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<news>
	<post>
		<titolo>Vincenzo il Bersagliere</titolo>
		<data>07/03/2002</data>
		<testo>
<P>Vincenzo Di donato (Vincenzo di Z'a Massimina), nato nel 1876, era 
l’ultimo figlio di Carmine. Pietro il maggiore era di 16 anni piu' 
vecchio di Vincenzo. Vincenzo si sposo' a 28 anni con Massimina 
De Laurentiis, della famiglia dei "Giaccheti" di Roccascalegna.</P>
<P>Vincenzo deve essere stato un personaggio interessante. Si racconta 
dello stupore suscitato nella famiglia della sua fidanzata Massimina 
allorche' lui entrava in casa dicendo "Gesu' 'Marie" 
anziche' buongiorno o buona sera.</P>
All’epoca un giovane che non era sposato intorno ai vent’anni veniva 
dichiarato scapolo a vita. Si racconta di Marta, moglie di Nicola (Coluccio)  
sposati ma senza figli, che avrebbe messo ben a frutto la disponibilita' 
della loro eredita' spadronegiando a destra e a manca nel parentado.
<P>Probabilmente Vincenzo non deve aver gradito l’attenzione (Nicola era suo zio) e decise 
di sposarsi, vanificando eventuali programmi sulla sua eredita'. 
Una volta messo su famiglia, a seguito del matrimonio, diventava improrogabile 
la divisione, fra lui ed il fratello, della loro eredita'. In seguito, 
Pietro vendette ai Venanzio, che tutt'ora le detengono, una coppia di stanze 
della sua eredita', attaccate all’isolato dei Di Donato in fondo a Finocchieto.</P>
<P>Alla porzione di casa era associato un appezzamento di terreno situato 
proprio davanti all’uscio di casa di Vincenzo. Anche quel terreno fu venduto 
ai Venanzio. Non si hanno notizie chiare ma dal fatto 
scaturi' una lite, fra i fratelli, durata fino alla morte.</P>

<P>Amelia, la nipote, racconta che quando Ermelinda, nuora di Vincenzo, riferi' 
della morte di Pietro, Vincenzo  disse che suo fratello era morto 
gia' da molti anni: inutile andare al funerale visto che non ci si era 
rispettati in vita.</P>
<P>L’odio e' contagioso se non curato a dovere, occorre spogliarlo della 
sua sacralita'. Questo non e' successo con Pietro, anche suo figlio 
Vincenzo deve aver conservato una certa ammirazione nei confronti dello Zio 
Vincenzo, fratello di suo padre. Sara' per via di un favoloso 
appezzamento di terreno comprato da zio Vincenzo per suo genero e poi finito 
nell'eredità di Vincenzo nipote.</P>
<P>La gioventu' non cambia mai! Se ne stupiva anche 
Vincenzo quando raccontava del rapimento della sua futura cognata, la moglie 
di Pietro, Serafina. </P>
<P>Il ricordo di quei racconti stupisce ancora oggi, forse perche' non 
e' semplice rispondere ai perche' Vincenzo raccontava 
tante cose, ai nipoti che erano poco piu' che bambini, quando lui mori'.</P>
<P>Comunque Serafina, originaria di Articciaro, fu oggetto di ratto per non 
fargli sposare Pietro Di Donato di Serrone. Serafina era una ricca ereditiera, 
Pietro un "benestante" dei Serrone e qualcuno, non si sa chi, era invidioso di 
quel matrimonio. Ma Pietro, quando lo seppe, disse che lui l'amava e l'avrebbe 
sposata anche con i figli. Bella determinazione!</P>
Era anche sveglia Serafina. Nel ratto fu condotta in una casa sopra ad una 
altura ai piedi di Aia di Rocco e sovrastante Roccascalegna, "Puntecchio". 
Serafina vide dalla finestra il paese ma non era sicura di quale paese fosse 
(quando mio nonno lo racconto' mi sembrava una favola) dato che non 
aveva mai visto Roccascalegna da quell'angolazione che non gli faceva scorgere 
il castello, forse, allora chiese al pretendente che la illumino'.
Nella testa della prigioniera subito si delineo' un piano. Consiglio al 
pretendente di prepararsi per andare dai suoi parenti, anch'essi a Roccascalegna, 
visto che non c'era motivo di ritardare il fatto ed in particolare di radersi 
giacche' aveva la barba lunga. Il pretendente lieto per l'accondiscendenza 
della rapita non si fece ripetere la cosa due volte e si apparto' per 
radersi.
Serafina, rimasta sola, salto' dalla finestra (forse era al piano terra)e 
si diresse verso La Rocca, correndo giu' per i campi. Pare che nella 
corsa, giunta presso dei contadini che stavano "scassando", cadde nello 
"scasso", il solco formato dal dissodamento profondo del terreno in questo 
tipo di lavorazione.
Ringraziato i contadini che l'avevano aiutata a rialzarsi, Serafina ando' 
dritta da alcuni parenti che aveva in paese, a cui racconto' l'accaduto 
e si fece aiutare per tornare a casa.
<P>Associata a questo racconto c'era anche quello relativo al ratto per conto 
di un amico fraterno di Vincenzo. 
Lui ne era orgoglioso perche' nel parapiglia, alla luce fioca del 
"lume", l'amico che stava per avere la peggio grido': &lt;Vincenzo 
vieni ad aiutarmi!&gt;. a quel grido la ragazza smise di opporre resistenza ed 
esclamo: &lt;se c'e' Vincenzo non c'e' bisogno della forza vengo 
di mia spontanea volonta'!&gt;. 
A queste parole pero' Vincenzo se la diede a gambe lasciando l'amico nei guai. 
Il resto non veniva mai chiesto ma era facile da indovinare. La moglie 
che dell'amico non era quella del ratto. E neanche Vincenzo si 
sposo' in quel frangente, dato che fu a lungo considerato lo scapolo di 
famiglia. Si sposo' a 28 anni (molto tardi per il tempo) con Massimina 
De Laurentiis.</P>
<P>Spesso raccontava anche di quando era a militare, tempo di pace visto che 
compi' 18 anni nel 1894. La cosa che stupiva di piu' era 
quella del commilitone mutilato, che "poverino si urinava giu' 
per le gambe". Aveva girato molto, da militare, raccontava di Belluno, Rovereto 
dove dalla postazione doveva rispondere "allerta sto'" quando sentiva 
dire "sentinella allerta!". E quando sognava di vedere, lontano, il castello 
di Roccascalegna, dal campanile della chiesa di S.Giustino a Chieti.</P>

 Gli eredi comunque ne fanno buon uso., Giovanni Giangiordano di quelli di "Lello"
Lo si deduce dal suo comportamento quando il genero dello Zio Vincenzo 
torno' dall’America. In quella occasione si costitui' una 
coalizione fra Vincenzo di Macinaro ed il fratello di Michele, l’Americano, 
Emidio per indurre Michele a rivedere la sua decisione di lasciare la gestione 
dei propri averi nelle mani del suocero.
Questa coalizione si adopero' a far cambiare idea 
a Michele sull’affidamento della procura per la gestione delle sue proprieta' 
in Roccascalegna. La scelta della procura cadde sul figlio di Vincenzo di M. 
Rocco anziche' Cosimo, figlio di Zio Vincenzo. 
I motivi di tali trame sono oscuri come sono impensabili le argomentazioni 
che hanno indotto Michele alla decisione. La cosa piu' certa e' 
che tutte derivano dal retaggio culturale della gente del luogo, anche se 
aiutata dalla cultura dell’emigrante americano.
L’altra cosa certa e' che nella casa di zio 
Vincenzo c’era un solo "libretto postale", quello intestato a Michele Olivieri. 
Altri soldi non c’erano stiamo parlando del 1953 circa.

 Cio deve aver fatto credere a Pietro che Vincenzo non si sarebbe mai 
sposato e quindi sarebbe stato propedeutico dagli un erede, con il suo nome, 
per acquisirne l’eredita'. E' probabile che fu a seguito di del 
matrimonio che Pietro decise di vendere la quota di casa
 Questo carattere fuori dall’ordinario deve aver indotto suo fratello 
Pietro a chiamare Vincenzo (Vincenzo di Macinaro, dalla contrada dove abitava) 
il suo secondo figlio, il primo si chiamava Carmine come quello della "vacca".
</testo>
</post>
</news>

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