellare la legge sulle eredità? Quella sul faso in bilancio? Quella del lodo schifani?
Avremo la determinazione di dare ai giuduìici tutti gli strumenti per perseguire berlusconi per tutte le sue malefatte?
Faremo la legge sul conflitto di interessi?
Quali ostacoli avremo davanti nel fare tutte queste cose???
Osappiamo individuarli oppure faremo un fiasco!!!
Berlusconi è andato al governo con un programma preciso, che molti intuivano ma nessuno ci credeva.
Sapeva di fare cose contrarie a molte opinioni e molte regole di civile convivenza ma le ha fatte con determinazione e con dispendio di risorse se è vero che ha tutti i parlamentari a libro paga.
Ha fatto tutto ciò confidando nella incapacità degli altri di disfare il suo operato con altrettanta determinazione.
E' come se ci sfidasse a rimettere a posto le cose che lui ha messo sottosopra.
C'è qualcuno determinato a punire chi ha tanta determinazione nel violare le regole? E' da oltre venti anni che berlusconi agisce contro le regole. Prima con la mano di Craxi e del C.A.F. e poi di persona. E noi tutti continuiamo a criticarlo e contestare. Siamo capaci anche di fare altro?
E' possibile mettere nel programma di governo la riforma del Codice Penale e in particolare le frodi sottili fatte da organizzazioni pseudo-politiche come quella di forzaitalia?
Un fatto di cui bisogna prendere atto è che dalla fine degli anni 70 anche la società italiana come quella mondiale vive uno stato di incoscienza che la rende vittima degli approfittatori.
L'incoscienza consiste nel credere ciecamente alle notizie ricevute ed agire di conseguenza. In sostanza completa assenza di capacità critica e forte ingenuità tecnologica: ognuno crede di avere il potere di fare, solo con gli "strumenti tecnologici" senza dover fare lo sforzo di ragionare. Non ci si rende conto che gli stessi strumenti possono essere usati anche in maniera più redditizia dagli altri.
In questo contesto si configura la vittoria del berlusconismo, che se ci riflettiamo bene nasce alla fine degli anni 70 quando la gente, allora giovani, era "spaccona" criticava sia la DC che il PCI come antiquati: legati ad idee di media e lunga durata. I cosiddetti valori consolidati.
Ad esempio possiamo prendere l'ironia nei confronti dei Comunisti che non si rendevano conto della fine della Classe Operaia, che il mondo era cambiato! (non sapevano come!). La critica di corruzzione alla società democristiana, emergente in special modo nella critica alla "TV di stato" che non sapeva fare altro che trasmettere la "Corazzata Potionky" (presa ad emblema di film di regime).
Mentre le "TV Private" erano moderne si vedeva di tutto: dai varietà con le donne nude ai films pornografici veri e propri, a tarda notte.
Bisogna tenere presente che quella gente veniva da un periodo di forte limitazione degli svaghi. Dal 1973, con la crisi petrolifera derivante dalla guerra di Israele alla Palestina, entrammo in un periodo di "Austerità" che finiva proprio negli anni in cui nascevano Radio e TV private, la metà degli anni 70.
Questo è anche il contesto che crea l'alleanza tra Berlusconi e Craxi. Essi scommettono sull'inizio di un epoca in cui le necessità umane erano finite. Naturalmente si riferivano alle necessità tradizionali quelle primarie ed ataviche. Quelle che facevano aguzzare l'ingegno alle menti.
In proposito ricordo un articolo di Carlo De Benedetti, su una Unità dell'85, in cui faceva una riflessione sul meccanismo necessità-ingegno.
Craxi e Berlusconi scommisero, appunto, sulla fine dell'influenza della necessità sull'ingegno. Oggi dobbiamo dire che avevano ragione.
Bisogna dire che non solo loro si erano accorti di questo. Loro hanno avuto ragione perché hanno affrontato la questione per sfruttarla a proprio vantaggio. Gli altri invece intendevano affrontarlo in modo da evitare il degrado sociale dal punto di vista culturale.
Si può dire che non sia vero che le necessità umane sono finite dato che oggi stanno riemergendo necessità che che credavamo superate, come la povertà e l'indegenza.
E' vero ma sono necessità conseguenti, che disorientano. Portano l'individuo a credere che basta attuare una furbizia diversa, nuova: l'idea geniale. Come Berlusconi!
Questo meccanismo è dovuto all'instaurarsi di un nuovo meccanismo che possiamo chiamare "Sindrome da Servomeccanismo". L'idea viene rasa dall'uso dell'automobile: oggi se viene a mancare la disponibilità dell'auto ci si trova in una condizione di impotenza. Non si riesce più a fare qualsiasi cosa. Lo stesso vale per il computer, chi lo usa in maniera diffusa non è più capace di fare le cose che faceva e che gli servono per la quotidianità. Non parliamo del telefonino. È stato il più "nocivo" e veloce. In breve tempo, dal 93-94 al 99 è riuscito ad asservire quasi la totalità della società italiana.
I produttori di tutti questi "mezzi di asservimento" sono coscienti di ciò e lo sfruttano. Noi dovremmo fare altrettanto. Dovremmo usarli coscienti del loro aspetto nocivo. in caso di uso spregiudicato.
In questa situazione, se si vuole mantenere l'attegiamento di correttezza, non possiamo pensare di sfruttare la televisione per ribaltare le posizioni, rispetto a Berlusconi. Le televisioni sono utili per l'agiottaggio. Sono utili per plagiare il telespettatore. Per risollevare il "cittadino", ammesso che sia tale, occorre ripristinare lo "stato di necessità" precedente al periodo di austerità.
Se ciò non si condivide bisogna spiegare perché il risultato delle azioni di governo berlusconiano inducono in questo senso: maggiore povertà e indigenza.
Sembra che la "grandezza" della politica b. stia proprio in questo: la capacità di assecondare la "massa" traendone comunque profitto. L'obiettivo è sempre lo stessso! È un po' l'arte del medico: "taglia e cura"
Sarà il dramma dei governanti!?
D'altra parte noi ci siamo assunti il ruolo dei curatori, e riconfermato negli anni 70, e ci viene difficile cambiare ruolo adesso: l'hanno gia assunto gli altri, dato che è più vantaggioso sia economicamente che politicamente.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 2-12-2003
La "pensione " i giovani
Nell'occasione della "fumata" fuori dalla sala di commutazione gli operai montatori si abandonavano in mille discorsi.
Una volta, parlando ddei problemi del "mondo del lavoro" finirono sulla questione pensione. Qui si accavallarono una infinità di ipotesi e di sogni. Bucci diceva che avrebbe collezionato amanti. Max avrebbe riattivato la sua fattoria. Colombo si sarebbe soddisfatto, finalmente, nel giocare a carte nel suo bar preferito.
Sergio Turconi, che aveva ascoltato in silenzio, disse: "ma all'età che si è in pensione cosa vuoi fare? Sarebbe meglio godersi un periodo di pensione da giovani e poi, finito quel tempo, si lavora finchè la salute lo consente." Turconi! Sei il solito scansafatiche disse Bucci: chi vuoi che lavori, poi. A quel punto, un po' spiazzati dalla balordagine della proposta e la fine della sigaretta fece sciogliere il roccolo, che si era raccolto sulle scale della centrale, e tutti tornarono al loro lavoro. Chisà dove finirono quei discorsi? Forse nel dimenticatoi?
A distanza di tempo max si ritrovò a parlare dei giovani delle scuole, nel solito comitato genitori, del loro futuro, della vita adolescienziale dei giovani del tempo. L'opinione diffusa era che l'adolescienza si fosse allungata: i giovani rimanevano in famiglia finanche a trenta anni, senza sposarsi, spesso purtroppo, anche senza lavoro. Alcuni, il figlio del mio amico che studiava medicina, in verità un lavoro l'avevano: studiavano. Altri oziavano in cerca di un impiego altri badavano alle loro spesuccie, anche se grosse.
Ai miei tempi solo i "figli di papà" si potevano permettere di "bighellonare" fini a "tarda età". I giovani "normali" dovevano guadagnarsi da vivere appena avevano le forze per reggersi sulle gambe: l'economia prevalentemente agricola suggeriva ai genitori di far "crescere" in fretta i bambini. L'Ozio andava centellinato perché il troppo storpia. Nella fattoria cera lavoro per tutti. In quella di max i bambini pascolavano le pecore, le nidiate di tacchini, pulivano le stalle, mettevano il fieno davanti aale bestie legate alla mangiatoia ed altre attività di aiuto ai grandi.
I figli di papà si godevano la "pensione anticipata", come deceva Turconi!
Agli occhi, semplici, del bambino che gurda per le prime volte il"mondo", mentre è intento a "guardare" le pecore, i datori di lavoro sono dei ricchi che, non sapendo cosa farne dei soldi, impiantano una attività dove sia possibile far lavorare tanta gente per avere tanto profitto. Per pter garantire la "pensione anticipata" ai loro figli? Forse.
Ciò è possibile, però, solo se ci sono tanti operai da impiegare. Operai che "sappiano fare" quel tipo di lavoro! Oggi non c'è più quella "professionalità" di un tempo. Si è cercato di rimediare con l'allargamento della "base produttiva" prtando in "fabrica" anche le donne ma non è stato sufficiente. Si è dovuto ricercare la "professionalità" in giro per il mondo, tutto il mondo in senso "globale".
Sono quindi giunti, dai paesi meno industrializzati, lavoratori di ogni genere. Vengono chiamati "extarcomunitari". Forse perche quei paesi non fanno parte della comunità "occidentale industrializzata". O forse per altri motivi. Non so!
Sta di fatti che i bambini degli "extarcomunitari" hanno gli occhi cme se "guardassero" le pecore: occhi ingenui. Guardano gli altri bambini, seduti a scuola conloro, come "figli di papà" che si stanno godendo "la pensione anticipata". Li vedono tutti "firmati". Non hanno venerazione per la la vita. La vedono in maniera sobria, leggera dissacrata. Sembra che si siano estraneati da loro stessi e, dal difuori, si trattano come trattano i loro giocattoli. Si smontano, si truccano, si modificano, si rimettono nel "cestone" per una futura sessione di giochi.
Quando loro decideranno di lavorare sarà perché non sanno che altro fare e quindi sicuramente lavoreranno finchè la loro salute glie lo consentirà. Chisà cosa fa adesso turconi? Si godrà la pensione posticipata?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-11-2003
L'elettore di centro destra (comodone , infingardo, che dice:"basta che non misi chiede niente") sa di essere "parassita " del capitalista (il padrone) e quando viene "fregato" pensa che il fatto stia nell'ordine delle cose.
L'elettore di centrosinistra è "Puro" (o Pure ... presuntuoso) ed è convinto che tutto gli sia dovuto. Quando viene "fregato" pensa che il fatto sia un tradimento, un imbroglio, un angheria del Padrone, il capitalista. E si arrabbia essendo vendicativo in maniera infantile.
Allo stesso modo si comportano nei confronti dell'Eletto a rappresentarlo nelle istituzioni, in Parlamento.
L'elettore di centro destra ritiene normale che berlusconi sia "falso " che dica delle "bugie". E' nella sua indole di Padrone!
L'elettore di centrosinistra ritiene che l'Eletto sia un suo "schiavo", un suo sottoposto che è stato comandato ad eseguire degli ordini precisi: il suo ordine. E, essendo vendicativo in maniera infantile, non accetta compromessi derivanti dall'applicazione collettiva dei Principi. Gli altri non esistono: Esiste solo la sua esigenza!
L'elettore di centrosinistra non ha mai letto o visto, la rappresentazione teatrale de "L'eredità".
L'animale, con cui si vive in simbiosi, deve essere protetto per avere la garanzia di qualcuno da "spulciare", altrimenti si deve continuamente cambiare "cavallo".
Non si può, ne si deve, pensare che sia ingiusto il fatto che il Rinoceronte mangia quel che vuole ed il parassita deve accontentarsi dello "sporco" nelle pieghe della sua pelle.
Chi si pecora ... il lupo se lo mangia!
Nella vita ci sono gli "imprenditori" ed i "prestatori d'opera". A chi si presta l'opera se cancelliamo gli imprenditori?
Nei tempi attuali, è vero, il panorama degli imprenditori è quasi esclusivamente composto da gli estremisti della categoria: i più spregiudicati e determinati ed i più sprovveduti ed incapaci.
La cosa si riscontra un po' in ogni attività.
Per questi motivi, principalmente, un governo di sinistra non potrebbe fare quel che fa berlusconi. Sarebbe immediatamente catalogato fra le Dittature, neanche "morbide".
A me, comunque, piace vivere tra i "parassiti". Non sanno combattere le battaglie dei Leoni!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-6-2003
Berlinguer aveva posto la Questione Morale.
Intendemmo la morale in senso generico. Ci andava bene. Ma non si capì il senso pieno della Questione.
Oggi, dopo oltre vent'anni, si può capire il senso di quella posizione cosi tenace da diventare Linea Politica di un Partito.
Da allora, per tutti gli anni 80 in modo rilevate, è stato introdotto negli usi delle istituzioni italiane la
Spregiudicatezza.
Sembrerà ipocrisia ma non lo è.
Fino al sequestro di Aldo Moro la spregiudicatezza esisteva e viniva usata ma "da ladri", nal senso che occorreva non farsi scoprire: le istituzioni pubbliche per prime devono essere esemplari, di guida per i cittadini, altrimenti non sono più istituzioni. Non sono più il riferimento, per tutti, a riguardo del corretto comportamento nella vita in una società civile. Non possono più ergersi a giudice nei confronti di tutti i cittadini.
L'Economia di Mercato è stata sfruttata per giustificare questo falso ideologico: logica di mercato e non spregiudicatezza.
È stato sfruttato questo concetto per leggittimare il "gioco di azardo" nei rapporti tra i cittadini e tra i vari operatori economici.
L'Economia di Mercato, basandosi sui consumi, si basa sul concetto del fine che giustifica i mezzi. Nel contempo si usa, a mo' di clava, il problema dei problemi: l'inquinamento ed il conseguente deterioramento dell'intero globo terrestre. Ciò dimostra la nocività dell'economia consumistica, altro che economia di mercato.
La pubblicità, oltre al resto del materiale prodotto dai "mas media", è un'altra dimostrazione di nocività.
Essa è basata sull'assenza totale di Coscienza nei cittadini, nei ceti sociali più vasti. In altri termini si può dire basata sulla ingenuità, quando non è vera e propria imbecillità.
Questi discorsi sono ritenuti pessimisti, se non disfattisti, e accusati di mancanza di rispetto degli altri: della democrazia.
La verità è che, se facessero presa nelle coscenze, crollerebbe tutto il castello dell'attuale economia di mercato.
La necessità, che aguzza l'ingegno, farebbe credere che le masse vanno fatte precipitare giù dal baratro per fargli percepire la loro esistenza. Il baratro non è necessario!
La civiltà, nel tempo, ha istituito le leggi e le sanzioni, per i fuori legge, per contrastare gli eccessi di spregiudicatezza o di malaffare, basti pensare al cosidetto "gioco di azzardo".
In effetti "l'annientamento" dell'avversario in affari, praticato dalla Mafia, è un reato. Il concetto di complicità nei reati è una logica inconfutabile. La circonvenzione di "incapaci" è un reato. La pubblicità, oggi, che cos'è? Se non una circonvenzione di incapaci?
Nel momento che giustifichiamo il proliferare delle attività cosidette di servizio (il terziario e oltre), che consumano la ricchezza prodotta da altre attività, istituzionalizziamo il lavoro "fittizio" (quello che non produce ma consuma, e quindi inquina), legittimiamo la spregiudicatezza e quindi l'imbroglio, sia pure di popoli masochisti, per negligenza, a vantaggio di presuntuosi scopritori di acqua calda, benchè creduti Dei.
Non possiamo non giustificare la crescita dei nuovi lavori se vogliamo dare a tutti un ruolo nella vita! Non possiamo neanche condannare il "picciotta" che per avere un ruolo esegue il comando del Padrino!
Badare bene! Il comando potrebbe anche essere "gambizzare" l'avversario in affari o in politica, e non è necessario usare la Lupara, spesso si usano i mas-media bevuti da gole arse ed insaziabili.
La pubblicità serve ad annullare quella altrui.
Lo sfruttamento dell'assenza totale di Coscienza, nei cittadini ai quali è stata data la leva del potere (la Democrazia), è un atto di "alto tradimento" del senso dello stato, oggi, alla luce di quanto sta avvenendo (che non è nulla di nuovo nella storia dell'umanità anche recente). Alto tradimento perché porta, forse volutamente, alla distruzione dello stato, nato a suo tempo per proteggere il "Re", che oggi protegge troppo anche il "suddito": lo Stato Sociale.
La questione morale è questa. Almeno oggi!
Un qualche sussulto di reazione si ebbe nel 1992, gli eventuali errori sono "quisquiglie", ma contro la forza dell'imbecillità la ragione dei pochi non vale.
La storia ci sta dimostrando che era giunta l'ora del "Pifferaio", era giunta, e non c'era altra soluzione.
Perché, lavare la faccia all'asino si spreca tempo e sapone! L'asino va caricato, frustato e legato dovue vuole il padrone! Finchè, se mai fosse possibile, diventi un qualche "animale" sapiente.
L'aspetto peggiore di questa situazione stà nel fatto che non solo chi ha votato berlusconi è ambizioso (chi sa perché questa parola mi sfugge sempre) e sa dove vuole arrivare pur ingnorandone le controindicazioni, invece chi non l'ha votato non sa che la sua ambizione è, e deve rimanere, quello di annullare o almeno vanificare l'azione dei berlusconiani, imparando a riconoscere la spregiudicatezza e la strumentalizzazione, rifugendo dal vizio di sguazzare nel torbido: tanto prima o poi qualcuno pulisce il magma.
Vedi la reazione all'accusa di Andreotti nei confronti di Violante. Chi ha la coscienza sporca si butta subito nel torbido e sguazza, mentre predica "quasi bene".
Forse perché si vuole ribadire che la teoria secondo cui cadendo nel baratro si prende coscienza?
Sembra che questo sia ben chiaro nell'inconscio del cittadino, che tutto sommato non vuole assumersi la responsabilità di sciegliersi il "cappio"! Preferisce avere sempre la posssibilità di protestare.
Non Vuole. Contrariamente agli altri che Vogliono.
Oggi nella pubblicità della trasmissione "50", condotta su RAI 1 da Pippo Baudo, hanno paragonato le "vallette" alle "veline". Perché non è stato mai fatto? Forse perché i telespettatori devono precipitare nel baratro? O perché non sarebbe servito e quindi ... tando vale approfittarne per trarne qualche profitto!
Ma sul terreno dell'avversario non conviene mai "scendere"!
Presto o tardi se ne pagano le conseguenze! A meno che si sia capaci di "toccata e fuga": logica delle "nicchie".
È nella logica delle responsabilità per ciò che si fa o si dice!
Ero partito con l'intento di dire qualcosa per svegliare il torpore del cittadino e son finito per fare come fa berlusconi!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-6-2003
Caro Direttore,
so di non dire una una originalità ma la "casa delle libertà" non mantiene le promesse.
Dice di volere il "liberismo" che lascia al mercato la regolamentazione delle attività umane e poi da silvio berlusconi in testa, con il controllo minuzioso delle "tv" per finire all'ultimo sindaco, ad Albertini (sindaco di Milano) che si occupa del programma della Scala di Milano.
Due le conclusioni: o la "casa delle libertà" racconta frottole o gli italiani amano le favole!
Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-6-2003
Caro Direttore,
l'immunità per silvio berlusconi è la prova che le BR vinsero, con l'assassinio di Aldo Moro. Vinsero perché con Aldo Moro fermarono il processo di normalizzazione dell'Italia facendo cadere il governo di solidarietà sostenuto dal PCI e facendo salire al potere Kraxi con il preambolo.
Da allora ad oggi, un trentennio, si denota una sostanziale continuità di sviluppo della politica italiana, con la breve parentesi degli anni 90.
L'attuale situazione istituzionale dell'Italia è l'esatto risultato che si temeva e si è cercato di evitare durante il sequestro Moro. Cioè lo stato gestito dall'arroganza dei "comitati di affari" come è stato fino al 1992 ed è tornato ad essere oggi con il governo berlusconi.
Acquistano significato anche le affermazioni delle BR secondo cui gli italiani fossero dalla loro parte. Berlusconi lo ha dimostrato. Gli italiani sono con lui anche se non se ne rendono conto. La parte che non se ne rende conto è quella che lo vota sull'onda emotiva dell'anticomunismo, del parassitismo che muove la cultura italica dei facili profitti, dello stare tra le pieghe delle regole imposto dai comportamenti delle "classi dirigenti classiche".
Per certi versi la rivoluzione berlusconiana è simile alla rivoluzione francese. Dove la borghesia si sostituisce alla nobiltà cancellandola perché esaurita.
Kraxi e berlusconi si sono sostituiscono alla DC perché essa era esaurita. Esaurita dal lungo ed impari compito per la crescita del Cittadino italiano.
La cura dolce della DC non è stata fruttuosa, si rende necessaria la dolorosa rivaccinazione. Rivaccinazione perché un'altra c'è già stata con il fascismo e, pare, non abbia dato frutti validi.
Il PCI, e quindi la sinistra, è rimasta tagliata fuori dal processo perché volente o no la società è basata sull'economia, umanamente "capitalistica" (vedi la barzelletta del 'compagno' che ha solo la bicicletta).
La coscienza che prende atto del valore degli altri è ancora lontana dalla realtà. Prevale notevolmente quella prevaricazione perché assicura il succcesso quando riesce.
L'onestà e la moralità non soddisfa nessuno, oggi. Il mondo del lavoro ne è la dimostrazione.
Il fatto deludente è che neanche le "classi dirigenti vecchie", che dovrebbero avere il senso dell'organizzazione dello stato di diritto, sembrano rendersi conto del baratro sociale che abbiamo difronte. Sembrano allineate alla logica che guida il semplice cittadino, che ormai da trent'anni, vive all'ombra espansionistica della mafia.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-6-2003
Caro Direttore,
anche se mi rendo conto di chiedere troppo Ti passo qualche consiglio che vorrei far pervenire al "presidente operario".
Dovrebbe leggere un pò più di storia per aggiustare le sue azioni di governo e forse anche imprenditoriali.
La storia è piena di "grandi uomini" o famosi, anche se di bassa "statura". Mussolini, Hitler, Luigi XVI, lo stesso Napoeleone che potremmo confrontare con Craxi.
Ci ne sarebbero altri, grandi uomini, come Stalin, Mao Tse Tung, Togliatti, l'attuale Leader Maximo ma lui sembra prediligere i primi.
Mi pare tutto così immutabile e masochistico, è deprimente, noi dalla parte dei vessati lui dalla parte dei vessatori. Comunque tutti coscenti della conclusione, che ci sarà. Prima o poi.
Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 15-5-2003
Caro Direttore,
leggendo la lettera della giovane bibliotecaria mi sono tornati alla mente i miei giovani intenti rivoluzionari. Poi la vita mi ha indotto a rivedere la posizione rivoluzionaria. Non perché sono diventato contrario al progresso bensì perché ho maturato l'idea di non lasciar cadere il boccone che ho in bocca per azzannare il boccone nella bocca del cane riflesso nell'acqua.
Il mio panettiere, insieme al suo collaboratore, mi fornisce un ottimo pane ad un prezzo compatibile (maggiore di altri negozi) con i "costi aziendali" comprensivi dei contributi pagati per garantire i diritti del collaboratore assunto in regola.
A seguito delle sue lamentele per la concorrenza subita, gli ho consigliato di tagliare i "costi di produzione" derivanti da tasse e contributi dovuti per il collaboratore. Il panettiere mi ha risposto che il suo pane è così buono anche perché il collaboratore collabora serenamente: la qualità del pane potrebbe scadere se viene a mancare il rapporto di fiducia.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27-4-2003
I fischi per Pezzotta
(Segretario CISL) a Milano fanno tornare alla memoria i fischi al segretario nazionale della (UIL) nei primissimi anni 80, sempre a Milano.
Anche allora era appena salito al potere il governo del preambolo con Craxi, e come adesso ci fu un attacco ai redditi dei lavoratori.
Allora la Scala Mobile, oggi l'intero assetto dei diritti dei lavoratori (Art. 18).
Allora la UIL, politicamente vicino a Craxi, oggi la CISL, politicamente vicino a Berlusconi.
La storia di ieri è nota: il governo Craxi con il pentapartito portò l'Italia sull'orlo della bancarotta ed a tangentopoli.
La storia d'oggi è solo presumibile ma non promette nulla di buono per i lavoratori.
Oggi come allora la CGIL è l'unico sindacato che contesta come contestava le manovre contro i lavoratori. Anche in presenza del governo D'Alema, a riprova che non si fa imbonire da nessuno. Fa le sue analisi e attua le su iniziative in piena autonomia.
Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 22-4-2003
La democrazia è un grande valore ed il populismo è un modo per distruggerla.
Il populismo è stato usato spesso, nella storia, per screditare la democrazia. La usa ancora oggi il governo attuale dell'Italia: il centrodestra da Fini a berlusconi.
Ma cos'è il populismo? E' quella tecnica con cui si induce i cittadini a comportarsi irresponsabilmente per poi dire che la loro richiesta è una volontà democratica.
Questo succede tutte le volte che un candidato promette mare e monti (meno tasse e più pensione come ha fatto berlusconi) e vince le elezioni.
Questa tecnica la conoscemmo con Kraxi (e dopo venne tangentopoli) e qualcuno ne fu affascinato.
L'ha riutilizzato berlusconi e molti ne rimangono affascinati.
A questo gioco non ci sto.
La democrazia presuppone responsabilità. I cittadini se la assumano. Non facciano i furbi!
Propongo di usare lo slogan "la democrazia è dei responsabili!". I cittadini sappiano che non si può avere credito essendo irresponsabili.
So che è una lotta impari contro la madre degli imbecilli. Preferisco perderla piuttosto che contribuire a creare un mondo popolato da loro.
Michele Serra disse qualcosa del genere, tempo addietro: "sono stufo di sopportare gli scemi". Chiedo scusa a Michele, vado a memoria.
Le divisioni all'interno dell'Ulivo derivano dal voler usare una propaganda aborrita dal centrosinistra: la propaganda populista!
La battaglia suicida viene combattuta da chi crede di aver scoperto l'acquacalda del marketing e chi tende alla propaganda responsabile.
La soluzione invece sta nella valorizzazione delle idee che ci accomunano e non nella gara a chi è più bravo.
Mentre scrivo ce n'è una in corso tra Rutelli e Minà. E' favolosa! E' proprio roba da leader, radicale.
Riescono persino a far fare bella figura a La Loggia!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14-4-2003
Sarà anche vero che i partiti dell'Ulivo sono delle associazioni inaffidabili, e con essi tutti gli aderenti sarebbero degli sprovveduti incapaci di intendere e di volere, ma allora è anche vero che chi sostiene di essere dell'Ulivo non è diverso.
Cari "battitori liberi" dell'Ulivo spiegatemi come mai non riuscite a trovare, all'interno dell'Ulivo un "partito costituente" che meriti la vostra adesione. In alternativa spiegatemi come mai pur essendo d'accordo, tutti voi, che i "partiti costituenti" sono inaffidabili vi ritenete voi stessi vicendevolmente inaffidabili al punto da costituire ognuno un altro partito.
I "partiti costituenti" possono essere capiti per varie ragioni ideologiche, per sbagliate che siano. Ma loro esistevano al momento della costituzione e non sempre è possibile far rinnegare una appartenenza all'individuo.
Ciò nonostante hanno sposato l'idea dell'Ulivo.
Bastava mantenere fede all'iscrizione fatta con i Comitati Prodi e poi Ulivo per dimostrare la vostra coerente determinazione nel conseguimento del partito Ulivo.
Con il vostro comportamento dimostrate che l'unica soluzione, per chi aveva già un partito prima, sia quella di mantenerselo stretto, costi quel che costi!
A Nando credo di aver già risposto in merito alle primarie.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14-4-2003
Mercoledì 9 aprile si è tenuta un'assemblea, nella Scuola Media A. Frank, dove sono state esposte una serie notevole di argomenti esplicativi circa l'inquinamento elettromagnetico simile a quello prodotto dall'antenna appena installata nella zona Colombare.
La responsabile regionale di Rifondazione Comunista ha esposto esaurientemente le possibili azioni del sindaco per controllare il territorio, compito peculiare di un sindaco avveduto e volenteroso.
Un medico ha espostole conclusioni della comunità sanitaria internazionale in materia di inquinamento elettromagnetico, ricordando ancora una volta quali siano i rischi di un disinteressamento sulla questione.
Quanto udito nell'esposizione dei relatori ci può far capire il problema vissuto dagli abitanti di tutta la zona Colombare.
Un problema derivante dall'incapacità del Comune di Meda di gestire il territorio, in sintesi, l'incapacità di una cittadinanza di fare prevenzione come raccomanda le conclusioni della comunità sanitaria internazionale.
Un problema che sembra connaturato con l'essenza popolare della zona. Lo sviluppo residenziale di via colombare, iniziato con l'insediamento INACasa, si è saturato con gli ultimi insediamenti di edilizia popolare. Questa via ha già una strettoia, posta all'inizio vicino a Via Manzoni, che ne limita la circolazione, ora anche l'antenna che, ironia della sorte, trova la notevole popolazione ingabbiata in un girotondo forzato quasi ad obbligarlo nell'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche.
Sembra un complotto tra il diavolo ed il tirapiedi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 13-4-2003
Cara Unità,
riflettendo sulla guerra all'Iraq (che assomiglia molto al "Grande Fratello") si può concludere che è stata combattuta dall'ONU dato che sono stati gli ispettori dell'ONU a disarmare (quel poco che era rimasto) l'Iraq e mi viene da dire: "vile tu uccidi un uomo morto!".
Chi ha bombardato l'Iraq era certo di trovare un "nemico" disarmato. Ha fatto solo scena!
Le perdite degli alleati (stando ai telegiornali) sono vittime di "fuoco amico". L'unico elicottero abbattuto dal nemico è stato quello attaccato dai contadini, di non so quale località, forse con i forconi.
Mi viene in mente un film, non ricordo il titolo, in cui il personaggio principale si flagellava per poi andare dalla polizia a calunniare la sua vittima di turno.
Se un uomo grande e grosso viene picchiato da un mutilato è certo, per tutti, che si tratta di una farsa.
Il dramma, purtroppo, è che nessuno ha il coraggio e la forza di contraddire il gigante: si teme le sue ire. E, dimenticando le proprie possibilità, non si organizza per ragionare con il gigante.
Non ho letto l'intervista di Giuliano Amato su Repubblica (ma l'ho ascoltato recentemente) e mi chiedo cosa volesse dire. Ma tra i mali conviene sempre scegliere i minori.
Io sono del tipo che aspetta sulla riva del fiume. Prima o poi torna il sole!
Per il momento sento il bisogno di tanti Amati.
Massimino -Meda-
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14-4-2003
A 16 anni ho costruito la mia prima radio trasmittente.
Sono andato in pensione occupandomi di telematica. Il mio rammarico maggiore sta nel fatto che comunque non riesco a capire il fenomeno dell'inquinamento elettromagnetico.
La considerazione che più mi rende comprensibile il fenomeno è l'esempio dell'antenna della televisione che nel campo magnetico diventa sede di corrente elettrica, addirittura nell'ordine dei millivolts.
Solo partendo da questo dato io riuscirei a capire il fenomeno. Chiedo quindi agli esperti se è possibile spiegare il fenomeno partendo dall'antenna della televisione.
Le antenne per le comunicazioni tra i telefonini hanno una loro implicazione fisica con le onde elettromagnetiche prodotte. Ma l'influenza delle telecomunicazioni, sulla salute dell'Uomo, si esplica anche con il loro utilizzo.
A parte la connessione tra l'uso dei telefonini e le strutture necessarie per permettere quest'uso.
Mi chiedo se sia più nociva l'antenna o l'uso che si fa del telefonino, almeno stando alle pubblicità utilizzate per la loro commercializzazione? Senza neanche particolareggiare con la descrizione delle esperienze che ciascuno di noi ha, del fenomeno.
La mia domanda non è provocatoria. Penso che si stia prendendo il toro per la coda, non avendo il coraggio di prenderlo per le corna.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9-2-2003
Già da parecchi anni a Meda si pratica la raccolta differenziata. Le regole si possono leggere nel manifestino affisso sulla porta del vano immondizie del condominio.
Il rispetto delle regole è un dovere morale oltre che civile.
Ancora una volta ho rilevato bottiglie di plastica e rifiuti umidi nel sacco appeso alla colonna di sinistra, entrando nel vano immondizie.
Spero vivamente che i SS. Condomini, specialmente quelli che si servono della suddetta colonna, in futuro effettuino la differenziazione dell'immondizia secondo le regole comunali.
A nessuno è concesso di scusarsi con il ritornello che: "tanto poi rimescolano tutto" perché è nostro interesse la raccolta differenziata. Se qualcuno non la effettua, come asserisce il ritornello, va denunciato e fatto perseguire.
Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9-2-2003
Ho incomiciato a guardare il mondo, responsabilmente, a 18 anni circa. Questo mondo mi è parso subito strano per molti versi infantile, presuntuoso. Il punto di partenza aè stato la Svizzera.
Il mio primo attegiamento fu timido. Ero convinto che di essere fuori norma. Di aver dato per scontato un modo di vivere, dell'uomo, che non corrispondeva alla realtà e che quindi fosse infondato.
Mentre facevo il militare conclusi che che per sopperire alla mia deficienza mi occorreva un po' di istruzuione in più. Decisi di trasferirmi a Milano dove, avevo saputo, avrei potuto andare a scuola in maniera agevole. La mia sensazionedi inadequatezza al mondo si acuì a Milano: l'essere avvicinato con motivazioni varie che spesso mi apparivano ingenue mi disorientava.
Mi si ponevano due domande: sono io ad istigare la loro ingenuità, o loro sono proprio così? La risposta non è ancora completa.
Nel 1970 era ancora forte la diversificazione tra meridionali, genericamente, e settentrionali. Forse era questa opinione diffusa che mi faceva assumere un attegiamento di studio, di verifica continua delle vicende che mi trovavo a vivere.
Generalmene il meridionale che ho conosciuto "al nord" o assumeva per oro colato il pensiero lombardo oppure si rifiutava aprioristicamente. Ciò gerava da un lato il meridionale "del tacco" che parlava napoletano con termini milanesi, fraintendendo spesso ivari concetti di vita e dall'altro il meridionale del nord che appariva più schizofrenico dell'altro cambiando continuamente personalità.
Avendo notato subito questi attegiamenti mi sono messo in guardia verso questi rischi, forse aggiungendo qualche accento in più ai sudetti sbocchi.
Mi sono raccomandato di tenere un attegiamento "obbiettivo" di fronte alle due culture che si mostravano: la mia acquisita in 18 anni di vita contadina e quella con cui entravo in contatto, attraverso Milano che forse in quegli anni ha subito, anch'essa, una rivoluzione culturale di cui anch'io ero causa, forse.
La mia cultura di origine mi pare molto piena di umanita, di emotività meritevovole di rispetto, l'altra è razioanle, metodica, efficientista ('i danè): l'importante era "la Michetta". Onorevole certo, senza esigenze spropositate si sarebbe detto onesto. L'equivalente nella mia di origine sarebbe: meglio il digiuno che la michetta sporca o avanzata. La "dignità" è un carattere della mia cultura. Ho cercato di ridurla ma con effetti spesso negativi, forse sbagliavo tempi e modi. A tutt'oggi non ne ho trovato ancora una per rimpiazzarla: tutte hanno i loro lati negativi.
La caratteristica, definita infantile, che più mi ha irrtato, oggi ancora di più, è stata la "spregiudicatezza". Va messa tra virgolette perché con l'evolvere della società ha assunto ulteriori caratteristiche.
L'atto spregiudicato è quello che prescinde dal giudizio degli altri, e dal riflesso morale nei riguardi di chi lo commette.
Sfrutatre metodicamente la distrazione momentanea del prossimo per trarne vantaggio è spregiudicatezza. Anche infantilismo. Il saggio non lo fa perché è cosciente dell'esistenza del dopo. Non per timore ma proprio per onestà morale verso se stesso. La dignità.
Dicevo che questo attegiamento mi è subito balzato all'occhio, oggi però è opprimente e deprimente. Con l'aggiunta della tecnologia fortemente sviluppata, ha diffuso, specie nei giovani, sfiducia, disillusione e forte carenza di valori. Ha fatto perdere a tutti le motivazioni, facendo risaltare maggiormente l'infantilismo: la rincorsa di obiettivi immediati, tangibili, personali e quan t'altro di egoistico possa esistere.
Questa consapevolezza mi fa perdere l'impegno in molte attività, generalmente impegnative o ardue, che non sono intimamente sentite. Nel bel mezzo del lavoro vengo assalito dal dubbio se ciò che stò facendo abbia senso, valore anche per gli altri oppure è solo una mia fantasia. Spesso prevale il secondo aspetto e desisto dall'impegno.
Spesso mi chiedo se questo meccanismo non sia determinato dalla "paga" morale, troppo alta, che mi aspetto.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9-2-2003
Caro ambrogio,
so anch'io del tuo stesso avviso tanto che quando ne parlo dico anche che mi vergogno un po' dato che il nostro modello di vita è un tantino sopra la decenza: è più che decente.
Al mondo ci sono tanti terroristi. A quali ti riferisci?
Non è giusto metterlo sullo scherzo ma sento tante barzellette tipo quella della CIA che non trova "Bean Laden" perché è impegnata a scovare le celule a Milano.
Ascoltando le varie notizie pro e contro l'intervento, concludo che i governanti hanno un bel coraggio a dissentire da Bush, quelli che lo fanno.
Se questi (i terroristi) sono arrivati ad inventarsi "Bean Laden" penso che siano proprio pericolosi.
Ma noi dobbiamo affidarci all'America per combatterli. Non abbiamo una capacità nostra, e non siamo neanche capaci di costruirla.
L'altro giorno un amico mi faceva leggere una lettera di un suo parente ad un altro che viveva in america, durante il ventennio. Che ricordi!
Comunque a tutti spetta una parte. Speriamo di svolgerla bene, e soprattutto loro: i governanti.
Un saluto a tutti voi.
Massimino
www.didonato.it
Però mi dico che non ci si può inventare un "Bean Laden" per giustificare le proprie manie cavernicole di violenza. Ho visto un film dove il protagonista si flagellava per poi andare dalla polizia per denunciare il presunto aggressore. Mi sembra di vivere in quel film.
Perché non si trova "Bean Laden"? Dove è la potenza della CIA che scopre le celule di "Bean Laden" a Milano? Un signore mi ha chiesto: e mi da subito la risposta: . Così è chiaro perché non hanno scoperto in tempo "Bean Laden" che assaliva le "Torri"! Chi sa a cosa stava facendo la CIA allora?
Un altro mi spiegava che le prove circa le armi di Saddam consistono in Bolle di Consegna. I conti son presto fatti: ho consegnato 100 ha speso 40 deve avere ancora 60. Ma non cannelloni! Cosa hai capito!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3-10-2002
Gli amici della festa de l'Unità di Lentate e Meda
Unità di Base Togliatti-XXV aprile
Sabato 20 ottobre 2001
dalle 14.30 alle 19.00
Via Buonarroti, 101
Organizzano:Gli amici della festa de l'Unità di Lentate e Meda
domenica 13 ottobre gita a Parma e Borghetto (RE)
programma:
visita della città di Parma
pranzo a Borghetto presso il ristorante "Lido Pò"
menù:
antipasto misto
tortellini verdi
garganelli all'anatra
tortellini alla ricotta
spalla S.Secondo
lombata all'aceto balsamico
insalata e patatine
ciambella e sbrisolona
vino, acqua, caffè e digestivo
quota di partecipazione: € 38,00
riduzione per bambini: € 19,00
partenza: alle ore 7,30 da Lentate
alle ore 7,45 da Meda Polo (davanti alle scuole)
prenotazioni entro martedì 8 ottobre:
Barbieri: tel. 036275507; Fusi tel. 0362342797; Di Donato tel. 036272269
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 19- 9-2002
Lega
S.P.I. C.G.I.L.
Via Orsini, 6
20036 Meda
All'Ill.mo Sig,Sindaco Del COMUNE di MEDA
Oggetto: richiesta di occupazione temporaneo di suolo publico
Per conto della Lega S.P.I. C.G.I.L. di Meda e Barlassina con sede presso la Camera del Lavoro in Via Orsini, 6 a Meda.
Con la presente, il sottoscritto Nobili Orlando residente in via Monte Rosa, 7 a Seveso, tel. 0362-524575.
Chiede
il permesso di utilizzo di suolo pubblico, lo stretto necessario per un piccolo tavolino da campeggio coperto da "gazzebo", per la raccolta di firme per "una campagna CGIL", nelle date e nei luoghi sottoindicati:
- il giorno 3-10-2002 dalle ore 9,00 all3 ore 12,00 in Via Ticino ingresso mercato
- il giorno 8-10-2002 dalle ore 12,00 all3 ore 17,00 presso il Centro Anziani di Via Martesana
Nel ringraziarLa per la gentile concessione invio distinti saluti.
Il Responsabile di Lega
Nobili Orlando
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 7- 9-2002
Cara Unità,
sono di origine contadina, a pieno titolo dato che lo sono stato fino ad età matura, e di conseguenza quando qualcuno pretende di insegnarmi come calpestare le aiuole mi irrito molto.
L'articolo, di Manconi e C. di sabato 7 settembre relativo alla "roba" di B.&C., ha riacceso la mia irritazione per tutti i preti di campagna, verdi o simili.
I movimenti spontanei dei cittadini sono solitamente tematici. Anche quelli detti dei girotondi non pretendano di risolvere tutti i guai del mondo anche se hanno ragione nel ritenere che la partecipazione è la base per una consapevole democrazia.
La domanda. C'è qualcuno nel centrosinistra che asserisce teorie contrarie a quelle dei movimenti spontanei? Non mi pare.
Se ciò e vero, come credo, che c'azzecca la riesposizione della nostra situazione politica fatta nel suddetto articolo? Dà solo l'impressione di volerci mettere sopra il proprio cappello.
Secondo me, quando si è dirigente politico, o si ha il coraggio di dire chi rema contro o si stia zitto. Altrimenti si fa danno o si fa la figura di chi vuol essere il primo della classe. Non ne abbiamo bisogno dato che ce ne sono già tanti.
Un suggerimento positivo mi è venuto dall'esposizione di Targetti, e la conseguente proposta, circa il patto di stabilità europeo.
Come l'Europa, anche l'Ulivo è una confederazione composta da tanti distinguo sui vari temi sociali. Ogni partito è "specializzato" su un tema.
Avendo capito, finalmente, che occorre l'Unità per vincere bisogna servirla anziché sfruttarla per i propri interessi di bottega.
Come l'Europa anche l'Ulivo fatica a darsi un governo centrale.
Come l'Europa l'Ulivo si deve dotare di una "Commissione" (governante), magari con un suo "Presidente" che non è necessariamente il canditato alla Presidenza del Consiglio ma solo il Segretario Nazionale che, come per tutti i segretari di partito, non sono obbligatoriamente le relative loro proposte di candidatura.
Come l'Europa anche l'Ulivo si doti di un "Patto di Stabilità" che stabilisca le regole per non imbrigliare i singoli partiti ma che allo stesso tempo evitino il pregiudizio all'efficacia e alla crescita della coalizione.
Come il Presidente della Commissione Europea, il Segretario Nazionale parla a nome della "Commissione" (governante), e del "Patto di Stabilità".
Credo che così si possa evitare di trasformare le discussioni in liti e prevaricazioni.
Massimino Di Donato
Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 31- 8-2002
La questione medese non è
diversa da quella nazionale, cioè la fusione con i "cofondatori". Il milanese oltretutto è maggiormente sofferente per questa convivenza perché il "socialismo" milanese ha una storia più pregnante che in altri luoghi.
La questione della sezione di Meda, perciò, deve essere affrontata solo con l'intento di ripristinare la dignità e la funzionalità della Sezione. Se cio non è possibile è meglio non affrontare l'argomento.
Queste situazioni, di solito, si determinano per una sommatoria di errori da parte di tutti i partecipanti al contenzioso e tutti sono sanzionabili.
Questo caso, però, è tale che sanzionando tutti si distrugge la sezione.
La soluzione possibile resta quella del "caprio espiatorio" che si sacrifica per il bene di tutti e cioè la sezione di strada.
Il segretario è già stato sanzionato con le dimissioni. Restano due contendenti: da una parte tutto il direttivo e parte "attiva" della sezione e dall'altra un dirigente provinciale che ha badato ai suoi interessi singoli e privati anzichè all'interesse del Partito.
In quanto dirigente superiore è l'unico capace di sopportare sanzioni per gli interessi superiori, anche se a torto.
Una probabile soluzione potrebbe essere le scuse dinanzi a tutto il Direttivo di Sezione, almeno, ed il rispetto delle decisione del direttivo, almeno nelle posizioni ufficiali, se e quando vengono affidate.
Il direttivo può e deve essere "sanzionato", nel tempo, con un adeguato stimolo all'attività che, purtroppo, non potrà essere del tipo dei voti di preferenza, vedi differenza tra il voto comunista e socialista: il voto comunista è senza preferenze! Fa spece vedere il risorgere del "migliorismo" a Milano, dove si è già pagato a caro prezzo.
Gli errori:
- La sua azione è sempre basata sulla enfatizzazione, in positivo o negativo, secondo la propria convenienza, rasentando perfino la menzogna. La tecnica gli è molto congeniale stante la sua esperienza di recitazione acquisita nel "Gruppo Teatro Meda". Tutto bene se usato in favore della sezione, nuocie a tutti se usata per fini propri. Scambiare la sezione per un palcoscenico non è ammissibile, specie se per fini personali.
- Con la sua teatralità infantile si è resa strumendo di differenziazione e disgregazione per la sezione, anche contro le posizioni ufficiali, nelle mani degli altri partiti locali. Così facendo rendeva vana qualsiasi strategia della sezione. Da ultimo la firma, a nome dei laburisti, del documento proposto dal fratello proprio contro la posizione del direttivo rispetto alla coalizione. Un vero "cavallo di troia" per la sezione DS di Meda.
- In verità Giannetta ex-compagno di partito (PSI) del cavallo ci aveva avvertito, allorchè essa si iscrisse ai DS, "...però non chiedeteci di riprendercela"
- La prima. Essa si schiera contro la proposta del segretario di una serie di studi tematici riguardanti l'amministrazione comunale, proponendo dei presidi a tema con cui aveva già trovato l'accordo con PPI e Verdi (suo fratello).
- Il fatto emerge e il segretario viene messo in minoranza e richiamato al coordinamento delle attività piuttosto che al giudizio. (e-mail di Castiglioni).
- La proposta occulta di candidata a sindaco era sostenuta dal segretario PPI.
- il segretario non ha saputo gestire la situazione, che gli è esplosa tra le mani.
- La segreteria provinciale con la struttura di zona che non ha capito quanto fosse dannoso abbandonare la questione a se stessa.
- Il segretario di sezione però aveva informato in tempo, la segreteria provinciale e la struttura di zona, sui fatti avvenuti, in occasione della manifestazione del 2 marzo a Roma, ma solo quando altri hanno posto il problema si sono visti degli atti in merito (telefonate di Renzo e Renato). Ormai però la cosa si era già incancrenita e non sono stati possibili atti risolutori.
- Gli argomenti usati, a tutt'oggi dalla federazione, sono comunque di chiara condanna di tutto il direttivo della sezione di Meda.
- Il motivo però sta solo nel fatto che una parte del contendere ha avuto più voti di preferenza.
- Non si scorge nessun interesse per il futuro della Sezione ne ci si domanda come questi voti di preferenza si sono determinati: non ci si chiede che politica stia dietro a questi voti.
- Questi voti sono gli stessi (San Marco La Catola) che servirono nell'85 quando un altro socialista fece restare al "palo" sia l'allora segretario della locale sezione del PSI che l'attuale "altra parte del contendere". Non sono escluse ne la partercipazione dell'attuale presidente del club FI di Meda ne quelle del PPI e di RC. Insomma ci si è messi contro tutti.
- I compagni che hanno partecipato agli scrutini ne raccontano di ogni genere: nella sezione dove vota il mancato segretario provinciale del PPI, cinque voti in famiglia: un voto al candidato della Margherita e 28 al cavallo.
- L'"altra parte del contendere" si è prestata a far da sponda sia ai "cugini" (ex PCI) di RC che agli alleati del PPI che sono molto risentiti sia nei confronti degli ex-DC che ex-PCI, inoltre ha sfruttato l'originale antipatia dei cosidetti verdi medesi (suo fratello) verso gli ex-PCI.
- Saranno argomenti futili ma se vengono tralasciati fanno perdere molte motivazioni indispensabili per la vita futura della Sezione di Meda.
- Certamente perché verrebbe a mancare tutta la parte PDS di Meda che ha costituito i Ds di Meda. Resterebbe l'attuale "altra parte del contendere" che forse, ma non è detto, potrebbe essere coadiuvata da altre tre persone. I voti comunque sarebbero gli attuali "voti di preferenza". Null'altro.
- La soluzione più valida potrebbe essere le scuse dinanzi a tutto il Direttivo di Sezione, almeno, ed il rispetto delle decisione del direttivo, almeno nelle posizioni ufficiali, se e quando vengono affidate.
- Nessuno è più disposto a lavorare per la sezione se non restano vivi questi valori. L'interesse per la gloria personale non alberga, neanche oggi, nei pensieri degli attivisti della Sezione di Meda.
- È per questo che i socialisti danno più voti di preferenza dei comunisti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3- 8-2002
Credo che i partiti politici siano l'espressione degli aderenti, a qualsiasi livello. Naturalmente sono anche dell'idea che, dalla posizione del singolo aderente, sia difficile inquadrare il panorama dell'intero agglomerato di aderenti.
Nell'Ulivo, però, il fenomeno è più facilmente percepibbile: in esso è evidente la convivenza di aderenti con storia Comunista e storia Democristiana agli estremi e fra esse tutte le altre storie.
Da questo modo di vedere le cose mi viene facile proporre di smetterla di offendere gli aderenti dicendogli che, per mano dei loro rappresentanti, si sono macchiati di qualche peccato.
La lettura delle mail nella lista Ulivolombardia danno uno spacchato delle opinioni degli ulivisti,i più loquaci, ma questo è utile al dirigente per capire il panorama che lo sostiene. Per noi aderenti rischia di essere solamente deprimente e disgregante.
Un esempio: teniamo presente che se un comunista pensa che il democristiano resta sempre un "forchettone", deve tener presente per il democristiano il comunista è "trinariciuto". Così via per tutti gli altri. Nessuno deve fare l'indiano. Tanto la tassa comunque la pagherà.
Che ci piaccia o no questi sono i compagni di viaggio. Si starà insieme fintanto che nessuno perde di vista il "momento unitario" cioè: andare al governo. Siamo l'aggregato minimo. Basta uno che protesta anziché sostenere per far crollare il peso che inevitabilmente ci travolgerà. Tutti, inclusi i protestanti, saranno travolti. Non gioverà il sapere di essere determinanti. Sarà solo una forchetta o una narice in più da aggiungere nella propria storia. Chi la fa la aspetti. Occhio per occhio. Il mercante del sabato. Ecc...
Invio una lista "Aggiornabile!" di motivazioni unitarie da mettere ai voti. Il gestore della mailing-list si occuperà di tenere la classifica, raccogliendo i voti anche dalle e-mail, che sarà consultabile sul sito regionale e nazionale.
Governo
Stato sociale
Rispetto dell'imprenditoria
Antiberlusconismo
Anticomunismo
Antidemocristianesimo
Anticapitalismo
Letteratura
Arte
Scuola pubblica
Scuola privata
Pro ambientalisti
Pro telefonino
Pro consumismo
Anti sacchetti e bott. Di plastica
Pro raccolta differenzianta
Anti AnnaLaRosa
Ecc...
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 2- 8-2002
Continua su Medinforma la raccolta di storie, raccolte da Felice Asnaghi, su fatti acaduti intorno alla seconda Guerra Modiale ed in partilare legati alla Lotta di Resistenza combattuta contro il fascismo e l'occupazione nazista.
Dalla lettura di di quei racconti si e intuito chiaramente, fin dall'inizio, la segreta intenzione di voler descrivere la storia da un punto di vista più comodo per chi non gradisce la realtà della Lotta di Resistenza.
Bisogna riconoscere che berlusconi, con l'attuale presidente del cons. di amm. Della RAI, arriva buon ultimo e quindi "lode a te oh direttore".
In proposito ...
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 20- 7-2002
Chi ha vinto ... chi ha perso!
Caro Corrado,
mi ero ripromesso di non commentare le ultime elezioni medesi ma dopo la lettura di Medinforma mi sono sentito caldamente invitato a farlo.
Sei proprio sicuro di aver individuato i veri perdenti? Sei proprio sicuro che il tuo sia un punto di vista obbiettivo per osservare i risultati elettorali? Che l'egoismo ed il livore siano le motivazioni giuste per una analisi obbiettiva? Oppure che l'egoismo ed il livore siano lodevoli cariche umane?
Un repubblicano, come dici di essere, dovrebbe avere la cosa pubblica come motivazione. E non il risentimento, per un partito che ha solo il torto di voler continuare la sua storia. Non voglio dire che le tue aspirazioni non siano legittime bensì che bisogna avere il coraggio di esplicitarle chiaramente, e non nasconderle dietro argomentazioni Res-Pubblicane.
Come puoi non rilevare l'avversione verso il centrodestra, dimostrato dai voti del ballottaggio? Non fa il tuo gioco? Mille elettori (senza contare gli astenuti del centrodestra) di chiara avversione leghista (avevano votato per altro al primo turno) hanno pensato seriamente che sarebbe stato meglio continuare con Giorgio Taveggia piuttosto che cambiare con Adelio Asnaghi.
Solo 153 (dati Medinforma) elettori, di origini diverse, hanno optato per la speranza di rimuovere la cappa leghista che gravava su Meda.
Questo non lo potevi notare. Non conveniva, per il tuo gioco. Avevi bisogno di dimostrare che Adelio Asnaghi ti deve tributo per la sua vittoria.
Senza un pizzico di presunzione non si fa nulla nella vita e di questo te ne do atto. Ti chiedo però di non esagerare. Non ti fa bene. C'è qualcuno che potrebbe dirti che il tuo carisma non è stato all'altezza di garantire neanche la metà dei voti, di Meda Domani al primo turno, alla causa di Meda. Prendine atto. Sarebbero bastati 24 elettori, certamente non di Meda Domani, che avessero optato per Taveggia anzichè Asnaghi e anche tu facevi la figura di quello che aveva appoggiato il cavallo sbagliato. L'avevi asserito al primo turno!
Il Franco Gattoni può essere antipatico a qualcuno, ma da nessuno degli avversari ho sentito dire che Franco Gattoni operò male quando era Delegato alla Cultura e Tempo Libero. Non lo fecero neanche i Comunisti che rischiavano il calo dell'affluenza alle Feste de l'Unità a causa delle Estati Medesi, da lui pensate.
Pur ritenendo che i veri perdenti potrebbero essere i medesi, se non ci fosse la fondata speranza che almeno l'arroganza sia stata fermata, il tempo potrebbe dimostrare che i vincitori di questa tornata elettorale siano proprio quelli che tu, ed altri tuoi amici, definite perdenti.
Il fatto che la rottura all'interno dell'Ulivo medese sia dipeso dai veti spudorati e personali contro singole persone, anzichè da motivi politici, dovrebbe far pensare ad un risorgimento della ragione anzichè cantare vittoria per la sconfitta di chi contrasta i personalismi. Questo sempre se non si pensa all'avversario politico come ad un nemico da annullare.
Il guaio vero è che, a volte, la presunzione ti prende la mano e ti fa fare ciò che magari non vorresti. Abbi pietà per le debolezze umane. Sai! Dicono che chi di spada ferisce di spada perisce!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 20- 7-2002
Caro Direttore,
Su Medinforma continua la "saga storica" di Felice Asnaghi. In proposito mi è venuto un suggerimento: sotto il titolo, di ogni puntata, sarebbe il caso di porre un "occhiello" con cui si rammentano le circostanze e le motivazioni che, in Italia, fecero nascere la Resistenza, inducendo milioni di persone ad aderire con tanti sacrifici.
Per prima metterei quelle istituzionali: la decisione del Consiglio Nazionale fascista di far dimettere Mussolini; la conseguente decisione del Re, Capo dello Stato Italiano, di istituire il Governo Badoglio; l'incarcerazione di Mussolini; l'armistizio e la conseguente alleanza con Francia, America, e Inghilterra; la rottura dell'alleanza con i nazisti di Hitler.
Senza queste premesse si fa confusione, dando ad intendere che si voglia fare di un torto ragione.
Se le premesse da cui parto sono vere è conseguente concludere che chi si alleò con le SS di Hitler agì contro gli italiani e la sovranità dello Stato Italiano.
E bisogna sottolineare che l'azione dei repubblichini non era politica, come potrebbe essere intesa quella dell'MSI nel dopoguerra, bensì militare ed alleati con chi era stato ritenuto nemico, invasore ed oppressore, dalle istituzioni dello Stato Italiano, non da un partito politico.
Certo che i fatti storici sono elementi di crescita per l'uomo ma solo se raccontati con le dovute collocazioni e riferimenti.
Certo che la carica umana di chi si mette in gioco è di valore ma per "misurarlo" bisogna usare un metro universale e non quello personale, fatto a misura dei propri sentimenti o delle proprie ideologie. Si rischia di fare torto a chi si vorrebbe dar ragione.
La pietà umana deve servirci per rispettare gli altri, non per offenderli.
Anche se il rispetto degli altri non può essere mai superiore al rispetto di se, dato che dal rispetto di se nasce il rispetto degli altri.
Poi, possiamo anche dire che in guerra succede di tutto ma non possiamo dire che una guerra sia sbagliata perchè un singolo milite ha frainteso il senso della battaglia che combatteva.
Se poi, dobbiamo constatare che la vittoria da quella guerra ci ha fatto migliorare la nostra condizione di vita, dobbiamo concludere che chi tenta di screditarla ci vuole male.
Voglio dire che il confronto deve servirci a mantenere l'equilibrio e non a sovvertire le verità, raccontandola parzialmente.
Sono certo che le mie precisazioni sono superflue, che i lettori di Medinforma non ne avessero bisogno, ma sentivo il bisogno di dirmele perchè la maestria, nella scrittura, di Felice mi poneva molti interrogativi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26- 6-2002
Chi è senza egoismo scagli il primo kraxi.
Berlusconi ha ragione!
Chi vince le elezioni, ha ragione!
Proviamo a chiederlo a quelli di Arcore!
Il PCI dava molta importanza alla moralità, riconosciuta a livello locale, per affidare responsabilità ai suoi Compagni.
Nel PSI, spece quello di Kraxi, bastavano i voti di preferenza.
"e ....avanti oh popolo" è il classico modo di dire dei "socialai" per criticare quelli del PCI.
Avevano ragione. Quel che conta sono i voti. Di preferenza. Anche se sono dati da chi vota Forza Italia?
Massimino.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26- 6-2002
Berlusconi ha ragione!
La maggistratura è di parte!
I giornalisti sono di parte! (vedi Biagio e Santoro)
E Lui lo dimostra.
Lo dimostra con le sue vicende giudiziarie e con le sue attivita di Mediaset.
La maggistartura ha l'obbligo di indagare d'ufficio.
Allora perchè non indaga sul FALSO IDEOLOGICO perpetrato dalla TV, di stato e non, con le notizie ammaestrate e senza il dovuto confronto?
La libertà di informazione è sacrosanta.
Allora perchè i giornalisti non protestano contro i loro colleghi che abbusano con le tecniche di MANIPOLAZIONE conme fanno i giornalisti della RAI per garantirsi la benevolenza del potere?
Ripeto! Berlusconi ha ragione!
con pseudo interviste scelte qua e la e mostrate ad arte al momento opportuno
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6- 6-2002
La velocità con cui evolve la nostra società
La costruzione dei D.S. è l'ultima sfida che il mondo della sinistra ha accettato.
E' una sfida ardua riuscire a convivere, per tante anime abbituate a mondi più omogenei. E' la sfida dell'Unità.
Riuscire in questa sfida significa superare le difficoltà che vengono disseminate nelle società dalle varie spinte leaderistiche generate dalle susseguenti attività umane e principalmente quelle economiche.
La sezione di meda non è un'isola felice anzi pare proprio il contrario. Noi abbiamo due componenti al nostro interno: una proveniente dal P.C.I. - P.D.S. l'altra dal P.S.I.
Per una sfida come quella dei D.S. non è sostenibile una battaglia interna per la prevalenza di una o dell'altra componente, anche perchè una è già prevalente sull'altra. Non sono necessarie le prove elettorali per capirla: tutto al più si riesce a mettere in evidenza la minore o maggiore grinta dovuta al timore di perdere nel confronto, ma i fatti restano incontrovertibili e i risultati possono essere letali.
Questa coscenza è indispensabile per il futuro di tutti noi. Ognuno deve prenderne atto, dal segretario al simpatizzante.
Ogni anello dell' organizzazione deve svolgere il suo ruolo nel rispetto del ruolo degli altri, che non possono essere visti come avversari, bensi come collaboratori, dato che la nostra forza viene anche dalla forza dell'altro.
In particolare è mancato il ruolo di coordinamento necessario per la convivenza di più spinte propulsive.
Il segretario di sezione, che solitamente assume tale ruolo, ha quindi mancato l'obbiettivo e deve trarre le dovute conseguenze.
-
In quanto segretario porto le maggiori responsabilità di quanto avvenuto. E' per questo motivo lascio il compito ad altri perchè sappiano fare meglio.
La nostra organizzazione è sana, esperta e ancora solida per sostenere la sfida. Occorre solo raccogliere la buona volontà di lavorare per l'unità e la forza dell' organizzazione.
Spesso nella nostra sezione si è perso di vista questo particolare e non c'è stata la capacità di avvedersene, commettendo quindi gli errori che abbiamo commesso.
Un esempio: durante l'ultima campagna elettorale la nostra sede è stata l'unico posto dove incontrarsi tranquillamente.
Il riferimento comune per garantire continuità e futuro è l'organizzazione del partito in particolare la segreteria, eletta dal congresso anche per questo. E' mia convinzione che se la segretaria del partito fosse stato capace di maggiore rapprersentatività avrebbe potuto organizzare meglio la passata campagna elettorale.
Meda 3- 6-2002
Le amm.ve appena concluse hanno segnato un ulteriore insuccesso del C.S.. Si posono fare tanti discorsi ma resta il fatto che il C.S. a Meda non trova il dovuto obbiettivo comune da perseguire. Ciò capita perchè qualunque proposta viene sempre vista meno interessante degli interessi personali o "ideologici" e di conseguenza, non si trova il "massimo comune multiplo" bensi il "minimo comune divisore", come candidato sindaco.
Anche queste ammin. sono state caratterizzate dala indisponibilità di alcuni personaggi a candidarsi alla carica di sindaco, da una parte, e dall'altra dalla smania di protagonismo di altri che sono disposti a fare carte false pur di conseguire obbiettivi minimali e a volte personali.
Soffriamo per l'incomprensione fra noi e gli altri. E' come se fossimo sconcertati dalle idee che non assomigliano alle nostre. In particolare il quelle non condivise dalle nostre esperienze, come sono spesso quelle dei più giovani ma non solo quelle.
La storia del nostro partito è densa di fasi di rinnovamento. Basta ripercorrerle e anche quelle vissute al momento possono apparire più chiare.
Il compromesso storico, la solidarietà nazionale, il PDS, l'Ulivo, i DS, hanno un filo che li collega: la volontà di confrontare con altri le nostre opinioni nella ricerca di idee comuni da condividere.
Sarà anche vero che neanche il cane muove la coda per nulla ma tra le fondamenta del nostro partito, come in tutti i partiti mossi da interessi generali, c'è l'interesse comune e duraturo per tutta la società e non solo per parte di essa.
Se questo principio venisse messo in secondo piano si perderebbe la funzione stessa del partito.
Noi non siamo mai stati interessati dal voto di preferenza ma da quando abbiamo scommesso su una larga coalizione questo strumento diventa essenziale per esprimere la nostra particolarità nel voto di coalizione.
Dai risultati elettorali risulta evidente che anche quest'anno solo un elettore su quattro ha espresso la sua opinione con la preferenza non ostante la rivendicazione declamata, dai compagni, di diversità politica.
Va anche registrata una evidente scarsa attenzione verso l'attività di costruzione della sensibilità, da parte del direttivo, più incline all'attività di confronto tra i partners ... per le grandi decisioni.
La crescente disaffezione dei militanti verso le scelte politiche Giustifica la rinuncia all'attività partecipativa del compagno.
In realtà in questi tre-quattro anni di segreteria ho avuto notevoli difficoltà di comunicazione con la gente. Sicuramente per mia incapacità, ma neanche il congresso ha trovato una soluzione allo stato di fatto. Al congresso erano presenti 12 iscritti su 47, vale a dire il direttivo. Erano di più gli ospiti ed i giornalisti.
In questa condizione, di crescente stanchezza, naturalmente, chi piglia l'iniziativa trova lo sapzio per agire e raccoglie i frutti che riesce a produrre. Anche l'ortica ha le sue buone qualità.
Nel "mondo del lavoro" oggi occorre mettere in campo molte più risore dei un tempo, a parità di obbiettivi.
Anche la politica è nelle stesse condizioni. E' finito il tempo delle grandi conquiste. Oggi occorre salvaguardarle e quindi occorrono tecniche ed attenzioni diverse da quelle necessarie per la costruzione. Non ci si deve stupire se occorre impiantare una impalcatura mastodontica per riparare una scrostatura sotto la gronda: l'autogru non può accedere.
Non dobbiamo avere questi problemi.
La storia culmina con con la posizione di veto su Gattoni, prese forse troppo a cuore dai DS, che è finota con la firma da parte di R, a nome dei lab., del documento capestro per i DS oltre che per il candidato sindaco.
La posizione di R non è nuova dato che da quando si è iscritta ai DS ha sempre avuto questo atteggiamento di separatezza: ogni qualvolta il direttivo non approvava le sue proposte lei rbadiva che comunque sarebbe andata avanti da sola dato che aveva già preso accordi con altri (segretari di Rif. E del PPI).
La quasi totalità delle sue attività si è svolta nell'ambito della relativa autonomia che il partito ha sempre riconosciuto al capogruppo consigliare (coe si può configurare la posizione di r in quanto unico consigliere DS). Questa qutonomia è stata spesso usata per fini personali e anche contro il partito stesso come dimostrala firma del documento e gli atti che ne sono scaturiti:
vedi l'articolo del giprno sulla campagna elettorale a Meda, fatta dal fratello di R.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 31- 5-2002
Al
Direttivo di Sezione
dei D.S.
Democratici di Sinistra
di Meda
Le elezioni amministrative del 26 u.s. hanno avuto un esito deludente ma prevedibile e la campagna elettorale n'è stata la coerente premessa.
Questo risultato è dipeso dall'estremo ritardo e dalla inadeguata capacità politica con cui il gruppo dirigente della sezione ha affrontato la campagna elettorale.
In quanto segretario e primo corresponsabile del deludente risultato elettorale, per evitare il ripetersi di simili circostanze, rassegno le mie dimissioni al direttivo di sezione che si occuperà di dirigere la Sezione fino alla prossima assemblea degli iscritti, in cui sarà eletto il nuovo segretario.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 30- 5-2002
Quando si è tirati per la giacca c'è sempre una colpa. Spesso è dovuto all'eccessiva confidenza concessa. È il caso di Gianni Del Pero. Fratello di un esponente del Direttivo Provinciale dei D.S. milanesi. Quella "estromessa".
Bisogna riconoscere che la scaltrezza non manca, anche se è inferiore all'onestà intellettuale.
La questione non è nuova. I sapientoni hanno già parlato all'indomani del 13 maggio 2001.
Prestando attenzione alla lettera del Del Pero, la prima cosa che salta all'occhio è l'assenza degli indirizzi dei D.S. e della LegaNord di Mariano Comense nell'elenco dei destinatari.
A chi legge la lettera però va detto che già nelle amministrative del 1997, a Meda, il centrosinistra perse l'occasione di andare al ballottaggio. E sempre per gli stessi motivi citati dal Del Pero.
È proprio il caso di dire che i D.S. medesi sono diabolici: non sbagliano, perseverano.
Va anche detto che una delle liste conteggiate nel 32% del Del Pero era capeggiata da un personaggio medese del P.R.I., fondatore e direttore di un mensile locale, referente del Comitato Prodi, dell'Ulivo, dei Democratici e dell'Italia dei Valori, sempre per il collegio 19. Altro personaggio di grande esperienza. Come, tra l'altro, Del Pero. Non è verde, non è ambientalista, non è dell'Ulivo ... ma chi è? Un professionista nel campo geologico, che fa rima con ecologico.
Del Pero ha anche dimenticato di dire che l'Italia dei Valori era nella sua lista in queste elezioni e non con "l'iniziativa autonoma".
L'Ulivo medese, contrariamente a quanto vuole dire Del Pero, è rimasto unito nella lotta ai veri personalismi di "fratte".
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 2 maggio 2002
Cari Compagni,
il prossimo 26 maggio siamo chiamati ad esprimere il nostro voto per la rielezione del Sindaco e del Consiglio Comunale di Meda.
Il nostro partito è giunto a questa campagna elettorale con una lungo lavoro preparativo insieme agli altri partiti della coalizione di centrosinistra con l'obiettivo di proporre agli elettori una soluzione realmente aderente alle esigenze di Meda in quanto città inserita in un conteso sociale internazionale.
Per meglio esporre la proposta politica della lista Meda Per Meda rappresentata da Maurizio Lanzani abbiamo indetto un'assemblea degli iscritti per martedì 8 maggio alle ore 21, presso la sezione, in Via C. Colombo, 4.
Certi della Vostra consapevolezza per l'importanza, della campagna elettorale, aspettiamo tutti i compagni ed i simpatizzanti.
Un cordiale arrivederci.
per la Segretaria
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 13 aprile 2002
Caro Direttore,
ho apprezzato il suo richiamo, fatto venerdi 12 a "Sciuscià", alla democraticità del governo Sharon. Sarà vero che è un governo sorretto da una maggioranza eletta democraticamente ed allargato ad esponenti dell'opposizione ma cio non significa che possa perpretare le ingiustizie che vuole.
Con questo discorso comunque non si può lasciare intendere che la palestina sia retta da una dittatura. Se dei cittadini che pagano un voto eleggono un governo democratico non si capisce perchè i cittadini che pagano con la vita sostengano un governo dittatoriale.
È sicuramente più impegnativo e responsabile l'impegno di un kamikaze che quello di un elettore e quindi la partecipazione è più mirabile.
Meda 2 aprile 2002
Mi sento di aderire pienamente alla riflessione di Antonio Poillucci sulla precedente lettera di Ortolina, però mi chiedo se la 'lucidità politica' dei presidenti della Regione Lombardia o della Provincia di Milano sia dettata da altrettanta 'sincerita' e 'chiarezza'.
Ho spesso sentito dire che nei confronti del 'maleducato' può competere solo lo 'screanzato'. Solo la determinazione delle forze di polizia riesce a frenare l'azione della criminalità. E solo per la loro determinazione i poliziotti si guadagnano l'ammirazione ed il riconoscimento dei cittadini.
Un politico poco scaltro finisce col fare la figura dello sprovveduto. La differenza, fra i politici, è determinata dalla direzione in cui è rivolta la scaltrezza: può essere volta a difesa del pubblico o del privato.
La difficoltà che abbiamo, spesso, consiste nel valutare l'obbiettivo dell'azione politica della forza che stiamo esaminando. Molto spesso un dirigente politico reagisce in proporzione alla forza che si sente dietro le spalle. Le nostre riflessioni devono, come quella di Antonio, esprimere proprio l'opinione per la quale si è disposti a sostenere l'azione politica, ma sempre volti alla ricerca della motivazione che sorregge l'opinione diversa e concorrente con la nostra.
Poniamo caso che l'obbiettivo del vecchio militante di partito sia sinceramente ulivista. Di quale prova ha bisogno per 'vivere' nell'Ulivo con la stessa rassicurazione percepita nel proprio precente partito? Oppure siamo cosi sicuri che la denigrazione del partito induca il militante a cambiarlo?
Ognuno di noi è rassicurato dal 'comune sentire', più definito, del partito in cui milita. Solo in gruppo è disposto ad affrontare il campo aperto dell'Ulivo che gli appare disseminato di incomprensioni e opinioni cangianti: In nome dell'Ulivo abbiamo eletto qualche deputato che ha cambiato bandiera alla prima convenienza e proprio perchè non era 'di bandiera'. Gesù! Gesù!...
Il partito non deve preoccupare nessuno. A meno che si sia dell'opinione del leone che aspetta la gazzella isolata. Preferisco passare per gazzella che abbandonare il partito.
È ambigua l'opinione secondo cui le strutture dei partiti sono rigide. Spesso la libertà d'azione è anche libertà di farsi gli affari propri. Preferisco le regole, precise, anche se poche.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 28 marzo 2002
A proposito della domanda :, riferita alla fiaccolata del 27 sera, credo che bisogna stare attenti ad addossare le colpe agli altri. Si rischia di dimostrare, indirettamente, la propria inferiorità.
E' anche per questo motivo che in politica si consiglia sempre di non abbandonarsi alle polemiche. Si finisce per demolire ciò che esiste anzichè costruire o riparare ad eventuali danni.
Nella realtà delle cose si realizza ciò che si vuole. Volere l'Ulivo significa che si adottano tutti quelli atteggiamenti che aggiungono all'idea qualcosa. Ad esempio in prima persona munirsi di bandiera e recarsi alle manifestazioni, esultare quando le bandiere dei partiti si presentano alle manifestazioni dell'Ulivo, riuscire ad essere più numerosi senza sperare che gli altri siano in minor numero.
Il successo della margherita alle elezioni del 13 maggio è stato meno soddisfacente proprio perchè sembra che abbia decurtato voti ai DS, perchè non c'è stato un apporto extra. C'è stato un parziale travaso senza corrispondente crescita. Ma questo è solo un richiamo di attenzione a quanti credono, anche nei DS, che così facendo si aiuta l'Ulivo. Si rischia solo di alimentare l'irritazione interna all'ulivo: i voti dei DS sono già dell'Ulivo. A chi giova colorarli di bianco piuttosto che nero? A noi cittadini sicuramente no!
Se ero PDS prima dell'ulivo creo confusione cambiando casacca, a meno che intendo annullare qualche componente.
Prima dell'Ulivo esistevano già tutti i partiti oggi presenti in esso. Chiunque trova una bandiera che gli garantisce l'obbietivo Ulivo. I giovani che nascono elettori con la nascita dell'Ulivo devono trovare posto nel coordinamento. I vecchi abbiano il coraggio delle loro azioni, presenti e passate. Io non riesco ad essere ulivista cancellando la mia storia: sparirei del tutto!
Proposta:
i partiti si facciano carico di dare un 'luogo' organizzzativo ai giovani dell'Ulivo.
Lanciamo la gara tra i partiti che iscrivono più cittadini all'Ulivo nelle proprie sedi, e in aggiunta ai propri iscritti.
Non è ammissibile che ad un 'apartitico' facciano schifo i partiti che costituiscono l'Ulivo. È come sputare nel piatto dove si mangia.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 24 marzo 2002
Cari Compagni,
negli ultimi tempi le vidende sociali e politiche ci hanno fatto ritrovare insieme virtualmente attraverso le cronache degli avvenimenti che si sono succeduti: le manifestazioni, le prese di posizioni di vari personaggi di tante componenti sociali, la partecipazione della gente alle varie proposte come il PalaVobis, i girotondi, le grandi manifestazioni di Roma.
Tutto questo non è tutto. C'è anche il tesseramento 2002 che i compagni più disponibili stanno già facendo edil rinnovo delle tessere è a buon punto. Chi non ha ancora rinnovato la tessera può comunque farlo tutti i giovedì in sezione.
Il lavoro più impegnativo comunque è quello per la rielezione del consiglio Comunale e del Sindaco di Meda.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 22 marzo 2002
In questi tempi l'informazione, sempre più sfruttata e spregiudicata, ci porta a conoscenza di fatti ritenuti da sempre inauditi. Comportamenti umani guidati dai raptus, da concezioni di vita smisuratamente individualistiche o diparte.
Sappiamo tutti da dove originano questi comportamenti: dall'educazione. Continuiamo ad interrogarci sull'educazione, ad incominciare dai primi momenti della vita di un bambino, arriviamo sempre alle stesse conclusioni ma quando si tratta di mettere in atto i provvedimenti risolutivi non si fa niente.
Non si niente per sfatare la 'necessità' del genitore di andare a lavorare piuttosto che aiutare a crescere il proprio figlio, non si fa niente per sopperire all'assenza del genitore nell'educazione delle giovani vite.
Mi sono chiesto, spesso, che differenza c'è fra un ragazzo pagato per andare ad affiggere manifesti elettorali per coprire la propaganda altrui ed il ragazzo mandato a spacciare droga o chiedere l'elemosina oppure assoldato dalla mafia. La strada per arrivare a dire, come il ministro delle infrastutture del governo berlusconi, che bisogna convivere con la mafia parte dal'uso del nudo femminile fatto dalle TV private di berlusconi, specie nei tempi del lancio (anni 80), e percorre l'iter appena descritto. E' per questo che tanti italiani non si sono creati problemi nel votare 'la casa delle impunità': sono assuefatti da secoli di umane aspirazioni represse e liberate da dieci anni di spregiudicatezza morale ed economica distribuita dalla pubblicità delle TV berlusconiane.
Anche le false 'idee di vita' che si manifestano nei fatti di cronaca, anche degli ultimi tempi, nascono dalla spregiudicatezza seminata senza freno dalla pubblicità televisiva, anche RAI negli ultimi anni.
Fintanto che questi usi restano confinati nei comportamenti privati si può sempre avere la speranza di poterli almeno distinguere da altri, rispettosi della vita umana. Quando questi costumi finiscono nelle istituzioni non c'è più rimedio. Siamo a Babele, Sodoma, Gomorra, diceva bene Pasolini.
Negli anni 70, da giovane, percepivo in molte persone questi atteggiamenti. Passavo per ingenuo a confronto con tali personalità. Col passare del tempo ho ritrovato queste personalità nelle BR o nelle TV di berlusconi, fanno i direttori!
Riflettendo su quanto accade in questi giorni di tensione e di grandi manifestazioni contro il pericolo di perdere diritti civili tra i più elementari, mi tornava alla memoria la proposta dei referendum abrogativi per le leggi 'ad personam' del governo berluscuni, e l'articolo di fondo del Vicedirettore Antonio Padellaro, di sabato 16 marzo.
Do la mia disponibilità per la raccolta delle firme e spero che arrivino molte altre adesioni.
Mi sembra che sia possibile sottoporre al giudizio popolare anche le proposte di legge. In proposito mi chiedevo se non fosse possibile raccogliere le firme anche per estendere la legge sulla pubblicità ingannevole, alle pubblicità elettorali.
Non credo che l'idea sia bizzarra. Potrà essere di difficile applicazione ma visto che si pretende di equiparare la proposta politica alla 'proposta commerciale', con l'uso di tutte le tecniche del marketing, ne discende che devono rispettare, entrambi, la stessa legislazione.
Massimino Di Donato
Meda 16 marzo 2002
L'articolo di fondo dell'Unità di sabato 16 marzo mi ha ancora una volta preceduto nell'analisi dei soddisfacenti movimenti di questi mesi, ormai.
Intendo dire che mi rendo disponibile per dare continuità al lavoro dei 'Girotondi' (che brutta denominazione per una cosa così bella). La proposta di Padellaro della raccolta di firme per abrogare le leggi sulla successione dei ricchi, sul falso in bilancio, le rogatorie ecc.
Nel piccolo della mia sezione non possiamo sbrigare le pratiche necessarie per un lavoro serio ed efficacie. Possiamo dare solo la nostra disponibilità a raccogliere materialmente le firme, secondo validi metodi.
Per avere un risultato più sicuro invito tutti, i disponibili, a far riferimento alle lettere all'Unità per dare la propria disponibilità alla raccolta.
Dando riferimenti precisi: indirizzo, e-mail, organizzazioni di riferimento ecc.
biribiri
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16 marzo 2002
Ricordo qualche congresso di questa sezione del PCI e tutte le volte mi chiedevo come le nostre discussioni si rapportassero alle nostre condizioni economiche. Cerco di sviluppare la risposta.
Questo momento storico è frutto, come logico, dei momenti precedenti. Non possiamo irritarci per queste constatazioni. Dobbiamo prendere atto che le nostre azioni influiscono sugli sviluppi della società che inducono altre conseguenze che a loro volta fanno sorgere altre situazioni.
È tutto come una partita di scacchi. Quando non si vince non basta esaminare le proprie mosse, bisogna analizzare bene le mosse dell'avversario.
Nella nostra attività politica, quella della sinistra, ci troviamo di fronte alle mosse del capitalismo, che oggi si è costituito come organizzazione globale. Questo è un fatto che non consegue dalle nostre scelte. Le scelte del mondo imprenditoriale hanno origine da fattori propri di quel mondo. L'imprenditore, ricordiamocelo, è un operatore mosso da idee proprie. Quando non è così fallisce. E l'attività del mondo imprenditoriale oggi non mostra segni di fallimento. Le mosse della politica della sinistra, che sono sempre difensive, generalmente dicono all'imprenditore come aggiustare la propria tattica per non fallire l'obbiettivo che resta fisso.
Quando, nella nostra attività politica, critichiamo delle scelte o facciamo proposte alternative, dobbiamo tenere presente che le situazioni che vogliamo gestire sono generate dalle scelte del mondo dell'imprenditoria, il capitalismo. Non sono situazioni determinate da nostri eventuali errori: anche se noi avessimo fatto altre scelte non avremmo comunque modificato l'obbiettivo del capitalismo. Andiamo a rivederci la storia del socialismo nel mondo.
Questo non è fatalismo. In realtà è l'imprenditore che sceglie di impostare un'attività economica e decide di sfruttare una particolare situazione sociale per raggiungere il suo scopo. Chi vive la situazione sociale, sfruttata, è di per se nell'attesa che qualcuno la sfrutti. Non cambia la condizione accusando gli altri, che vivono la stessa sua situazione, di avere determinata quella situazione. Marketing significa proprio questo 'costruzione del mercato'. Cioè costruzione delle condizioni favorevoli allo scopo, che il capitale si prefigge. Il crumiro, per intenderci, non determina la condizione sfavorevole nel mondo del lavoro. La perpetua soltanto.
Finché non cambiano le condizioni che rendono economicamente logico e sostenibile lo scopo dell'imprenditore le condizioni di sfruttamento non si modificano. Spesso aiutiamo soltanto l'adattamento a tali condizioni: il miglioramento delle condizioni delle mondine non è venuto dalle lotte sindacali bensì dalla eliminazione dell'attività in se. Gli operai degli alti forni avranno ricevuto miglioramenti salariali, di condizioni di lavoro ecc. ma si sono ammalati lo stesso. Hanno rallentato il decorso delle malattie ma solo dando corso al loro sfruttamento potevano avere quelle migliorie delle loro condizioni.
Quando i nostri rappresentanti sindacali raggiungono gli accordi con i padroni o i nostri politici degli accordi di governo non possono fare altro che spostare l'ago della bilancia il più possibile verso le condizioni migliori degli sfruttati. Ma questo non significa che si possa anche ribaltare le condizioni.
Prima di fare 'Scacco Matto' l'imprenditore chiude la fabbrica, inserisce i robot, chiama i meridionali nel triangolo industriale ecc. come sappiamo ancora oggi.
Le diverse proposte, nel mondo della sinistra, devono essere inquadrate in questo contesto. E così non raggiungono risultati positivi se non con azioni unite nel concreto. L'imprenditore non si fa sviare dalle promesse. Mai. L'imprenditore agisce solo in presenza di stati di fatto. Le impressioni non hanno valore, per loro. Solo noi ci suggestioniamo con le impressioni, una lotta dura, una manifestazione imponente, slogan incisivi ecc. Loro badano al governo concreto delle cose.
Possiamo ben accusare i vari governi di sinistra, che ricordiamo nella nostra storia, ma ogni qualvolta questi governi stavano per incidere significativamente nelle cose il Capitale ha detto basta! Fine della ricreazione. A queste condizioni gli investimenti non sono più sostenibili per il capitale e quindi si cambia gioco.
Il fascismo, il capitalismo americano, del dopoguerra, e quello berlusco-craxiano di oggi.
L'unità per opporsi al potere è molto ma non ancora sufficiente per il 'Che Fare' caro al Manifesto.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14 marzo 2002
Fin dai tempi delle caverne, l'uomo, ha imparato ad associarsi per conseguire migliori risultati con le proprie attività: migliori risultati nella caccia, migliori risultati nella difesa delle palafitte ecc.
Già da queste primordiali associazioni però vediamo che riescono ad avere l'esito sperato solo se ogni associato contribuisce, sicuramente, con proprie risorse all'associazione e conta di condividere i migliori risultati solo se ci saranno.
Non è affatto scontato che l'associazione in una battuta di caccia dia migliori risultati, può addirittura andare peggio, qualche volta ma se si perfeziona il lavoro di gruppo, per esperienza si sa che si ottengono risultati incomparabili. L'unica cosa certa è la contribuzione di ogni associato, l'esito è da conseguire. Chiunque, associato, conta di spartire il 'bottino' finale della caccia, con minore contributo rispetto al caso di battuta singola, abbassa il risultato collettivo finale.
Queste logiche stanno alla base anche delle moderne associazioni. Esse danno l'opportunità di maggiori economie, o se si vuole migliore rapporto costo benefici ma sempre a fronte di una contribuzione certa, e mai al di sotto della minima, e risultati ipotetici. Solo mediamente migliori. Generalmente distribuiti e non sempre tangibili per le sensibilità più 'dure'.
In sostanza non si deve cadere nell'idea che l'associazione faccia risparmiare risorse. L'associazione può solo migliorare i risultati se tutte le risorse sono messe a disposizione e fatte rendere al massimo.
Spesso i migliori risultati sono indiretti o coperti da casi fortuiti di rischio che si avvera.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10 marzo 2002
Ho letto con interesse Furio Colombo e Francesco Pardi, sull'Unità di domenica 10 marzo. Ho sempre pensato che il successo di berlusconi ha avuto origine dal famoso 'preambolo', tanto che lo chiamo 'berlusconismo-craxiano'. A berlusconi sono occorsi circa 15 anni per 'creare' questa situazione.
Leggendo l'articolo di Pardi, però, non ho trovato conferme alle teorie di Alberoni, descritte da Furio Colombo. A meno che siano nelle intenzioni di Pardi, cioè di sfruttarle a suo vantaggio.
E' quasi assodato che l'attuale società sia consona alla 'nuova politica' dei movimenti: spesso ho avuto l'impressione che la politica del Centrosinistra sia 'fuori portata'. Comunque il discorso di Pardi mi ha lasciato alcuni interrogativi che gradirei mi fossero chiariti.
- L'antipolitica non distrugge l'organizzazione, che è vitale per i meno abbienti, persino nella vita quotidiana delle faccende domestiche?
- Perchè sarebbero saggi i giovani della 'mobilitazione che cresce giorno per giorno', visto che lo fanno quasi in contrapposizione agli altri mobilitati?
- L'accusa di stalinismo che Pardi rinfaccia ai politici (D'Alema) non lo fa riflettere sulla similitudine tra la sua posizione e l'interesse privato di berlusconi?
- La battaglia culturale che Pardi chiede ai politici, che devono fare politica, non sarebbe da chiedere agli intellettuali che devono fare cultura?
- Perchè è cosi importante privare, con una legge, il cittadino della libertà di esprimersi?
All'ora ripristiniamo l'apologia di reato per chi vota un indagato o addirittura un condannato. Mettiamo in galera i giudici che accettano le candidature dei condannati senza diritti politici. Faremmo prima e meglio!
Se invece dobbiamo crocifiggere D'Alema dobbiamo avere il coraggio di dirlo esplicitamente.
Con la riserva di altri chiarimenti ringrazio e saluto.
Massimino Di Donato - Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9 marzo 2002
Parlando con la gente sento ripetere, ancora oggi, che la maggiore colpa del Centrosinistra è la litigiosità al suo interno.
Parallelamente, le tante accuse ai dirigenti e segnatamente a quelli più a sinistra tra loro: non ho mai sentito accuse per Marini, Castagnetti, Rutelli, Parisi, ed altri.
Gli errori contestati riguardano la 'protezione' della coalizione nella contesa elettorale, cioè l'apposizione di limiti e intralci alla coalizione avversa, cioè la legge elettorale e quello sul conflitto di interessi.
I discorsi non sono così limitati ma questo può essere la sostanziale sintesi. La riflessione così fatta fa sorgere le seguenti domande:
Primo, i dirigenti litigiosi sono smentiti dagli elettori? Questi dirigenti da quanti elettori sono seguiti? Le accuse sono limitate ai dirigenti o sono estesi agli elettori? Mentre accusiamo i dirigenti intendiamo scambiarci le accuse tra elettori? Possiamo rifletterci?
Secondo, quando accusiamo qualcuno degli errori intendiamo forse che solo loro avevano la capacità di agire e che gli altri fossero degli incapaci, succubi? Senza valore? Se invece avevano valore perchè non l'hanno messo in campo?
Terzo, accusiamo il governo berlusconi di fare solo le leggi a favore suo e dei suoi amici e quelle contro gli avversari politici. Cosi, non siamo in contraddizione quando accusiamo i nostri dirigenti-governanti di non aver fatto la legge elettorale e quella sul conflitto di interessi? Specialmente se facciamo discendere da queste leggi la vittoria del centrodestra?
Se amiamo le nostre idee non abbiamo bisogno della legge per renderle fruttuose, basta la nostra coerenza ed il nostro impegno.
Non c'è bisogno della legge per negare il voto a berlusconi, basta la convinzione, negli elettori, che nessuno deve andare al governo per farsi gli affari propri. Non facciamo i furbi! Facciamo il nostro dovere di 'ragionarci addosso'!
Massimino Di Donato - Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 08 marzo 2002
Alla cortese attenzione Filippo Penati, Segretario Provinciale.
Caro Filippo,
in qualità di segretario della sezione di Meda ti riferisco quanto già esposto sotto lo striscione del partito durante la manifestazione del due marzo a Roma.
L'argomento è un problema sorto nella sezione di Meda durante le attività per la costituzione di una lista civica per le elezioni comunali del prossimo 26 maggio.
Alla lista civica aderiscono, in definitiva dopo il 'problema', D.S., Margherita e S.D.I. in accordo comune, R.C. con lista di appoggio ed i Verdi-Ambientalisti (una lista locale del fratello di Rina Del Pero oggetto del 'problema'), queste due ultime componenti sono ancora in trattativa diretta e autonoma con il candidato sindaco, che è un signore impegnato in una associazione locale denominata Società Escursionisti Medesi, di cui e amministratore.
Il fatto
In un passaggio dei lavori Rina Del Pero, membro del Direttivo Provinciale del partito eletto nell'ultimo congresso e già del Comitato di Controllo con la segreteria Ottolenghi, ha firmato come Partito Laburista un documento (proposto da Verdi-Ambient., R.C. e Margherita, in antitesi alle posizioni del Direttivo dei D.S.), che ha esposto il partito alle critiche ed alle derisioni, puntualmente verificatesi, che solo la solida e storica esperienza del partito, anche a livello locale, ha potuto porvi rimedio giungendo comunque a mantenere l'unità con la Margherita e lo SDI, nell'appoggio alla lista civica.
Il ritardo con cui ti riferisco è dovuto ai tentativi di soluzione locale del 'problema' voluti dal nostro direttivo.
Infine col direttivo di ieri sera 7 marzo si è tentato un chiarimento, presente Rina Del Pero, definendo l'accaduto (8 contro una) insostenibile per l'unità del partito. Nella discussione si è ribadito più volte che, indipendentemente dal contenuto del documento firmato, l'aspetto principale sta nell'averlo fatto a nome di un partito diverso dal partito di appartenenza. Ciò pone una serie di interrogativi che minano la fiducia reciproca, necessaria per la proficua azione politica. Ognuno di noi preferisce sapere con chi interloquisce.
Non voglio farla troppo lunga ma credo doveroso dare dei riferimenti che possono arricchire la mia esposizione. Alessandro Polio Salimbeni conosce bene Furio Cecchetti del nostro direttivo mentre Rina Del Pero (unica iscritta della nostra sezione non proveniente dal PCI) è amica di Aniasi e Achilli.
Permettimi di aggiungere che un dirigente del partito deve porsi a guida della base non creare divisioni o incentivare i personalismi.
Non siamo molti perciò non vogliamo perdere l'illusione di poter crescere.
Certi che tutto vada per il meglio ti salutiamo cordialmente.
Massimino Di Donato
Segretario di Sezione a Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 04 marzo 2002
Armistizio
A causa della sproporzione tra le forze in campo e le prospettive si dichiara la resa.
Le conquiste, anche le più ambite, diventano vane se di difficile mantenimento.
Anche l'ideale napoleonico accetta questa logica.
È la vittoria dell'alleanza, mantenimento del comune interesse.
Il mondo degli scambi ha le sue regole.
I beni scambiabili devono essere alla portata degli operatori, l'offerta di beni di grande valore potrebbe non avere successo.
L'uso della rateazione è un valido compromesso che permette ai meno abbienti la fruizione di beni ad alto valore. Il buon cuore del fornitore è d'obbligo.
La trattativa per quanto generosa e sincera può non dare i frutti sperati. Se il bene è fuori portata, i giocatori si arrendono e patteggiano la partita.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 04 marzo 2002
Seguo spesso, in televisione, le trasmissioni tipo 'Articolo Uno' sul mondo del lavoro. A parte le pretese delle richieste, che fanno pensare: "con questo andazzo chiederanno anche la disponibilità finanziaria per pagarsi lo stipendio", c'è una discrepanza fra la realtà dei consumi e l'offerta di capacità a consumare, data dai produttori di beni di consumo.
Da più parti si dice che occorre più istruzione e dalla parte del mondo del lavoro arrivano richieste di lavoratori disposti a fare gli scimmioni all'ordine di spregiudicati quanto ignoranti imprenditori, che intendono fare profitto sulla scarsità di posti di lavoro determinata dall'automazione sconfinata.
In questa situazione il giovane diplomato si disorienta e si delude per una società falsa perchè contradittoria.
C'è troppo divario tra la formazione, studi, teorie e obiettivi proposti, e la realtà che si trova nel momento dell'effettivo inserimento nella società attraverso il mondo del lavoro.
E' impensabile mantenere un equilibrio sociale credendo di rubare ai cittadini non imprenditori i benefici prodotti dalle tecnologie.
Le tecnologie esistono avranno anche un costo però esso è stato sopportato dalla società. Se la spregiudicatezza odierna crede di privatizzarne i profitti ha sbagliato i suoi conti.
I No Global avranno ragione, prima o poi e si dovrà pagare tutto, con scontri sociali o nuove socializzazioni. In proposito abbiamo esempi ormai storici.
Le conoscenze scientifiche e tecnologiche oggi sono tali che permettono di produrre senza dar conto a nessuno tranne che alla conoscenza ed il capitale propri: vuoi l'aria? Un fiorino! Non ci resta che piangere! È vero che l'apporto umano nei processi produttivi e pressochè nullo. Fa tutto l'ingegneria genetica: i contadini sono lavoratori a domicilio come i coltivatori dei bachi da seta dell'ottocento; i produttori dei beni di consumo sono tutti prestatori d'opera dei produttori di 'macchine per le produzioni'. Si ha bisogno di qualche manovale per schiacciare alcuni bottoni ben definiti, nel tempo e nel modo.
Insomma come per l'erba o l'aria. L'apporto umano per produrli è pressochè zero. Ma allora non si può chiedere un pagamento: l'aria è gratis. Nessuno può, ne dobbiamo permetterglielo, farsi pagare diritti inventati.
Torniamo ai tempi in cui qualcuno piantò i paletti intorno ad un'area e disse questo è mio.
Questo però non può far credere che tutti gli altri consumino i beni prodotti se non possono pagarli.
Siamo in una società in cui il reddito medio è multiplo del fabbisogno medio e ciò non'ostante ci sono molti poveri. (ferrara: rendito procapite 20.00 euro, disoccupazione tra i più alti d'Italia, le aziende richiedono operai che hanno più vantaggio vivere di espiedenti piuttosto che legarsi con datore di lavoro) C'è qualcosa che non và. Chiamare alla rivolta può essere un tipo di imprenditoria in forte sviluppo. Ma ciò si chiama chiama anche criminalità.
È vero che le depenalizzazioni messe in atto da berlusconi fanno chiamere diversamente queste attività ma resta il dissesto sociale che ne deriva.
Chiunque sarà in diritto di approfittarsi di quel che capita a discapito di altri: basta cogliere l'attimo!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 04 marzo 2002
E' legittimo esprimere la propria opinione, fosse solo per verificarne la condivisione, ma dopo aver verificato all'interno del proprio gruppo sarebbe il caso di verificarlo con altri gruppi di area, e di peso, per poi allargare ad aree diverse o peso diverso.
Personalmente potrei essere in accordo con voi ma sono già in accordo con la mia sezione D.S. la quale è d'accordo con la zona che è d'accordo con la federazione provinciale che è d'accordo con la segreteria nazionale la quale è in buon accordo con La Margherita, lo SDI, i Verdi, i Comunisti Italiali e quasi vincevamo le elezioni del 13 maggio.
Il fatto che non abbiamo vinto le elezioni non significa che ha ragione R.C. o Di Pietro o tutti e due, almeno per quanto riguarda la logica democratica.
Ho già fatto fatica a trovarmi d'accordo con l'Ulivo che c'è: ho dovuto fare tale e tanti passaggi per collegarmi dal PCI all'Ulivo che una decima parte bastavano, me lo ha appena ricordato Moretti.
Voi adesso mi chiedete di cambiare ancora, lasciare l'accordo con l'Ulivo e passare con Di Pietro. Con quali argomenti? Non bastano le critiche. No.
Il nostro partito ha già dato!
Massimino
Mi dispiace per il mio collega ma sono stanco, non sopporterei un'altra fatica. Ne basterebbero le critiche ai nostri dirigenti. Occorrono argomenti progettuali concreti e realistici.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 03 marzo 2002
Ieri alla manifestazione del Due Marzo quando sono arrivato in Piazza S.Giovanni ho sentito parlare dell'intervento di 'quello di Mondo Operaio' ma non ho potuto giustificare i fischi che non avevo sentito. Leggendo l'Unità ho potuto solidarizzare con quelli che hanno fischiato.
Il perchè è anche in una intervista che l'On. Boselli ha concessa con fede a Rete4, che cercava un altro spunto per parlare male della manifestazione del PalaVobis di Milano.
Anche Boselli nelle sue risposte lasciava intendere che intendesse dire ai dirigenti dell'Ulivo che devono dare importanza al suo partito altrimenti lui lo schiera dalla parte del centrodestra.
Nei discorsi di Boselli e Pellicani non si scorge nulla che serva agli elettori del centrodestra, per capire come trovare soluzione ai loro problemi senza cedere agli imbonitori. Sembra che si preoccupino più di conquistare la simpatia dei dirigenti del centrodestra.
Non si può chiedere agli italiani che conoscono i sacrifici inflitti dalla dittatura, direttamente o per conoscenza storica, di non suonare l'allarme quando intravedono il pericolo del ritorno dei prepotenti, arroganti e per questo anche fascisti.
Voglio aggiungere che parlando con i compagni socialisti che conosco, ed elettori dello SDI, non li ho mai sentiti teneri verso il governo di centrodestra anzi sono tra i primi che mi hanno edotto sui pericoli del berlusconismo già dal lontano 93.
Si tranquillizzino Boselli e Pellicani: i socialisti temono il berlusconismo come tutto l'Ulivo.
Massimino Di Donato - Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 03 marzo 2002
Il fatto
La sottoscrizione di un documento ('elettorale' e proposto da Verdi-Ambient., R.C. e Margherita in antitesi alle posizioni dei D.S.) a nome dei 'Laburisti', che sono cofondatori dei D.S. al pari degli altri cofondatori, ha suscitato interrogativi nel direttivo del 27-3-02 della sezione di Meda. Il breve dibattito ha consigliato di avere un momento di riflessione sul fatto.
Il fatto, a meno che esistano altre risoluzioni, richiede anche l'intervento del Comitato di Controllo per il dovuto provvedimento.
Il fatto è di una gravità tale che ha intaccato, anche profondamente, la dignità ed il valore del partito e delle sue istanze rappresentative.
Il fatto è un errore inammissibile. L'effetto devastante, provocato dal fatto, è dovuto alla carica di dirigente provinciale ricoperta dal responsabile, essendo membro del direttivo provinciale. Un dirigente di livello provinciale che si rende responsabile di un fatto grave, personale e devastante per l'organizzazione del partito, si rivela incompatibile con tale carica.
Di conseguenza si impongono un ripensamento ed una giusta autocritica, in seno al direttivo non solo di sezione, oltre alla necessaria sanzione a garanzia dell'autocritica.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 27 febbraio 2002
D'Alema è grande.
È più grande di Prodi perchè l'ha cacciato. È più grande di berlusconi perchè berlusconi è stato sconfitto da Prodi nel 96 e solo dopo che D'Alema ha sconfitto Prodi berlusconi è riuscito a vincere.
D'Alema è stato sconfitto da quelle con cui aveva contratto matrimonio, come Sansone, ma solo perchè erano in tanti.
Chi è daccordo con me non critica D'Alema. Chi non è daccordo con me la smetta, dato che dice fandonie attribuendio a D'Alema tante azioni, mentre era a capo di tante inteligenze.
Ci sono ben altre cose di cui discutere. Le pari opportunità, ad esempio. Che poi significa anche pari dignità. Che poi significa che nessuno può, ne deve, inficiare i diritti di chiunque.
Ma se ciò è vero non possiamo criticare D'Alema perchè non ha approfittato della presidenza del consiglio per fare il komunista come berlusconi, leggiferando a suo vantaggio.
Se il conflitto di interessi è una cosa importante, per gli italiani, lo si desume dal loro comportamento elettorale. Non serve una legge che proibisca agli italiani di esprimersi a favore di un padrone. Dovremmo prima configurare tale atto come reato per poterlo perseguire a termini di legge.
Le regole elettorali attuali sono come le prossime: andranno bene se saranno a mio vantaggio!
Allora basta! Dobbiamo solo smetterla di amputarci le membra per far dispetto alla moglie. Di chi, poi? Non si può togliere voti alla coalizione e poi scaricare la colpa sugli altri, con dei pretesti. Vince comunque l'avversario. La ricerca del colpevole non cambia le cose. Occorre avere il coraggio della logica matematica, non nascondersi dietro l'umanità: è fallace.
Chiedo a tutti quelli che pretendono di fare i commissari tecnici di incominciare a giocare. E quando avranno fatto qualche rete, all'avversario, gli sarà concesso di fiatare. In quanto a parlare c'è tempo.
... Evviva Gramsci ... Togliatti ... longo e Berlinguer
e poi tutti gli altri ... dopo D'Alema.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26 febbraio 2002
I partiti di centrosinistra si definiscono
prima di tutto, democratici oltre ad avere tutte le altre caratteristiche discendenti dal concetto di democrazia, e tra queste l'assenza dei veti. Se ciò è vero è anche doveroso dimostrare tutto ciò.
In altri termini, se noi concorriamo a questa tornata elettorale lo facciamo per vincere. In una realtà democratica per vincere occorrono il 50% dei consensi.
Il centrosinistra, a Meda, possiede il 25% dei voti, per pensare di competere al ballottaggio occorre trovare altro 15-20% di voti. Avendo deciso di allearsi con la lista civica è logico dedurre che sui attribuisca a questa lista quel 15-20% di voti.
Se ciò è ragionevole bisogna riconoscere a questa lista la maggioranza, dentro l'alleanza, anche se questa venisse raggiunta con l'appoggio di uno degli altri partiti. Ne consegue
Se noi invece partiamo dal presupposto che il confronto avviene tra centrosinistra e lista civica, confronto a due, occorre fare il discorso precedente sul centrosinistra. Non riuscirci significa dare la maggioranza alla lista civica.
L'attuale situazione è questa: maggioranza della lista civica.
La lettera del candidato sindaco ci riduce a ciò: scegliere tra confronto singolo o a due soggetti.
A dire tutto c'è nell'aria una tendenza, rivelata anche dall'Italia dei Valori, a fare liste di partito per contarsi ma ufficialmente perchè si ottiene maggiore consensi.
Noi DS giovedì sera discutiamo su questo dilemma. Naturalmente la decisione dipende da un complesso di considerazioni tra cui anche il rapporto con gli alleati della coalizione.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26 febbraio 2002
Siamo alle solite.
Berlusconi è sempre più imbecille. Dimostra sempre più che l'unico ineìteresse che ha sono le leggi che lo salvano dalla giustizia. E dai reati a lui imputati.
Lo ha dimostrato ancora una volta in occasione dell'intervista rilasciata ai telegiornali oggi in occasione della bomba scoppiata a Roma. Dai telegiornali ho capito che lui imputa alla manifesatazione del PalaVobis di Milano la bomba scoppiata a Roma. Se fosse vero la mia interpretazione significherebbe che la sua intervista è una minaccia: se voi continuerete a fare quelle manifestazioni io vi faccio scoppiare le bombe sotto casa!
Questo sarebbe la conferma di quanto temeva Furio Colombo al PalaVobis: la menzione della guerra civile da parte di berlusconi è una minaccia gravissima.
Compagni, amici, gente debole! Costruitevi i rifugi antiatomici!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26 febbraio 2002
Ho avuto dubbi circa la fiducia al mio leader. Ha vinto il nostro avversario. Bell'affare che ho fatto! La colpa però è sua. È lui che non ha fatto la legge sul conflitto di interessi. È lui che non ha fatto la legge di riforma elettorale. E' lui che ha voluto la bicamerale, per farsi bello.
Questo è il sentimento che ispira il contestatore di Massimo D'Alema.
Tutti comprendono che le cose non stanno così. Noi elettori non abbiamo mai aspirato ad un governo arrogante e prevaricante come deve essere un governo che si prefigge di mettere fuori gioco la democrazia, insieme all'avversario politico.
È opinione comune che se oggi abbiamo una società cosi ignorante della propria storia è dovuto anche alla mancata formazione civica dei cittadini. È vero che le colpe sono diffuse ma è vero anche che la scuola non ha fatto, o potuto fare, tutto il suo dovere.
Il mancato apporto di una componente formativa della coscienza civica porta inevitabilmente ad uno scompenso della coscienza stessa. È per questo motivo che la scuola ha le sue responsabilità nell'attuale coscienza civica degli italiani.
Apprezzo il discorso del professore che tanto critica D'Alema ma faccia il piacere di non farsi chiamare professore. I professori oggi sono di fronte all'uovo al tegamino che hanno chiesto in sostituzione della lingua salmistrata. Se lo mangino! Insieme a tutti gli intellettuali. Li aspettiamo sfollati nelle nostre campagne, come negli anni della seconda guerra mondiale.
Non giova a nessuno, specialmente a noi poveri proletari, la guerra contro i nostri dirigenti politici. Bisognava fare la propria parte ieri quando i nostri dirigenti, da soli, non riuscivano a mettere a frutto il loro lavoro di governo, dal punto di vista mediatico. Io ho rilevato il fatto. L'ho detto al mio riferente politico, ai miei diretti interlocutori-elettori.
Il mondo della cultura invece è stato critico e satirico nei confronti del governo. Non ha contribuito a spiegare perchè il carattere non arrogante del governo era una garanzia per noi. Hanno preferito sfruttare il basso sarcasmo sui sacrifici che il Nostro governo, di sinistra?, era costretto ad infliggerci per riparare i danni provocati dai berlusco-craxiani che hanno governato negli anni 80.
Oggi gridano allo scandalo!
Cari miei, se volete mantenere i vostri benefici rimboccatevi le maniche e munitevi di 14 camice. Noi siamo abituati ai sacrifici. Voi dovete farlo.
Ho lottato a fianco degli studenti del M.S. e di L.C. negli anni 70. Oggi me li trovo contro, con berlusconi, o addirittura in galera. Io sono sempre qui. Al mio posto di lotta. Nel sindacato, nel mio solito partito, al fianco di chi vive le difficoltà e come me non sa darsi una spiegazione.
Arriva a dare ragione a tutti. Persino a berlusconi! Peggio di così è difficile andare, intellettualmente.
Mia madre mi diceva: contro il maleducato può vincere solo lo screanzato!
Ciao Massimo! Sei grande!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 24 febbraio 2002
Nell'attività di preparazione della tornata elettorale per le amministrative locali a Meda sono capitati alcuni incomprensioni tra i partiti dell'area di centrosinistra, che ancora una volta tentavano di fare un percorso insieme.
Va premesso che il centrosinistra intende partecipare, con alcuni candidati di propria area, ad una lista civica.
I fatti si sono sviluppati partendo da un veto posto da una "lista ambientalista-verdi" locale contro la partecipazione di un esponente dello SDI. Alla obiezione ferma di un rappresentante dei DS, contro l'uso dei veti, i due rappresentnti della lista ambientalista abbandonano la discussione.
Il segretario del PPI, nel tentativo di ricomporre la discussione, indice un incontro con gli ambientalisti, RC e lo stesso PPI (che pure hanno qualche antipatia per la persona in questione) con l'aggiunta di una laburista. Stilano un documento di regole da tenere nella coalizione e lo propongono, per la sottoscrizione, al resto della coalizione, cioè DS, SDI ed il candidato sindaco in rappresentanza della lista civica.
I DS propongono una modifica che non mortifichi il candidato sindaco, la quale non viene accolta e di conseguenza i proponenti si sottoscrivono il loro documento. Non firmano i DS, lo SDI e il candidato sindaco.
La parte notevole, per cui ho dovuto fare tutta la premessa, è che il firmatario per i laburisti è una esponente della direzione Provinciale dei DS. Tale Cesarina De Pero, tra l'altro, sorella del capo della "lista ambientalista-verdi" tale Gianni. La Cesarina è in "quota" Aniasi, Achilli ed altri.
La domanda è se lo statuto contempla il comportamento della Del Pero. La storia e la logica No.
In quanto segretario di sezione a Meda mi trovo nella necessità di non poter rinnovare la tessera ad un esponente della direzione del partito. Non solo. Ho il dispiacere di chiedere al Seretario Provinciale di sospendere dal partito la laburista.
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 24 febbraio 2002
Ieri al Palavobis di Milano è sembrato ci fosse la conferenza nazionale dell'Ulivo. Specialmente quando Flores D'Arcais, tra gli organizzatori della manifestazione, ha annunciato che fuori dai cancelli, chiusi al raggiungimento della massima capienza, c'erano il doppio delle persone che eravamo dentro.
Un entusiasmo grandissimo: la gente che ha a cuore la Giustizia è tanta! I cittadini che non vogliono la dittatura del berlusconismo sono molti e manifestano con forza questa loro volontà.
D'altra parte l'avevano dimostrato anche nelle elezioni politiche del 13 maggio ma è parso che nessuno lo capisse. Il motivo è semplice: i dirigenti politici erano stati lasciati soli a spiegare come non deve essere governato uno stato democratico e di diritto. La gente si era convinta che il nemico fosse sconfitto definitivamente nel 96. Gli intellettuali, che fruiscono di benefici accreditati loro dal resto della popolazione che si occupa di altro oltre l'intelletto, pensavano di vivere di rendita giacché c'era stato il 96.
Ebbene non era e non è così. I diritti, come tutte le conquiste sociali e civili sono prodotti artificiali: non godono della riproduzione spontanea come l'erba del prato. Benché abbiamo imparato che anche quella ha bisogno di cure ed attenzione.
Ieri al Palavobis di Milano noi partecipanti, dentro e fuori dai cancelli, ci siamo gratificati e rassicurati a vicenda che non tutto era perduto ma abbiamo avuto bisogno del mondo della cultura che, mentre eravamo persi ognuno nelle nostre attività produttive, rifletteva ed elaborava per noi il momento storico. Proprio come noi produciamo i vari beni che anche loro fruiscono. È la logica delle due mani che si lavano a vicenda ed insieme lavano la faccia.
Non è affatto una novità! È così da che mondo è mondo.
Ieri abbiamo dimostrato che tutti, in una società, devono fare il loro dovere. Ogni qualvolta qualcuno cede ne risentono tutti. È come in una catena di produzione: basta che uno solo non avvita il suo bullone che tutto il prodotto perde la sua funzione e la sua utilità.
Quindi mi sento di ringraziare tutti, il vasto mondo della cultura, i compagni di viaggio nell'idea di una società complessa ma ricca ed i politici presenti, direttamente o indirettamente, tutti abbiamo contribuito a ridarci forza e coraggio di lotta per un governo migliore ed a misura dell'Uomo, imprenditore o proletario che sia ma rispettoso di quanti gli concedono di fare quello che fa.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 18 febbraio 2002
L'incapace, a furia di fare brutte figure, per farsi bello rischia sempre di farsi fregare. È quello che capita a berlusconi, specialmente con la visita di Blair. L'Inghilterra ha il problema di entrare in europa mentre la sterlina è sopravvalutata rispetto all'Euro. Non sarà mica per questo motivo che che Blair cerca l'amicizia di berlusconi? Per seminare zizzania dentro l'Unione Europea?
Dai democristiani mi guardo io, dai compagni mi guardi Dio!
Eppure il centro destra cerca di essere sincero. Gli italiani hanno difficoltà a capire!
Incominciando dalle promesse circa la diminuzione delle tasse e quella dell'aumento delle pensioni, che intendevano essere, già allora, promesse vane, per finire con la negazione delle accuse, da parte del centrosinistra, di conflitti di interessi in molti campi in special modo in quello della giustizia.
Visto che non c'èra verso di far capire agli italiani come stassero le cose hanno deciso di elegere come capogruppo in parlamento un parlamentare di nome Schiffani: con la lettera maiuscola addirittura.
In effetti anagrammando Schiffani salta fuori i-fan-Schif ... Non si può dire che loro non l'avessero detto!
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 17 febbraio 2002
Il direttivo è convocato per giovedì 21 alle ore 21 in sezione per discutere della formazione della lista per la rielezione del Consiglio Comunale del prossimo 26 maggio.
Mi permetto di ricordare l'importanza della riunione e raccomandare la partecipazione di tutti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16 febbraio 2002
La riunione di venerdi 15 scorso
mi ha scosso profondamente perchè ha dimostrato che non sono all'altezza di rappresentare un'organozzazione politica che ha una storia gloriosa come i DS.
La conclusione deriva dal fatto che associo tale gloria alle persone che hanno fatto la storia dell'organizzazione. Quando ni trovo in disaccordo con tali persone sento di non capire l'organizzazione e quindi di essere nocivo ad essa.
Il fatto.
La riunione verte sul programma della lista civica che dovrebbe rappresentare anche il centrosinistra alle elezioni amministrative comunali a Meda. Il candidato sindaco apre la riunione dicendo che bisogna stringere i tempi, lavorare profiquamente per essere pronti alla campagna elettorale. Poi pone la questione di una persona come possibile assessore. Essendo questa una persona controversa si è acceso un aspro dibattito che ha porato all'autoesclusione di alcuni partecipanti alla riunione.
L' autoesclusione potrebbe anche essere accetatbile ma non lo è la mia incomprensione del motivo e del comportamento che ha indotto a tale atto.
A proposito della persona, la Margherita si limita a riferire la posizione del segretario del PPI aggiungendo che la cosa finisce li; R.C. si defila dicendo che preferirebbe non avere la persona nella lista; i D.S. si ergono, a più riprese, a difesa della persona come se fosse una questione vitale, il segretario cerca di chiudere la discussione ricordando che i fatti non depongono a favore della persona e riponendo la questione nei doveri del candidato sindaco, richiamandolo anche ad una maggiore responsabilità nella gestione dei sostegni alla propria candidatura. I D.S. intervengono di nuovo rimarcando ancora una volta l'infondatezza della richiesta dei verdi i quali si alzano e se ne vanno dicendo che quando la questione è risolta potranno riprendere la collaborazione.
Sul momento è parso che si fossero stabiliti i giochi proprio per l'esclusione di qualcuno dato che nella riunione precedente la persona si era autoesclusa dalla partecipazione alla lista, per detta del candidato sindaco.
Non capisco perchè i D.S. devono farsi i paladini di persone non del partito e comunque uguali a chiunque altro. Se i voti servono tutti non capisco perchè se ne buttano via a priori. Serenamente tra l'uno o l'altro non vedo grande differenza di pregi e di difetti.
Come segretario dei D.S. non vedo nessuna motivazione a fare a meno dei voti dei verdi, e forse non è neanche l'unica cosa che non vedo ma comunque chi le ha se le peli da solo.
Stiamo lavorando ad un momento determinante per il nostro Partito.
Nella tornata elettorale amministrativa locale il partito deve esprimere il massimo delle sue capacità politiche.
Ritenendo tale evento importante per l'organizzazione e siccome la nostra organizzazione non può operare senza una rappresentanza, ritengo anche doveroso riunire il direttivo, giovedì 21 febbraio '02 alle ore 21, per indire un'assemblea degli iscritti avente all'ordine del giorno l'elezione del segretario di sezione.
Contemporaneamente ritengo che la rappresentanza DS della sezione di Meda sia esonerata dall'impegno nei lavori preparativi della lista civica.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 12 febbraio 2002
La differenza tra l'imprenditore ed il lavoratore dipendente sta nelle aspirazioni. Un imprenditore apprezza il rischio, ama scommettere, è ambizioso, si gratifica per la riuscita di un'impresa che altri hanno fallita, amano l'attività, magari di altri ma la perseguono. Riesce persino ad mare chi fatica per lui, come il bifolco ama i suoi buoi, magari.
Invece chi si rifugia nell'attività dipendente è generalmente un mite. Remissivo senza molte ambizioni si accontenta, per certi versi. Si potrebbe dire che è un pigro, riguardo alla volontà propria. Non ama spendere fatica, quasi un avaro. Un capitalista di 'fatiche' che, se è opportunamente spronato, riesce a darle persino al peggiore dei ladri, senza neanche accorgersene. Solo quando rimne del tutto spossato si rende conto di essere stato derubato. Allora va su tutte le furie e protesta si abbandona ad atti inconsulti, fa pure la rivoluzione a volte ma poi ricade nella tentazione dell'ozio più deleterio.
Smpre concedendo questa catalogazione, si può dire che le due categorie manifestano queste loro caratteristiche in ogni campo di attività.
Il dipendente si considera superiore al vanto per le imprese condotte salvo poi apprezzare le imprese altrui e magari anche per la spregiudicatezza con cui sono state condotte.
Non che lui amasse le spregiudicatezze ma le vede come un diversivo al tram tram quotidiano.
Lui magari sa benissimo quali risorse dovrebbe mettere in campo per eguagliare l'imprenditore ma le trova spropositate rispetto alle proprie esigenze e quindi desiste dall'attuare i propositi.
Il non imprenditore generalmente è anche un 'egoista' nel senso che non predilige le alleanze. Ama fare da solo quel poco che fa. È come se dividere le imprese con altri conferisse al fatto una sorta di sfruttamento delle risorse altrui e di conseguenza la gratificazione svanisce nello sfruttamento dell'alleanza, a lui non ne resta.
L'imprenditore invece non sicura di queste sottiliezze, i risultati conseguiti sono pienamente suoi, l'alleato è sempre un collaboratore, non lartefice, mai.
Questa presunzione fa si che l'imprenditore riesca spesso nell'impresa. La sua ambizione la protegge dall'eventuale rimorso per lo sfruttamento delle circostanze, magari a danno di altri, anzi spesso si vanta di aver annientato l'avversario con il tranello. Lui non si fa sviare neanche dalla possibile accusa di imbroglione, la spregiudicatezza serve a questo, anzi nel caso fosse accusato usa l'accusa e l'eventuale condanna come dimostrazione di sprovvedutezza dell'avvesario.
È un po come in carcere dove il peggiore criminale spadroneggia sugli altri.
Il non imprenditore ha un che di nobiltà che lo induce a rifugire le dimostrazioni di forza a tutti i costi teme il suo rimorso per cui si vede come un rozzo approfittatore e quindi non onorevole dal punto di vista umano.
Solo quando riesce a stare in alleanze è disposto a qualche atto spregiudicato perchè non è recondito, è condiviso, dovuto a causa di foza maggiore, non alla sua intima volontà.
Il guaio comincia quando il non imprenditore diventa preda del compromesso. Allora accetta molte illusioni, si fa imbinire da promesse improbabili che accetta in virtù della spregiudicata capacità dell'imprenditore, si fa coinvolgere in molti imbrogli e sfruttamenti per qualche briciola che non ha solo perchè è impossibile avere, e non per altro.
Forse deriva da quesato quadro il fatto che spesso, anche in politica, il non imprenditore sbaglia a votare e si affida al più intraprendente.
vive nella sua tranquillità
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 12 febbraio 2002
Quell'atteggiamento non è consono e quindi lo censuro. Siccome non viene rispettata la censura rincaro la dose e accuso di indole disastrosa come dimostrato da altri atti che ritengo simili.
Questo meccanismo è senzaltro di carattere autoritario anche se può essere raggionevole svincolandolo dai presupposti che l'hanno ispirato.
L'ispirazione di questo raggionamento viene dall'idea che si ha dell'altra persona. Questa idea genera anche quella sensazione che è detta di 'pelle' e che induce a comportamenti spesso automatici. In caso di sensazione + si ha una reazione automaticamente benevola altrimenti si ha l'automatismo malevolo o stizzoso, che dir si voglia.
Questa situazione si determina in ogni circostanza di vita. Quando però capita nell'ambiente familiare è disastroso perchè rende invivibile l'unico ambiente disponibile per lo smaltimento degli stres.
Quando ciò si verifica, d'altra parte, è anche difficilmente arrestabile perchè è il risultato di una lunga serie di incomprensioni e si è inclini ad accollare ad esse la causa di tutto, concludendo che la questione è congenita al nucleo familiare.
La soluzione a questi problemi potrebbe essere l'acquisizione di metodi razionali comportamento che siano condivisi ma il punto è questo: difficilmente si è disposti a condividere metodi accettati dall'avversario.
La spirale è praticamente senza fine se non si abbandona il campo di contesa. L'abbandono del campo potrebbe essere favorito dalla consapevolezza che non esiste via di uscita e quindi confrontarsi solo su 'campi meno soggettivi'.
è anche il motivo soggetto
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10 febbraio 2002
Cara Unità,
questa mattina (domenica 10 febbraio 2002) ho letto l'ennesimo articolo sui mali dell'Ulivo, a firma Nadia Urbinati. Tra le proposte, fatte da Nadia, mi ha colpito quella delle primarie che, tra l'altro è un vecchio sogno risalente ai Comitati Prodi. All'ora si tentò qualcosa del genere per eleggere i delegati alla Convention Nazionale, non ti dico la fatica fatta per raccogliere le adesioni, che dovevano avere una certa sostanza, per evitare che a votare fossero solo gli iscritti al PDS e al PPI. In qualche caso la delega sembrava una punizione per la minoranza.
Comunque mi associo alla proposta per l'elezione del Responsabile Organizzativo.
Attualmente stanno sorgendo vari comitati spontanei e, stando alle note che mi pervengono dal comitato lombardo, ho l'impressione che manchi un vero gruppo dell'Ulivo, come coordinamento, sia nazionale che locale. Per quanto ne so sono rappresentanti, a volte responsabili, dei vari partiti costituenti, che nominano un 'neutro della società civile' a coordinatore.
Proviamo a raccogliere le sostanziali iscrizioni (tra chi non è già iscritto ai partiti) direttamente all'ulivo, diramiamo una lista di candidati con i relativi requisiti e poi raccogliamo i voti. Incominciamo localmente ma con un metodo nazionale.
Una volta che si sono eletti i rappresentanti democraticamente con il metodo delle primarie nessuno avrà più la scusante del dover alzare la voce sui giornali per protestare o farsi ascoltare dai dirigenti dei partiti democraticamente eletti dovranno limitarsi ad esternare su giornali e TV solo quanto riguarda gli elettori, i simpatizzanti e i militanti, che non possono essere contattati direttamente e a cui bisogna rendere conto.
E smettiamola di ignorare che gli iscritti ai partiti tradizionali dimostrano da tempo che l'impegno è una cosa seria e, per male che si faccia, la partecipazione la esercitano in tutti i sensi. E di conseguenza i dirigenti dei partiti sono legittimi e rappresentanti, anche se sbagliano o vengono criticati dagli iscritti, a volte in maniera irregolare, ma sempre avendo pieno diritto.
Massimino Di Donato
Meda
Probabilmente non ho capito ma resta il fatto che mi è parsa l'opimione di chi non ha molta esperienza organizzativa di un serio gruppo politico.
Comunque i vari notabili facciano le rimostranze direttamente agli altri notabili (a quattrocchi).
l'ennesima diagnosi fatta da un dottore che non ha mai provato a curare una malattia perchè ha sempre trovato inutili le medicine disponibili.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 5 febbraio 2002
Cara Unità,
dato che non ho l'indirizzo di Nanni Moretti, Ti chiedo s'è possibile, di recapitargli questi saluti.
Caro Nani,
non sono popolare ne regista e non ho mai mangiato la nutella, di cui però ne hanno fruito a sufficienza i miei figli.
Questo però non significa che non abbia avuto soddisfazioni nella vita, tutt'altro. Ho imparato la differenza tra il sapere e il non sapere, tra vivere e osservare la vita, tra manifestare le proprie idee e descrivere quelle degli altri e tante altre diversità.
Ho conosciuto compagni di lavoro rivoluzionari che si sono sentiti traditi dal sindacato o dal partito e hanno votato Lega Nord o addirittura F. I. e ho conosciuto compagni 'reazionari' che anteponevano i diritti dei lavoratori agli aumenti di stipendio. Oggi la quasi totalità dei compagni è 'reazionaria', sei l'unico rivoluzionario rimasto: persino D'Alema preferisce fare qualcosa di sinistra piuttosto che dire.
Riconosco però che oggi non ci sono più i grandi ideali di ieri come diceva Ingrao, in una intervista di metà anni 70, me ne rammarico anch'io perchè allora si lottava. Oggi si ha quasi tutto, il telefonino, l'automobile, magri la casa di proprietà, un buon titolo di studio (per chi ne ha voglia) ma nulla può eguagliare la soddisfazione che traevamo dalle lotte.
È per questo che ti ammiro. È necessario che ci sia qualcuno che si prodighi perchè le lotte tornino a far gioire tutti noi. Come si chiamava quell'imprenditore televisivo che 'spronava' i suoi dipendenti perchè si facessero sentire con le lotte?
I nostri dirigenti politici sono dei pessimi 'genitori'. Un esperto di Relazioni Familiari mi spiegava che i giovani, oggi, soffrono per la troppa bambagia che hanno avuto intorno: non si sono fatti le ossa e si fanno fregare dal primo imbonitore che incontrano.
Quando non osavamo neanche descrivere il telefonino, in molti abbiamo imparato che è sempre meglio la lingua piuttosto che l'uovo al tegamino, anche se è stata nella bocca della mucca.
Massimino Di Donato
Meda
Car Carlo Pravettoni
(dato parlavano di chiudere i manicomi)
La maggioranza dei compagni, quando eravamo giovani, avevano la tessera dell'unione inquilini, oggi si fa fatica a trovare associati, sono pochi i rivoluzionari.
Tu dirai che sono di bocca buona, che mi accontento di poco. Ti rammento l'aneddoto del cane che volle rubare il boccone dell'altro riflesso nell'acqua dello stagno.
di un tempo l'ideale senza idea-li
Per avere un aumento di stipendio, per lo Statuto dei Lavoratori, migliori condizioni di lavoro etcc... . ritengono inconcepibbile che qualcuno voglia o potesse togliere la dignità al lavoratore. Nenche mentre lo fanno.
'indinon credono neanche che possa esistere qualcuno che voglia allienare
si preoccupano più i più importanza alle piattaforme sindacali riguardanti
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3 febbraio 2002
Cara Unità,
in questi giorni si è sentito parlare spesso del voto in Parlamento sul rientro in Italia degli eredi maschi della Casa Savoia. Nell'occasione ho sentito parlare di diritto costituzionale, di diritti umani per i discendenti della Casa Savoia e di tante altre logiche, ma nessuno ha argomentato, neanche minimamente, dei diritti dei cittadini italiani.
Questi italiani che hanno subito le peggiori vigliaccherie da parte della Casa Savoia, negative anche per il casato stesso, il fascismo, la guerra, le leggi razziali, lo sbando dell'otto settembre e lo sterminio conseguente di milliaia e milliaia di soldati, possono bastare senza andare oltre.
Oggi che gli Italiani sono alle prese con l'immigrazione extracomunitaria per cui prevede tutta una serie di regole per persone che hanno l'unica colpa di essere nati disgraziati, come gli emigranti italiani dei tempi del Re e altri, siamo a discutere se chi ha ereditato la responsabilità delle leggi razziali debba usufruire di trattamenti di favore ed altri presupposti dritti umani. Non sono razzista ma la 'casa reale' sono una razza, e la storia ci dice che non è neanche la migliore, come dice Rigoletto.
E con questo intendo fare l'ennesima protesta per il ruolo che si stanno assumendo i giornalisti. Essi stanno uscendo dall'ambito in cui si può rivendicare il diritto all'informazione; stanno entrando, definitivamente , nell'ambito in cui si può rivendicare solo il diritto allo sfruttamento dell'informazione, ammesso che sia lecito.
Il diritto all'informazione è del lettore che, ad esempio, vuole sapere se nella lettera scritta dai due maschi interessati è dichiarata anche la rinuncia, per se e per i loro eredi, a qualsiasi rivendicazione futura riguardo a qualsiasi diritto che si voglia far discendere dalla loro eredità savoiarda.
La mia richiesta può sembrare pignoleria solo se non si ha dimestichezza con gli atti notarili che, essendo elaborati da maestri dei contratti e di origine savoiarda, descrivono puntigliosamente i termini del contratto stesso. Il caso Savoia è un caso particolarmente grave e va trattato dovutamente. Non alla stregua del caso scabroso di cronaca penosa e umanamente meritevole di rispetto, non di sciacallaggio come si vede anche in questi giorni.
Non crederò mai che sapere certe pene sia un diritto all'informazione; esso è morbosità mostruosa, indecente e quindi non un diritto.
I Savoia devono smetterla di dire e smentire con tanta leggerezza ed i giornalisti, in quanto cittadini, devono aiutarli ad essere coerenti: è un loro dovere all'informazione.
Massimino Di Donato
Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 30 gennaio 2002
Anche recentemente, da Cacciari ex sindaco di Venezia, ho sentito ripetere una frase che addossa alla Sinistra Politica delle colpe. Cacciari si riferiva, in particolare, alla repubblica di Weimar ma la stessa frase viene spesso usata discorrendo sulle cause di origine del fascismo in Italia: 'in questo caso la sinistra ebbe le sue colpe'.
Oggi a distanza di molti anni stiamo rivivendo circostanze simili a quelle vissute dai nostri avi nei tempi succitati. Anche oggi siamo in una fase decisiva nella storia, breve, dell'umanità. Come nei tempi passati le redini sono in mano agli 'imprenditori', cioè quegli operatori che scommettono in prima persona sulle scelte e gli indirizzi da imprimere allo sviluppo sociale.
Le prove vengono si dalla vittoria del governo berlusconi in Italia ma sono confortate dalla seconda vittoria di Bush negli U.S.A.. questo dimostra anche il passare del tempo: le scelte hanno riflesso mondiale, non più localistiche.
Tutto ciò deriva dall'idea che il popolo di sinistra ha della società: non la intende come sistema determinato dalla guida dell'"imprenditore". Nel rapporto sociale l'"imprenditore" agisce 'schermando' con le masse che vengono malmenate, intimorite e addirittura sfoltite.
Questa conclusione è dovuta al fatto che l'"imprenditore" fa un'azione di attacco e la massa si difende. Quando la massa attacca, naturalmente con organizzazioni istituzionali pubbliche, lo può fare solo per 'procura' non agisce in prima persona come invece avviene per l'"imprenditore" che individualmente agisce in concerto con gli i colleghi. Questa diversità è dovuta alla Coscenza di Classe: tra gli imprenditori esiste nelle masse è ignorata.
La coscienza di classe, tanto auspicata da Marx, fa sempre fatica a nascere, neanche quando sebra di essere in una stagione buona essa c'è. Le masse sono generalmente costituite da 'ciucci presuntuosi' che credono di aver capito tutto quando qualcuno gli suggerisce qualche dritta, che è facilmente comprensibile, ma poi non sanno proseguire.
L'incapacità a proseguire deriva dall'assenza, nelle masse, dell'essenza di base su cui è fondata la nostra società, l'accumulo di beni per garantirsi la supremazia nel loro scambio, cioè il Capitale. Tutti fanno gli 'snob' sull'uso del capitale ma in realtà tutti ne sono attratti. Quì sta l'essenza dell'altro concetto di Marx: l'idelogia Piccolo Borghese. Essa è agognata da molti ma sopportata da pochi.
La strada dell'idea piccolo borghese è dura densa di sacrifici e rinunce, solo i più tenaci, determinati e 'credenti' riescono a percorrerla. È per questo motivo che Marx l'ha sempre sconsigliata.
La massa non accetata il fatto che l'accumulo di capitale comporti un incremento di fatica crescente esponenzialmente col crescere del capitale. Il capitale va conservato ecco perchè comporta maggiore fatica, il possederlo.
È più redditizia, socialmente, un diverso modo di accumulo del Capitale: quello pubblico che però può essere solo limitato ad un livello minimo che consenta il mantenimento della dignità minima dell'uomo.
Comunque, anche in questo caso, è indispensabile la coscienza di classe. Ricordare sempre che l'"imprenditore" privato è rapace per natura ed è portato ad accaparrarsi sempre qualsiasi capitale gli capiti tra le mani. Basta cambiargli l'etichetta!
L'idea che mi fece aderire al P.C.I. fu quella dell'emancipazione delle masse per giungere alla capacità, distribuita tra i cittadini, per la conservazione del Capitale pubblico. Ripensando agli ultimi decenni mi viene da pensare che si sia giunti alla conclusione che non si potesse spremere i sassi e quindi inutile insistere oltre, bisognava cambiare registro.
Si è creduto che il nuovo registro fosse quello della rinnovata coscenza delle classi ma probabilmente non era vero, era quello della disillusione, della fine degli ideali.
Non credo però che la fine degli ideali sia per colpa dei dirigenti dei movimenti di sinistra, bensì dei singoli cittadini che si sono adagiati sugli allori ottenuti ed hanno abbandonato l'attività di conservazione del Capitale accumulato fino a quel punto.
Questa è la vera colpa. Non si dica, un domani, che la classe dirigente della sinistra non ha saputo tenere il confronto con la destra vincente. La colpa è soltanto dei singoli cittadini che hanno ceduto alla furbizia di scaricare il peso della battaglia sugli altri. Hanno ceduto alle lusinghe degli imbonitori come negli anni venti, con il fascismo, abbandonando i 'compagni di lotta' ritenendoli parassiti, sfruttatori: peggiori che i 'padroni'.
Non siamo capaci di valutare le circostanze. Generalmente imputiamo ad errori dei nostri dirigenti i danni causati dal nemico, di classe, o da nostre imperizie.
È questo ciò che sta succedendo oggi all'Ulivo: gli intelligenti ballano di quà e di là, per dimostrare che non sono stupidi e finiscono per esserlo.
Non ci si può associare pensando di non fare più fatica: ci associa per avere migliori risultati, quando si vince e minori danni quando si perde. È come l'assicurazione per l'automobile: non garantisce l'assenza di incidenti, aiuta a pagare i danni ma i danni sono sempre propri. La migliore assicurazione è non fare incidenti. Vivere sempre con grande attenzione.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 29 gennaio 2002
Che pena sentire, a Porta a Porta, parlare in termini di logicità una questione primaria, maturalmente imperscrutabile, quale è la procreazione, riducendola a logiche personali, a volonta individuali, sentimenti e quindi leggittimi.
Che pena sentire un magistrato che espone una sua sentenza senza mai far riferimento a leggi dello stato, giustificando la sentenza solo con opinioni personali e personalmente etici.
Che pena sentire un parlamentare che espone una questione etica, riguardante l'intero genere umano, in termini prevalentemente femministiche.
Che pena sentire un mistro che cerca di non esprimere un indirizzo inequivocabile sull'argomento, quasi per non entrare in discussione con la parlamentare relatrice della legge a favore della fecondazione assistita e utero in affitto. Che accusa di talebanesimo chi si oppone alla facilitazione del commercio di pratiche eticamente discutibili.
Che pena sentire delle madri mancate argomentare sui diritti e sui sentimenti che le spingono a pratiche di maternità innaturali, ostentando naturalezza.
Che pena sentirle tutte condannare l'affitto dell'utero con carattere commerciale come se nessuno sapesse che dietro la meternità assistita c'è solo un'attività economica camuffata da scientifica e quindi la vendita di un servizio con il solo scopo di generare un mercato per questo servizio.
Che pena sentire tutti loro come se non conosciessero la legenda di Sodoma e Gomorra.
Che pena sapere che davanti ai teleschermi potevano esserci millioni di telespettetori allibiti per l'interrogativo sull'importanza dell'argomento trattato e incapaci di darsi una risposta circa il problema di un malato invidioso dei sani e quindi pretende di ridurre tutti alle proprie condizioni di salute.
Alla fine ha sbottato il ministro che quasi taccia di approfittatori i ginecologi che offrono il servizio di maternità assistita ponendoli a confronto con chi aiuta i bisognosi di organi ad epatriare nei paesi dove è consentito il commercio di organi per i trapianti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 29 gennaio 2002
Globalizzazione è rispetto degli altri?.
La Globalizzazione generalmente intesa è senzaltro quella dell'economia, non meglio specificata, che spazia da un capo all'altro del mondo, diversamente dal passato.
In questo suo spaziare, l'economia, influenza in vari modi la vita del cittadino 'normale'. Genericamente si dice che un fatto che avviene in luoghi lontani, che un tempo non venivano percepiti, si riflettono sulla vita di ogniuno in maniera determinante.
Alcuni esempi: oggi, che le banane sono un frutto comune a tutti, chiunque risente dei problemi di quei paesi produttori, benchè lontanissimi, nel momento che i problemi incidono sulla produzione delle banane; tutti godono della possibilità di avere frutti di stagione anche fuori stagione; l'inquinamento nucleare ci tocca indipendentemente dal luogo dove avviene il disastro; chiunque si vanta dell'aver fatto vacanze estive a Natale, quando torna a lavoro bell'abbronzato; le situazioni economiche svantagiose in paesi lontanissimi portano i relativi abitanti ad emigrare ed arrivare addirittura in Italia; una legge varata a Strsburgo influisce sulla nostra vita quotidiana, contrariamente a ieri; non è sensato prendere decisioni soltanto sulla base delle conoscenze localistiche perchè sarebbero invalidate dall'inevitabile rapporto con gli altri popoli; l'elenco potrebbe essere infinito.
È tutto questo la globalizzazione, è parte di questo o è altro? È sensato chiedere, in concreto, quali degli esempi succitati sono tra gli aspetti negativi della globalizzazione? Quali altri esempi sono aspetti veri della globalizzazione?
Non mi sono di alcuna utilità esempi miranti a dimostrare eventuali fondamenti leghisti nelle ragioni dei no-global.
Un movimento spontaneo, oltre che popolare, contro la globalizzazione può fermarsi al fatto che essa è negativa in quanto si sviluppa solo dentro la logica del profitto, ingnorando che tutto avviene a scapito di popolazioni intere?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 28 gennaio 2002
La tecnica più usata dai giornalisti è quella di costruire 'servizi' basati su interviste perchè in questa maniera scaricano le responsabilità dell'informazione, data, sull'intervistato. La tecnica è associata a quella della notizia e della relativa smentita a seguito di eventuale contestazione.
La tecnica è validissima e collaudata, ma espone il giornalista a tutti i rischi e le condanne, che prima o poi saranno eseguite. Basta guardare indietro nella storia. Non solo, queste tecniche rendono inservibile anche la caratteristica di servizio pubblico attribuita all'informazione.
Mi riferisco al servizio mandato in onda dal TG1 delle ore 20 del 28 gennaio 2002. In questo servizio, relativo ai supposti danni provocati dalle supposte siccità che si starebbero verificando in questo periodo, si mostrava un'intervista di un contadino che attribuiva alla mancanza del foraggio per gli animali la causa dei danni.
È noto a tutti che in inverno il foraggio per gli animali non deriva da raccolti contemporanei. In inverno non si ha a disposizione foraggio fresco, appena raccolto, neanche nelle migliori regioni, dal punto di vista climatico. Ne consegue che l'informazione data in quel servizio era errata.
Nel servizio in questione è stata data un'informazione distorta che mette in risalto l'ignoranza degli utenti, agricoltori o cittadini generici. Gli agricoltori nel caso non si siano resi conto di giustificare in maniera contradittoria la loro richiesta di soccorso da parte dello stato. I cittadini nel caso che abbiano preso per buona la notizia così come è stata fornita.
Da quì la domanda: "a chi giova questa confusione?"
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26 gennaio 2002
Cara Unità,
da ragazzo, osservando mio padre mentre svolgeva le sue attività, avevo l'impressione che facesse delle magie, per quanto semplici mi apparivano i risultati che vedevo.
Spesso, convinto di aver appreso il trucco, gli chiedevo di lasciar continuare me nel lavoro che stava facendo. Il risultato era che mi si sfasciava tutto tra le mani. Queste circostanze si verificano spesso anche nelle attività tra i coetanei, ragazzi e non.
Questa esperienza, credo sia capitata a tutti. Non tutti la ricordano e quindi capita spesso che qualcuno ricada nell'errore. Prioprio come succede nell'Ulivo.
Di chi è l'invenzione dell'Ulivo? Quanti hanno progettato le basi politiche, di lancio e la campagna elettorale, che hanno portato l'Ulivo alla vittoria nel '96? Alcuni di questi sono ignorati volutamente e non.
Nel 95 ci si affidò e fidò di Romano Prodi, disinteressandoci delle attenzioni, grandi e piccole, che bisognava avere nella realizzazione del progetto Ulivo. Nessuno si preoccupò o seppe cosa e chi, ma Prodi sicuramente distribuì compiti e mansioni ai vari collaboratori che seppero esplicarli dosando oppurtanamente le azioni.
Poi nel '96 funzionò quasi tutto e si vinsero le elezioni. A quel punto tutti si sentirono fautori. Capaci e conoscitori del fenomeno Ulivo.
Nessuno cercò di capire, veramente, quali sottiliezze, se ce n'erano, furono necessarie perchè un meccanismo del genere potesse funzionare, in situazioni così critiche (bisogna ricordare che nel '96 i voti dell'Ulivo erano meno di quelli del polo).
In simili circostanze solo i progettisti conoscono bene i fattori, per i più insignificanti, che fanno stare inpiedi un fenomeno, per giunta innovativo come quello dell'Ulivo.
Tutti credettero di poter fare il gioco, come quel bambino che guardava le magie nelle mani del padre, e volevano tenere il "banco".
La lite si scatenò, i bambini vinsero, le elezioni si persero e la colpa fu del padre, che lasciò fare ai bambini.
È ora di smetterla. Vedo in giro tanti predicatori, del "chi perde si dimetta" dei tempi che furono, che oggi perdono e continuano a fare i maghi.
Massimino Di Donato
(Dalemiano per chi non l'avesse capito)
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 25 gennaio 2002
Craxi
Sopportiamo che si dica che i repubblichini morti non fossero cattivi come le squadracce fasciste ma non si piò sopportare che si dica che Craxi sia una vittima di qualsivoglia ideologia.
Lui ideologo per eccellenza, fuggito all'estero per sfuggire ai giusti processi attivati dalla maggistratura del suo governo, è rimasto latitante quando è stato condannato, non ha mai restituito i soldi che, secondo i giudici, avrebbe sottratto dalle tasse degli italiani e non ha neanche sentito il dovere di smentire l'accusa di aver favorito un imprenditore suo amico e che confessa di esserlo stato, no, non è possibile tollerare questi imbonimenti.
Non si può e non si deve approfittare della magnanimità degli italiani fino a questo punto.
Quando fu arrestato Enzo Tortora si diceva che la droga non centrava nulla, il problema stava nel fatto che Enzo Tortora era patron di Antenna 3 Lombardia, che era la TV privata che sbarrava la strada al successo di Canale5.
Nessuno ha sentito il dovere morale di chiarire queste circostanze mentre si prodigavano nella commemorazione di Craxi. Enzo Tortora si che è stato una vittima dell'ingiustizia durante il governo Craxi. Il capo del governo non può pensare di cavarsela con la separazione dei poteri quando l'arresto di una persona va a vantaggio di un proprio amico, specialmente quando si intende commemorarne la morte all'estero.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 24 gennaio 2002
Vanna Marchi
Ha ragione berlusconi nel dire che la maggistratura italiana ha dei problemi perchè, come hanno riferito i telegiornali, in abbruzzo sono state annullate le elezioni perchè tra i candidati c'era un condannato in maniera definitiva. I maggistrati della Corte d'Appello che doveve controllare le liste e le dovute leggittimità ha commesso degli errori clamorosi per non dire altro.
Per altro verso però, sempre la maggistratura italiana, ha operato in maniera perfettamente logica. Mi riferisco al caso di Vanna Marchi che ha estorto con l'inganno, delle parole, circa 60 miliardi ai telespettatori (secondo i telegiornali) che si sono fidati delle sue magie.
In questo caso la magistratura ha giustamente condannato Vanna Marchi: lei è una maga da strapazzo, visto l'ammontare dei suoi incassi, solo 60 miliari di Lire.
I veri maghi fanno affari da milliaia di miliardi di Lire.
Pigliamo un "mago" a caso. Silvio berlusconi. Lui si che merita rispetto. La sua capacità di persuasione è infallibile. Ha costruito un impero con il suo magico parlare. Giustamente i giudici sbagliano ad accusarlo di cissà quali nefandezze: non è mica Vanna Marchi lui?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 21-01-2002
Cara Unità.
I telegiornali (21-1-02, 1°, 2° e 3°) dicono che che gli italiani sono diventati tirchi con l'euro. Qualche giorno prima avevano riferito che gli italiani erano infastiditi dai centesimi. Che sono piccoli, danno fastidio e che il centesimo di euro sono superflui: una frazione troppo piccola per il normale commercio. Contemporaneamente, sempre dai telegiornali, si riferisce delle lamentele, da parte delle varie associazioni, per gli aumenti dei prezzi dei beni di consumo di ogni genere.
Allora io chiedo ai fornitori di informazione cosa sia questa ridda di notizie. Pura cronaca degli eventi? Servizio reso al "grande fratello" ignoto e oscuro?
A cosa ci serve un servizio pubblico che segue gli eventi supinamente, per interessi personali o di casta? E' vero che i giornali stanno impiedi con la pubblicità ma solo perchè i lettori del giornale o i telespettatori delle TV sono indotti a vederla mentre sfogliano i giornali e guardano le TV.
In questi giorni mi capita di ascoltare varie trasmissioni che descrivono le atrocità nazziste, durante la seconda guerra mondiale, ed il comportamento dei "normali" cittadini.
E' immediato il paragone con la nostra situazione attuale. E' vero che se la gente diventa grege di pecore i lupi se li mangiano ma dopo l'esperienza della seconda guerra mondiale e quello che successe dopo, quando la gente uscì "dall'incanto", sarebbe saggio fare quotidiana ammonizione a quanti fanno cattivo uso del "benessere" attuale. E' nostro dovere denunciare quotidianamente chi sfrutta bellamente la situazione determinata dalla gente assopita dal consumismo.
C'è solo da sperare che la vaccinazione pronosticata da Indro Montanelli abbia effetto?
E' inevitabile che un domani ci si risvegli dal torpore attuale e quel che può succedere è inimmaginabile, adesso, ma ne abbiamo un esempio nel 1945. Siamo destinati a fare la stessa figura dei nostri nonni degli anni venti?
Con gratitudine.
Massimino Di Donato
Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 20-01-2002
L'angustia verso il genitore non mi è nuova.
Ciò che mi sorprende è la coesistenza dell'angustia con l'istruzione e l'informazione.
Solitamente sono i figli poco istruiti e disinformati che vivono questo stato di astio. Quelli più istruiti e informati convivono meglio con questo complesso, dato che riescono a razionalizzare di più.
Provare a non considerare la familiarità dell'interlocutore
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-01-2002
DAL FAMOSO RISVEGLIO DI Nanni Moretti in p.za Navona si è visto e sentito di tutto. Ho cercato di non perdermi nulla di ciò che ne è seguito. Infine concludo che siamo ancora al 13 maggio 01. Intendo dire che non abbiamo ancora capito che a quelle elezioni noi polo del centrosinistra non abbiamo tradito il nostro governo dell'ulivo, anzi i voti sono cresciuti, e le manifestazioni seguite a Nanni Moretti sono la dimostrazione che siamo sempre più convinti di aver fatto bene, a dispetto di chi ama chiedersi se l'Ulivo sia ancora vivo.
Questa conferma, della nostra vitalità, dobbiamo spenderla nei confronti di quanti, avendo votato berlusconi,si sono dovuti ricredere sulle promesse elettorali di B.
Questi elettori si sono resi conto che gli aumenti di pensione non esistevano, si è trattato solo di una diversa denominazione dei soldi che già percepivano, e in quanto a tasse sono aumentate anzichè diminuire.
Le altre cose evidenti del governo B. sono le leggi personali che non aveva dichiarato e quindi doppiamente da condannare.
Ora, sull'aspetto pensionistico e fiscale non è possibile incidere se non si ha in mano la gestione del tesoro, ma le leggi contro la democrazia possono essere abbolite.
Allora chiedo al polo dei girotondi di unirci per raccogliere anche le firme per i referendum abbrogativi delle leggi pro-B. falso in bilancio, successione e rogatorie.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-01-2002
Sfida di berlusconi sugli argomenti riguardanti il mondo classico della sinistra, Alla luce della globalizzazione
- presa d'atto delle realtà che ci si prospettano e decisione circa le scelte da operare, Escludendo gli scimmiottamenti di spregiudicatezze emergenti
- Coscienza del
- la realtà della normativa, a livello europeo e globale, circa il mondo del lavoro
- Coscienza della scala di interessi e dei pericoli per il cittadino e relativa attività di divulgazione
I discorsi di berlusconi sono tutti, ricorrenti e di sfida alla sinistra italiana, cioè ai D.S.
È vero che non bisogna accettare provocazioni o farsi prendere dal panico ma è altrettanto vero che a furia di prendere le sberle si forma il callo e l'insensibilità ai maltrattamenti, che finiscono per spostare poteri e privilegi dalla parte dei più forti.
Riflettendo a questi discorsi si ha l'impressione che B. Abbia ampia dimostrazione che la direzione politica della sinistra sia in forte contraddizione circa le azioni da intraprendere e quindi sia interdetta all'azione.
Una situazione di questo genere l'abbiamo già conosciuta a cavallo tra gli anni 70 e 80. A Milano sfociò nel migliorismo che oggi possiamo anche avere ragione a definire carente sotto qualche profilo: era un'attività di miccia.
Certo che l'evoluzione della nostra società è tale che apre anche 'nicchie' politiche, oltre che di mercato. Ma le nicchie sono attività temporanee non possono costituire strategia per un partito che tutela gli interessi dei meno abbienti. Questi hanno bisogna di stabilità e quindi bisogna fare una netta distinzione fra tattica e strategia.
Questa precisazione è importante per capire quanto sia impellente per noi, oggi, acquisire una lunga serie di conoscenze del mondo che ci circonda, non solo per la globalizzazione galoppante di questo momento, ma principalmente per il nostro coinvolgimento nell'Europa dell'economia, che, speriamo al più presto, anche politica e culturale. È incomprensibile che mentre si parla di Europa politica non si capisca che la cultura per realizzarla viene da ognuno di noi.
È nostro dovere capire quali sono i nostri interessi. Avere una scala precisa ed affidabile, in testa, è determinante per non cadere in inganno quando qualche piazzista viene a farci proposte allettanti. Dalle mie parti si dice che quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima. Questo motto non va mai dimenticato: nessuno fa niente, per niente!
La nostra situazione può essere determina da due possibili motivi: o il mondo della sinistra ha dimenticato quanto appreso nel passato o non e vero che aveva appreso qualcosa.
Da una parte i più vecchi che credono di avere fatto abbastanza e dall'altra i giovani a cui non abbiamo insegnato che i diritti di cittadinanza si conquistano e si difendono giorno per giorno: non sono scontati, una volta si diceva come l'aria, oggi dobbiamo constatare che anche quella va difesa giornalmente.
Oppure c'è una terza ipotesi cioè che la destra, oggi, sappia la lezione meglio di noi. Altrimenti non si spiega come mai si trova sempre un mare di distinguo sulle cose da fare: non rinnovo la tessera perchè si è dato il contributo alle scuole private, non do il contributo perchè i 'politici ' prendono già tanti soldi, Ecc...
Il nostro impegno deve essere quello di ribaltare questa situazione con molte iniziative per ricordare che l'accresciuta complessità sociale ci impone di acquisire sempre nuove cognizioni, anche per svolgere le attività tradizionali. Parallelamente seguiamo quella strada obbligata (perché dobbiamo anche avere coscienza dei nostri limiti: non siamo B.) della 'nicchia politica' che oggi è necessario percorrere, sperando di poterci riportare sulla via maestra, un domani.
Confesso di non conoscere bene questa nicchia ma credo che nel partito ci sia qualcuno che ha le conoscenze necessarie.
Buon lavoro a tutti indipendentemente dal lavoro che ci scegliamo.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3-01-2002
Cari Compagni,
il giorno 16 dicembre 2001 il congresso provinciale della Federazione di Milano ha eletto segretario della Federazione Filippo Penati già sindaco di Sesto S. Giovanni per due mandati e che chiude gli ultimi quattro anni con le elezioni amministrative della primavera prossima.
L'elezione di questo Segretario Provinciale è stata molto sofferta. Questa sofferenza è solo la punta di un iceberg, quale rischia di diventare il Partito a Milano e in Provincia. Ognuno di noi può avere le proprie opinioni circa questa situazione del Partito, la mia opinione, rafforzata dopo aver seguito il congresso, è che Milano e provincia risente maggiormente dell'effetto dello sviluppo della nostra società.
Come ho avuto modo di dire in occasione del congresso di sezione, la nostra società vive uno stato di nervosismo da crisi di crescita: la classe lavoratrice dopo la fase di grande attività degli anni 60 e 70 è caduta in uno stato di riflusso, da cui è stata indotta ad adagiarsi sulle conquiste conseguite, credendo che non fosse più necessario difenderle da chi vuole togliercele.
Si è creduto che il mondo si "congelasse" nel momento in cui le classi meno abbienti si erano emancipate. Si è creduto che la dirigenza del Partito, da sola, potesse badare alla tutela dei diritti di cittadinanza conseguiti con dure lotte.
Tutto questo non poteva avvenire, e non è avvenuto. Il mondo ha continuato ad evolversi inasprendo i rapporti sociali e producendo notevoli disagi per i più deboli, specialmente nel mondo del lavoro. In questa nuova situazione i dirigenti del Partito non potevano né hanno potuto fare gran ché, avendo perso gradualmente il supporto dei militanti, che sono storicamente i sensori di rilevazione dello stato sociale dei cittadini. Non giova lamentarsi e abbandonare, occorre sostenere le proprie opinioni.
In assenza di dati reali circa il pensiero degli elettori e dei militanti, i dirigenti possono elaborare strategie solo sulla base dei dati rivelati da altre fonti e che solitamente non sono sufficienti ad un'analisi accettabile per i meno abbienti. Questo è avvenuto e potrebbe ancora avvenire, anche con l'elezione del nuovo Segretario Provinciale, se lo lasciamo solo a rappresentare il Partito.
In effetti la situazione sociale milanese è medio alta, la Lombardia è fra le primissime regioni europee, sotto il profilo socio economico. Ciò determina, conseguentemente , un diffuso pensiero di autosufficienza che porta all'isolamento del cittadino e lo espone agli attacchi degli sfruttatori della società. A dimostrazione di ciò basti ricordare che un berlusconi poteva svilupparsi solo a Milano dove era già nato e cresciuto il craxismo. Naturalmente il milanese non si avvede di tutto ciò dato che è un lavoratore indefesso e instancabile, generalmente. Questo però non deve trarre in inganno perché è un processo ad andamento esponenziale che porta ad una progressiva selezione sociale, con conseguente emarginazione dei più deboli, ed a forti scontri sociali.
Contrastare questo fenomeno è nostro dovere se vogliamo mantenere i diritti conseguiti con tante lotte, specialmente dai nostri predecessori, che ancora godiamo e che dobbiamo conservare per i nostri successori. Contrastare questo fenomeno è possibile se ci impegniamo a comprendere i fenomeni sociali, a governarli dando consigli e collaborando continuamente con gli altri compagni ed i dirigenti che eleggiamo democraticamente nel Partito. Non solo ascoltando le TV.
Nell'augurare a tutti voi, e alle vostre famiglie, un felice 2002 ricordo che la sezione è aperta tutte le sere del giovedì dalle ore 21.
Un fraterno saluto.
il Segretario
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 22-12-2001
Caro Felice,
più volte mi hai parlato, e ho letto, delle tue ricerche sulla storia di Meda e dei medesi intorno all'ultima guerra mondiale. Alle tue argomentazioni ho avuto generalmente una istintiva approvazione pur non avendo del tutto chiare le ragioni.
Negli ultimi tempi, a seguito di articoli, riguardanti le tue ricerche, sono stato indotto ad ulteriori riflessioni trovando alcune ragioni per le mie sensazioni.
La ragione ultima, comunque, resta sempre che bisogna conoscere la storia per capire il presente e costruire il futiro.
Per molti è difficile inquadrare alcuni aspetti della storia. La cosa è naturale e umana perchè la vita è fatta principalmente di sentimenti. Guai a toccarli: potrebbero essere i nostri!
A volte, però, ci si distacca dai sentimenti, quel tanto che ci permette di di inquadrare le cose del mondo anche da altri punti di vista. Allora si riesce a vedere che la terra gira intorno al sole e che il fatto avvalora maggiormente la nostra umanità.
Vengo al dunque. Le tue ricerche sono state sottolineate perchè descrivono i fatti da un particolare punto di vista, per altro poco usato, ignorando il rapporto causa effetto esistente tra loro o estrapolandoli dal contesto in cui sono avvenuti. Naturalmente chi non vuole osservare le cose da quel punto di vista ha fatto le sue riflessioni e te le ha scritte.
Tra le ragioni, che non sono immediate, per cui mi trovo a dare merito alla tua opera ho trovato una possibile risposta al perchè lo fai, che chiarisce anche parte dei perchè sono successi fatti come quello del 'Pastè' a Meda e gli altri, come quelli del 'triangolo rosso'.
La risposta l'ho trovata nella teoria secondo cui una bugia lungamente reiterata diventa una verità, teoria molto cara a Berlusconi e C.
Mi spiego meglio: le bugie e le falsità predicate e professate da Mussolini e C. durante il ventennio fascista sono finite, logicamente, nel modo di pensare degli italiani che, seppure in pochi casi della Lotta di Liberazione, hanno assunto come regola la sopraffazione che hanno subito per venti anni.
Però il fatto che questi incidenti siano così rari e clamorosi ci deve far ben sperare. In effetti il Popolo Italiano si è ricomposto benissimo dopo aver ristabilito la Democrazia e la Libertà.
Per una quarantina d'anni è andato tutto liscio, sembrava che fossero tutte chiare, a tutti, le ragioni della seconda guerra mondiale e della Lotta di Liberazione. Dalla seconda metà degli anni ottanta però si sono avuti segnali forti di qualche dubbio è così che sono sorte le prime esigenze di chiarimenti.
Il guaio stà nel fraintendimento dei chiarimenti: molti hanno inteso che si dovesse riabilitare il fascismo come antagonista al comunismo. Errore clamoroso! La natura sociale dell'Uomo, col tempo, prevale anche se è più lenta della tecnologia del marketing.
Il messaggio che leggo nelle tue ricerche è proprio questo: 'non fare ad altri quello che non vuoi sia fatto a te', che viene subito dopo il paragrafo dell'"occhio per ochio ... ". E' molto umano!
Il concetto assume molta importanza se lo applichiamo all'attualità. Anche oggi il primo ministro, berlusconi, sta facendo un uso personale delle istituzioni, proprio come Mussolini che istituì le camice nere. Mussolini istituì i tribunali speciali berlusconi ha incominciato con la lotta alla magistratura. Avrà lo stesso obbiettivo? Il suo amico Bushe l'ha già fatto dopo i fatti dell'11 settembre.
Il nostro problema è che ai tempi di Hitler c'èra l'URSS e l'America, oggi invece, abbiamo l'America, l'America e le streghe o talebani che dir si voglia.
E' in considerazione di tutti questi aspetti che le tue ricerche assumono, per me, molta importanza.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-11-2001
Se si pone una linea di demarcazione
al 1979 (i 40 mila ed i cancelli della FIAT di Torino) è possibile vedere indietro una stagione di intensa attività culturale, sociale e politica. Parallelamente, troviamo un altrettanto intenso sviluppo economico dell'Italia.
Questo è un fatto. Le ragioni e le interpretazioni di questo fatto sono spesso soggettive ma non in senso negativo del termine: è leggittimo per tutti rivendicare un ruolo attivo nella realizzazione dei fatti, basta provarlo.
Oggi, a distanza di oltre due decenni, dal 79, anch'essi densi di fatti è possibile dire che siamo in presenza di fatti diversi: prima del '79 si è costruito risorse dopo il '79 si e ricercato metodi di fruizione delle risorse, ancora oggi.
A prova di ciò si può dire che le tecnologie che oggi caratterizzano la nostra società sono tutte antecedenti al '79. Dai metodi automatici delle varie produzioni ai vari mezzi di comunicazione, si stanno applicando tecnologie già sperimentate e certe prima del '79.
Non che la ricerca dei metodi di fruizione abbia meno valore della ricerca e costruzione delle risorse ma comportano sicuramente rischi maggiori e più pricolosi. La stratificazione delle 'culture' spesso comporta l'occultamento delle basi culturali: la cultura della casa di proprietà, oggiun bene acquisito, è ingnorante della cultura che ha portato alla diffusione della casa di proprietà con tutti i sacrifici economici derivati. Questo comportamento si ripete in ogni ambito della nostra vita: vedi internet, il telefonino ecc....
L'ignoranza della 'base culturale' è particolarmnete nocivo negli attegiamenti sociali. L'irritazione dei più di fronte alle spese di manutenzione e degli impegni tributari relativi alla proprietà della casa la ritroviamo nel campo dei diritti civili. Gli Italiani hanno dimenticato il tempo delle emigrazioni, delle migrazioni interne all'Italia, delle lotte sindacali, delle condizioni di lavoro pesanti sia fisico che di dignità, dei tentativi sventati di impedire conquiste importanti in tutto il campo dei diritti, ecc...
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 14-11-2001
Ieri sera si è conclusa la serie di incontri con i partiti di centrosinistra con l'incontro con la lista ambientalista.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 12-11-2001
Dopo l'insediamento del Governo berlusconi a seguito delle elezioni del 13 maggio 2001, in Italia stiamo assistendo ad una pratica che fa tornare alla mente le cronache degli anni venti a seguito dell'avvento del fascismo in Italia. Per chi non avesse colto i connotati di somiglianza possiamo ricordare le allettanti quanto contraddittorie promesse di berlusconi in campagna elettorale, le leggi 'ad personam' riguardanti la successione, il falso in bilancio, le rogatorie, scritte dai difensori legali del Presidente del Consiglio, che nel frattempo sono diventati ministri ed infine la promessa fatta in campagna elettorale sulle pensioni che si è risolta in un piccolo aumento (molto meno di quello derivante dalla perequazione dell'IRPEF fatta dal governo di Centrosinistra). Le tasse invece sono state aumentate cancellando la legge, sempre del Centrosinistra, che aboliva i ticket sanitari e la prevista riduzione delle aliquote. Notare che oltre a questo elenco ci sono solo i pasticci internazionali del berlusca, l'azione del governo finisce qui.
Se a tutto questo aggiungiamo l'arroganza dei discorsi che fanno gli esponenti della maggioranza (chi ha seguito il dibattito parlamentare sull'invio di truppe in Afganistan ha anche sentito l'on. La Russa affermare che i discorsi di Bertinotti non li vogliono più sentire) si ottengono i dati necessari per il confronto e si capisce benissimo quanta tracotanza (forse sarebbe meglio dire fascismo) c'è in questa maggioranza al governo.
Ebbene le cronache ed i resoconti parlamentari degli anni venti (dopo furono aboliti i partiti di opposizione) descrivono situazioni quasi identiche.
Ora noi proviamo a chiederci cosa può pensare un elettore, per quanto ingenuo visto che la diminuzione di tasse è in contrasto con l'aumento dei servizi sociali, quando dovesse scoprire che berlusconi anzichè tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, avesse fatto solo le leggi per se stesso?
È facile credere che vada su tutte le furie e magari perda anche il controllo di se giungendo ad atti inconsulti. È umano questo, anche se non è ragionevole.
Chi ha la mente lucida come berlusconi non arriva mai ad atti inconsulti, lui imbonisce.
Chi, un domani dovesse descrivere le gesta, sia pure terribili, dell'elettore 'idrofobo' appena descritto, può farlo senza descrivere anche le ragioni che hanno indotto l'elettore a commettere tali atti?
Questa domanda dovrebbe porsela ognuno che volesse fare il cronista, lo storico o semplicemente il curioso dei fatti umani.
Oggi noi abbiamo molto tempo che ci separa dai fatti della Liberazione dal nazifascismo, tanto che molti intellettuali e politici avveduti parlano delle guerre civili, anche citando la Resistenza Italiana, come di fatti penosi per la società e quindi con l'intento di evitare atteggiamenti che conducono a tali sbocchi. Rivangare oltremodo i fatti delle 'guerre civili' può riportare a vecchi e inutili rancori se non si fa con tutte le delicatezze del caso.
Avendo in testa tutte le riflessioni appena fatte, mentre si legge l'articolo apparso su Medinforma, dal titolo "L'esecuzione di Alfredo Colombo Pastèe", viene da chiedersi: ma Felice Asnaghi cosa intende dire con queste rivisitazioni della Resistenza Italiana in veste locale?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 12-11-2001
Invito a tutti i compagni, iscritti e simpatizzanti
Giovedì 15 novembre 01
in Sezione
alle ore 20,45
DIBATTITO
su
LOTTA AL TRRORISMO INTERNAZIONALE
e
partecipazione italiana alle relative operazioni di guerra
al dibattito è invitato un esperto di Politica Internazionale della Federazione di Milano
L'attentato terroristico alle torri di New York ha ricordato a tutti che il terrorismo è sempre vivo anche se latente nella nostra società. Che il fatto imponesse l'obbligo di porvi rimedio seriamente è compreso da tutti indipendentemente dai distinguo sui metodi da usare. Ma da quando il dibattito si è fatto più stringente, con la decisione sull'invio delle truppe italiane, ha anche assunto aspetti più toccanti. Questo fatto induce a ulteriori riflessioni e forse anche diversi distinguo, per cui abbiamo pensato di fare una riflessione comune sulla questione.
Siccome è bene essere chiari dico che nella nostra storia siamo sempre stati contro il terrorismo. Abbiamo sperimentato il terrorismo sulla nostra pelle per qualche decernnio. Da quello altoatesino a Piazza Fontana, alle B.R. e quello mafioso dei primi anni 90. Tutto il terrorismo è uguale: è un attentato alla convivenza civile e quindi va combattuto con tutti i mezzi possibili e a disposizione ma anche con la dovuta intelligenza. A queste considerazioni occorre aggiungere la corretta interpretazione delle alleanze che ormai coprono quasi ogni campo delle attività umane anche in Italia.
Da ciò è possibile dire che il voto in parlamento è un atto dettato dalla serietà. La stessa serietà che impone la continua discussione relativa al modo con cui questa partecipazione si esplica: chi decide, coordina, comanda questo o quello nelle varie azioni intraprese.
Questi interrogativi sono importanti perchè non derivano solo dall'11 settembre ma, molto probabilmente, da prima. È mia opinione che la questione sia molto complessa perchè investe apsetti internazionali della convivenza civile. Non so neanche se sia il caso di affrontarla ma porsi l'interrogativo è certamente doveroso. Fatto questo dobbiamo chiedere, alle sedi competenti per dovere, l'elaborazione delle questioni.
È con questi intenti che noi dobbiamo fare le nostre riflessioni. Personalmente credo che il governo berlusconi non sia all'altezza avendo dimostrato in troppe riprese di essere incapace e non adatto per conflitti di interesse. Non credo di esagerare in questo giudizio perchè è capitato che lui fraintendesse la responsabilità del mondo occidentale nella lotta al terrorismo internazionale con la superiorità della società occidentale, come è capitato che gli interessi personali, suoi e del suoi lacchè, abbiano portato l'Italia all'isolamento internazionale, prima, e poi alla sottomissione 'ruffiana' con l'offerta dei giovani italiani nella guerra di terra simile al vietnam.
Questo deve muoverci a gravi riflessioni senza timori di esagerare: le guerre si vincono con la determinazione. In questi frangenti sono emersi anche situazioni non molto tranquillizzanti rispetto allo crescita dell'Unione Europea: i minivertici di Inghilterra, Germania e Francia, l'isolamento dell'Italia, l'attacco a Prodi e ultimo l'irritazione di Asnar a seguito del dirscorso di berlusconi in spagna. Questi fatti non fanno pensare ad un decorso tranquillo dell'Unione Europea e fanno chiedere anche quanto nuocia all'Europa l'attacco terroristico dell'11 settembre.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-11-2001
Grazie Antonio.
Quando ti ho letto, le prime volte, sull'Unità mi chiedevo: ma dove è stato finora?
Dopo il fondo di oggi, 10 novembre, mi chiedo perchè siano così in pochi quelli che affrontano il problema della 'guerra al terrorismo internazionale' senza emotività e con la coscienza del come e del perchè? Forse perchè sono in pochi quelli che hanno ricordi, addirittura scolastici, di situazioni simili? Ho trovato solo un bambino che mi raccontava di Nerone che aveva incendiato Roma!
Anch'io ho trovato poca disponibilità a discutere serenamente. In genere si parla per schieramenti pregiudiziali, sembra che la frase di berlusconi sulla civiltà superiore sia un concetto raccolto qua e la tra la gente.
Nessuno ha dubbi. Nessuno si chiede perchè i soldati devono risolvere i problemi creati dai soci, di tutto il mondo, in affari con Bin Laden. Nessuno si chiede come c'entra l'Europa, che cerca di crescere, con questa storia, con la questione energetica mondiale e tante altre questioni.
Non credo però all'ipocrisia, sono più propenso a credere all'incoscienza alimentata dall'ipocrisia di chi non può o non vuole dire. Credo però che la chiarezza in questa faccenda sia utile specialmente ai più deboli, che vengono strumentalizzati dai barattatori di soldati per coprire le proprie magagne note, con le ultime leggi e non. Guai a diventarne complici!
Credo che sia più salutare la consapevolezza di tanti obblighi che ci corresponsabilizzano, con il resto del 'mondo occidentale', in questa lotta al terrorismo ed alla strategia della tensione, che ci può portare troppo lontano se la lasciamo gestire dall'attuale governo e dalla sua maggioranza.
Possiamo confidare in un Presidente del Consiglio occupato nei suoi problemi privati, in questa grave situazione? Quanto ci costeranno ancora gli attestati di stima internazionali a berlusconi?
Grazie ancora e buon lavoro.
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6-11-2001
Oggi 6-11-2001 la 'dichiarazione di entrata in guerra' dell'Italia a fianco degli USA.
Non una adesione all'operazione internazionale contro il terrorismo. Non la partecipazione ad una operazione, seppur armata, in seno alle nazioni unite. Niente di tutto questo, bensì un coinvolgimento supino in una debolezza degli USA. Una condizione derivata dalla debolezza e dalla incapacità del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, in contrasto con la Costituzione della Repubblica Italiana.
Il dibattito parlamentare di oggi induce a queste conclusioni. Non solo i parlamentari della maggioranza non dimostrano la necessaria capacità di gestire una crisi armata, cedendo a dichiarazioni intolleranti (non vogliamo più sentire discorsi come quelli fatti da Bertinotti) che giustificano i dubbi sugli esiti di questa operazione, anche il Presidente del Consiglio non è riuscito ad abbandonare la sua spregiudicatezza cercando ancora di far ricadere sull'opposizione le colpe della caduta di credibilità dell'Italia nel consesso internazionale. Nel suo discorso conclusivo, alla fine, ha voluto inserire questa ciliegina, con il riferimento alla presunta esclusione dell'Italia dalle riunioni dei grandi europei.
Solo il discorso del Ministro della Difesa è stato all'altezza dei discorsi tenuti dai leaders del Centrosinistra. Essi hanno parlato senza polemiche, con coerenza, spiegando i pericoli insiti nelle divisioni (promossi del centrodestra) tra gli italiani e consapevoli della responsabilità e della gravità della decisione che il Parlamento si accingeva a prendere.
Ancora una volta la maggioranza di centrodestra ha trasformato un dibattito parlamentare, di estrema gravità, in una occasione di propaganda politica spregiudicata, provocatoria e sicura che il Centrosinistra, ingabbiato nella sua serietà, fosse obbligata a votare si e impotente di fronte all'opportunismo berlusconiano e fascista.
Io credo che l'ignoranza delle prove, che starebbero alla base delle accuse rivolte dagli USA a Bin Laden, sia dovuta anche alla incapacità del Presidente del Consiglio italiano nella gestione dei rapporti internazionali. Credo anche che questo ed altri argomenti dovessero essere usati per motivare e comprendere la contrarietà di quanti hanno paura che 'l'entrata in guerra' sia un passo pericoloso almeno quanto l'astensione da questa lotta al terrorismo.
Un Presidente del Consiglio che traduce in 'civiltà superiore' un concetto di responsabilità della nostra civiltà occidentale, nel componimento delle guerre tra poveri nel terzo mondo, merita tutta la sfiducia dei giovani, dei pacifisti e di quanti nel centrosinistra hanno voluto distinguersi in questa decisione del parlamento.
A questi compagni bisogna far presente che in questa circostanza non si può farsi guidare solo all'emotività. Oltre a considerare responsabile il discorso di Piero Fassino alla Camera, occorre tenere presenti due fattori:
Primo. Come abbiamo conosciuto bene negli anni '70 il terrorismo attacca sempre in momenti critici della società perchè in quel caso l'equilibrio è instabile. In questa logica l'attacco alle torri di New York capita nel momento dell'entrata in circolazione dell'Euro, passo importante nella costituzione dell'Europa unita che così si porrebbe alla pari degli USA.
Secondo, bisogna considerare che il successo economico di Berlusconi e dei suoi pari ci sono costati i sacrifici degli anni 90, che ci hanno fatto pagare un conto molto più salato, degli altri partners europei, per l'entrata in Europa.
Oggi il comportamento egoistico (e sarebbe interessante verificarne l'aspetto antinazionale) di Berlusconi ci fa pagare un prezzo molto più salato, degli altri partners europei, nel partecipare alla lotta contro il terrorismo internazionale.
Tutto questo mentre 'eminenti' esponenti della maggioranza e del governo ironizzano sulla bandiera italiana, sul Presidente della Repubblica e quindi su quanti vengono mandati a combattere per la Patria. Di chi? Verrebbe da chiedersi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 23-10-2001
Caro Direttore,
leggendo, sull'Unità di oggi 26 ottobre 2001, delle leggi 'forza ladri' varate dal governo, degli atteggiamenti degli uomini di berlusconi (vespa in testa) e della diatriba sui fascisti repubblichini, mi si sono scatenate delle riflessioni terribili.
Qualche tempo fa (metà anni 80), ascoltando un'intervista fatta ad uno scrittore di cui non ricordo il nome, gli sentii dire che votava D.C. perchè la D.C. non gli chiedeva nulla e gli lasciava fare quel che voleva.
Contemporaneamente in quegli anni si aveva l'esempio dei socialisti accusati da più parti di essere ladri e ciò nonostante alcuni italiani continuavano a dargli il voto.
Nel 92 sembrò che si aprisse gli occhi ma subito dopo nel 93 si sono ricoalizzati, socialisti e democristiani del preambolo, per dar vita a 'forza italia'
Oggi questi assieme agli indagati per mafia ed ex fascisti sono stati rieletti a tutori del falso in bilancio, della mafia, dell'arroganza squadrista che vediamo perpetrare in televisione, del riciclaggio del denaro, di chi, in sostanza, non vuole contribuire al sostegno dello stato bensì solo allo sfruttamento dello stato.
Tutto questo è una sequenza di fatti già vissuti: nel ventennio fascista. Dovremmo sapere già tutti cosa facevano e come andò a finire. Dobbiamo ancora stare qui ad aspettare? Cosa? Che domani ci vengano a dire che erano in buona fede? Come fanno oggi gli ex repubblichini?
O chi dice che i cattivi sono quelli del triangolo rosso?
Da Mussolini si fecero portare alle sanzioni da parte del resto del mondo, a berlusconi cosa chiedono, gli italiani che l'anno votato, di andare da Putin? A fare cosa?
Chiedergli di mettere una buona parola con la mafia russa?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 23-10-2001
All'Ill.mo Sig. Sindaco Del COMUNE di MEDA
Oggetto: decoro urbano nelle Vie A.Manzoni, Pescarenico e Colombera
I cittadini medesi abitanti in Via Manzoni e via Pescarenico, un anno fa sottoposero alla Sua attenzione lo stato di abbandono in cui versano le aree dell'acquedotto in via Manzoni. Queste aree, precedentemente inserite nel piano 167, risultano un intrico di rovi adibito a tane per ratti e bisce.
Dal tempo del primo esposto a Lei inviato la situazione dell'intero quartiere è peggiorata infatti i marciapiedi, in Via Pescarenico e Via Colombera, sono invasi dai rovi, le aiuole di Via Manzoni oltre al resto sono ingombre dei sacchetti di sabbia serviti per i cartelli elettorali. Basta transitare per le vie del quartiere per rendersi conto che la pulizia della strada e dei parcheggi non viene effettuata.
I cittadini del quartiere sostengono che ciò non e affatto compatibile con il vivere civile .
Con l'occasione ricordiamo alla S.V. che la Via Manzoni è priva di marciapiedi e quindi sede di pericoli per tutti.
Nel ringraziarLa per il gentile interessamento inviamo distinti saluti.
Oggetto: nettezza urbana in Via A.Manzoni
Con la presente, si intende portare all'attenzione della S.V. la Via A.Manzoni, in questo Comune.
Il motivo deriva dal fatto che le belle piante di noci che arredano la Via perdono notevoli quantità di foglie e frutti, in autunno. Il fatto impone una maggiore frequenza di pulizia della strada nel periodo autunnale, come si fa per le aiuole nel periodo di maggiore crescita dell'erba. La necessità deriva dal particolare tipo di frutto che, schiacciato dalle auto in transito, rendono disagevole e pericoloso il transito dei pedoni (spesso i gusci di noce schizzano come proiettili), oltre a rendere indecoroso l'aspetto della strada. Lungi da noi la volontà di sostituire le piante nella Via.
Con l'occasione ricordiamo alla S.V. che la Via Manzoni è priva di marciapiedi e quindi sede di pericoli per tutti. Se la S.V. si adoperasse per l'allestimento dei marciapiedi nella Via in oggetto glie ne saremo grati.
Nel ringraziarLa per il gentile interessamento inviamo distinti saluti.
Gli abitanti del quartiere
Firme leggibili Firme leggibili
............................................................................................................ . .............................................................................................................
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 21-10-2001
Obvbiettivo del sondaggio
1- propensione al voto
1-2- motivazione al voto
1-2-1- cosa muove l'interesse al voto
1-2-1-1- interesse cosa pubblica
1-2-1-2- interesse cosa privata
1-2-1-3- simpatia
2- avversione al voto
2-1- preconcetto
2-1-1 motivi storici consolidati, prioristici
2-1-2 antipatia
2-2- argomenti
2-2-1- interessi poco personali
2-2-2- interessi degli altri
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 18-10-2001
Leggendo l'ordine del giorno proposto dalla sezione di viscolube mi viene in mente la possibilità di stilare un elenco aperto di possibili candidati, alle successive elezioni. Questo elenco andrebbe distribuito alle varie organizzazioni territoriali, zone, colleggi o circoscrizioni, in maniera che i compagni iscritti e simpatizzanti esprimano le loro scelte, tra i compagni dell'elenco o aggiungendone altri (disponibili). La federazione sarà molto aggevolato nella stesura della lista ufficiale. Nel caso di compagni scelti da più organizzazioni territoriali si opererà rispettando il maggiore legame col territorio da parte del candidato conteso. Le zone che scelgono candidati non strettamente legati al territorio saranno preventivamente invitati a fare scelte plurime.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 18-10-2001
All'incontro, organizzato da Marelli, giovedì 18 u.s., riguardante l'indagine di Medinforma sui candidati sindaco erano presenti Di Donato, Adriana Marenzi, Luigi Vigano, Rina Del Pero, Luigi Giannetta, Gabriele Busnelli, Gianni Del Pero, Colombo Alberto, Felice Asnaghi, Valentina Sgroi, una signora del loro comitato, e Marelli.
Marelli introduce la riunione spiegando l'iniziativa del giornale senza gli accenti dell'ultima edizione di ottobre. Avversione ai partiti.
Interviene Di Donato per D.S. leggendo una risoluzione del direttivo di sezione. Che descrive negativamente l'iniziativa, sia dal punto di vista politico che culturale.
Interviene Rina Del Pero riproponendo le cose dette a Marelli nell'ultimo congresso cittadino dei D. S. In cui si mettono in risalto le varie scorrettezze politiche dell'iniziativa del giornale e che quindi diventa difficile considerarlo un alleato del C.S..
Adriana Marenzi, per R. C. dice di non capire bene l'elenco di nomi e la logica con cui sono stati scelti, visto che mancano nomi di altrettanto valore, sotto il profilo dell'impegno sociale, e comunque non è d'accordo con l'intento del giornale.
Giannetta ritiene che si può anche vedere l'aspetto utile dell'iniziativa dato che si sarebbe potuto benissimo arrivare all'iniziativa di comune accordo.
Marelli risponde ad Adriana spiegando che l'iniziativa è partita come alternativa all'attuale amministrazione e comunque al centro destra che potrebbe configurarsi alle prossime elezione proprio come il polo nazionale.
Felice Asnaghi elenca i pregi dell'iniziativa come validi per la coalizione perchè i personaggi presenti nell'elenco sono di tutto rispetto e di rilevante impegno sociale.
Gli segue Busnelli Lele che gli fa notare che proprio il Gattoni, citato da lui, è un consigliere che si fa vedere raramente in consiglio e quando c'è vota a favore della maggioranza. Anche lui ritiene che l'iniziativa è fuori luogo perchè non da garanzie ne è concordata con gli altri, anche se riconosce la validità di molti personaggi.
Gianni Del Pero dice che l'iniziativa è valida perchè mette a confronto tante persone di degno rispetto dando voce ai cittadini che, quindi, non sono costretti a subire l'imposizione dei partiti che spesso mettono in lista persone incapaci o impreparate nel campo amministrativo.
Colombo non è d'accordo con l'iniziativa perchè nell'elenco ci sono personaggi ritenuti non rispettosi del bene pubblico dato che si sono distinti per attività non ecologiche (Daniele Asnaghi o padre).
L'impressione è che non si è d'accordo con l'iniziativa, tranne Giannetta e Del Pero G., ma i motivi in merito sono contingenti e non sostanziali. Si è fatto spesso riferimento al lassismo e la svogliatezza presente nel C. S.. Da ciò emerge una diffusa esigenza d'azione, ma di proposte non ce ne sono state. Occorre una proposta.
C'è anche, complessivamente, una specie di remissione, quasi il riconoscimento implicito di una valenza all'iniziativa: visto che non c'è altro.
Vedendo le cose in questa luce, mi sono sentito in dovere di convocare il direttivo per verificare la possibilità dei D.S. di mettere a disposizione della coalizione delle risorse importanti (eventuale candidato sindaco ed assessori, anche senza fare nomi, al momento) per la buona riuscita della tornata elettorale. In subordine quale linea di ripiego adottare nei lavori preparativi delle elezioni.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 16-10-2001
La proprietà privata resta l'oggetto di magiore interesse dell'uomo. L'interesse in se non è una novità ma le occasioni offerte dalla tecnologia galoppante hanno reso tale interesse molto più facile da coltivare. L'interesse è diffuso al punto che lo si trova anche in cittadini che non ne comprendono tutte le implicazioni, derivanti dalla stessa tecnologia che l'ha resa così a portata di mano.
Molti osservatori dei comportamenti umani hanno scritto le proprie conclusioni in proposito. Dato che le origini di molte regole di gestione della proprietà si perdono nella notte dei tempi, dell'esperienza umana, molte di esse vengono confuse e ritenute inadeguate ai tempi attuali e quindi non rispettate dovutamente. Questo meccanismo fa si che molti neo-proprietari perdano la loro proprietà con la stessa facilità con cui l'hanno conseguita.
Un esempio. Molti lavoratori negli ultimi decenni sono stati indotti a gestire autonomamente la loro 'proprietà professionale', con l'illusione di maggiori profitti. Quasi tutti, non conoscendo le implicazioni socio economiche del metodo e fidandosi di falsi consiglieri, non hanno previsto le regole da rispettare ne tantomeno le difficoltà della loro applicazione, fallendo nell'impresa.
Questa serie di 'fallimenti' nell'impresa induce la moltitudine a concludere che le regole sono avverse alle loro aspirazioni e quindi vanno eluse prima e poi cambiate. Questa conclusione si ripete per tutte le titpologie di proprietà che si sono diffuse tra i cittadini negli ultimi decenni.
Di fronte a questo fenomeno si possono avere due tipologie di atteggiamenti. La prima è costituita dalla serie di sfruttamenti di questi sciagurati, che lasciando sul campo un mucchio di beni forniscono risorse gratuite agli avvoltoi.
La seconda tipologia è costituita dalla serie di atteggiamenti, di carattere sociale, miranti a costruire la cultura della conservazione dei beni, in tutti i cittadini che aspirano al loro conseguimento.
Credo che questi concetti siano comuni a tutte le tipologie di beni, siano essi di carattere materiale o intellettuale. L'avventura del lavoratore autonomo è un esempio emblematico. Le confusioni che inducono ai 'fallimenti', dei lavoratori autonomi, hanno le stesse origini di quelle che inducono allo sperpero delle libertà quando ci si fida di consiglieri che hanno fatto la loro fortuna raccogliendo i beni dei lavoratori autonomi 'falliti'.
E' possibile che nella sinistra ci sia una grande quantità di 'lavoratori autonomi' che non considerano di dover conteggiare tasse, costi di gestione e di rischio nei costi di produzione, finiscono per fallire nelle loro imprese.
Naturalmente le fabriche si svuotano se gran parte dei lavoratori si 'mettono in proprio' illusi di conseguire migliori risultati da soli piuttosto che restare nell'organizzazione sindacale o di partito che nel frattempo, aumentando la quantità di beni da proteggere, deve rivolgere maggiore attenzione alla conservazione del bene conquistato anziche avventurarsi in azzardate nuove conquiste.
Sarà proprio questo il virus della proprietà privata?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 11-10-2001
Marelli, come medinforma, chiede un incontro con 'Insieme per Meda' ed il resto del C.S., circa
l'indagine 'primaria' su Medinfirma per il candidato sindaco a Meda.
Cecchetti non vede nessuna utilità in questo incontro e chiede di evitarlo perchè può trasformarsi in un avvallo a l'iniziativa del giornale. Se fosse possibile un accordo con il PPI per evitare l'incontro sarebbe cosa opportuna.
L'incontro sarebbe trasformato da Marelli come unico 'motore' politico nell'area di C.S.
Non è escluso un coinvolgimento funzionale al fiasco conseguito dall'iniziativa.
Obbiezione:
rifiutare l'incontro verrebbe comunque utilizzato da Marelli come rifiuto di dialogo o incapacità di iniziativa del C.S.
L'importante è motivare con argomenti forti l'obiezione all'iniziativa del giornale.
CONCLUSIONE
Nella storia della politica i partiti popolari e di sinistra si sono distinti dagli altri anche per i finanziamenti oltre che per l'interesse pubblico da essi perseguito.
Un segretario politico dei D.S., già nelle attività di sezione deve dar prova di interesse pubblico e di conseguenza non potrà mai competere con l'agilità di una azienda privata (nelle attività del partito), ammesso che esistano attività, confrontabili tra loro, comuni a partiti ed aziende.
E vero che berlusconi ha dimostrato che si vende di tutto e quindi il marketing si può applicare anche alla politica ma se prima lo si poteva supporre oggi ne abbiamo la riprova che le formule aziendali portano sempre ad interessi privati.
Il rischio, a volte, lo corrono anche le liste, cosiddette, civiche che spesso si propongono proprio in antitesi ai partiti, forse per rimarcare la diversa finalità.
Le regole, a garanzia dell'interesse pubblico, sono di difficile applicazione, tanto che, spesso, sono legate alla comunità in cui si applicano. Questo perchè è necessario ricercare l'universalità nelle regole se si vuole commettere pochi errori nel perseguire l'interesse pubblico.
L'impegno politico è una cosa seria non si può ridurre ad un gioco di salotto.
Nelle poche esperienze conosciute, le primarie sono elezioni interne alle coalizioni e gestite con modalità condivise, oltre che riconosciute per legge, e con candidati impegnati seriamente ed esplicitamente, a tale fine.
Queste modalità non possono essere decise da una parte o da un singolo individuo, tantomeno con 'candidati' ipotetici che neanche sanno di essere coinvolti.
Le primarie non possono essere l'iniziativa di un soggetto escluso dalla contesa politica. Due le possibilità, o non è politica o non si è esclusi dalla contesa.
Il fatto che in un 'salotto' siano stati fatti dei nomi, in un gioco di società, non può significare che quei nomi siano automaticamente validi per qualsiasi uso.
E se la politica dovesse essere questa i partiti non centrano, sarebbe uno sporco gioco fatto in sostituzione della politica, sgradita o mancante.
Ma anche se fossimo a questo punto va ricordato che il fenomeno scatenante di questa avversione alla politica è stato 'tangentopoli'. Generato dai governanti eletti dagli stessi raggruppamenti socioeconomici che oggi propagandano l'idea della 'società civile', e stando così le cose non avrebbero proprio nulla da proporre.
Io sostengo invece che la via di uscita da questa situazione sta nella capacità di convivenza. La capacità di convivenza non si dimostra con le distinzioni, bensì con la condivisione degli interessi comuni, per pochi che siano.
Ad incominciare nei condomìni, il cittadino medio oggi ama dissociarsi dagli altri, non vuole vedere che in realtà lui vive in quel condominio e quindi la vita condominiale dipende anche da lui.
Più è vasto il gruppo sciale in cui si riesce a convivere più è alta la capacità di convivenza del singolo. I primi della classe sono come gli eroi: triste il popolo che ne ha bisogno.
I primi della classe sono spesso capricciosi. Il capriccio denota poca propensione alla solidarietà se non addirittura avversione all'unità. La mancanza della cosa che unisce è causa di capricci che, infondo, svelano un certo accordo con l'avversario, Infatti lo fa vincere.
Si hanno parecchi esempi: Pearl Arbour nell'America del '41, l'anticomunismo in Italia e recentemente l'Ulivo che trovò il centrosinistra unito nell' evitare il baratro economico dell'Italia.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 11-10-2001
Marelli che chiede un incontro con 'insieme per Meda'
Incontro con Rifondazione
In vista delle prossime elezioni occorre intensificare l'attività, già intrapresa con i consiglieri comunali, di ricognizione e sintesi delle problematiche amministrative.
L'impostazione dovrebbe essere di tipo tematico, cioè affrontare i vari temi riguardanti la gestione di un comune, in maniera particolareggiata da cui estrarre una sintesi programmatica.
L'obbiettivo principale di tale lavoro è quello di informare tutti gli iscritti, come documento interno, sulle linee programmatiche del partito, per ogni settore dell'amministrazione comunale.
Questo dovrebbe generare una certa coscenza unitaria delle motivazioni e delle opinioni circa l'amministrazione. In modo da evitare fraintendimenti e posizioni personali.
Per arrivare a questo occorre che gruppi di compagni si impegnino sui vari settori in modo da produrre velocemente i documenti che saranno approvati in sezione ed inviati agli iscritti. Se poi si verificheranno circostanze in cui necessita usarli pubblicamente sono già pronti.
Urbanistica
Lavori pubblici
Scuola - autonomia
Assistenza sociale
Bilancio
Servizi
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 10-10-2001
Leggendo i giornali o ascoltando le TV
si ha l'impressione di essere subissati dall'informazione. Si muore di fame anche quando si viene ingozzati a forza e portati all'indigestione.
Ho paura di essere torturato dall'informazione. Alla mia domanda sul perchè nei giornali si scriveva di tante sciagure mi venne risposto di chiedermi come mai i lettori volessero leggere solo di sciagure.
Ora mi chiedo perchè cedere alla soddisfazione degli istinti più bassi della gente anzichè spiegargli che gli istinti bassi non sempre sono nobili? Perchè accettare la spregiudicatezza anche nelle attività più nobili della società? Si vuole, forse, spingere i cittadini stessi alla spregiudicatezza, all'autodifesa insita nell'attacco? Tutto questo non porta ad una società sempre più conflittuale e barbarica? All'azzeramento della convivenza civile? Spesso mi chiedo se non sia il caso di non curarmi del malcostume e quindi adeguarmi ad esso senza chiedermi se è giusto o sbagliato, chiedermi solo se è conveniente, anche se solo temporaneo, cogliere l'occasione.
In tutto questo mi sembra di vedere il terreno di coltura della nostra società d'oggi.
Mi sono sempre chiesto se ci fosse qualcuno che abbia calcolato il costo procapite, in moneta, dell'azzeramento del debito del terzo mondo. Oppure a quali consumi o benefici dobbiamo rinunciare per ridistribuire equamente l'80% dei beni consumati dal nostro 20% di società? Se c'è qualcuno che l'ha fatto lo pubblichi, per settimane come si sta facendo con il terrorismo, dicendo quanto e chi deve o sarà indotto a restituire. Questo va fatto se vogliamo porre fine a tante ipocrisie e falsità, specialmente di quei pacifisti in pelliccia animale. Ho apprezzato la serietà di Fassino e D'Alema, nelle serate passate, contro la propaganda elettorale degli uomini di governo attualmente in carica e ho registrato anche quanto 'sguazzare' fa il governo berlusconi in questo marasma. Una ridda da mercato in cui tutti dicono la propria bugia. Sembra di vivere una fase in cui tutti giocano a chi la dice più grossa. Visto che berlusconi ci ha vinto le elezioni tutti si sono convinti che sia il metodo per fare la propria fortuna.
Occorre far capire che le 'furbate' sono valide solo per le 'toccate e fuga', per le nicchie di mercato non per le attività istituzionali, che invece muoiono con questi metodi. Sarà anche vero che l'America vive da sempre con questa filosofia, a giudicare dai films che arrivano dal mercato americano, ma la nostra cultura non è basata sui grattacieli. Noi dobbiamo stare con i piedi per terra.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8-10-2001
Da qualche settimana rimugino sulla questione: chi è più civile, un liberista o un socialista?
Se non ho frainteso il cosiddetto liberista è quell'individuo che sostiene il diritto di agire con ogni libertà, concessa dal mercato, nei confronti degli altri (purché non si usi violenza fisica privata e palese). Ogni sotterfugio è legittimo e vantaggioso se dovutamente celato. Lo sfruttamento di ogni opportunità è lecito dato che, ad esempio, se non sfrutto io le teledipendenze lo sfruttano gli altri. Sfruttare ogni nicchia di mercato, anche i più bassi, è lecito, anzi lodevole perchè denota dinamismo e perspicacia.
La coscienza civile, mi hanno insegnato da bambino, ha sempre rifiutato l'uso della spregiudicatezza. Da quando l'uomo è uscito dalle caverne ha abbandonato progressivamente la spregiudicatezza. Non è civile, all'alba del terzo millennio cristiano, agire come all'alba del secondo. Non si può ignorare che oggi l'uomo crea l'uomo dalla costola, o meglio, da una cellula, chi lo fa è un incivile anche se ha strappato con l'inganno un mandato democratico. Lo abbiamo riconosciuto con Milosevic non vedo perchè dobbiamo ignorarlo con il nostro governo attuale. O abbiamo bisogno anche noi delle bombe per capirla?
Anche Tarzan aveva capito che Cita era una docile amica mentre la tigre non sarebbe mai stata così malleabile. In sostanza il liberismo che va per la maggiore tra le scuole di governo è legge della giungla sia dal punto di vista sociale che economico.
I diritti, nel liberismi, sono quelli che abilitano a sfruttare ogni errore degli altri, senza limiti al ritegno, anche costruendo il mercato più adatto alle proprie esigenze.
Il socialismo invece si prefigge di superare l'egoismo, l'opportunismo, la spregiudicatezza: il marketing.
Certo che questo obbiettivo è difficile da raggiungere, varie esperienze lo hanno dimostrato ma se l'uomo è un animale sociale non può mancare questo obbiettivo altrimenti smentisce la sua vocazione.
La convivenza civile è tale solo quando non ci si approfitta del più debole, la debolezza umana era di facile sfruttamento anche per l'uomo delle caverne. Oggi invece non ci si può considerare intelligenti, civili e progrediti perchè si è capaci di sfruttare le debolezze umane. Chi lo fa è un troglodita, non un esponente di una società superiore.
Il marketing non è l'uovo di colombo, è un uovo marcio di cui l'uomo ha sempre tentato di liberarsi. E' un'arma fragile che funziona solo se si è soli ad usarla. Basta essere in più di uno e la civiltà diventa barbarie. Ne consegue che è barbaro chi lo usa è un barbaro. In Italia l'ha usato solo berlusconi.
La civiltà ed il progresso tecnologico abbassa le autodifese nei cittadini, è risaputo. Chi ne approfitta è un incivile, non un sapiente.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6-10-2001
La sera di venerdì 5 ottobre ho ascoltato la trasmissione di Santoro in cui partecipavano Schifani, Nannia, Riotta e Massimo D'Alema.
I giorni successivi sono stato subbissato di testimonianze a riguardo: D'Alema si arrampicava sugli specchi, Nannia è stato bravo.
Non sono in disaccordo con queste conclusioni: anch'io ho percepito una certa difficoltà di comunicazione di D'Alema. Ciò che mi ha colpito di più è stata la riprova che le argomentazioni di Nannia e Schifani erano più immediate di quelle di D'Alema, ne ho avuto conferma dalle testimonianze suddette.
riprova ne è che nei giorni successivi sono stato subbissato di opinioni contro D'Alema.
A mio giudizio Nannia e Schifani dicevano che siccome il centrosinistra non aveva ratificato l'accordo era leggittimo, per il centrodestra, ratificarlo al loro modo ed il centrosinistra deve star zitto.
Le argomentazioni udite i giorni successivi erano di questo caratterre. Quello che è più sconcertante è che queste argomentazioni le ho già sentite in sezione e altre riunioni di partito, durante il governo D'Alema, durante la campagna elettorale e ancora oggi.
Mi sconcerto perchè arrivo spesso a chiedermi se non siamo berlusconiani anche noi a sinistra. Non sarà che la società, a destra ed a sinistra, è infettata dal virus del berlusconismo?
Ho cercato di capire lo stato d'animo di D'Alema, mentre lo ascoltavo, ed ho avuto l'impressione che vivesse il mio stesso stato d'animo e cioè, una persona seria non scende al livello di questi due piazzisti, almeno quando parla di questioni importanti come quelle relative alle azioni di governo.
Questi stati d'animo non sono capiti ed apprezzati neanche a sinistra. Ciò che non si capisce è che l'essere capaci di attegiamenti come quelli di Nannia e Schifani non induce a governare nel rispetto di tutti ma a fare le 'leggi previti'.
Chi non riferiva della trasmissione di Santoro si lamentava degli extracomunitari che rubano, violentano e lavorano in nero.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 1-10-2001
Non si può restare vittima dell'imbecillità collettiva di un mondo che crede di essere in diritto divino di considerarsi superiori solo perchè hanno perso il rispetto dell'umanità conseguendo un grado di cinismo che gli ha fatto usare per primi la bomba atomica.
Ieri bombardammo la bosnia che manteneva al potere Milosevic. L'altro ieri l'europa che manteneva al potere Hitler e Mussolini.
Oggi non c'è più nessuno che riesca a vedere la china che abbiamo preso? C'è rimasto solo Bin Laden?
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 26- 9-2001
RELAZIONE DEL SEGRETARIO al congresso di sezione del 28-9-2001
La nostra società è caratterizzata principalmente dal forte sviluppo tecnologico: nella storia umana non ci sono generazioni che hanno vissuto rivoluzioni tecnologiche di tale portata.
L'influsso di tale sviluppo induce il cittadino ad un'idea di grande sicurezza di se, sotto l'aspetto tecnologico e scientifico ma lo getta in un profondo smarrimento sotto l'aspetto sociologico. Ciò porta la società alla perdita dei riferimenti reali, fino al punto di produrre situazioni come quelle che viviamo dall'11 settembre in poi.
In questo contesto, oltre al fattore specifico italiano, si inseriscono le mozioni del nostro congresso.
In generale, le mozioni rappresentano le tre grandi linee politiche del partito che non ritengo alternative l'una delle altre, bensì a confronto, per una necessaria riflessione. Come in un gruppo di lavoro quando vengono messe a confronto le varie idee, patrimonio di tutto il gruppo, nel momento di scegliere una diversa strategia di lavoro, per tutto gruppo.
Il nostro approccio alle mozioni deve essere di questo genere.
Nella esposizione delle questioni di grande respiro, come le mozioni, ognuno di noi deve cercare il proprio ruolo, che per forza di cose non trova scritto esplicitamente.
Nelle mozioni infatti è dato per scontata la memoria collettiva ed individuale dei compagni, la loro passione e la loro motivazione politica. Il nostro lavoro dovrà continuare, dopo il congresso, appunto nella ricerca delle soluzioni a queste problematiche.
Credo che le tre linee politiche debbano, come sono, coesistere nei D.S. perchè ne sono la sostanza: noi siamo una forza di sinistra, con tutte le nostre storie, gloriose e non, che vive una stagione importante, in una società evoluta velocemente negli ultimi decenni e in seguito alla fine dei blocchi contrapposti.
La rilevanza delle linee guida delle mozioni potrà creare qualche indecisione nei compagni ma sono certo che tutti terranno sempre presenti la loro importanza nel prosieguo dell'attività politica futura, indipendentemente dalla scelta che faranno.
Credo che bisogna meditare, specialmente oggi, sulle questioni della morale e delle alleanze, poste da Enrico Berlinguer. Per molti di noi le alleanze sono state delle novità, già ai tempi di Berlinguer, ma bisogna imparare a viverle in maniera attiva.
Non credo che si possa stare nell'Ulivo senza impegnarsi a dare il proprio contributo per il successo della coalizione, come non credo che si possa stare nell'Ulivo per far sopravvivere il proprio partito.
Ogni partito della coalizione deve essere capace di vita propria per essere in grado di sostenere l'Ulivo. Non credo che i D.S. possano continuare a prosperare, perdendo di vista o sottovalutando gli aspetti peculiari della propria storia e delle proprie idee. Nessun altro partito della coalizione lo fa! Farlo sarebbe un abbandono del lavoro di gruppo, proprio di una coalizione di governo.
Le nostre storie sopravviveranno solo con il partito, le nostre alleanze hanno senso in quanto il partito, con la sua forza, si allea con gli altri, i nostri diritti civili saranno sostenuti e rispettati se saranno sostenuti da un partito forte e con forti alleanze.
Le alleanze di governo hanno un programma condiviso da tutta la coalizione e utile a tutta la nazione, non ci si può abbandonare a defezioni per motivi egoistici.
E' probabilissimo che i governi di centrosinistra abbiano commesso degli errori, che abbiano perso di vista alcune idee della nostra storia. E' certo, però, che l'attuale governo berlusconiano non sbaglierà. Non si farà cruccio di usare metodi vecchi e strumenti dell'anteguerra, per conseguire i propri obbiettivi. Ne abbiamo le prove già oggi, e siamo solo all'inizio.
Al tempo, un signore mi faceva notare come, quasi tutti in Italia, avessero qualcosa di cui lamentarsi verso i governi di C.S. (D'Alema). Oggi è cambiato tutto: solo una parte degli italiani si lamenta. Noi!
Non sono dell'idea che il 'mal comune sia mezzo gaudio', sono convinto invece che se, si rispettano le regole e i diritti civili per tutti, tutti potranno avere secondo le regole. Altrimenti il più forte mangerà a scapito del più debole.
Nel governo, il partito è stato protagonista di tutta una serie di provvedimenti legislativi che hanno riportato l'Italia nel gruppo più avanzato tra gli stati dell'unione europea, con evidenti vantaggi per l'intero stato, non solo per alcuni come invece capita con le confusioni burocratiche che sono state combattute dai governi di C.S.
Dobbiamo tenere presente tutto, quando pensiamo di incolpare i nostri dirigenti per mali che affliggono la sinistra ed il nostro partito. Personalmente credo che la base abbia disatteso le più elementari regole della partecipazione democratica. Abbia reagito emotivamente nei confronti del partito, incolpandolo per i problemi che invece derivano da situazioni che sono generate dalla trasformazione della società, come in questo periodo di intenso sviluppo tecnologico e politico.
Il contrasto ad un'azione, non condivisa, del partito si fa in sezione prima che nelle urne. Arrivati a quel punto significa aver rinunciato alle proprie prerogative e quindi aver già perso.
L'organizzazione, nei partiti di sinistra, è stata sempre il loro punto forte. Tutte le battaglie vinte, i diritti civili conquistati sono frutto dell'Organizzazione che ha dato ai cittadini il modo di esprimersi.
Si può essere in dissenso con l'Organizzazione del partito ma non lo si può abbandonare, perchè il posto vacante sarà occupato comunque, da altri che magari accentuano le caratteristiche a noi sgradite.
L'errore più comune che rischiamo di commettere è quello di ritenere che l'impegno sia elevato rispetto all'obbiettivo. Bisogna stare attenti a questo pericolo. Non possiamo cedere alla delusione ed alla demotivazione solo perchè il partito non corrisponde al 100% delle nostre aspettative . Il partito lo costruiamo noi con la nostra partecipazione.
Bisogna tenere sempre ben presente che il partito serve a tutta la base e che si organizza, con le strutture dirigenti, per conseguire migliori risultati con le sue attività.
I dirigenti, se sbagliano, si cambiano ma per farlo occorre avere 'la congizione di causa'.
Il controllo dei dirigenti di un partito è possibile solo con azioni intraprese tramite le sezioni. Non sono escluse le azioni individuali ma quelle collettive, di una struttura del partito, sono sicuramente più efficaci e costruttive.
Ascoltando Cofferati, l'altra sera alla festa provinciale de l'Unità, ho avuto l'impressione che solo il sindacato potrà avere qualche possibilità di successo nella battaglia contro l'attuale governo berlusconiano. Il sindacato, infatti, conserva il contatto con i lavoratori, con i delegati di reparto, i C. di F., le C. del L. ecc...
I D.S. invece fanno fatica a comunicare le proprie proposte, mancano strutture in federazione, in sezione e spesso anche le sezioni.
La nostra comunicazione viaggia con i mezzi dell'organizzazione non con le TV. Facciamo fatica persino ad attivare Internet!
Internet o organizzazione tradizionale, c'è sempre bisogno del compagno che costantemente lo gestisca.
Non credo che noi dobbiamo far diventare virtuale il nostro partito solo perchè qualcuno ha realizzato il partito virtuale. Auspico invece che si capisca quale responsabilità deve avere ognuno di noi nel mantenere efficiente l'unica organizzazione democratica che ci permette di essere attivi nella società.
Il nostro impegno deve essere forte e capace di far fronte alle attività future a cominciare da quelle locali. Il partito deve rafforzare la sua organizzazione tradizionale, strutturata in gruppi di lavoro e di studio, per dare il dovuto contributo programmatico alla coalizione che è unita e attiva, anche se occorre lavorare sodo per renderla ancora più coesa con tutte le componenti dell'area di C.S. o comunque ad essa contigue. Questo sarà un lavoro paziente ma deciso, che dobbiamo svolgere, per essere coerenti con i nostri principi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9- 9-2001
I congressi, per loro natura, segnano i momenti salienti dell'evoluzione di un partito politico.
Per i D.S. questo è un periodo che ormai dura da un pò di anni, come per tutto il mondo della sinistra italiana.
Credo che in queste situazioni si debba essere espliciti e diretti: non possiamo farci illudere dal progresso civile e tecnologico. Le cose diventano sempre più difficili perchè sono più facili anche per l'avversario. Il relativo benessere economico non deve indurci a credere che le cose del mondo siano immutabili. Esse si modificano in continuazione sotto l'azione delle varie forze sociali, sempre più attive, e anche noi siamo costretti ad incrementare continuamente la nostra velocità di azione.
(Scusatemi se non sono brillante ma )
(E' evidente che i D.S. stanno vivendo un periodo importante, come tutto il mondo di sinistra, da qualche decennio a questa parte.)
SITUAZIONE GENERALE
A volte ho l'impressione che facciamo fatica a comprendere pienamente il concetto d i partito di lotta e di governo. Già dalla metà degli anni settanta sento parlare di rilassamento, di calo di tensione, di riflusso nel privato ecc... I decenni che seguono, fino ad oggi, sono la riprova che quei segni, riconoscibili già allora, erano seri.
(Sarò anche pessimista ma.)
Non riesco a dimenticare la differenza di attegiamento dei lavoratori negli anni 70, tra un contratto chiuso con fatica ma con un aumento di stipendio, e l'accoglienza fatta all'approvazione dello Statuto dei lavoratori. Quando ci penso mi viene in mente la barzelletta di quello che in assemblea per l'approvazione dell'ipotesi di accordo per un contratto che sanciva lo stipendio a 0 ore chiedeva quante ferie erano state concordate. L'impressione che mi resta è di poca comprensione dell'importanza dei diritti civili sanciti dallo Statuto.
Oggi, dopo decenni, percependo le difficoltà di impostazione di una battaglia a difesa dello Statuto dei Lavoratori mi convinco ancora di più che facciamo fatica a capire quanto i diritti civili siano importanti e specialmente per le classi più deboli.
LE MOZIONI
Dalla lettura delle mozioni ho rafforzata questa opinione perchè quello dei diritti civili è uno dei pochi argomenti comuni, trattati direttamente o indirettamente.
In generale, le mozioni trattano delle tre grandi linee di pensiero del partito che non tendono alla esclusione l'una delle altre bensì si mettono in gioco per un confronto costruttivo. Se guardiamo il partito come un gruppo di lavoro diventa chiaro il confronto fra le varie ipotesi, patrimonio di tutto il gruppo, e che vengono messe a confronto nel momento di scegliere una strategia.
(Le mozioni Tralasciano la lettura spicciola terra terra. Gli aspetti particolari di ogniuno di noi ed io mi soffermo su questi aspetti anche se possono apparire pedanti.)
(La cosa è naturale perchè è necessario che i compagni si esprimano con la consapevolezza di tutte le posizioni esistenti nel partito, fermo restanti tutte le altre questioni su cui siamo già tutti daccordo.)
Il nostro approccio alle mozioni deve essere di questo genere. Nella esposizione delle questioni di grande respiro, per forza di cose, dobbiamo cercare il ruolo di ognuno di noi, che non troviamo scritto esplisitamente.
Forse la carenza delle mozioni, se c'è, stà proprio qui: nel dare per scontato la memoria, collettiva ed individuale, dei compagni, la loro passione, e la loro motivazione politica. Il nostro lavoro continua, dopo questa sera, alla ricerca di queste cose.
(Mi resta difficile sciegliere tra le tre mozioni perchè non le trovo in antitesi.) Credo che che le tre linee politiche debbano, come sono, coesistere nei D.S. perchè ne sono la sostanza: noi siamo una forza di sinistra, con tutte le nostre storie, gloriose e non, che vive una stagione importante dopo la crescita civile e tecnologica del secondo dopoguerra e la fine dei blocchi contrapposti.
DIRITTI CIVILI E PARTITO
Guai a dimenticare tutto ciò.
Mi viene in mente una frase del coordinatore nazionale, della segreteria Veltroni, Giorgio Pasuello, che considerava miracoloso il fatto che nel 98 i D.S. fossero l'unico partito storico italiano ancora organizzato dopo aver attraversato Tangentopoli.
Questo fatto conferma che il rispetto dei diritti civili, l'utilità pubblica delle lotte e la rettitudine morale fanno superare anche gli ostacoli più ardui.
Credo che bisogna meditare ulteriormente sulle questioni poste da Enrico Berlinguer: quella morale e quella delle alleanze, specialmente dopo la fine dei blocchi contrapposti. Per molti di noi le alleanze sono state delle novità, già ai tempi di Berlinguer ma bisogna imparare a viverle in maniera attiva.
Non credo che si possa stare nell'Ulivo senza impegnarsi a dare il proprio contributo per il successo dell'Ulivo, come non credo che si possa stare nell'Ulivo per far sopravvivere il proprio partito.
Ogni partito della coalizione deve essere capace di vita propria per essere in grado di sostenere l'Ulivo. Non credo che i D.S. possano continuare a prosperare perdendo di vista o sottovalutando gli aspetti peculiari della propria storia e delle proprie idee. Nessun altro partito della coalizione lo fa! Sarebbe un abbandono del lavoro di gruppo di cui ha bisogno una coalizione di governo.
LA SCELTA
La rilevanza delle linee guida delle mozioni potrà creare qualche indecisione nei compagni ma sono certo che tutti terranno sempre presenti la loro importanza nel prosieguo dell'attività politica futura, indipendentemente dalla scelta che faranno.
Le nostre storie sopravviveranno solo con il partito, le nostre alleanze hanno senso in quanto il partito, con la sua forza, si allea con altri, i nostri diritti civili saranno sostenuti e rispettati se saranno sostenuti da un partito forte con forti alleanze.
AUTOLESIONISMO
Non credo, però, che un partito possa essere forte solo con una base forte e determinata: le armate brancaleone rischiano sempre di nuocersi con le proprie forze, le tattiche trabocchetto sono sempre in agguato come a Genova.
Non credo neanche che la nostra dirigenza sia debole, anche se abbiamo perso le elezioni. Credo anzi che le elezioni le abbiamo perse perchè non siamo andati a votare. Credo che siamo caduti nello stesso inganno dell'avventore del ristorante che rifiuta la lingua salmistrata, perchè è stata in bocca alla mucca, e scelie l'uovo al tegamino.
E' probabilissimo che i governi di centrosinistra abbiano commesso degli errori, che abbiano perso di vista alcune idee della nostra storia. E' certo, però, che l'attuale governo berlusconiano non sbaglierà. Non si farà crucio di usare metodi e strumenti vecchi, dell'anteguerra, per conseguire i propri obbiettivi. Ne abbiamo le prove già oggi che siamo solo all'inizio.
Una volta un sigore mi faceva notare che molti, quasi tutti in Italia, avessero qualcosa da lamentare verso i governi di C.S. (D'Alema). Oggi è cambiato tutto: solo una parte degli italiani si lamenta. Noi!
Non sono dell'idea che il 'mal comune sia mezzo gaudio' ma sono certo che se si rispettano le regole, i diritti civili per tutti, tutti potranno avere secondo le regole. Altrimenti il più forte mangerà a scapito del più debole.
PARTECIPAZIONE E PARTITO
Non credo che addossare tutte le colpe ai dirigenti sia la soluzione dei mali che affliggono la sinistra. Credo invece che la base abbia disatteso le più elementeri regole della partecipazione democratica. Abbia reagito con dispetto nei confronti del partito incolpandolo per i problemi che derivano da situazioni generate dall'evoluzione della società, in questo periodo di intenso sviluppo tecnologico e politico.
Ho ascoltato il mal di pancia di molti compagni ma raramente quì, in sezione. Quasi mai. Le motivazioni sono state tutte a carico del partito: è vecchio, non si adegua, i dirigenti sono lontani, non hanno saputo usare i mezzi di comunicazione per spiegare le loro ragioni.
Non credo che sia ragionevole e vantagioso, per noi, costruirsi le proprie opinioni davanti alle TV: finiscono tutte per omologare a senso unico. Credo che il commento alle notizie televisive dobbiamo farle confrontandoci con gli altri, in sezione. Il contrasto ad un'azione, non condivisa, del partito si fa in sezione prima che nelle urne. Quella fatta nelle urne è perdente: Arrivati a quel punto significa aver già perso prima. Ti è rimasto solo la ripicca, il dispetto.
La sezione è l'anello basilare dell'Organizzazione. (E' un pò come la banca: quando è vuota non da più aiuti.)
L'organizzazione, nei partiti di sinistra, è stata sempre il loro punto forte. Tutte le battaglie vinte, i diritti civili conquistati sono frutto dell'Organizzazione che ha dato ai cittadini il modo di esprimersi.
Si può essere in dissenso con l'Organizzazione del partito ma non lo si può abbandonare perchè il posto vacante sarà occupato da altri che magari accentuano le caratteristiche a noi sgradite.
L'errore più comune che rischiamo di commettere è quello di ritenere che l'impegno sia elevato rispetto all'obbiettivo. Stiamo attenti a questo pericolo. Non cediamo mai alla delusione ed alla demotivazione, perchè il partito non è più quello di una volta ecc...
Bisognia tenere sempre ben presente che il partito serve alla base che si organizza, con le strutture dirigenti, per conseguire migliori frutti con le sue attività. I dirigenti che sbagliano si cambiano e per farlo occorre avere la consapevolezza del perchè. Non basta l'opinione che ci possiamo fare davanti alla TV o per sentito dire dai detrattori. La consapevolezza ce la costruiamo giorno per giorno confrontandoci, in sezione.
Non chè al bar si discuta male ma perchè si è fuorviati, dai fumi, nell'analisi e nella comprensione delle opinioni degli altri. Non è possibile avere tutte le argomentazioni necessarie ai chiarimenti. Non si riesce ad avere l'autorevolezza necessaria per le conclusioni.
Il controllo dei dirigenti di un partito è possibile solo con azioni intraprese tramite le sezioni. Non sono escluse le azioni individuali ma sono sicuramente più efficaci quelle collettive di una struttura di partito.
Ascoltando Cofferati, l'altra sera alla festa provinciale de l'Unità, ho avuto l'impressione che solo il sindacato potrà avere qualche possibilità di successso nella battaglia contro l'attuale governo berlusconiano. Il sindacato, infatti, conserva il contatto con i lavoratori, con i delegati di reparto, i C. di F., le C. del L. ecc... I D.S. invece fanno fatica a comunicare le proprie decisioni, mancano i funzionari, le strutture di sezione e spesso anche le sezioni. La nostra comunicazione viaggia con i mezzi dell'organizzazione non con le TV. Facciamo fatica persino ad attivare internet!
Internet o organizzazione tradizionale, c'è sempre bisogno del compagno che costantemente lo gestisca. Dov'è?
(Se mancano i compagni non c'è dirigente che tenga. Mi arrabbio quando sento elettori D.S che si giustificano del loro non voto incolpando i dirigenti-governanti. Occorre ricorrere ancora alla barzelletta? No. Vi cito una giustificazione data ad un compagno che si lamentava del taglio alla scala mobile della metà degli anni 70: siccome tu non copmpri il giornale hai fatto perdere a tutti noi che lo compriamo l'adeguamento istat. Più volte nel sindacato ci si è trovati di fronte alla stipula di accordi non capiti dai lavoratori. Il chiarimento della giustezza e corretteza dell'accordo era possibile perchè i lavoratori, infine, erano disposti a discutere: nelle assemblee, nei posti di lavoro, negli intervalli. )
SOSTEGNO E IMPEGNO
Non credo che noi dobbiamo far diventare virtuale il nostro partito perchè qualcuno ha realizzato il partito virtuale. Credo, invece, nella stanchezza (ingiustificata) di una base che non trae le dovute conclusioni da quello che dice: nonostante tutti dicano dei soldi investiti in F.I., nei D.S. si fa fatica a fare le tessere, le campagne di sottoscrizione ecc...
Nell'84 in una assemblea de l'Unità il delegato spiegando un documento dell'azienda, in cui si parlava dell'ipotesi di finanziamento da parte delle banche, disse di stare attenti a certe ipotesi perchè 'chi paga compra!': Il partito dobbiamo guadagnarcelo giorno per giorno! Come leggere l'Unità.
LOCALE
Se continueremo a farlo arriveremo alle elezioni comunali del 2002 con un partito organizzato. Strutturato con gruppi di lavoro e di studio per dare il dovuto contributo programmatico alla coalizione che è unita e attiva, anche se occorre molto lavoro, ancora, per rendere la coalizione soddisfacente per tutte le componenti dell'area di C.S. o comunque ad essa assimilabili. Questo sarà un lavoro paziente e deciso, che però dobbiamo fare per essere coerenti con i nostri principi.
SEZIONE
Colgo l'occasione per ringraziare tutti i compagni che hanno lavorato anche quest'anno per il tesseramento, la campagna elettorale e le feste de l'Unità. la campagna elettorale ed il tesseramento non sono andate molto bene, potevano andare meglio: abbiamo avuto molti voti ma non come la volta scorsa, abbiamo fatto una tessera in più ma ne abbiamo perse due rispetto all'anno scorso.
La festa de l'Unità invece è andata benissimo sia come affluenza che riguardo alla sottoscrizione, anche se a causa della stanchezza è mancato qualche compagno.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8- 9-2001
I congressi, per loro natura, segnano i momenti salienti dell'evoluzione di un partito politico.
Il nostro partito da parecchi anni evolve con la società e credo si possa dire che queste sono vere e proprie crisi di crescita vissute da tutta la sinistra e che derivano dall'evoluzione della nostra società.
Una società che solo da pochi secoli fa i conti con i diritti cili. Solo da pochi secoli i sostenitori dei diritti civili sono entrati a far parte dei governi della società, variamente strutturati.
É naturale che una cultura che ha radici profonde nella storia faccia fatica ad accettare concetti nuovi, specialmente quando toccano questioni di potere.
La sinistra è un movimento politico che ha pochi secoli di vita dato che solo da pochi secoli la cultura dei diritti civili è entrata a far parte della cultura umana.
Tutto ciò non è una novità. Se noi ripercorriamo la storia ritroviamo tante fasi di sviluppo dei partiti Un movimento politico come la sinistra
Sappiamo benissimo, per varie esperienze, che nelle crisi dei sistemi sono gli elementi più nuovi che risentono maggiormente degli effetti, ci sono esempi autorevoli nella storia umana degli ultimi millenni.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8- 9-2001
Le mozioni
Ripercorrdendo con la memoria la storia dei movimenti di sinistra in italia è evidente la loro natura pratica.
Interessandosi dei problemi dei meno abbienti si rivolge ai settori sociali esclusi dal potere, della nobiltà prima e della borghesia dopo, tocca una serie di interessi anche molto diversi tra loro, a volte anche con aspetti contrastanti, che va dal contadino agli intelletuali .
A chi serve il partito
C'è l'ordine dei medici, quello degli avvocati, la confindustria, la confapi e c'è il sindacato dei lavoratori.
C'è anche il partito della gente che rispetta i diritti altrui indipendentemente dai credi religgiosi il sesso il colore della pelle e quant'altro differenzia le persone al mondo.
Come le associazioni delle varie categorie di operatori sociali servono agli operatori stessi, avvocati medici o generici lavoratori, il partito serve a tutte le persone che si riconoscono nelle condizioni e negli obiettivi posti alla base dell'azione politica del partito.
Il nostro è un partito di lunga tradizione, basato sulla partecipazione degli aderenti. Questo lo distingue, nei fatti, da tutti gli altri. Il nostro partito non è mai stato il partito degli affaristi perchè doveva sempre rendere conto pubblicamente del proprio operato, le sue azioni politiche hanno sempre soddisfatto le esigenze della comunità per prassi politica e modo di vivere la politica.
Questo è un patrimonio prezioso che ci è stato lasciato dai contadini dell'ottocento i primi lavoratori dell'industria del novecento, dai partigiani morte o sopravvissuti della seconda guerra mondiale.
Noi l'abbiamo goduto negli ultimi 50 anni, e l'abbiamo consumato, almeno stando agli ultimi risultati elettorali.
Credo che dobbiamo chiederci cosa avremmo potuto goderci se non avessimo ricevuto questo grande patrimonio costato fatica e sangue. Se a noi è stato utile il frutto delle fatiche e del sangue dei nostri predecessori non credo che possiamo dire che ai nostri successori non saranno utili le nostre fatiche. Notare bene allo stato attuale non serve ancora il sangue ma bisogna fare molta attenzione.
Si potrebbe criticare questa drammaticità se non avessimo sotto i nostri occhi gli avvenimenti che si profilano all'orinzonte, il futuro nostro e dei nostri figli. Se non avessi sentito a più riprese e da più parti, che tanto i nostri figli se ne fregano di queste problematiche.
Dico che il nocciolo della questione è quì. Se i giovani e i vecchi antifascisti si fossero arresi all'evidenza della stragrande maggioranza degli italiani tesserati al partito fascista noi avremmo vissuto una realtà diversa in questi ultimi 50 anni.
Gli esempi li abbiamo a brevi distanze. Senza andare nel blocco di varsavia ci basta stare in europa, spagna, Grecia. Solo ultimamente si stanno risollevando.
Come abbiamo dato la pappa pronta ai nostri figli dobbiamo conservargli anche gli strumenti per potersela mangiare, perchè solo se i nostri figli staranno bene noi potremo continuare a stare bene. E' una legge naturale inevitabile.
Un esempio fatto da Cofferati: se non ci sono contributi pensionistici le pensioni non si possono pagare e quindi anche le pensioni oggi acquisite ssono a rischio se passano certe teorie dell'attuale governo. Non evero che le battaglie fatte dai pensionati attuali sono sufficenti anche per un domani. I diritti vanno difesi perchè le mamme dei berlusconi sono sempre incinta.
Già nei primi anni ottanta, ai primi segnali di benessere economico, i compagni incominciarono a dire che non si riconoscevano più nel PCI e se ne allontanarono.
Il fenomeno diede buon gioco al pentapartito per portare l'Italia sull'orlo del baratro. Se non ci fossero stati alcuni maggistrati eredi e rispettosi di quelli morti per la giustizia noi saremmo caduti certamente più in basso di dove crediamo di essere. Non possiamo confidare sempre in qualcuno che si dia da fare al posto nostro.
I maggistrati sono stati necessari perchè mancava il partito. Il partito mancava perchè dal 33% del'83 era finito al 19% del 92. Le motivazioni erano sempre le stesse: non mi riconosco nel partito e non vado a votare, non vado in sezione, non mi iscrivo ecc... . Questa realtà fa sì che gli avversari ne approfittano negando credibilità ai dirigenti rappresentanti il partito.
Ma chi ci perde? Il dirigente? No. Siamo sempre noi che abbiamo la peggio. Sono sempre i più deboli che subiscono i danni maggiori.
Ecco perchè dobbiamo essere noi a resistere. Non farci sviare dai denigratori del nostro partito.
Se qualche volta ci viene il dubbio che qualche dirigente commette degli errori non dobbiamo abbandonare il partito anzi dobbiamo aumentare la vigilanza con la nostra partecipazione perchè la colpa è sempre degli assenti che lasciano la decisione agli altri.
Dobbiamo avere noi a cuore i nostri interessi. Non possiamo dire che siccome il dirigente sbaglia, a nostro modo di vedere, noi diamo forza all'avversario negando il consenso al partito. Da tutti quelli che l'hanno fatto ho sentito dire che cosi i dirigenti si sarebbero resi conto dell'errore. sbagliato ai dirigenti va detto in sezione, luogo sancito dalla storia e dallo statuto come luogo di decisione, che le azioni da intrapendere sono altre. E se non si viene ascoltati bisogna scoprire dove si sbaglia, non estranearsi. Perchè fuori dal partito c'è solo l'avversario e la. Non ci sono rivincite. Ci sono solo le vittorie di Pirro.
Le sconfitte nuociono a noi più che ai dirigenti contro cui ci si accanisce. Un esempio: se noi deleghiamo un altro a fare lo facciamo perchè lo riteniamo all'altezza della situazione più che noi stessi.
Quindi se commette degli errori non possiamo abbandonare l'impresa perchè così rinunciamo all'obbiettivo. Dobbiamo invece rianalizzare il problema e riprogrammare l'azione magari scegliendo meglio il delegato e rafforzando l'aiuto che possiamo e dobbiamo offrire.
La nostra impresa è il partito, l'obbiettivo è il rispetto dell'uomo. Senza il partito, una organizzazione nostra, non si va lontano. Se il partito non funziona non va abbandonato, bisogna fare proposte alternative e realizzarle in prima persona, non crearsi alibi, assumersi responsabilità, collaborare, non approfittarsi degli altri perchè poi crollano, non sminuire le proposte altrui solo perchè non si è disposti a spendere fatiche o opportunisticamente non si è interessati, non rifugiarsi nel 'privato' ecc...
Il nostro partito è uno strumento che serve ai più deboli non ai dirigenti. Non crediamo ai berlusconi che che in fatti a costruito il partito per i dirigenti e vuole farci credere che tutti i partiti sono come il suo.
Il nostro ha ancora tutte le caratteristiche perchè sia di tutti. Ha ancora la struttura di partito di massa dove le strutture di base, dove funzionano con coscenza democratica, possono incidere nelle decisioni.
È sufficiente fare i giocatori e non i commissari tecnici.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6- 9-2001
Il giorno 28 settembre 2001, ore 20,30, nella sede del partito in Via C. Colombo, 4 (cortile bregoglio) si terrà il congresso dei Democratici di Sinistra.
In quanto rappresentante della partito polico in indirizzo, ci è gradita la Sua partecipazione ai lavori pubblici del nostro congresso.
Certi che fare cosa gradita anchea Voi inviamo distinti saluti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 6- 9-2001
Stante il panorama politico dopo tangententpoli e la caduta del muro, fu evidente che ciò che restava di democratico della 'prima repubblica' doveva fare mea culpa e cospargersi il capo, per qualche motivo.
A cominciare da Occhetto con l'accusa di consociativismo, a PCI e sindacato, si buttò anche il PCI-PDS nel calderone del vecchio e tangentista, spiando di fatto la strada a Berlusconi.
Tutte le componenti del pentapartito, CAF, erano responsabili dello sfascio italiano finito con tangentopoli. Tra i partiti dell'arco costituzionale solo il PCI era all'opposizione del gruppo di potere costituitesi con il preambolo del CAF. Tutto ciò era ed è facilmente dimostrabile, eppure i dirigenti del PCI-PDS non trovarono niente di meglio che la 'cogestione'.
Nessuno realizzò che sono le azioni di governo a determinare la situazione economica e politica di un paese e quindi esistono solo le colpe o i meriti del governo del paese. E' inaudito scaricare sugli oppositori, sindacati o partiti che siano le colpe per i risultati negativi che, come per i positivi, derivano dagli ordinamenti statali e dalle azioni di governo. E' colpa del governo se fa delle cose per il piacere di questo o quel partito di opposizione. Tanto è vero che oggi nessuno si sogna di accusare berlusconi per aver indotto il CS a non leggiferare sul conflitto di interessi. Allora perchè si accusa il sindacato per le leggi sulle bebi-pensioni negli anti pubblici?
Questo è scelleratezza se non masochismo.
Oggi nell'ulivo si sconta questo modo scellerato di raggiore.
Si chiede al lavoratore di essere flessibile, di fare autoformazione, di costruirsi la pensione, pagarsi l'assistenza medica ecc..., a momenti gli si chiede anche la capacità finanziaria per pagarsi lo stipendio. Al'imprenditore cosa sio chiede? Nulla! A lui tutto è dovuto! Bassi stipendi consumi garantiti, niente tasse, niente contributi pensionistici ecc... Ma dove crediamo di andare?
Se chiediamo al lavoratore dipendente di arrangiarsi con tutti i paletti posti dalle leggi dello stato o del mercato, è giusto che debba arrangiarsi anche l'imprenditore. E se non è capace esca dal mercato, sia flessibile, lasci il posto a chi è più motivato e capace di lui. Tutto come per gli operai.
Siamo daccordo che l'azione di governo debba essere equo, per tutti ma non possiamo chiedere agli elettori cattolici di rinunciare alla loro pratica religgiosa. E per questo stesso motivo i DS non devono accettare di abbandonare la lotta per i diritti civili e sociali che sta alla base del loro essere soggetto politico. Insomma possiamo considerare l'opportunità dei vari momenti socioeconomici ma non dobbiamo dimenticare mai il nostro obbiettivo, ribadendolo ogni volta che ricorra la circostanza. Senza il timore di irritare chicchessia.
Che significa 'i partiti devono fare un passo indietro'? forse che i partiti non rispecchiano le volontà degli elettori? No! Sprattutto il mio!
Essere daccordo su un programma di governo non deve modificare l'idea del mio partito, che racoglie anche altri ambiti. Perseguire il massimo profitto dalla fornitura della mia manodopera non può essere in contrasto con l'azione di governo che lascia liberi gli imprenditori di fare ls stessa cosa.
Quindi bene l'Ulivo che non mi vieta di dire più salario e meno orario, anche se, nel corretto rapporto civile e democratico.
Perchè, si badi bene, questo va bene anche per il padrone. Più soldi e più tempo libero induce a più consumi, più dinamismo economico. Non facciamo gli ipocriti falsi. Se poi la preservazione dell'ambiente non permette i nostri consumi riconsideriamo le cose ma tutte e per tutti.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3- 9-2001
Ciao Mario,
penso di tenere il congresso entro la fine del mese di settembre. Prima lo facciamo prima possiamo pensare ad altro.
Per non ripetere gli errori della volta scorsa pensavo che fosse meglio farlo gestire da te: mi dici cosa fare, a me o ad altri, e noi facciamo secondo i tuoi ordini. Mi sembri la figura più logica visto che sei il presidente dei probiviri.
Nella lettera di convocazione pensavo di inserire anche un breve riassunto del lavoro svolto in quest'anno. Dopo le elezioni non c'è stato più contatto con i compagni, a parte quelli della festa dell'Unità. Che ne pensi?
Massimino
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 1- 9-2001
Cari Compagni,
il congresso è anche occasione di bilanci. Anche se non strabiliante l'attività del partito a Meda si può dire soddisfacente.
I compagni si sono distinti sia nella recente campagna elettorale che nella Festa de l'Unità, che resta l'unica fonte di finanziamento del Partito.
Un ringraziamento sincero, prima che doveroso, va tutti i compagni che hanno lavorato, da aprile fino a luglio, con un brillante risultato, almeno per quanto riguarda la festa de l'Unità.
Sul versante amministrativo è ancora in corso una serie di studi, sui vari settori della vita medese, che sono stati resi pubblici con i presidi attuati in vari quartieri del comune.
La recente consultazione elettorale del 13 maggio ha evidenziato la crisi latente del partito: ha riproposto con ulteriore forza la questione dell'identità del partito, mettendo in risalto la necessità di un congresso.
Le notizie che si sono succedute, sia nei giornali che nelle televisioni, hanno informato solo su alcuni aspetti (quelli più ghiotti per l'opinione pubblica) di questa campagna congressuale che ci accingiamo a vivere.
Come per il congresso del 99 si svolgeranno prima i congressi di sezione poi quelli provinciali e infine il congresso nazionale previsto per novembre.
Il congresso della nostra sezione a Meda è fissato per venerdì 28 settembre alle ore 20,30 nella sede in via Colombo.
I compagni sono invitati a ritirare le mozioni congressuali, in sezione che è aperta tutti i giovedì sera.
La partecipazione è aperta a tutti, iscritti e simpatizzanti, con inviti alla stampa ed a tutti i partiti presenti a Meda.
Il congresso si svolgerà in due fasi: una prima parte di dibattito sulle mozioni ed una seconda di adempimenti elettorali in cui si voteranno le mozioni, i delegati al congresso provinciale, il segretario di sezione, il direttivo e gli altri organismi dirigenti.
Certo che tutti comprendono l'importanza del congresso e la necessaria partecipazione, invio fraterni saluti.
per la Segretaria
Massimino Di Donato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 1- 9-2001
Ieri, l'elezione del segretario del PCI veniva fatta dalla segreteria senza tante discussioni sull'equilibrio tra le eventuali correnti. La linea del partito era individuabile, come anche le esigenze del mondo della sinistra: avevamo grandi esigenze, dalle conquiste salariali a quelle civili e democratiche.
Oggi che quelle conquiste sono state conseguite acquistano rilevanza problematiche meno appariscenti ed individuabili o riconoscibili, ieri. Questo comporta distingui, disimpegni, contrasti, ed anche divisioni, con la nascita delle correnti e delle complessità congressuali.
Certo che non tutti siamo bendispoti verso questa nuova situazione ma se ricorriamo alle risorse storiche, fondanti dell'idea della sinistra ritroviamo quella praticità che non ci è mai mancata.
Un gruppo di lavoro è tanto più efficente quanto più vario è il patrimonio di risorse complessivo. E' altrettanto vero che nelle varie fasi del lavoro sono necessarie risorse appropriate. Sono queste le circostanze che fanno emergere o evidenziano risorse diverse, di volta in volta. Questo meccanismo non premia ne punisce le risorse che si avvicendano in campo o si tengono da parte.
Credo che il congresso dei D.S. segni proprio una fase in cui vanno ricalibrate le operazioni e le risorse necessarie per proseguire, andare avanti nel lavoro, nell'interesse di tutti, che principalmente è l'organizzazione di un partito della sinistra, senza la quale nessuna corrente o obbiettivo potrà mai essere conseguito.
L'immagine descritta dai mezzi di comunicazione, del dibattito in atto nei D.S., non la trovo coerente con questa filosofia.
Da qui il mio smarrimento rispetto alle decisioni che mi vengono richieste nelle elezioni congressuali. E' per questo che chiedo a tutti i dirigenti dei D.S., che mi sento di ringraziare, di fare un discorso chiaro e comprensibile a tutti:
attivisti ed elettori, affinchè si capisca pienamente l'importanza dell'organizzazione anche per i dirigenti. Più che la prevalenza di questo o quel correntone o gruppo di opinione.
La crisi era percettibile già durante gli anni di governo del C.S. e si è accentuata con l'elezione di M. d'Alema a primo ministro. Tutti ricordano la questione del partito monco, senza corpo, solo testa.
La segreteria Veltroni non è riuscita a risolvere il problema in tempo utile per il nodo elezioni e, resosi conto con gli altri, si è giunti ad una campagna elettorale senza D.S. e quindi perdente per il C.S.
Adesso si può discutere quanto si vuole ma la soluzione del problema sta in una migliore comunicazione tra vertice e base del partito. O la dirigenza migliora la la sua comunucativa rendendola efficacie anche per una base svogliata o la base riacquista motivazione per comprendere il dialogo. Non bisogna pensare però che la terza soluzione, cioè che base e dirigenza si svegliano, abiliti qualcuno al disimpegno.
La questione di difficile digestione è e resta il rapporto tra i vari operatori economici in seno alla società. In particolare tra il mondo imprenditoriale e quello dei collaboratori. Marx usava i termini, padroni e classe operaia, giustamente ma se non cogliamo la differenza fra oggi e cento anni fa non ci sarà congresso che possa risolvere i nostri problemi.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 8 - 8 - 2001
Caro Direttore,
al telegiornale ho sentito ancora l'ennesima intervista al quel ginecologo che fa esperimenti di ingegneria genetica.
Ti sembrerò il solito bigotto contro la scienza ma quel genere di individui sono sicuramente dei criminali misogeni e antidemocratici.
La procreazione naturale è un atto di libertà, volontario e condiviso. Così come lo conosciamo si configura come atto democratico, dato che deriva dalla volontà degli uomini e delle donne del mondo, ed è rispettato per questo. Quando la procreazione esula da questi principi è come minimo biasimata e persino aborrita. Ci sono precisi motivi naturali che giustificano questi concetti.
Tutti quei signori che si nascondono dietro la medicina per praticare la 'fecondazione assistita', in realtà si nascondono dietro le sciagure altrui per perpetrare le proprie mire da 'testa d'uovo': quel personaggio che si oppone a Bathman con il suo esercito di robot.
L'obbiettivo di questi signori è proprio questo: costruirsi il proprio esercito di ominidi in base alle necessità che di volta in volta avranno da soddisfare.
Questo è certamente un crimine contro la società. Va combattuto come tale.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 31 - 7 - 2001
Caro Direttore,
la nostra, si dice, è una società basata sul mercato.
Cercando di capirne il significato mi sono arrovellato il cervello e mi sono arrabbiato oltre ad essere diventato scettico e senza rispetto per 'l'umanità' d'oggi.
Nella ricerca del motivo, per cui risulta vera l'affermazione della 'società di mercato', mi è balenato in mente la riflessione che il medico, la sanita, esiste perchè esistono i malati. Gli imbonitori perchè esistono?
Si parla tanto di prevenzione sanitaria, ma chi la vuole? Ogni individuo è piacevolmente incline al vizio: basta non dissuaderlo, seriamente, e tutto fila liscio per il medico e l'industria farmaceutica.
Si parla tanto di formazione dei giovani per una società migliore: ma chi la vuole? Ogni individuo è piacevolmente incline al all'ozio che delega ad altri le mansioni sgradite: basta non dissuaderlo, e tutto fila liscio per lo sfruttamento della loro indifferenza.
Mi sembra di essere nella situazione di Seldon (o come Azimof lo chiama) che convinto dell'impossibilità di poter modificare il corso dello sviluppo 'dell'Impero' decide di trasferire 'tutto' su di un'altra galassia.
Prima di partire però dirò che gli stupidi e di furbetti mi hanno stufato.
Aveva ragione Montanelli: occorre la vaccinazione. La cosa che va chiarita è che si riferiva alla sinistra.
Una domanda: è possibile dire che le fonti di energia rinnovali non si sviluppano perchè non garantiscono un movimento di denaro duraturo nel tempo?
Quanti italiani temono questo fenomeno? Questi italiani con quale aggettivo dobbiamo qualificarli?
Ho sempre sentito dire che la verità non si dice, specie se è sconveniente. Siamo sicuri che mettere gli italiani in guardia contro la stupidità sia sconveniente? C'è la dimostrazione! Gli imbonitori si vedono ad ogni angolo di strada, diventano persino capi di governo!
Anche se gli italiani si arrabbiassero dovranno convenire che gli imbonitori esistono e vivono di stupidi. Non esiste altra argomentazione.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 24 - 7 - 2001
Leggendo il resoconto, delle manifestazioni di genova, fatto dal fratello di Agnoletto, nella mail diffusa da Coop. A 77, ho avuto l'impressione di essere tornato indietro di trent'anni e passa.
Infatti se sostituiamo le date, i luoghi, e le sigle la cronaca potrebbe essere di una qualsiasi delle manifestazioni dell'autunno caldo e dintorni.
C'è una preoccupazione in più. La coscienza di non avere più il P.C.I. a proteggere la democrazia e non essere capaci di capire i cambiamenti della società.
Allora era chiara l'impressione che si stava uscendo da un tunnel buio ora è chiara l'impressione di essere all'ingresso del tunnel buio.
La storia delle lotte dei lavoratori contro gli sfruttatori è piena di 'ricorsi' e la memoria corre subito agli anni dell'avvento del fascismo, ('22 e seguenti). Anche i lavoratori di allora non si avvidero di ciò che stava succedendo e si divisero fra rivoluzionari e ottimisti che vedevano una soluzione ai loro problemi nell'idea del 'posto al sole'.
Oggi ci stiamo dividendo sui personalismi, credendoci tutti dei 'commissari tecnici' capaci di impostare la squadra migliore per il campionato di calcio, affascinati dalle tecniche spregiudicate di propaganda politica.
Tutti sono disposti a credere all'idea che le ideologie della 'classe operaia' sono vecchie.
Berlusconoi & C. invece credono ancora alle vecchie ideologie dei padroni e degli sfruttatori, ce l'hanno dimostrato a Genova.
Hanno riutilizzato pari-pari le tecniche della 'strategia della tensione' proprio come i peggiori governi parafascisti che la nostra Repubblica ricorda.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 23 - 7 - 2001
A Genova è morto il ragazzo Giuliani
. Abbiamo perso un giovane. Nella morte del giovane pare sia rilevante il ruolo di un altro giovane.
Se non fosse successo il fatto noi, la società, avrebbe continuato a seguire la vita dei due giovani normalmente: considerando i due ragazzi persone valide ognuno nel loro ambito.
Giuliani è morto e non è più possibile fare qualcosa per lui, ahi noi.
L'altro ragazzo è grave. E' in 'ospedale' e i 'medici' stanno individuando la cura giusta.
La domanda che mi pongo è se il reparto, in cui è ricoverato il giovane carabiniere, è quello giusto per le particolari ferite riportate nello scontro.
I discorsi che sento, nei mezzi di comunicazione, non sono tranquillizzanti. Mi sembra di capire che le cure che saranno date al giovane verranno stabilite in base al beneficio che i vari 'medici' ne trarranno.
I manifestanti feriti sono stati ricevuti in ospedale e curati da medici, terzi, che non si chiedevano il motivo delle ferite: curavano per il beneficio del ferito, non per le loro medaglie o il loro stipendio.
Ho il timore che al giovane carabiniere non saranno riservate le stesse amorevoli cure date alla generalità degli altri feriti. Non sono sicuro che sia stato portato in 'ospedale' ho l'impressione che sia curato da 'stregoni' o addirittura da apprendisti.
Se i miei timori non sono infondati, il fatto non ci fa onore. Portiamo il giovane carabiniere in ospedale e in un reparto attrezzato.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 17 - 6 - 2001
Cara Unità,
sarà vero che chi è causa del proprio mal compianga se stesso ma i reati non possono rientrare in questo computo.
Credo che il giuramento di un Ministro della Repubblica davanti al Capo dello Stato sia una cosa seria e quindi il neoministro alla devoluzione dovrebbe essere destituito dopo le frasi pronunciate a Pontida e divulgate dai telegiornali.
Un giuramento è un giuramento. Tantopiù quello solenne di un Ministro. Non lo si può aggettivare liberamente come ha fatto Bossi dando ad intendere che non è una cosa seria (il mio è stato un giuramento padano) per timore di perdere la stima dei convenuti a Pontida. Credo che la magistratura conosca le leggi per verificare se si tratta di spergiuro.
Nascondendosi furbescamente dietro la fama del 'Codice Rocco', Bossi promette agli astanti che abolirà il reato di vilipendio alla bandiera italiana. Questo è un altro fatto che dimostra la sua malafede nei confronti dello stato italiano. Con i fatti afferma di aver vilipeso la bandiera italiana tanto è vero che non si è neanche sognato di scherzare, sulla bandiera padana, sempre per timore di perdere i consensi. Se non lo ha fatto significa che conosce bene il valore del vilipendio. E' solo questione di convenienza. Quando si tratta di una bandiera per cui non si ha rispetto il vilipendio non esiste.
Non credo che gli atti di Bossi siano da considerare solo in senso politico. Sono certo che al Capo dello Stato non sono sfuggiti i fatti.
Grazie.
Massimino Di Donato Meda
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 13 - 6 - 2001
Cara Unità,
ieri il mondo era composto da 'padroni' e 'servi' oggi si fa fatica a capire il ruolo svolto da ognuno di noi. Questo è il motivo per cui il Partito della classe operaia ha perso la sua identità.
Il Potere Economico, oggi, ha ridisegnato uno scenario internazionale comprensibile solo a chi fa parte del gruppo che di volta in volta si trova con pennelli e colori in mano.
Quando fini il fordismo si cominciò a parlare di fordismo. Oggi c'è una nuova logica che si fa fatica ad inquadrare. Probabilmente è più complessa, generalista e più flessibile, oltre che fuorviante, del fordismo.
Il capitalista è costretto a comprenderla nel dettaglio per agire in essa. La 'classe operaia' non deve perdersi in quel campo: è il campo del nemico. Minato, sconosciuto e pieno di trappole per i non addetti ai lavori.
La nostra identità deve restare sempre la stessa: organizzazione e chiarezza di intenti. Spiegare nei minimi particolari le strategie e le tattiche per evitare sia i plagi che le fuoriuscite. Noi non possiamo giocare d'azzardo o bleffare quindi dobbiamo sfuggire a certe tentazioni e spiegarlo crudelmente. Avere il coraggio e la pazienza di spiegare anche con tutti i metodi banali, bassi e terra-terra fino alla nausea, che quantunque i fatti appaiano chiari solo le regole della propria organizzazione possono preservare gli associati di dileggi altrui. Non credere mai, come il piccolo borghese, che la furbizia possa pagare. Perchè anche se accadesse sarebbe a scapito di qualche altro associato. Rispetto e certezza delle regole.
Abbiamo almeno cinque anni davanti a noi per spiegare tutte le logiche, anche quelle che possono sembrare scabrose, di base dalle azioni di governo del centrosinistra (inteso come filosofia non come coalizione).
Ad ognuno il proprio ruolo. Il padrone fa le sue scelte, noi siamo costretti a trovare la forma meno dannosa per conviverci. Ripetere all'infinito che i compromessi che di volta in volta si raggiungono (lavoro interinale, stato sociale ecc..) sono validi finché non se ne troveranno di migliori. Ma comunque restano compromessi non scelte. Spesso ci si dimentica che un padrone esiste comunque, qualunque denominazione assuma. L'unica meta che possiamo permetterci è quella di non farci defraudare dei diritti umani. Solo in quanto umani possiamo relazionarci, produrre e consumare.
L'imprenditore Non è nelle possibilità
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 3 - 6 - 2001
Caro Direttore,
è inutile andare dal medico a chiedere una cura efficace se poi manteniamo una condotta di vita dissennata: eravamo li per finire la prima analisi del voto che ci capita l'analisi degli errori dei dirigenti del partito, la ricerca del nuovo segretario, congresso o assemblea congressuale e chi più ne ha più ne metta. Cosi non cureremo il mal di pancia, peggioreremo la situazione.
Il mio mal di pancia poi ... si è riacutizzato alla vista di un film che avrebbe dovuto curarci già qualche anno fa: 'Guardia, Guardia scelta, Brigadiere e maresciallo'.
Abbiamo Moretti che chiede a D'Alema una cosa di sinistra ed il trio Aldo Giovanni e Giacomo che ci ammonisce con le bottigliate. A chi diamo retta?
Il guaio è che a me fa ridere più Moretti: non ho mai capito le comiche.
Che il segretario nazionale deve essere rieletto è scontato ma non è serio sceglierlo contro qualcuno, facendolo emergere da una lite. Non siamo nella giungla.
Io forse non sono capace di prendere decisioni ma non mi va di stare nel gruppo di C. T. che sanno come riorganizzare la squadra ma non sanno portare un cittadino in più in sezione.
fra quelli che hanno sbagliato
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 29 - 5 - 2001
Anche l'ultima sconfitta elettorale è pericolosa perchè come al solito ci coglie sprovveduti e quindi incominciamo una frenetica ricerca di motivi che possono aver provocato l'insuccesso. Di per se la ricerca dei motivi di insuccesso può essere positiva ma nel nostro caso è disastrosa perchè non siamo capaci di cercare. Noi, di solito, cerchiamo negli occhi degli altri ma non riusciamo a trovare nulla a causa di una trave che ci ostruisce la pupilla.
In questi giorni, post eletorali, ho incontrato parecchi dalemiani che si lamentano di d'Alema e veltroniani che si lamentano di Veltroni. Riconosco che non hanno tutti i torti dal momento che ad entrambi abbiamo consegnato la bacchetta magica e nessuno dei due ci ha fatto vedere magie a noi percettibili. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il fatto che la modestia dei compagni è talmente grande che nessuno ha mai fatto pesare, nella protesta, la quantità di nuove tessere fatte o recuperate.
A mio giudizio, è qui il punto (e ce lo metto). Siamo troppo modesti.
Confesso che non è facile mettersi all'occhiello certe cose, io stesso non ci riesco.
A pensare che Fausto Bertinotti fosse poco furbo probabilmente sono in molti ma non credo sia tanto facile far credere che sia masochista.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 28 - 5 - 2001
Caro Direttore,
molti italiani, che fanno la spesa tutti i giorni, si sono assuefatti ai negozi gestiti in franchising ed anno deciso che questo tipo di gestione è ottimale tanto che hanno eletto il re del franchising a capo del governo del paese.
Mi sovviene la frase del MetalMeccanico in manifestazione, qualche settimana fa, che giudica talmente stupidi, alcuni datori di lavoro italiani, che sarebbe giusto chiamarli padroni. E' facile spiegare il perchè. Sono concessionari franchising.
L'unica speranza è che il presidente del consiglio non usi gli stessi gestori come collaboratori o ministri.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 22 - 5 - 2001
Care Compagne, cari Compagni,
come avete certamente constatato il governo del paese è passato in mano alla destra.
Durante gli anni del governo di Centrosinistra abbiamo avuto spesso la dimostrazione di come le azioni di governo fossero avversate da molti italiani.
La lotta all'evasione è stato il motivo principale di tutte le manifestazioni di contrarietà accusando il governo di voler drenare soldi dalle tasche dei cittadini. A conferma di ciò il voto che ha portato la spregiudicatezza, l'arroganza e l'egoismo (F.I. A.N. e Lega Nord) al governo del Bel Paese. Un paese rimesso a nuovo con ulteriori sacrifici (oltre a quelli degli anni 80) specialmente per le classi meno abbienti.
Il fatto era annunciato. L'alleanza polo-lega infatti aveva reso miracolosa l'eventualità di una vittoria dell'Ulivo. Un miracolo in cui molti speravano, visto la crescita dei consensi al Centrosinistra, sia in percentuale che in numero di voti. In politica però non c'è posto per i miracoli. Il radicamento nella società è l'unico motore dei fatti politici.
I cambiamenti nelle attività umane, durante gli ultimi vent'anni, hanno indotto nel modo di pensare di alcuni settori della società, l'idea che le regole di convivenza civile vanno cancellate se sono di ostacolo agli affari, leciti e non. La filosofia guida è quella basata sulla spregiudicatezza. Nella pubblicità di un film, trasmesso sulle reti nazionali, c'è un capo che spiega il programma d'intervento ad un collaboratore e quest'ultimo obietta: '...ma è illegale! È un reato!' e di risposta il capo: 'l'unico reato e farsi arrestare!' La logica di quest'ultima frase sembra pervadere la società, oggi. Almeno stando alla propaganda elettorale del polo ed il risultato ottenuto.
In realtà è la precarietà dell'attuale situazione socioeconomica che induce insicurezza nei cittadini, che di conseguenza sono indotti a cercare protezione, al punto di cedere anche alle promesse miracolose dei più spregiudicati.
Gli ottimi risultati perseguiti ed ottenuti dai governi di centrosinistra sono stati tanto faticosi quanto sorprendenti e forse per ciò non ancora ben compresi da tutti. I cittadini di centrosinistra hanno dimostrato il loro apprezzamento rinnovando la fiducia alla coalizione, pur consapevoli dei segni di stanchezza che a volte hanno dominato la scena politica.
Pazienza. Tempo al tempo. Bisogna non farsi prendere dall'eccitazione per la sconfitta.
Occorre vigilare per evitare che qualcuno vanifichi il risanamento attuato dai governi di centrosinistra. Se abbiamo a cuore il benessere dei nostri figli dobbiamo combattere chi vuole riportare il mondo del lavoro e quindi la società a cinquant'anni fa, quando la tecnologia non consentiva l'automazione dei processi produttivi. Oggi che la produzione dei beni di consumo è fatta con le macchine automatiche e il lavoro dell'uomo è quasi esclusivamente dedicato alla produzione di servizi, solo un'imprenditoria vecchia ed incapace chiede la piena sottomissione dei lavoratori come fanno molti 'padroni' italiani.
La dimostrazione viene dall'uso dei mazzi di informazione da parte di Mediaset. Anzichè promuovere una crescita culturale usa la televisione per istigare il telespettatore agli istinti più bassi dell'uomo delle caverne.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 18 - 5 - 2001
Caro Direttore,
ho la sensazione che la gente che incontro per strada dica: le tue idee sono sbagliate, quelle di Berlusconi si che hanno valore!
Sono rincuorato perchè la sconfitta elettorale è dovuta al disssenso di Bertinotti.
Era ora che finissero le liti tra i 'cespugli' e le 'querce'. Mi viene in mente mia madre che ci toglieva i giocattoli, fonti di liti tra me ed i miei fratelli.
La differenza tra centrodestra e centrosinistra sta nelle desinenze. La ricchezza del centrosinistra sta nella sinistra. Mi preme ricordare che la sinistra italiana è stata fautrice della Repubblica. La destra l'ha sempre osteggiata. Non Voglio che qualcuno adombri questo fatto, specialmente nel centrosinistra. Chi si dimentica di ribadirlo è in malafede oppure ha dimenticato la storia, tutta (cosi contribuisce alla confusione tra destra e sinistra), ecco perchè non capisco chi si ostina a preferire l'uovo alla lingua.
Non si può dimenticare che se vince Romolo perde Remo. Credere che qualcuno possa averlo dimenticato significa tirare troppo la corda.
Ricorderai certamente le filosofie guida dei Comitati Prodi: 'i partiti facciano un passo indietro' (PDS sacrìficati). A chi giova l'indebolimento di un partito della coalizione?
Partecipando ai Comitati Prodi ho rilevato che i centristi sono altrettanto fondamentalisti dei comunisti. Chi scaglia la prima pietra?
Ricordo chiaramente frasi come: 'si, rifondazione mi va bene ma non per una alleanza organica'. Perchè? Era stata in bocca alla mucca? Allora ci si tenga l'uovo! Però senza la lingua si farà fatica a mangiarlo!
Dove finisce la nostra solidarietà se non riusciamo a cogliere le oggettive ragioni delle persone che votano Rifondazione?
Con le regionali fu fatto fuori un artefice della vittoria del '96, grazie anche all'idea di non confermare leader D'Alema (che origina dalle liti precedenti).
Ebbene! Niente di scandaloso chi perde va a casa. Se è logico restiamo senza leader, se non è logico recuperiamo gli errori precedenti.
Ma se non riusciamo a capire che la logica deve essere dettata dagli interessi oggettivi non usciremo dall'intoppo e dai personalismi, ideologici e non, che ci hanno portato alla sconfitta.
Un compagno mi dice che il problema sta nel fatto di dover stare più attento alle azioni del governo. Mentre ieri era tranquillo per averlo affidato a persone di fiducia, adesso dovrà controllarlo quotidianamente.
Questo è un ulteriore passo verso l'individualismo. Si salvi chi può. Chi non può, non può. Ma ci sarà sempre un ultimo della fila, preda del cacciatore. Quando la folla degli ultimi sarà sufficientemente grande ci lamenteremo del 'triangolo rosso'.
Siamo tutti d'accordo che l'Europa economica non è sufficiente, che occorre una Europa politica.
Durante il congresso del Socialismo Europeo conobbi un agricoltore, delegato olandese, che mi spiegava gli errori dell'agricoltura italiana. Alla mia obbiezione che l'agricoltura doveva essere il più possibile naturale rispose che la mucca pazza era una invenzione dei francesi. Per conseguire gli obbiettivi occorrono risorse, umane specialmente.
Un'altra cosa che non riesco a spiegarmi è come sia possibile, per un partito al governo, perdere il proprio giornale. Ma no, non dirmelo. Non diamo consigli al nuovo Primo Ministro.
Un consiglio. Più veltroniani ci saranno più compagni, da far fessi, avremo! Però per farlo avremo bisogno di stare al governo!
Se non ricordo male, la filosofia principale dei Comitati Prodi consisteva nel pensare in positivo: individuare le cose che sono possibili fare insieme. Se oggi
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9 - 5 - 2001
Cari Ferretti e Broccoli,
scusate ma sono arrivato in ritardo all'appuntamento delle 13 e 15 e quindi ho perso alcune informazioni. In sostanza non sono riuscito a capire la nazionalità dell'inventore del virtuale, Sàlgari o Salgàri non ho capito bene, che avete onorato in trasmissione.
Il mio dubbio è se è vero che sia nato nel Nord-Est dove ancor oggi si ha prove di virtualismi, specie in campo economico.
Massimino
jisdi@tin.it
Meda 9 - 5 - 2001
Cara Unità,
non ostante l'impressione data da certi sondaggi demoscopici sono d'accordo con l'Avvocato: l'Italia non è il paese delle banane. Anche se lenta, nelle sue azioni, è sicura nell'obbiettivo da perseguire. La storia ne è testimone dimostrando la versatilità dello spirito Italico.
Persino nelle parole dell'innominabile si può cogliere questa consapevolezza: guardate cosa vi faccio se continuate a fare gli indifferenti!
Questo è il senso che colgo dai discorsi di Berlusconi (scusa mi è scappata). Anche il famigerato 'libercolo' è in linea. La prima frase che mi è apparsa, aprendo a caso la rivista, è stata (pagina 120, Questo è LO STATO LIBERALE).
Sarò anche impressionabile ma per me, che sono un debole, lo stato è una garanzia per i miei diritti, se qualcuno lo tiene in scarsa considerazione significa che non rispetta i miei diritti!
Se ci sono arrivato io vuoi che non sia evidente anche agli altri? Per i distratti ci pensa il 'VACCINO', come suggerisce Montanelli. Speriamo solo che basti la vaccinazione mediatica: è più veloce.
Poi volevo raccontarti un sogno che ricordo un po confusamente: c'è un tizio che impianta una TV privata a Milano e non riesce a decollare finché non capita un fatto provvidenziale, cioè un suo concorrente, con l'aspetto di un volatile vincente, cadde in disgrazia per una accusa dolosa oltre che infamante. Il concorrente